Il controllo delle talee

Le talee preparate lo scorso anno, adesso sono ancora collocate in luogo protetto e molte tra poco potranno essere messe a dimora nella posizione definitiva. Per aiutarle nella fase di risveglio vegetativo, adesso devono essere controllate, nutrite e bagnate. Con molta cura.

Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 28/02/2018 Aggiornato il 17/08/2018
Il controllo delle talee

Tra la primavera, l’estate e l’autunno dello scorso anno abbiamo preparato diverse talee. Adesso è il momento del controllo delle talee. Attualmente troveremo alcune talee attecchite, che sembrano crescere senza difficoltà, altre secche, altre ancora che sembrano marce e non sappiamo se tenerle o buttarle… Come dobbiamo comportarci in questa fase delicata dell’anno, con le talee ancora in zona protetta, quasi pronte per essere considerate piante autonome? Per valutare come curale, dobbiamo considerare quale tipo di talea di stelo hanno le talee che abbiamo realizzato: ogni tipo di legno, infatti, richiede cure specifiche. Scopriamo quali.

Talea di legno verde

Detta anche di legno tenero, è stata prelevata dalla parte più immatura di uno stelo, ovvero quella apicale (o terminale o di punta): è la più difficile da mantenere in vita in quanto si disidrata molto facilmente; tuttavia è quella che più di altre è in grado di produrre molte radici in breve tempo.

Questo tipo di talea deve essere stata prelevata dalla pianta madre lo scorso anno, tra maggio e fine giugno. Se tutto è andato per il meglio, entro l’autunno avreste dovuto toglierle dai contenitori di radicazione per porle in singoli vasetti dove hanno ampliato lo sviluppo radicale.

Saranno pronte per la messa a dimora definitiva in piena terra o in contenitori più capienti tra giugno e luglio di quest’anno.

Le cure necessarie

Da adesso fino alla messa a dimora in piena terra (o in contenitore definitivo), a un controllo delle talee ancora vive, l’apparato radicale, generalmente già ben formato a quest’epoca, è rafforzato e la pianta emette adeguato numero di germogli e foglie.

Esigono alcune cure:

  • controllo delle  talee radicate, eliminazione di quelle rovinate dal freddo o non attecchite;
  • leggera irrigazione nel caso di substrato secco, al fine di evitare disidratazione dei tessuti verdi;
  • moderata fertilizzazione, con prodotti liquidi ricchi in azoto, per stimolare la ripresa vegetativa.  

Per quali piante

Le piante che si prestano a questo tipo di talea sono gli arbusti a fioritura primaverile o estiva, quali filadelfo (Philadelphus), ceanoto (Ceanothus), forsizia (Forsythia), deuzia (Deutzia), weigela (Weigela), abelia (Abelia), lantana (Lantana), dafne (Daphne), ginestra (Genista). Tra le erbe aromatiche lavanda (Lavandula) e rosmarino (Rosmarinus) oltre ad alcune conifere come cipresso (Cupressus); tasso (Taxus); tuia (Thuja); ginepro (Juniperus).

Talea di legno semimaturo

Detta talea “agostana”, è quella prelevata da getti primaverili induriti e messa a radicare tra luglio a fine settembre. Può sopravvivere in condizioni ambientali più rustiche rispetto a quelle richieste dalle talee di stelo perché il legno è più grosso e duro, quindi dotato di maggiori sostanze di riserva: radica bene, ad esempio, anche con poca luce (condizione deleteria per le talee di legno tenero) e ha minori esigenze termiche. Il controllo delle talee di questo tipo ci fa capire che richiedono più tempo per radicare bene rispetto a quelle di legno verde: possono essere tolte dai contenitori di radicazione a distanza di un anno dalla loro preparazione e saranno pronte come piante autonome ben strutturate indicativamente nel corso della seconda primavera, ovvero a quasi due anni dal momento del taleaggio.

