Orto di maggio: cosa piantare, coltivare e raccogliere

L'orto del mese è in piena attività: le giornate sempre più calde invitano a trascorrere tempo eseguendo semine, trapianti e lavori per garantire un raccolto sano e abbondante.

A cura di Francesca Scarabelli
Pubblicato il 07/05/2024 Aggiornato il 23/05/2024
Orto di maggio: cosa piantare, coltivare e raccogliere

Le lunghe e soleggiate giornate di maggio invitano a dedicarsi ai lavori nell’orto. In quasi tutte le regioni d’Italia dovrebbe ormai essere scongiurato il rischio di gelate tardive, quindi si potranno seminare o trapiantare verdure e ortaggi senza particolari problemi. Maggio in effetti è un mese ricchissimo di possibilità di semina, operazione che si può effettuare direttamente in piena terra, abbandonando i semenzai riscaldati. Si possono anche allestire dei piccoli semenzai all’aperto per preparare le piantine che si potranno trapiantare nell’orto nei mesi seguenti: basterà una semplice cassetta piena di terra da porre in un luogo riparato, senza più bisogno di una serra.

Cosa seminare nell’orto di maggio 

All’inizio del mese di maggio si possono già piantare nell’orto: cavolo, verza, cicoria, spinaci e zucca. Nel corso di tutto il mese, invece, si possono invece seminare:

  • barbabietole,
  • agretti,
  • bietola da coste,
  • carote,
  • cavolo cappuccio,
  • cavolo nero,
  • cardo,
  • cipolle,
  • cetrioli,
  • fagioli,
  • fagiolini,
  • fave,
  • finocchi,
  • melanzane,
  • topinambur,
  • lattuga da taglio,
  • rucola,
  • indivia,
  • scarola,
  • spinaci,
  • scorzonera,
  • peperoni,
  • piselli,
  • pomodori,
  • ravanelli,
  • peperoncini,
  • zucchine,
  • prezzemolo,
  • basilico,
  •  coriandolo.

Prezzemolo: seminare a file distanti 25-30 cm 

La semina più razionale per ottenere piantine di prezzemolo vigorose e di buone dimensioni è la semina a file, distanti 25-30 cm, operata su aiuole rialzate rispetto al piano di campagna e separate da una fossetta utile per l’irrigazione. In montagna si può ricorrere ad una semina anticipata al chiuso per poi trapiantare (o spostare se coltivato in contenitori) all’aperto appena le condizioni lo consentono. Per fare scorte, il prezzemolo va tagliato con le forbici all’occorrenza o quando avrà raggiunto una buona vegetazione.

Cipolle: i bulbi si piantano a 10 cm di distanza 

I bulbi da seme si acquistano in un garden o presso un consorzio agrario, in rete o a peso. Prima della messa a dimora è meglio effettuare una cernita per scartare quelli ammuffiti, vuoti, di consistenza molliccia, con la cuticola macchiata, con ferite profonde e di consistenza insufficiente. I bulbi si devono infatti presentare integri, di colore uniforme, elastici al tatto, pieni e sodi. Nel terreno ben affinato, a distanza di circa 10 cm, bisogna praticare dei fori dove porre un solo bulbo con l’apice rivolto verso l’alto; si deve poi ricoprire con il terreno in modo che l’apice del bulbo sia a circa 1 cm di profondità. La distanza fra le fila deve essere di 25 cm, ma si può ridurre a 20 se si effettua una semina sfalsata. Per i cipollotti la distanza può essere anche minore, purché si effettuino diradamenti successivi che consentono di raccogliere primizie o piante da destinare ad impiego aromatico.

Bietole da costa e da foglia: piantare in profondità 

Le aiuole devono essere preparate con una buona vangatura, profonda almeno 25 cm, effettuata per tempo così che il terreno resti esposto all’azione degli agenti atmosferici invernali. Va affinato in più passaggi e, specie negli strati superficiali, ridotto a grana fine.

Controllate sempre, durante il periodo che intercorre fra la semina e l’emergenza delle pianticelle, che non si formi sul terreno una crosta che impedirebbe una regolare germogliazione. Per romperla bisogna intervenire con estrema delicatezza usando un rastrello da foglie e picchiettando la superficie.

