Impiantare un frutteto domestico

Chi desidera provare il piacere di raccogliere direttamente dalla pianta, può mettere a dimora pochi esemplari diversi (noi suggeriamo quattro alberi) in un angolo del giardino. Con poche cure, nella stagione prescelta, sarà possibile ottenere un prodotto gustoso e di qualità. .
Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 27/01/2022 Aggiornato il 27/01/2022
frutteto domestico

Si dice spesso che la frutta acquistata abbia poco sapore, sia poco dolce e molto acquosa. Per rimediare, è possibile trovare spazio nel proprio giardino per coltivare qualche albero della propria frutta preferita, così da assaporarla dopo averla colta direttamente dalla pianta. In più, questa scelta avrà una valenza anche ornamentale: tutti gli alberi da frutto offrono una ricca fioritura primaverile, un’ombra estiva piacevole, mobile e mai troppo fonda, un raccolto sano da gustare e, in non pochi casi, un apprezzabile viraggio di colore autunnale. In quest’ottica, ci sarà qualche motivo in più per trovare in giardino il posto per poche piante o, ancor meglio, per un piccolo filare. La coltivazione di una pianta da frutto è abbastanza semplice, specie se non si vuole forzare la produzione ma mantenere la forma classica della pianta, con chioma espansa. Anzi, si può dire che la lavorazione del terreno e la scelta dell’esemplare rappresentino da sole quasi il 30% della difficoltà totale. Poi servirà una potatura, per contenere lo sviluppo, favorire il rinnovo della vegetazione e sostenere una buona produzione senza alternanza, oltre alle concimazioni (e poco altro). 

Operazione preliminare: la lavorazione del terreno

Per quanto dotate di una grande adattabilità, le piante da frutto richiedono posizione soleggiata per il maggior tempo possibile e terreno pianeggiante e protetto da venti dominanti. In più, il substrato deve essere fertile, ricco di sostanza organica e ben drenato. Insomma, si tratta di una situazione ideale che poche volte si riscontra nella realtà. Nella maggior parte dei casi si deve ricreare artificiosamente con due tecniche: lo scasso oppure la buca. Nello scasso si lavora tutto il terreno in cui verranno poste le piante, si tolgono radici e altri residui, pietre e lenti d’argilla e si aggiungono, mescolandoli bene, letame maturo, fertilizzanti a lenta cessione come cornunghia e cuoio torrefatto, correttori del pH. E sabbia, se è necessario porre rimedio a un’eccessiva pesantezza del suolo (che causa ristagni), agendo fino alla profondità di un metro. In genere si utilizza una motozappa. Per chi preferisce le buche, l’ideale è scavarne una per ogni pianta di un metro di lato, altrettanto profonda, ma a mano è un lavoro di grande impegno e in genere ci si accontenta di uno scavo di soli 50 centimetri. Ma attenzione, la differenza non è poca: una buca cubica di 50 centimetri di lato ha un volume pari a un ottavo di metro cubo. Quindi, si elimina un terzo della terra di scavo e si aggiungono i componenti prima elencati, oltre al terriccio. Entrambe le tecniche hanno la funzione di mettere gli apparati radicali nelle migliori condizioni per accrescersi nella fase di sviluppo, per poi farsi largo nel terreno più compatto intorno.

Scegliere la pianta in vivaio 

Al momento dell’acquisto di una pianta bisogna osservare con calma tutto quanto il vivaio offre e poi scegliere con cura. Meglio optare per piante alte, già ben impalcate, che non devono essere ancora potate per definirne la forma, ma avere la struttura già in fase di delineazione. Controllare il fusto che deve essere sempre unico, diritto, forte, senza ginocchiature, cambi di direzione o torsioni, senza nessun tipo di ferita o crepacciature sulla corteccia. Far scorrere la mano lungo il fusto, abbracciandolo tutto: il tatto può rivelare quello che l’occhio non è riuscito a cogliere. Controllare il contenitore: la pianta non deve dare l’idea di essere stata messa in vaso da poco, né avere radici che fuoriescono dal fondo. Per le piante in zolla osservare che sia ben chiusa e formata, senza incisioni sulla parte bassa del tronco. Verificare gli apici dei rami che non devono essere rovinati per strofinamento negli spostamenti o in movimentazioni non attente. Ogni pianta deve essere sempre ben cartellinata, così che indichi sia la specie sia la varietà. Chiedere al vivaista l’età della pianta, così da sapere quando potrà entrare in produzione. 

