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L’arrivo della bella stagione porta con sé una moltiplicazione di insetti, che popolano i nostri spazi verdi. Accanto alle specie utili e impollinatrici, esistono parassiti dell’orto e del giardino capaci di causare gravi danni strutturali alle colture.
Questi insetti agiscono sia nello stadio adulto sia in quello larvale, colpendo diverse parti della pianta. Riconoscere i coleotteri dannosi direttamente sulle foglie richiede un’osservazione visiva costante e tempestiva.
Spesso la loro presenza si palesa attraverso vistose erosioni sulle foglie, che lasciano le piante scheletrizzate. Altre volte si nota un appassimento improvviso della vegetazione dovuto al grave danneggiamento dell’apparato radicale.
I parassiti si manifestano come piccoli coleotteri verdi metallici o bruni. È facile scovarli tra i rami e le corolle dei fiori, soprattutto durante le ore più calde e soleggiate della giornata.
Maggiolino
Il maggiolino comune, scientificamente noto come Melolontha melolontha, rappresenta uno dei nemici più complessi da gestire per chi coltiva. Questo scarabeide adulto si riconosce per una lunghezza di circa due o tre centimetri e un torace decisamente robusto.
La sua caratteristica principale è la presenza di elitre rosso-brune coriacee che proteggono l’addome. La parte terminale del corpo è tipicamente appuntita e mostra una forma triangolare molto evidente.
Se gli adulti volano e si nutrono sulle parti aeree da aprile a luglio, il vero pericolo strisciante è sotterraneo. Le femmine depongono decine di uova nel terreno, dando vita a larve terricole molto voraci.
Le larve di maggiolino si presentano biancastre, molli e ripiegate a forma di “C”, con zampe e capo rosso-brunastri. Questo stadio larvale può restare nel sottosuolo a banchettare per ben tre anni consecutivi prima di trasformarsi.
I danni del maggiolino si manifestano su due fronti distinti ma ugualmente distruttivi per le piante. Gli insetti adulti compaiono soprattutto nelle ore serali primaverili, aggredendo la chioma di latifoglie e alberi da frutto.
Questa attività provoca defogliazioni massicce che compromettono la fotosintesi e la successiva crescita dei frutti, pur risparmiando i fiori. Al contrario, le larve si concentrano interamente sugli apparati radicali sotterranei.
Esse distruggono le radici delle piante ornamentali e divorano quelle dei principali ortaggi. Colpiscono duramente le colture di lattughe, pomodori, patate, cicorie e barbabietole, portando la pianta a un rapido deperimento vegetativo.
Rimedi
Per contrastare la deposizione delle uova è utile effettuare frequenti lavorazioni del terreno nei mesi primaverili. La zappettatura profonda nell’orto e nel frutteto disturba infatti il ciclo riproduttivo delle femmine.
Quando le larve sono già insediate, la via manuale consiste nel rivoltare la terra con la vanga. Questo espone i parassiti ai loro predatori naturali come corvi, merli e storni.
Nelle infestazioni estese la soluzione biologica più efficace prevede l’irrorazione di nematodi entomoparassiti biologici. La specie Heterorhabditis bacteriophora si distribuisce in autunno o in tarda primavera sul terreno umido.
Questi microrganismi benefici aggrediscono esclusivamente la larva del coleottero, senza alterare l’ecosistema del suolo. La lotta chimica con insetticidi granulari è invece sconsigliata per non eliminare gli insetti utili.
Contro gli adulti l’intervento è limitato dalla loro altezza sulla chioma e dalla propensione al volo. Questo rende i trattamenti fitosanitari chimici fogliari poco performanti e scarsamente ecologici.
Mini-maggiolino (o maggiolino di San Giovanni)
Noto in molte regioni italiane come Amphimallon solstitiale, il mini-maggiolino assomiglia molto alla specie maggiore. Si distingue tuttavia per le proporzioni nettamente inferiori e per abitudini biologiche differenti.

Mini maggiolino
L’adulto non supera il centimetro e mezzo di lunghezza e mostra una colorazione bruno-chiara sfumata. Questi insetti fanno la loro comparsa nel mese di giugno, in concomitanza con il solstizio d’estate.
Volano in fitti sciami rasoterra sopra i prati ben esposti al sole durante il crepuscolo. Manifestano una scarsa capacità di elevazione rispetto al maggiolino comune.
Il loro ciclo larvale nel terreno dura circa due anni. Le larve mantengono la classica conformazione biancastra a forma di “C”, ma con dimensioni ridotte a circa due centimetri.
I danni provocati dagli adulti sulla vegetazione aerea sono tutto sommato marginali. Si limitano a piccole rosure sulle foglie tenere degli ortaggi o sugli steli d’erba.
La vera criticità è legata nuovamente all’attività sotterranea delle larve. Queste si nutrono incessantemente delle radici delle specie erbacee.
Il risultato della loro attività è lo scoticamento e il disseccamento del manto erboso. Nei casi peggiori si nota l’improvviso afflosciamento delle giovani piante dell’orto in piena fase di sviluppo.
Rimedi
Le strategie di difesa ricalcano quasi interamente quelle adottate per il maggiolino comune. Si rivela fondamentale la prevenzione agronomica attraverso una corretta gestione del suolo.