Per ottenere un raccolto uniforme è consigliabile effettuare le semine in modo scalare ogni 20 giorni a partire da marzo fino a maggio, per riprendere dopo l’estate. Il primo raccolto si effettua a 50 giorni dalla semina per le varietà precoci, a 55 giorni per le medie, oltre i 60 per le tardive, ma tutte le varietà possono essere lasciate in campo anche molto più a lungo. Le semine che si effettuano in autunno per un raccolto primaverile possono richiedere anche sei mesi e più di tempo. È buona norma eliminare lo scapo fiorifero, appena si forma, per consentire alla pianta di continuare a produrre.

La bietola è inoltre resistente al freddo ed è quindi tra gli ortaggi più indicati per gli orti di montagna, fino a 1.200 metri di quota ed anche oltre se ben esposti o si predispongono sistemi di protezione dal freddo per anticipare e/o prolungare il ciclo. La crescita si arresta con temperature di 5°C o più basse, mentre è vigorosa con temperature intorno ai 20°C purché sia supportata da bagnature regolari e frequenti.

Piselli da seminare in primavera 

Le varietà a seme liscio sono più resistenti al freddo; ricordate inoltre che la semina non può essere anticipata in ambiente protetto perché le giovani piante mal tollerano il trapianto. I semi devono essere integri e di colore regolare, mai ammuffiti o umidi al tatto tanto da essere di consistenza gommosa. Il pisello ha bisogno di un terreno lavorato in profondità (circa 30 cm), reso molto soffice ed aerato da lavorazioni d’affinamento condotte con meticolosità e da un elevato contenuto in sostanza organica. Per quanto sia considerato un ortaggio adattabile, riesce meglio nei terreni sub acidi e poveri di calcare.

I semi germinano con temperature superiori ai 5°C e questo parametro vincola la scelta dell’epoca di semina. Alla temperatura di 5°C impiega quasi un mese per germogliare, mentre alla temperatura ottimale di circa 18°C impiega una sola settimana. In meridione o in località dal clima mite le semine possono già essere effettuate a partire dall’autunno per raccogliere primizie; in pianura Padana si può tentare di anticipare la semina al riparo dei tunnel già in febbraio, ma il mese più indicato resta marzo. In collina e in montagna i piselli si seminano più tardi: i raccolti termineranno a luglio, con un mese di ritardo rispetto alla pianura.

La profondità di semina è di 3 cm, mentre la distanza fra le fila e sulla fila varia secondo le varietà prescelte ed il sistema di semina. In molti orti familiari per le varietà nane è ancora in auge la semina a gruppi: otto semi per buchetta, distanti 30 cm una dall’altra. In questo modo le piante crescendo si sostengono a vicenda. Nella tecnica a due o più file si sfalsano fra loro i semi di file parallele distanti 10 cm, tutte poste nella parte centrale dell’aiuola rialzata.

Carote nell’orto di maggio 

Le carote possono svilupparsi correttamente solo se il terreno è morbido, ben affinato e privo di sassi. Quando il terreno non ha le caratteristiche richieste, si ha un aumento del numero di radici bifide o deformi che portano a uno scadimento qualitativo del prodotto.

Le carote vanno seminate su file distanti 20 cm, ad una profondità di mezzo centimetro, impiegando mezzo grammo di seme per metro quadrato. Per dosare meglio il seme si può diluire in terriccio da semina. Una vecchia astuzia ormai poco praticata è quella di strofinare i semi in un panno ruvido. Sono semi spinosi e tendono a rimanere attaccati insieme: in questo modo romperete le spine e sarà migliore l’uniformità di semina. Eseguite il primo diradamento appena possibile, cioè quando le foglioline sono alte circa 5 cm, così da lasciare spazio alle più vigorose di crescere liberamente. Il secondo diradamento potrà avvenire quando le giovani radici avranno un diametro di circa mezzo centimetro e saranno già colorate; invece di gettale potrete consumarle in zuppe o insalate. Da questo momento in poi potrete raccogliere le vostre carote quando le singole radici avranno raggiunto la pezzatura desiderata, lasciando alle altre tempo e spazio per aumentare di diametro.

