È il momento dei cavoli

I cavoli sono ortaggi generosi che possono rifornire la nostra tavola praticamente tutto l’anno, se siamo in grado di programmare i tempi e di scegliere bene le varietà. Adesso si possono mettere a dimora per raccogliere d’inverno.

Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 23/10/2017 Aggiornato il 17/08/2018
momento dei cavoli

L’autunno-inverno è il momento dei cavoli, Brassica oleracea. Questi sostanzialmente si dividono in due linee di sviluppo: il cavolo da foglia, “acephala” vale a dire senza testa, e il cavolo con testa che forma la palla centrale. Tecnicamente quella che chiamiamo testa nel cavolfiore e nel broccolo è un’infiorescenza di germogli fioriferi non ancora sbocciati carnosi addossati uno all’altro, protetta da foglie grandi e bollose. Possono essere di colore e forma diversi e sono un elemento distintivo fra le diverse varietà. Nel cavolo verza e nel cappuccio è formata solo da foglie.

Quali trapiantare ora?

In generale ottobre è il momento dei cavoli e si possono trapiantare cavolfiore, cavolo verza, cappuccio e broccolo. Ma è molto importante valutare la fascia climatica di coltivazione e la varietà più adatte alle proprie esigenze.
In generale possiamo affermare che al sud tutti i cavoli si possono coltivare tutto l’anno. Al nord si può farlo con due accorgimenti:
• scegliendo solo piantine da trapianto perché la germinazione e lo sviluppo iniziale delle piantine è piuttosto lento. Trapiantando recupereremo circa 40 giorni così che un trapianto eseguito il giorno 5 di ottobre equivale a una semina del 25 di agosto
• valutando attentamente la lunghezza del ciclo che oggi non è tanto collegata al tipo di cavolo (eccezion fatta per cavolo nero di Toscana e cavolini di Bruxelles), quanto alla varietà: esistono varietà precoci e precocissime di cavoli che impiegano soli 60 giorni dal trapianto e altre tardive che possono restare in campo per sei mesi.

I lavori preliminari

Nel momento dei cavoli questi riescono bene anche senza grandi lavori al terreno ma una buona preparazione delle aiuole consente spesso di fare la differenza ottenendo ortaggi con teste grandi e senza difetti.
Il terreno ideale è di tipo sub acido, fertile, profondo, ben drenato, ricco di sostanza organica. Il cavolo soffre il ristagno, la siccità e i suoli alcalini o ricchi di calcare.
Una buona vangatura è sempre gradita così da dar modo agli apparati radicali di trovare un terreno smosso allargandosi senza fatica.
Prima della lavorazione profonda si sparge sul terreno un buon quantitativo di letame maturo (da tre a cinque kg per metro quadrato) così da incorporarlo in modo uniforme. Si tolgono eventuali sassi e lenti d’argilla. In terreni pesanti si aggiunge sabbia per favorire lo sgrondo, in terreni seccagni o troppo sciolti si aggiunge torba per migliorare la capacità di trattenere umidità.
Prima del trapianto si provvede ad affinarlo con una zappettatura attenta per poi tirarlo con il rastrello.

La scelta della piantina giusta

Nel momento dei cavoli la coltivazione a partire dalla piantina pronta da trapiantare, acquistata in vasetto singolo o contenitore alveolato (di solito a quattro, sei, otto fori) è assai più diffusa della semina. È importante prestare attenzione alla scelta delle piantine che non devono essere troppo grandi rispetto al contenitore e devono presentare almeno due ordini di foglie ben sviluppate ed integre di colore verde, non troppo chiaro. Per verificare la salute e la robustezza della pianta, agitatela leggermente, se perde foglie scartatela.
Acquistate le piantine in vista di un rapido trapianto, da uno a tre giorni, non di più. Nell’attesa mantenere il terriccio umido bagnandolo due volte il giorno, ricoverare le piantine in luogo luminoso, ma riparato da correnti d’aria fredda.