L’arieggiatura del prato e la lavorazione superficiale della terra prima della stagione riproduttiva sono ottimi accorgimenti. Riducono notevolmente il tasso di sopravvivenza delle uova.
L’impiego dei nematodi parassiti specifici distribuiti nel terreno umido garantisce l’eliminazione biologica delle larve. Questo protegge la stabilità del tappeto erboso e lo sviluppo delle colture orticole.
Cetonia e cetoniella
La Cetonia aurata è un temibile coleottero scarabeide diffuso in tutta l’Europa meridionale. L’adulto misura circa due centimetri ed è immediatamente riconoscibile per le sue caratteristiche cromatiche.
Presenta uno splendido corpo verde metallico brillante con riflessi cangianti che variano verso il bronzo o l’oro. Questo insetto vola abilmente tenendo le elitre semichiuse durante il movimento.
Molto simile per abitudini è la Oxythyrea funesta, comunemente chiamata cetoniella o cetonia funesta. Si caratterizza invece per una livrea nerastra puntinata di bianco e dimensioni leggermente più esigue.
Entrambi i coleotteri possiedono un apparato boccale masticatore estremamente robusto. Sono dotati di forti mandibole capaci di lacerare rapidamente i tessuti vegetali più teneri.
A differenza del maggiolino, le larve di cetonia sono assolutamente innocue per le piante dell’orto. Si alimentano esclusivamente di materia organica e residui vegetali in decomposizione nel compost.
Il vero problema biologico è causato dagli adulti che compaiono tra la primavera e l’estate. Questi insetti si insediano direttamente dentro le corolle dei fiori.
Erodono i petali e gli organi riproduttivi di piante ornamentali come rose, lillà, peonie, iris e calle. Attaccano anche i fiori delle piante da frutto come pesco, susino e ciliegio.
L’azione distruttiva dei loro morsi provoca l’aborto del fiore. La conseguenza diretta è una mancata fruttificazione con gravi perdite per il raccolto dell’ortofrutteto.
Rimedi
Sulle piante di piccole dimensioni il metodo d’elezione rimane la raccolta manuale dei coleotteri. Si può sfruttare a proprio vantaggio il fenomeno naturale della tanatosi.
Se disturbati, questi insetti si fingono morti immobilizzandosi all’istante. Diventa facile il loro recupero scuotendo delicatamente i rami sopra un secchio pieno d’acqua.
Le trappole cromotropiche di colore bianco esercitano un forte potere attrattivo verso le cetonie. Tuttavia il loro utilizzo all’aperto va monitorato con grande attenzione.
Rischiano infatti di catturare accidentalmente anche api, bombi e altri insetti impollinatori preziosi per l’ambiente. La selettività in questo caso è molto bassa.
In presenza di infestazioni gravi si può optare per trattamenti mirati. Si utilizzano insetticidi biologici a base di piretro naturale, da applicare rigorosamente nelle ore serali.
Popillia japonica
La Popillia giapponese è un coleottero originario dell’Asia segnalato per la prima volta in Italia nel 2014. Oggi è in forte espansione in varie aree del Nord Italia.
Questo insetto non morde e non è nocivo per l’uomo, ma possiede una voracità distruttiva. È classificato come un temibile parassita da quarantena, sottoposto a decreti di lotta obbligatoria.
L’adulto misura circa dieci millimetri e presenta una colorazione verde metallica brillante sul torace. Si distingue in modo inequivocabile dagli altri coleotteri simili per un dettaglio anatomico.
Possiede infatti dodici ciuffi di peli bianchi disposti sui lati e sulla parte terminale dell’addome. Le sue larve svernano sottoterra nutrendosi di radici prima di sfarfallare in estate.
Il danno economico e botanico causato dalla Popillia japonica è immenso a causa della sua natura estremamente polifaga. Attacca infatti centinaia di specie vegetali ospiti.
Gli adulti aggrediscono in sciami le parti aeree delle piante, distruggendo completamente il fogliame. La foglia colpita viene ridotta a una caratteristica scheletrizzazione a forma di pizzo.
Colpisce duramente alberi forestali come aceri, tigli, betulle e salici. Devasta piante ornamentali come il glicine e le rose del giardino.
Non risparmia le colture di pieno campo come il mais e la soia. Distrugge ortaggi come pomodori e fagiolini, e aggredisce i fruttiferi come vite, melo e nocciolo.
Rimedi
Il contenimento ufficiale sul territorio avviene tramite speciali trappole a cattura massiva con feromoni. Queste esche sono posizionate dai servizi fitosanitari regionali e non vanno spostate.
A livello domestico la difesa si attua attraverso il controllo manuale quotidiano. L’operazione va eseguita al mattino presto, quando gli insetti sono ancora intorpiditi dal fresco notturno.
Basta farli cadere scuotendo i rami in un contenitore pieno di acqua e sapone liquido. Per proteggere la vegetazione si possono applicare anche trattamenti repellenti.
L’uso di olio di neem o azadiractina rappresenta una soluzione naturale consentita in agricoltura biologica. Il suo odore e sapore allontanano efficacemente gli adulti dalle foglie.
Un’ottima barriera fisica per i piccoli frutteti è rappresentata dalle reti anti-insetto a maglia fitta. Installate tempestivamente, avvolgono la chioma impedendo fisicamente l’accesso al parassita.
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