La messa a dimora  

Liberare le radici dal vaso o dalla protezione di plastica, di rete o rafia, che avvolge la zolla e distendere le radici. Sul fondo della buca formare un cono di terra e su questo disporre la pianta in modo da rispettare il naturale angolo geotropico delle radici, senza forzarle a prendere direzioni diverse. Regolare l’altezza della pianta in modo che il colletto sporga qualche centimetro sopra il livello del terreno, perché assestandosi il terriccio smosso nella buca lo posizionerà in modo corretto. Ricoprire e bagnare. 

Quale albero piantare per raccogliere in estate

Per raccogliere durante la stagione più calda, si suggerisce di mettere a dimora albicocco, ciliegio, susino e pesco. La disposizione d’impianto migliore è un quadrato, di cinque metri di lato, in modo da lasciare libero uno spazio interno per creare una “stanza” dedicata alla lettura e al riposo, con tavolo e sedie per ricevere o consumare una colazione o un caffè con gli amici. Sostando al centro del piccolo frutteto, a primavera si sarà circondati dalla fioritura e dal ronzio delle api; d’estate si raccoglierà la frutta e in autunno si godrà degli splendidi colori che il ciliegio (sul rosso) e l’albicocco (sul giallo e l’arancione) sapranno regalarci. Tra gli alberi proposti l’albicocco è il primo a fiorire aprendo corolle rosate, segue il pesco con fiori più grandi e poi pruni e ciliegi, la prima fioritura bianca, grande richiamo per gli insetti pronubi. Chi sceglie questo tipo di frutteto, che ha produzioni concentrate in un arco di tempo piuttosto breve, deve attrezzarsi per trasformare le eccedenze in confetture. 

Albicocco

L’unica pianta da scegliere con cura è l’albicocco, perché delicato e poco longevo, con scarsa resistenza ai ritorni di freddo che falcidiano le fioriture e rendono altalenante la produzione nelle zone collinari e montane: si passa da anni di carico ad anni di produzione assente. Preferire le vecchie cultivar come ‘Bella Venosta’, più tardiva nella fioritura e adatta a collina e montagna, ‘Reale d’Imola’ o ‘Portici’. 

Ciliegio

Per la scelta del ciliegio occorre informarsi sul portainnesto impiegato, perché questo, insieme alle caratteristiche del terreno e del clima, influenza le dimensioni finali della pianta e la sua vigoria. Le ciliegie per eccellenza sono i duroni neri, in particolare il ‘Durone nero di Vignola’: antica varietà, ha frutti molto grossi, di color rosso-nerastro, con polpa soda e croccante, molto saporita e aromatica, ideale come frutto da fine pasto. Matura ai primi di luglio. Nel paragone fra varietà tradizionali e nuove varietà, occorre riconoscere a queste non pochi pregi, importanti anche in un progetto monopianta: sono autofertili (e quindi utilizzabili anche come pianta isolata), allegano con facilità anche in condizioni climatiche non proprio favorevoli, sono meno soggette ad alternanza di produzione, hanno dimensioni contenute, ampliano il periodo di raccolta perché ne esistono di precocissime, fino a molto tardive. La nuova cultivar ‘Celeste’ è già diventata un classico: forma piante di media vigoria con chioma compatta e assurgente, produttive e con frutti di qualità che maturano a inizio giugno. 

Quale albero per il raccolto autunnale 

Per chi volesse rifornire la dispensa durante l’autunno, con frutti durevoli che potranno essere consumati per un lungo arco di tempo, si suggerisce di piantare un melo, un pero, un caki e un melograno. Si tratta di piante di aspetto piuttosto disforme, quindi si suggerisce di disporle a filare, mettendo al centro le piante più alte, melo e pero, tenendo ai lati quelle più piccole e decorative, melograno e caki, che dovranno godere anche della migliore esposizione. L’orientamento ottimale per il filare è quello Nord-Sud, perché così gli alberi riceveranno la massima quantità di luce. Chi sceglie questo tipo di frutteto deve organizzarsi per immagazzinare la frutta raccolta in un ambiente adatto, fresco, ventilato e asciutto. Utilizzando cassette impilabili dove disporre i frutti in strati singoli, magari su veline prestampate, che permettono di risparmiare spazio e tengono i frutti separati uno dall’altro, così che l’eventuale marciume di uno non si propaghi anche ai vicini. Nella scelta delle piante si tenga presente il proprio gusto e anche un po’ di originalità, soprattutto per frutti molto comuni come le mele. 

