Nell’orto adesso si trapianta

Il trapianto delle piantine, già in parte cresciute, direttamente nelle aiuole dell’orto, ci consente di avere ortaggi maturi più in fretta e più facilmente, anche se è un metodo più costoso della semina. Adesso è il momento giusto per la maggior parte degli ortaggi.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 19/05/2016 Aggiornato il 19/05/2016
Nell’orto adesso si trapianta

Negli ultimi cinque anni la vendita di piantine da orto da trapiantare ha raddoppiato i suoi volumi di vendita aumentando anche il numero di specie e varietà proposte. Le piante singole in vasi di 10 cm di diametro costano 1 euro, con variazioni locali dovuti a canale di distribuzione e promozioni, ma oggi si può risparmiare con i multipack (o pack multiforo) che offrono pianticelle in microzolle di circa 4 cm di lato a un prezzo bassissimo da 1,50 a 2,50 euro e possono contenere 4 zucchini o peperoni, 6 pomodori, 9 verdure da foglia, 12 cipolle.

I lati positivi

  • Il trapianto consente di accelerare i tempi saltando la prima e più delicata fase di sviluppo delle piante. Non sono più necessari i tempi di attesa e d’incertezza legati alla germinazione e all’emergenza delle piantine, s’inizia da subito ad apprezzare i risultati del proprio lavoro e questo oltre ad essere gratificante permette di raccogliere i prodotti dell’orto con largo anticipo. Non si tratta solo di poter disporre di primizie ma anche di poter allungare, con opportuni accorgimenti come il trapianto in seconda coltura, la stagione del raccolto con risvolti positivi sia salutistici sia economici.
    Gli orticoltori provetti potranno così eseguire un primo turno di coltivazione scegliendo una specie poco esigente per quanto riguarda la temperatura (rucola, valerianella, spinaci, piselli), ottenuti da seme, e inserire subito dopo, appena il ciclo è concluso e il terreno si libera, un’altra specie a produzione estiva.
  • In montagna e in collina permette di poter raccogliere già a metà estate ortaggi come pomodori e melanzane che seminati in piena terra raggiungerebbero uno sviluppo soddisfacente quando già le condizioni climatiche iniziano a peggiorare.
  • In caso di una primavera con andamento climatico avverso o di mancata riuscita della semina, o di forti gelate a fine primavera permette di recuperare quel mese di tempo che è andato perduto.
  • Le piantine pronte per il trapianto si prestano meglio di quelle da seme per la coltivazione dell’orto in vaso, consentendo una migliore gestione degli spazi, sempre più in voga sui balconi di città.

I lati negativi

  • La coltivazione a partire da seme è di certo la più economica. Da una busta di semi possiamo ricavare un gran numero di piante, per gli zucchini e tutti gli altri ortaggi a seme grosso ci sono almeno trenta semi che possiamo tradurre in venti piante di buona qualità, molte di più per quelle a seme piccolo.
  • La produzione di piantine pronte comporta un maggior consumo di risorse, basti pensare all’utilizzo di vasi di plastica che non sono riutilizzati per motivi logistici e sanitari e ben che vada potranno essere riciclati, o ai costi di trasporto.
  • Non consente di mantenere in essere una linea propria di produzione con caratteristiche peculiari rivelatesi vincenti nel nostro orto, ma ogni anno ci si deve affidare a quelle che sono le scelte operate dalle case produttrici che non sempre riescono al meglio in condizioni particolari.

Dall’acquisto al momento del trapianto

Fra l’acquisto e il momento del trapianto deve trascorrere meno tempo possibile: acquistate il mattino per trapiantare verso sera o, al più tardi, il giorno dopo.
In questa fase le piantine sono esposte a diversi rischi: il più comune è la disidratazione. Il volume di terriccio contenuto nei vasetti o negli stampi di plastica preformati e alveolati è sempre ridotto rispetto alla capacità di evapotraspirazione delle giovani piantine e si asciuga in breve tempo. Il processo è anche più veloce rispetto al normale terreno di campo perché si utilizzano substrati porosi, leggeri, areati, talvolta alleggeriti con polistirolo che non assorbe acqua. Una volta in piena terra, o nel contenitore definitivo, le giovani piante hanno una notevole capacità di ripresa e anche se si presentano fortemente appassite, nel giro di poche ore potranno tornare turgide e ritte. Evitate di annaffiarle abbondantemente perché il ristagno è altrettanto pericoloso. Il consiglio è di bagnare poco e spesso, una volta al giorno con acqua non fredda.