Cosa seminare in vaso? 

A maggio si possono seminare le piantine da trapiantare nell’orto nei mesi successivi per ottenere raccolti autunnali. È il momento giusto per seminare cavolfiore, broccoli, verze, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, lattuga a cappuccio, indivia riccia, scarola, sedano e porro.

Cosa trapiantare nell’orto di maggio 

Il trapianto delle piantine, già in parte cresciute, direttamente nelle aiuole dell’orto, ci consente di avere ortaggi maturi più in fretta e più facilmente, anche se è un metodo più costoso della semina. Adesso è il momento giusto per trapiantare nell’orto la maggior parte degli ortaggi. Nel mese di maggio si possono trapiantare nell’orto le piantine di bietola da orto e da coste, cardo, cavolo cappuccio estivo – autunnale, cetriolo, indivia riccia, fagiolo, fagiolino, fava, peperone, melanzana, pomodoro, porro, scarola, sedano, zucca, zucchina, basilico, melone e anguria.

1. I pomodori 

Non è facile scegliere le piantine di pomodoro da trapiantare. Per prima cosa valutiamole attentamente una a una, scartando quelle alte e sottili (tecnicamente si definiscono filate) e quelle che sembrano aver subito una “brachizzazione”, cioè che si presentano con interno di corti e un aspetto a rosetta. Osserviamo le piante al piede per verificare che non ci siano segni di rami eliminati e controlliamo la consistenza delle foglie, che devono essere fresche.
Le piantine di pomodoro sono molto sensibili alle condizioni ambientali avverse nel periodo d’attesa fra acquisto e trapianto e nei primi giorni dopo questo. È importante non conservarle all’interno di sacchetti di plastica o nell’autovettura perché temono il caldo eccessivo: non devono essere poste in pieno sole ma nemmeno in luogo buio perché possono facilmente disidratarsi, ustionarsi o perdere colore e attività fotosintetica.
Piantatele subito, avendo cura di ripararle con una campana di carta in grado di ombreggiarle dalla radiazione solare delle ore centrali e proteggerle dal freddo durante la notte. Prima di porle nel terreno predisponete i tutori, anche se le dimensioni fra uno e l’altro sono al momento sproporzionate.

2. I cetrioli

Le giovani piantine di cetrioli mostrano due tipi di foglie molto diverse fra loro. Il primo paio a fuoriuscire dal terreno non sono foglie vere e proprie ma i cotiledoni, che insieme all’embrione formano la parte interna del seme. Nei cotiledoni sono contenute le sostanze di riserva che servono a sostenere lo sviluppo della pianticella nelle prime fasi, prima che si affranchi. I cotiledoni diventano verdi e svolgono una funzione paragonabile a quella delle foglie, rinverdendo e fotosintetizzando. Le foglie vere e proprie sono di forma diversa, più articolata e frastagliata.
La pianta ha bisogno di sostegni su cui arrampicarsi fin dalle prime fasi perché i fusti crescono verso l’alto solo nel primo periodo, per poi ricadere sotto l’azione del peso dell’abbondante vegetazione sviluppata. I viticci servono alla pianta per ancorarsi su qualsiasi supporto ma i sostegni a spalliera sono i migliori e aiutano a ottenere una produzione abbondante e di qualità, facilitando anche raccolta e manutenzione, In questo modo si limitano anche le malattie fungine, favorite dal ristagno d’acqua sul terreno a contatto con fusti, foglie e frutti.