Protezioni dal freddo: sono necessarie

I cavoli trapiantati adesso devono essere protetti dal freddo per poter restare in campo anche durante l’inverno, quando saranno pronti.
Nelle regioni del Centro e del Sud le temperature invernali, nella norma, non sono in grado di danneggiare i cavoli che sono piante resistenti, ma in collina, in montagna e al Nord questo potrebbe accadere.
Le piante possono essere protette con mini tunnel volanti fatti di pochi picchetti di legno, funi e teli trasparenti, oppure con tessuto non tessuto, o con sacchi di carta per formare una sorta di campana individuale, ma la tradizione insegna a raccogliere le foglie del cavolfiore richiudendole sull’infiorescenza per legarle con uno spago.
Perfetta, sin dalla fase di trapianto, la coltivazione con il telo nero (di solito riservata a produzioni estive) che trova anche nel ciclo invernale piena giustificazione. Si può attuare fin da subito praticando nel telo i fori rotondi, o ancor meglio gli spacchi a croce ripiegando all’interno i lembi fino a quando le giovani piante non saranno cresciute tanto da non poter essere “ostacolate” dagli spicchi di telo che si appoggiano al piede.
Il telo nero consente di limitare al massimo la lotta alle malerbe, aiuta a mantenere il terreno sempre fresco perché limita l’evapotraspirazione, riduce il consumo idrico, permette di individuare con maggior facilità e tempestività eventuali parassiti, consente di non calpestare il terreno fangoso durante i giorni di maltempo, dà un prodotto sempre pulito, e soprattutto assorbe la radiazione solare aumentando di qualche grado la temperatura, fatto importante per un ortaggio destinato a rimanere in campo anche fino alla fine dell’inverno.

Acqua

La coltivazione dei cavoli può essere effettuata solo laddove non esistano problemi per un approvvigionamento idrico costante.
Il terreno, infatti, per ottenere una produzione abbondante e di qualità, deve sempre essere mantenuto umido, non solo durante i mesi estivi, ma, se l’andamento stagionale lo richiede e le temperature non sono troppo basse, potrebbe essere necessario continuare a bagnarlo fino al raccolto. Le radici del cavolfiore sono a sviluppo superficiale così che le piante rischiano di soffrire per mancanza d’acqua abbastanza facilmente. Carenze idriche ripetute limitano lo sviluppo dell’infiorescenza.

Malerbe

Non dimentichiamo la lotta alle malerbe che deve essere condotta sino al raccolto. Per via delle radici superficiali, evitate sarchiature e zappettature se non a distanze superiori 40 cm dalla parte esterna della pianta. Nelle immediate vicinanze estirpate le malerbe a mano. La pratica è necessaria, anche se ormai il fattore concorrenza per luce, acqua, nutrienti e spazio è limitato, per impedire alle malerbe di salire a seme. Molte, come il tarassaco riescono a farlo fino a poco prima del gelo.

Ricordiamo che…
 •    Una piantina è pronta al trapianto quando ha un minimo di 5-6 foglie ben sviluppate,
 •    Una scarsa letamazione del terreno si traduce in piante stentate con teste ridotte e spesso difettate, di consistenza dura,
 •    Poca acqua o distribuita in modo incostante porta a problemi simili.

Problematiche sanitarie

Le larve delle cavolaie, di colore verde, causano sulle foglie le caratteristiche brucature che possono interessare anche la quasi totalità della pianta, specie se questa è giovane. Le femmine delle cavolaie, da catturare, si riconoscono per le due macchie nere sulle ali anteriori.
Attenti anche all’altica, piccolo coleottero che buca le foglie e un poco alla volta se le mangia tutte.

Raccolta

Il cavolo si raccoglie quando la testa si presenta compatta e senza spaccature: è il momento nel quale il sapore è migliore. A volte, attendere per avere teste di grande dimensione, può portare a uno scadimento del prodotto. Con un coltello affilato tagliate i fusti cinque dita sotto l’infiorescenza e lasciate la pianta in campo. Con l’aiuto di condizioni climatiche favorevoli dai getti laterali si svilupperanno nuove unità, logicamente più piccole.

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