È ora di rinvasare l’osmanto

Se da più di tre anni, il vostro osmanto non ha subito rinvasi né sono state fatte aggiunte di terriccio, è giunta l’ora di farlo. È necessario per dare più spazio a una bella pianta sempreverde e profumatissima anche al freddo.

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 30/11/2017 Aggiornato il 30/11/2017
È ora di rinvasare l’osmanto

Gli osmanti sono grandi arbusti da vaso, sempreverdi e resistenti alle malattie, con margine fogliare spinoso, che adesso (e fino a dicembre) ci fanno un dono inaspettato: dispiegano candidi e profumatissimi fiori anche sui balconi meno soleggiati. Se ancora non l’avete, è il momento di comprarne uno per arricchire il balcone. Se fa già parte delle vostre piante ma è un po’ trascurato, adesso è il momento di rinvasare l’osmanto.

Le specie

Gli osmanti autunnali, quelli che trovate adesso nei garden e nei vivai, sono Osmanthus armatus, Osmanthus fragrans e Osmanthus heterophyllus; dall’incrocio delle ultime due specie è nato Osmanthus x fortunei, anch’esso profumato, sempreverde e in fiore in questo periodo come gli altri
O. armatus raggiunge un’altezza di circa 4 metri, ha foglie lunghe 15 centimetri, di colore verde scuro, profondamente dentate e provviste di spine come le altre due specie.
O. x fortunei non supera l’altezza di 3 metri, ha foglie un poco più arrotondate del precedente.
O. fragrans, chiamato spesso Olea fragrans, è il gigante del gruppo, potendo superare anche i 5 metri di altezza. La sua varietà O. f. aurantiacus ha i piccoli fiori profumatissimi di colore giallo.
O. heterophyllus, dal portamento più arrotondato rispetto agli altri, si innalza fino a sfiorare i 5 metri, ha foglie lunghe 6 centimetri, spesso senza spine sulle foglie mature.
Spesso gli osmanti vengono confusi con l’agrifoglio ma, rispetto a questo, sono meno spinosi, emanano un soave profumo di gelsomino e producono bacche ovoidali bluastre anziché tonde e rosse.

Come si fa a rinvasare l’osmanto

 

1. Estraete la pianta dal contenitore in cui si trova.

1. Estraete la pianta dal contenitore in cui si trova.

2. Se le radici sono troppo compatte, tagliate quelle più esterne ed eliminatele, per liberare il “cuore” del pane di terra.

2. Se le radici sono troppo compatte, tagliate quelle più esterne ed eliminatele, per liberare il “cuore” del pane di terra.

3. Al momento del trapianto, scegliete un vaso con un diametro più grande di almeno 4 centimetri rispetto al precedente.

3. Al momento del trapianto, scegliete un vaso con un diametro più grande di almeno 4 centimetri rispetto al precedente.

4. Sul fondo del nuovo contenitore disponete i granuli di argilla espansa e, sopra, una carta filtro, come potrebbe essere quella del caffè all’americana, per ridurre la quantità di particelle di terreno che si interpongono tra i granula di argilla.

4. Sul fondo del nuovo contenitore disponete i granuli di argilla espansa e, sopra, una carta filtro, come potrebbe essere quella del caffè all’americana, per ridurre la quantità di particelle di terreno che si interpongono tra i granula di argilla.

5. Poi mettete uno strato di terra, posizionate la pianta al centro e riempite tutto il vaso fino a 2-3 centimetri dal bordo.

5. Poi mettete uno strato di terra, posizionate la pianta al centro e riempite tutto il vaso fino a 2-3 centimetri dal bordo.

6. Compattate bene il terriccio tutt’attorno alle radici per evitare che rimangano sacche d’aria.

6. Compattate bene il terriccio tutt’attorno alle radici per evitare che rimangano sacche d’aria.

Temono il gelo

Per sapere come coltivare bene gli osmanti, dobbiamo conoscerne l’origine: sono spontanei in Oriente (Cina occidentale, Himalaya, Taiwan, Giappone) dove prediligono le zone boscate e le posizioni di mezza ombra. Il luogo originario ci suggerisce che sono abbastanza rustici, ma non troppo, quindi non sono da impiegare nelle regioni alpine o dove il gelo è intenso e prolungato. Il meno rustico è O. fragrans ma vive benissimo anche nel Nord Italia se appoggiato a un muro che lo protegga dai venti freddi e secchi.

Poche esigenze

Amano un terreno di medio impasto, un luogo di mezz’ombra luminosa e rifuggono i venti. Richiedono un’irrigazione abbondante da maggio ad agosto e via via sempre più ridotta man mano che ci si avvicina all’autunno e all’inverno, per poi riprenderla con maggiori volumi dal mese di marzo. Si giovano di una concimazione organica a fine febbraio-inizio marzo, in corrispondenza dell’eventuale potatura, e di un prodotto ad alto tenore di potassio da distribuire mensilmente fino a settembre.

La potatura

Le tre specie e la varietà sopportano tutte molto bene la potatura se si vuole ridurne un po’ il volume, ma di solito non è necessaria e nella coltura ordinaria è volta al semplice accorciamento dei getti più sporgenti e disordinati. Va effettuata alla fine della fioritura o, meglio, a fine inverno-inizio primavera.

 

 

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