3. Le melanzane 

La disponibilità di piantine pronte per il trapianto di melanzana ha consentito di ampliare di molto l’areale di coltura di questo ortaggio, un tempo tipico del meridione. Pianta certamente termofila, la melanzana è particolarmente sensibile al freddo nelle prime fasi di sviluppo, di solito molto lente e che non consentono la sua coltivazione da seme al nord o in montagna.
È importante garantire alle giovani pianticelle un terreno adatto: fertile, ricco di sostanza organica e molto ben drenato. Per ogni pianticella eseguite uno scavo largo 10 cm e profondo altrettanto. Eliminate il terreno di scavo e mescolate tre parti di terriccio da trapianti per piante esigenti con una di sabbia. Le melanzane temono il ristagno e la sabbia consente uno sgrondo efficace, garantendo condizioni affrontabili anche in caso di piogge prolungate. Le melanzane, per il peso dei frutti, devono essere dotate di un tutore alto almeno 50-60 cm fuori terra.

4. Zucche e zucchini 

In genere questi ortaggi sono coltivati da seme, talvolta utilizzando quelli prodotti in proprio dagli ultimi frutti dell’anno. L’utilizzo delle pianticelle da trapianto consente di anticipare i tempi di raccolto di almeno tre settimane se si ha un veloce attecchimento. Prima le piante entrano in produzione e maggiore sarà la quantità di frutti che potremmo raccogliere. È con il grande caldo del mese di agosto, soprattutto in caso di temperature elevate e apporti idrici irregolari o scarsi, che la pianta entra in difficoltà e invecchia rapidamente, iniziando a produrre con un ritmo irregolare.
Il terreno destinato a zucchini e zucche deve essere assolcato ponendo le piantate sul colmo, così da poter irrigare per scorrimento bagnando a fondo il terreno esplorato dalle radici.
È importante non “affogare” le piantine nel terreno e nemmeno porle in posizione rilevata perché il dilavamento scoprirebbe le radici.

5. Insalate diverse 

Il trapianto delle verdure da foglia conquista sempre più sostenitori, nonostante sia possibile ottenere una gran quantità di piantine con una sola busta di sementi. La ragione è semplice: si ottiene con facilità un prodotto sano e di grande pezzatura, evitando l’operazione più faticosa e complessa: il diradamento. Questi ortaggi, se non diradati, crescono infatti ammassati uno all’altro favorendo fenomeni di marcescenza perché l’acqua, piovana o di irrigazione resta sulle foglie sgrondando con difficoltà. La competizione per spazio, luce e nutrienti, inoltre, è tale che le piante restano piccole, immature e scarsamente colorate. Con il trapianto non ci sono sprechi e non si devono eseguire noiosi lavori di pulizia a fine ciclo.
Per eseguire un trapianto a regola d’arte lavoriamo il terreno, affinandolo con cura, alleggerendolo con l’aggiunta di torba e/o terricciato di letame maturo e sabbia per avere un substrato organico, fertile e ben drenato. Trapiantiamo a file sfalsate fra loro distanti 30 cm, mantenendo la stessa distanza sulla fila per indivia e scarola, scendendo a 20 cm per le lattughe a cappuccio.

6. Il sedano 

Il sedano è una pianta un tempo immancabile negli orti familiari, ma oggi sempre meno presente. Le ragioni sono diverse: i lunghi tempi di attesa dalla semina al raccolto, il minore utilizzo come aromatica e un maggior consumo come ortaggio fresco a basso contenuto calorico che richiede di raccogliere tutta la pianta e non solo le foglie più esterne mano a mano che la cucina ne abbisogni.
Il sedano come pianta pronta risolve in buona parte queste problematiche e consente, messo a dimora adesso, di ottenere già in estate i primi raccolti. Osservate al momento del trapianto una distanza sulla fila di 30 cm, rialzando il piano di coltivazione o assolcando il terreno fra le fila. Questo sistema consente di controllare meglio le malerbe e di irrigare per scorrimento e infiltrazione, che è il metodo corretto. L’irrigazione a pioggia consente infatti  all’acqua di penetrare e ristagnare fra una foglia e l’altra, favorendo i marciumi. A fine settembre le piante rimaste, vigorose e ben colorate, potranno essere trapiantate in grandi vasi da ritirare per l’utilizzo invernale come aromatica.