Prime cure

Nei primi giorni è necessario ombreggiare le piante perché i tessuti giovani sono ricchi d’acqua, con una cuticola esterna poco sviluppata, e scarsa presenza di tessuti meccanici, tutti fattori che le espongono a un elevato rischio di ustioni da sole. L’ombreggiamento può essere ottenuto in modi diversi: con cassette di legno capovolte, con arelle di cannucce appoggiate su semplici sostegni realizzati in bambù o legno, con campane di carta. Importante è garantire un buon ricambio d’aria perché i ripari chiusi, come possono essere i cassoni vetrati, si trasformano facilmente in veri e propri forni, capaci di raggiungere i 50°C così da provocare la lessatura, senza rimedio, dei tessuti. Il terreno dovrà essere mantenuto fresco, sempre leggermente umido, ma mai intriso, bagnando le piante al piede. La lotta alle malerbe deve essere eseguita ogni quindici giorni eliminandole fin dai primi stadi.

Che cosa si può trapiantare nell’orto?

1. Pomodori

Non è facile scegliere le piantine di pomodoro da trapiantare. Valutiamole attentamente una a una scartando quelle alte e sottili (tecnicamente si definiscono filate) e quelle che sembrano aver subito una “brachizzazione” presentandosi con internodi corti e un aspetto a rosetta. Osserviamo le piante al piede per verificare che non ci siano segni di rami eliminati e controlliamo la consistenza delle foglie che devono essere fresche, ma non sottili e patenti.
Le piantine di pomodoro sono molto sensibili alle condizioni ambientali avverse nel periodo d’attesa fra acquisto e trapianto e nei primi giorni dopo questo.
È importante non conservarle all’interno di sacchetti di plastica o nell’autovettura perché temono il caldo eccessivo, non devono essere poste in pieno sole ma nemmeno in luogo buio perché possono facilmente disidratarsi, ustionarsi o perdere colore e attività foto sintetica.
Piantatele subito avendo cura di ripararle con una campana di carta in grado di ombreggiarle dalla radiazione solare delle ore centrali e proteggerle dal freddo durante la notte.
Prima di porle nel terreno predisponete anche i tutori anche se le dimensioni fra uno e l’altro sono al momento sproporzionate.

2. Cetrioli

Le giovani piantine di cetrioli mostrano due tipi di foglie molto diverse fra loro. Il primo paio a fuoriuscire dal terreno non sono foglie vere e proprie ma i cotiledoni che insieme all’embrione formano la parte interna del seme. Nei cotiledoni sono contenute le sostanze di riserva che servono a sostenere lo sviluppo della pianticella nelle prime fasi, prima che si affranchi. I cotiledoni diventano verdi e svolgono una funzione paragonabile a quella delle foglie, rinverdendo e foto sintetizzando. Le foglie vere e proprie sono di forma diversa, più articolata e frastagliata.
La pianta ha bisogno di sostegni su cui arrampicarsi fin dalle prime fasi perché i fusti crescono verso l’alto solo nelle prime fasi per poi ricadere sotto l’azione del peso dell’abbondante vegetazione sviluppata. I viticci servono alla pianta per ancorarsi su qualsiasi supporto ma i sostegni a spalliera sono i migliori e aiutano a ottenere una produzione abbondante e di qualità, facilitando anche raccolta, manutenzione, e limitando malattie fungine favorite dal ristagno d’acqua sul terreno, a contatto con fusti, foglie e frutti.

3. Melanzane

La disponibilità di piantine pronte per il trapianto di melanzana ha consentito di ampliare di molto l’areale di coltura di questo ortaggio un tempo tipico del meridione. Pianta certamente termofila la melanzana è particolarmente sensibile al freddo nelle prime fasi di sviluppo, di solito molto lente che non consentono la sua coltivazione da seme al nord o in montagna.
È importante garantire alle giovani pianticelle un terreno adatto: fertile, ricco di sostanza organica e molto ben drenato. Per ogni pianticella eseguire uno scavo largo 10 cm e profondo altrettanto. Si elimina il terreno di scavo e si mescolano tre parti di terriccio da trapianti per pianti esigenti con una di sabbia. Le melanzane temono il ristagno e la sabbia consente uno sgrondo efficace garantendo, anche in caso di piogge prolungate, condizioni affrontabili. Le melanzane, per il peso dei frutti, devono essere dotate di un tutore, alto almeno 50-60 cm fuori terra.

4. zucche e zucchini

In genere questi ortaggi sono coltivati da seme, talvolta utilizzando quelli prodotti in proprio dagli ultimi frutti dell’anno. L’utilizzo delle pianticelle da trapianto consente di anticipare i tempi di raccolto di almeno tre settimane se si ha un veloce attecchimento. Prima le piante entrano in produzione e maggiore sarà la quantità di frutti che potremmo raccogliere. È con il grande caldo del mese di agosto, soprattutto in caso di temperature elevate e apporti idrici irregolari o scarsi, che la pianta entra in difficoltà e invecchia rapidamente iniziando a produrre con un ritmo irregolare.
Il terreno destinato gli zucchini e le zucche deve essere assolcato ponendo le piantate sul colmo così che potremo irrigare per scorrimento bagnando a fondo il terreno esplorato dalle radici.
È importante non “affogare” le piantine nel terreno e nemmeno porle in posizione rilevata perché il dilavamento scoprirebbe le radici.

