Prato: le cure di fine inverno

A febbraio il prato è ancora in riposo vegetativo. Le cure sono limitate ma necessarie, soprattutto se non piove oppure se si manifestano problemi fungini. Ecco quali sono i lavori necessari per avere un tappeto erboso pronto e rigoglioso ai primi caldi.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 19/02/2015 Aggiornato il 19/02/2015
prato fine inverno

In febbraio il prato si trova, perlomeno nelle regioni settentrionali, ancora in riposo vegetativo. In questa fase di stasi, che si protrae sino alla prima metà di marzo, è necessario intervenire per risolvere problemi di alterazione strutturale della superficie inerbita, sottoposta a eventi climatici intensi (nevicate, gelate) e per rafforzare lo stato di salute del tappeto erboso, per metterlo nelle migliori condizioni per potersi sviluppare regolarmente a partire dagli inizi di primavera. La regola fondamentale però è quella di rispettare l’erba del prato e di eseguire solo quei lavori veramente necessari. Massima attenzione deve essere rivolta particolarmente ai tappeti erbosi giovani (1-2 anni) e ancor più a quelli seminati nel corso dell’autunno precedente. Ecco quali sono le operazioni necessarie.

Non calpestare il prato se è bagnato

Bisogna evitare di calpestare il prato se la temperatura scende al di sotto dello zero e l’erba è gelata, oppure in caso di brinate (causate dalla condensazione di vapore acqueo sulla superficie delle piante, con temperatura sotto zero) o quando il prato è coperto dalla neve. In tutti questi casi il calpestio nuoce sia alle foglie, sia alle radici, che possono subire rotture cellulari (definite “compressioni” o “stiramenti”) anche gravi e spesso non più rimediabili. Nei casi di ripetuto e pesante calpestio si può avere la morte dei cespi e perdite definitive di ampie porzioni di prato. Il danno non risulta subito evidente: le alterazioni del tappeto erboso appaiono all’inizio della primavera, in concomitanza con la ripresa di crescita, sotto forma di aree decolorate o ingiallite.

Controllare i funghi

Alcune malattie fungine si possono sviluppare anche durante la fase invernale di riposo, quando le temperature massime dell’aria sono prossime ai 10-12 °C e il terreno è umido (condizioni ideali: giornata di sole, non troppo fredda, successiva a giornate di pioggia; oppure alternanza di nevicate e scioglimento della neve per insolazione). La più grave malattia fungina è definita come “marciume rosa invernale” ed è causata dal fungo Microdochium nivale. Si manifesta con chiazze circolari (diametro iniziale 6-8 cm) di colore rosa intenso, con frequente presenza di muffa simile a cotone, localizzate prevalentemente nelle zone più in ombra e umide del prato. Successivamente, se non trattate con fungicidi, le macchie si allargano (sino a un diametro massimo di 20-25 cm) e diventano bruno-grigiastre.

Difesa: il prato va trattato con prodotti specifici e registrati per tappeto erboso (principio attivo: Procloraz) da effettuare nei settori che in passato hanno manifestato tale patologia e, a livello curativo, alla prima comparsa dei sintomi. Distribuire il prodotto su erba possibilmente asciutta, con adeguata attrezzatura che lo diffonda uniformemente. Ripetere dopo 10-15 giorni. In ogni caso, la malattia tende a regredire all’arrivo dei primi caldi primaverili.

Rullare solo se è asciutto

La rullatura è utile in presenza di porzioni di prato sollevate per l’azione alternata di gelo e disgelo perché serve per riaccostare tra loro le zolle e rendere ben aderente il cotico erboso al terreno sottostante. Va eseguita solamente verso fine inverno, quando le temperature si stanno ormai stabilmente alzando (temperature minime non inferiori ai 5-7°C). Va utilizzato un rullo leggero e liscio, durante le ore centrali della giornata, quando l’erba non è bagnata. Se il terreno è bagnato o molle non si deve rullare: il danno è paragonabile a quello del calpestio su terreno gelato.

Distribuire sabbia protegge dalle gelate

Sulla superficie di suoli inerbiti poco drenanti, è utile apportare sabbia di fiume (sabbia silicea), ben asciutta, anche in modeste quantità e sempre in strato sottile: oltre ad alleggerire il terreno, la sabbia protegge i prati giovani dall’azione di eventuali ritorni di freddo o gelo di fine inverno. Distribuire la sabbia durante le ore centrali della giornata e in presenza di terreno non bagnato, stendendola delicatamente e uniformemente (l’erba deve risultare visibile e non completamente coperta dai piccoli cumuli di sabbia) con badile o macchine apposite, evitando di rastrellare, per non danneggiare i colletti dei cespi ancora in fase di riposo.

Irrigazione: con molta parsimonia

Le richieste idriche di un tappeto erboso a fine inverno sono assai scarse e adeguatamente soddisfatte dalle precipitazioni. Nel caso di inverni freddi e secchi, si possono tuttavia manifestare, generalmente a partire da fine febbraio, sintomi di disseccamento per stress idrico. L’eventuale e necessario apporto di acqua deve tenere conto delle temperature: si può riprendere a bagnare il prato solamente quando è ormai scongiurato il rischio di gelate e comunque, sino a quando l’erba non manifesta i primi evidenti segni di risveglio (rinverdimento fogliare, allungamento delle lamine) è sconsigliabile qualsiasi irrigazione.

Non arieggiare

Durante la fase di riposo è dannoso intervenire con pratiche meccaniche che comportino l’incisione, il taglio o la bucatura del terreno: si avrebbe un effetto simile a quello conseguente al calpestio, ovvero rottura degli apparati radicali e dei colletti; possibilità di estensione delle gelate nei primi centimetri di suolo; perdita anche irreversibile di parte del prato. Iniziare ad effettuare tali operazioni di rigenerazione e di arieggiamento (che servono anche ad eliminare il feltro e il muschio), quando il tappeto erboso ha avviato la fase di risveglio e sono scongiurate gelate tardive (inizi-metà marzo al Nord, 2-3 settimane prima al Centro-Sud).

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