Melo

Tra le numerose varietà di melo disponibili, si suggerisce ‘Annurca’, una vecchia varietà utilizzata come mela da serbo. Si raccoglie quando è ancora verde, a settembre, perché soggetta a cascola naturale e si stende al sole per 10-15 giorni, per procedere alla fase di maturazione e arrossamento che conferisce colore, aroma e sapore al frutto. Oppure la mela ‘Campanina’, piccola, di colore verde o giallo verde, che nei frutti esposti al sole si colorano in parte di rosso-rosa. Si raccoglie a metà ottobre e può essere conservata fino ad aprile. Durante la conservazione la nota aromatica, debole nei frutti freschi, migliora. 

Melograno

Esistono decine di varietà di Punica granatum che differiscono fra loro per epoca di maturazione, colore dei frutti e degli arilli (i chicchi, che contengono la parte più dura, il seme), sapore (che può coprire dal dolce all’acido) e consistenza dei semi, più o meno spiccata. Tutte le piante, per quanto adattabili, temono i ristagni e crescono con forza solo in terreni ben drenati. Si suggeriscono ‘Acco’ e ‘Ganesh’. La prima è una varietà precoce di origine israeliana, di altezza limitata (150 cm), autofertile, che produce con abbondanza. Ha frutti grossi, colore rosso intenso, con arilli dolci e teneri, che possono essere raccolti da settembre. Punica granatum ‘Ganesharriva dall’India e ha arilli teneri e dolci, buccia di colore chiaro che, maturando, vira a un marmorizzato color bronzo. 

Per chi vuole solo agrumi

Nelle zone a clima caldo si può allestire un piccolo frutteto di soli agrumi. I più adatti sono limone, arancio, mandarino e kumquat. Questi agrumi possono essere messi a dimora in piena terra oppure, se il clima non lo consente, in grossi vasi da ritirare con il freddo. La disposizione può essere a quinconce (così come è raffigurato il numero 5 su un dado) o a filare, tenendo presente che il kumquat resta basso ed è adatto soprattutto a formare una siepe sempreverde (disporre una pianta al metro). 

Kumquat

Citrus japonica, conosciuti anche come kumquat o mandarini cinesi, sono piante di sviluppo modesto (raggiungono gli 80 cm di altezza), spesso con portamento quasi arbustivo, vegetazione compatta e forma tendenzialmente rotondeggiante. Sono perfetti per formare una siepe sempreverde, capace di una fioritura bianca con corolle piccole,  ma diffusa sull’intero cespuglio. I frutti lisci al tatto, ben colorati in arancione, molto numerosi, possono restare a lungo sulla pianta, aumentandone il valore decorativo. Si consumano senza sbucciarli. Il sapore della polpa unisce una nota acida a una aromatica importante e persistente, non a tutti gradita.

Mandarino 

Citrus clementina ‘Rubino’, o clementina tardiva, è in realtà un ibrido tra mandarino e arancio amaro. La pianta ha frutti succosi, intensamente colorati, con pochi semi, che maturano a partire da gennaio e possono restare sui rami fino al mese di aprile (per questo è una pianta anche ornamentale). La pianta ha buona vigoria, mentre la fioritura principale avviene in primavera, con fiori grandi che spiccano sulle foglie scure e lanceolate. 

Limone

Fra i limoni non c’è che l’imbarazzo della scelta; se non vivete in Sicilia, scegliete una varietà tradizionale come il limone ‘Sfusato Amalfitano’ che deve il suo nome alla forma allungata dei frutti e alla localizzazione dell’area tipica di coltivazione. Cultivar antica è caratterizzata da una tendenza a rifiorire modesta, media vigoria, foglie verde pallido allungate e arrotondate all’apice. I frutti conservano a lungo un colore verde luminoso, diventando gialli solo quando maturi. 

Arancio dolce

Gli aranci sono sempre di difficile coltivazione dove la temperatura si avvicina allo zero con frequenza. Si può provare Citrus otaitensis, simile a un arancio dolce, che ha origine ibrida, dovrebbe essere nato da mandarino, arancio dolce e limone. Ha frutti, decorativi e di buon sapore, succosi e leggermente ovalizzati, piccoli, con buccia liscia, di colore arancione. Pianta di dimensioni contenute, ma capace di elevate produzioni, anche perché rifiorente, ha una buona resistenza al freddo. Le foglie sono lanceolate e i boccioli si schiudono in fiori bianchi e profumati.

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