7. Il cavolo a raccolta autunnale 

La seconda metà di maggio è il momento giusto per trapiantare i cavoli cappucci a maturazione autunnale. Il terreno deve essere preparato per tempo con una vangatura profonda che servirà anche a interrare letame maturo per avere nel tempo una cessione costante di nutrienti. Dovrà essere di medio impasto e fresco. Le irrigazioni serviranno a mantenere il terreno fresco senza mai inzupparlo. In terreni argillosi o in caso di precipitazioni abbondanti e continuate, assolcate il terreno così da favorire lo sgrondo. Una volta ogni due settimane, con un erpice o una zappetta leggera, eliminate le malerbe e rompete la crosta, così da interrompere la risalita capillare dell’acqua dagli strati profondi.
I cavoli cappucci a raccolta autunnale di rado raggiungono dimensioni ragguardevoli, quindi basta mantenere una distanza di 40 cm fra una pianta e l’altra: all’inizio sembrerà addirittura eccessiva, ma distanze inferiori non consentono le lavorazioni necessarie.

8. I peperoncini 

Sempre più spesso, anche per la vasta offerta che è disponibile, si tenta la coltivazione dei peperoncini piccanti per un utilizzo fresco del prodotto o per l’essiccazione. Le piante di peperoncino, rispetto a quelle dei peperoni, necessitano di un terreno con un miglior drenaggio; al momento del trapianto è sempre consigliato scavare una buca grande tre volte il volume della zolla, da riempire con una miscela di due parti di terriccio da orto e una di sabbia. Devono essere posti in luogo soleggiato ma ricordiamo che, trattandosi di piante fogliose che sviluppano un’ampia superficie traspirante rispetto all’estensione dell’apparato radicale, devono essere irrigate con regolarità, a giorni alterni oppure tutti i giorni durante il periodo più caldo, ma sempre con modesti volumi d’acqua e al piede.
Le varietà più piccole non hanno bisogno di sostegni, ma molti dei peperoncini esotici, caratterizzati da un’elevata piccantezza dei frutti, raggiungono e superano gli 80 cm d’altezza e necessitano quindi di un tutore che ne salvaguardi la stabilità, da mettere in posizione fin dal momento del trapianto.

Dall’acquisto al momento del trapianto

Fra l’acquisto e il momento del trapianto deve trascorrere meno tempo possibile: l’ideale sarebbe acquistare il mattino per trapiantare verso sera o, al più tardi, il giorno dopo.
In questa fase le piantine sono esposte a diversi rischi: il più comune è la disidratazione. Il volume di terriccio contenuto nei vasetti o negli stampi di plastica preformati e alveolati è sempre ridotto rispetto alla capacità di evapotraspirazione delle giovani piantine e si asciuga in breve tempo. Il processo è anche più veloce rispetto al normale terreno di campo perché si utilizzano substrati porosi, leggeri, areati, talvolta alleggeriti con polistirolo che non assorbe acqua. Una volta in piena terra o nel contenitore definitivo, le giovani piante hanno una notevole capacità di ripresa e anche se si presentano fortemente appassite, nel giro di poche ore potranno tornare turgide e ritte. Evitate di annaffiarle abbondantemente perché il ristagno è altrettanto pericoloso. Il consiglio è quello di bagnare poco e spesso, una volta al giorno con acqua non fredda.

Le prime cure 

Nei primi giorni è necessario ombreggiare le piante perché i tessuti giovani sono ricchi d’acqua, con una cuticola esterna poco sviluppata e con scarsa presenza di tessuti meccanici, tutti fattori che le espongono a un elevato rischio di ustioni da sole. L’ombreggiamento può essere ottenuto in modi diversi: con cassette di legno capovolte, con arelle di cannucce appoggiate su semplici sostegni realizzati in bambù o legno oppure con campane di carta. È importante garantire un buon ricambio d’aria perché i ripari chiusi, come possono essere i cassoni vetrati, si trasformano facilmente in veri e propri forni, capaci di raggiungere i 50°C e di provocare la lessatura senza rimedio dei tessuti. Il terreno dovrà essere mantenuto fresco, sempre leggermente umido ma mai intriso, bagnando le piante al piede. La lotta alle malerbe deve essere eseguita ogni quindici giorni, eliminandole fin dai primi stadi.