5. Insalate diverse

Il trapianto delle verdure da foglia, per quanto sia possibile con una sola busta di sementi ottenere una gran quantità di piantine, conquista sempre più sostenitori. La ragione è semplice: si ottiene con facilità un prodotto sano e di grande pezzatura, evitando quella che è l’operazione più faticosa e complessa, il diradamento. Questi ortaggi se non diradati crescono ammassati uno all’altro favorendo fenomeni marcescenza perché l’acqua, piovana o di irrigazione, resta sulle foglie sgrondando con difficoltà, la competizione, inoltre, per spazio, luce e nutrienti è tale che le piante restano piccole, immature e scarsamente colorate. Con il trapianto non ci sono sprechi e non si devono eseguire noiosi lavori di pulizia a fine ciclo.
Lavoriamo il terreno, affinandolo con cura, alleggerendolo con l’aggiunta di torba e/o terricciato di letame maturo e sabbia per avere un substrato organico, fertile e ben drenato. Trapiantiamo a file sfalsate fra loro distanti 30 cm, mantenendo la stessa distanza sulla fila per indivia e scarola, scendendo a 20 cm per le lattughe a cappuccio.

6. sedano

È una pianta un tempo immancabile negli orti familiari e oggi sempre meno presente. Le ragioni sono diverse: i lunghi tempi di attesa dalla semina al raccolto, il minore utilizzo come aromatica e un maggior consumo come ortaggio fresco a basso contenuto calorico che richiede di raccogliere tutta la pianta e non solo le foglie più esterne mano a mano che la cucina ne abbisogni.
Il sedano come pianta pronta risolve in buona parte queste problematiche e consente, messo a dimora adesso, di ottenere già in estate i primi raccolti. Osservate al momento del trapianto una distanza sulla fila di 30 cm, rialzando il piano di coltivazione o assolcando il terreno fra le fila. Questo sistema consente di controllare meglio le malerbe e di irrigare per scorrimento e infiltrazione che è il metodo corretto. L’irrigazione a pioggia consente all’acqua di penetrare e ristagnare fra una foglia e l’altra favorendo i marciumi. A fine settembre le piante rimaste, vigorose e ben colorate, potranno essere trapiantate in grandi vasi da ritirare per l’utilizzo invernale come aromatica.

7. Cavolo a raccolta autunnale

Nella seconda metà di maggio è il momento di trapiantare i cavoli cappucci a maturazione autunnale. Il terreno deve essere preparato per tempo con una vangatura profonda che servirà anche a interrare letame maturo per avere nel tempo una cessione costante di nutrienti. Dovrà essere di medio impasto e fresco. Le irrigazioni serviranno a mantenere il terreno fresco senza mai inzupparlo. In terreni argillosi, o in caso di precipitazioni abbondanti e continuate, assolcate il terreno così da favorire lo sgrondo. Una volta ogni due settimane, con un erpice o una zappetta leggera, eliminate le malerbe e rompete la crosta così da interrompere la risalita capillare dell’acqua dagli strati profondi.
I cavoli cappucci a raccolta autunnale di rado raggiungono dimensioni ragguardevoli e basta mantenere una distanza di 40 cm fra una pianta e l’altra, all’inizio sembrerà addirittura eccessiva ma distanze inferiori non consentono le lavorazioni necessarie.

8. peperoncini

Sempre più spesso, anche per la vasta offerta che è disponibile, si tenta la coltivazione dei peperoncini piccanti per un utilizzo fresco del prodotto o per l’essiccazione. Le piante di peperoncino, rispetto a quelle dei peperoni, necessitano di un terreno con un miglior drenaggio e al momento del trapianto è sempre consigliato scavare una buca grande tre volte il volume della zolla da riempire con una miscela di due parti di terriccio da orto e una di sabbia. Devono essere posti in luogo soleggiato ma ricordiamo che trattandosi di piante fogliose che sviluppano un’ampia superficie traspirante rispetto all’estensione dell’apparato radicale, devono essere irrigate con regolarità, a giorni alterni, tutti i giorni durante il periodo più caldo, ma sempre con modesti volumi d’acqua, e al piede.
Le varietà più piccole non hanno bisogno di sostegni ma molti dei peperoncini esotici, caratterizzati da un’elevata piccantezza dei frutti, raggiungono e superano gli 80 cm d’altezza, necessitano quindi di un tutore che ne salvaguardi la stabilità da mettere in posizione fin dal momento del trapianto.

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