Le cure necessarie

Adesso occorre favorire il pieno completamento della radicazione, quindi le talee hanno bisogno di:

  • irrigazione del substrato, che generalmente deve essere effettuata con meno acqua e più raramente rispetto a quanto necessario per le talee di legno verde, visto che le talee di legno semimaturo sono meno soggette alla disidratazione dei tessuti;
  • trattamento fungicida per evitare l’insorgenza di marciumi radicali e fogliari, più frequenti in questo tipo di talee, vista la loro lunga persistenza negli ambienti di radicazione;
  • leggera fertilizzazione con prodotti contenenti fosforo (stimola la radicazione) e azoto (favorisce l’emissione rapida di nuove foglie).

Per quali piante

Le piante che si prestano a questo tipo di talea sono alcuni arbusti spoglianti e da fiore (moltiplicabili anche mediante tale di legno verde), quali filadelfo (Philadelphus), deuzia (Deutzia), weigela (Weigela), forsizia (Forsythia) e altri quali cornus (Cornus), susini da fiore (Prunus), lillà (Syringa). Tra gli arbusti sempreverdi da fiore: oleandro (Nerium), azalea e rododendro (Rhodendron), vinburno (Viburnum), callistemon (Callistemon), camelia (Camellia), grevillea (Grevillea), maonia (Mahonia), skimmia (Skimmia), pieris (Pieris). Arbusti sempreverdi: aucuba (Aucuba), berberis (Berberis), bosso (Buxus), agrifoglio (Ilex), fotinia (Photinia), pittosporo (Pittosporum), eleagno (Elaeagnus).

Talea di legno maturo

Detta anche di legno duro, ha lo spessore di una matita e si preleva da steli robusti e maturi di un anno (emessi quindi in epoca primaverile) emessi da piante madri sottoposte a potatura un anno prima. L’epoca in cui tagliarla è tra metà-fine autunno e inizi inverno da piante prevalentemente spoglianti. Il controllo delle talee di legno quasi duro, al momento ci fa riscontrare che alcune possono avere ancora le foglie (se prelevate a inizio autunno). Inoltre richiedono un controllo ambientale non particolarmente accurato, potendo anche, alcune di esse, radicare in piena terra. Si sradicano indicativamente dopo un anno, per essere poste singolarmente in contenitori nei quali irrobustirsi in vista della collocazione definitiva dopo un altro anno.

Le cure necessarie

Per queste talee occorre favorire il completamento della radicazione e il rafforzamento della parte vegetativa. Se, quindi, sono ancora nel luogo di radicazione, le cure sono scarse: basta che l’ambiente non subisca l’effetto del gelo e possa garantire temperature minime di poco superiori allo zero. Al termine del periodo invernale le talee eventualmente deperite vanno eliminate, mentre quelle sane vanno sottoposte a un trattamento fungicida. Per questo tipo di talee non è richiesta concimazione del substrato. In primavera si riprende a nebulizzare e in certi casi anche a distribuire acqua direttamente al substrato. Se invece adesso si trovano nei contenitori per irrobustirsi (cioè sono già al secondo anno di vita), allora è sufficiente garantire una moderata idratazione del substrato a quelle sempreverdi ed effettuare una leggera fertilizzazione con prodotto liquido ben dotato in azoto.

Per quali piante

Le piante che si prestano sono specie arboree spoglianti, quali pioppo (Populus), susini da fiore (Prunus) da fiore, salice (Salix), biancospino (Spiraea). Arbusti spoglianti e da fiore come tamarice (Tamarix), deuzia (Deutzia), forsizia (Forsythia), kerria (Kerria), alcune varietà di rose, sambuco (Sambucus), viburno (Viburnum), buddleia (Buddleja). Tra le specie sempreverdi: bosso (Buxus), aucuba (Aucuba), ligustro (Ligustrum), eleagno (Elaeagnus), magnolia (Magnolia grandiflora), lauroceraso (Prunus laurocerasus), choisia (Choysia), piracanto (Pyracantha).

 

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