I lati positivi del trapianto 

La scelta di trapiantare delle piantine già pronte nell’orto ha molti lati positivi. Il trapianto consente ad esempio di accelerare i tempi, saltando la prima e più delicata fase di sviluppo delle piante. Non sono più necessari i tempi di attesa e di incertezza legati alla germinazione e all’emergenza delle piantine: si inizia da subito ad apprezzare i risultati del proprio lavoro e questo oltre ad essere gratificante permette di raccogliere i prodotti dell’orto con largo anticipo. Non si tratta solo di poter disporre di primizie, ma anche di poter allungare (con opportuni accorgimenti) la stagione del raccolto, con risvolti positivi sia salutistici che economici.
Gli orticoltori provetti potranno così eseguire un primo turno di coltivazione scegliendo una specie poco esigente per quanto riguarda la temperatura (come rucola, valerianella, spinaci, piselli) ottenuti da seme e inserire subito dopo, appena il ciclo è concluso e il terreno si libera, un’altra specie a produzione estiva.

trapianti di maggio

In montagna e in collina il trapianto permette di poter raccogliere già a metà estate ortaggi come pomodori e melanzane che, seminati in piena terra, raggiungerebbero uno sviluppo soddisfacente quando già le condizioni climatiche iniziano a peggiorare. In caso di una primavera con andamento climatico avverso, di mancata riuscita della semina o di forti gelate a fine primavera, il trapianto permette inoltre di recuperare quel mese di tempo che è andato perduto.

Le piantine pronte per il trapianto, infine, si prestano meglio di quelle da seme per la coltivazione dell’orto in vaso, consentendo una migliore gestione degli spazi, sempre più in voga sui balconi di città.

I lati negativi 

Come sempre, c’è anche un rovescio della medaglia. Ecco alcuni lati negativi del trapianto da valutare:

  • la coltivazione a partire da seme è di certo la più economica. Da una busta di semi possiamo ricavare un gran numero di piante: per gli zucchini e tutti gli altri ortaggi a seme grosso ci sono almeno trenta semi per bustina, che possiamo tradurre in venti piante di buona qualità, molte di più per quelle a seme piccolo;
  • la produzione di piantine pronte comporta un maggior consumo di risorse, basti pensare all’utilizzo di vasi di plastica che non sono riutilizzati per motivi logistici e sanitari e ben che vada potranno essere riciclati, oppure ai costi di trasporto;
  • il trapianto non consente di mantenere in essere una linea propria di produzione con caratteristiche peculiari rivelatesi vincenti nel nostro orto, ma ogni anno ci si deve affidare a quelle che sono le scelte operate dalle case produttrici, che non sempre riescono al meglio in condizioni particolari.

Frutta e verdura da raccogliere a maggio 

A maggio nell’orto si possono raccogliere fragole, diverse varietà di mele e pere, le ultime arance della stagione, pompelmi, limoni, nespole, kiwi. Verso la fine del mese, se la stagione è favorevole, si potranno raccogliere le prime ciliegie, amarene, albicocche e pesche. Per quanto riguarda la verdura invece, via libera alla raccolta di lattughe da taglio e da cespo, rucola, spinaci, ravanelli, bietole, cetrioli, aglio fresco, cipolle, daikon, melanzane, peperoni, piselli e prezzemolo. Per alcune di queste colture bisognerà però aspettare la fine del mese.

Tutti i lavori nell’orto di maggio

Maggio non è solo un mese di semine e trapianti: è il momento anche di eseguire alcuni lavori nell’orto. Bisognerà ad esempio cominciare o proseguire con i trattamenti antiparassitari per garantire la salute delle piantine e arricchire il terreno di nutrienti tramite compost maturo. Sarà poi necessario porre tutori e graticci per le piante che ne avranno bisogno durante la loro crescita, come ad esempio i fagioli, i fagiolini, i pomodori e le zucche.
Alcune piante in particolare avranno bisogno di alcune attenzioni: per ottenere un raccolto ricco sarà ad esempio necessario rimuovere i getti laterali del fusto delle piante di pomodoro, rincalzare le patate e rinnovare la pacciamatura sotto alberi e arbusti da frutto.

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