Neve: proteggere le piante in pericolo

La neve crea un’atmosfera magica ma può causare danni e problemi. Ecco come toglierla dalle nostre piante senza rovinarla e come spalarla senza troppa fatica.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 10/01/2016 Aggiornato il 10/01/2016
giardino con alberi innevato

La temperatura alla quale di norma nevica nelle nostre regioni è intorno allo zero: la prima neve a contatto con il terreno si scioglie inumidendolo e raffreddandolo, fino a quando non si raggiunge un equilibrio termico e inizia ad accumularsi. I fiocchi si stratificano formando una struttura soffice, piena d’aria, che pur compattandosi progressivamente sotto il proprio peso, resta porosa come un isolante.

Il manto nevoso difende il terreno e quanto ricopre dagli eventuali abbassamenti di temperatura, sotto lo zero, che potranno seguire quando il cielo diventa sereno.

Le piante perenni, sia sempreverdi, spoglianti e quelle che sopravvivono grazie a organi che restano nel terreno, resistono facilmente grazie all’accumulo di nutrienti nei liquidi intracellulari che abbassano il punto di congelamento.

Per questo la neve non deve essere rimossa dal prato e, se possibile, non calpestata.

Due tipologie di neve

Non tutte le nevi sono uguali perché il loro peso varia moltissimo: dipende dalle dimensioni dei fiocchi e dal grado di umidità.

  • Ci sono nevi leggere, dette “spolverine”, asciutte, che faticano a compattarsi e sono leggere, inadatte per fare palle da lanciare o igloo. I rami possono piegarsi sotto la cappa nevosa ma basta un piccolo innalzamento delle temperature, come l’arrivo del sole il mattino, per innescare un fenomeno di “scaricamento” dei rami, piuttosto evidente nelle conifere che riprendono il loro portamento originario. Le riconosciamo perché faticano a formare sui rami i classici accumuli e in poco tempo si depositano centimetro su centimetro.
  • Ci sono nevi pesanti e umide, che si stratificano comprimendosi, a fiocchi grandi, che faticano a crescere di spessore ma formano sui rami manicotti pesanti e si staccano con difficoltà dalle foglie. La peggiore è la neve già depositata sulla quale cade la pioggia. La neve diventa una sorta di spugna che cattura l’acqua e prima di scaricarla dal fondo si imbibisce aumentando incredibilmente di peso. Questa è quella che con maggiore facilità provoca danni e rotture, anche molto importanti, prima che le piante possano scaricarsi.

Alberi e arbusti più esposti ai danni

Le piante che potremmo definire come “predisposte” ai danni da neve sono sostanzialmente di quattro categorie: le piante mal potate, le piccole conifere da giardino, quelle con rampicanti sviluppatisi sui suoi rami, quelle con strutture tipiche di altri climi dove le precipitazioni nevose non sono che eventi del tutto eccezionale tanto che questo evento non ha esercitato nel tempo nessuna “pressione selettiva” sulla popolazione.

  1. Gli alberi mal potati presentano strutture alterate, spesso con lo sviluppo di rami deboli o fuori forma, ma soprattutto sono andati incontro ad un depauperamento delle proprie strutture e delle proprie riserve così da rivelarsi più deboli alle sollecitazioni come si trattasse di alberi senescenti. Anche gli alberi particolarmente ramosi, mai diradati, possono creare una trama su cui la neve si appoggia formando un blocco unico fino alla rottura di branche in genere secondarie. I sorbi sono un esempio classico.
  2. I rampicanti, dall’edera all’infestante vitalba, possono formare una rete che trattiene la neve. Il carico aumenta tanto che le rotture, anche di branche grosse, sono sempre in agguato.
  3. Gli alberi tipici di regioni dove la neve non rappresenta la norma hanno spesso una struttura a palchi, oltre ad una maggiore sensibilità al freddo, che li rende maggiormente esposti.
  4. Le piccole conifere da giardino presentano spesso forme arrotondate che si prestano a raccogliere sulla sommità una gran quantità di neve. Il peso quando diventa eccessivo porta alla rottura dei punti di innesto sul tronco o sulle branche principali ascendenti causando “l’apertura” della pianta. Il recupero non sempre è possibile, è lungo e dall’esito incerto.

Toglierla dalla vegetazione non è così facile

Eliminare la neve accumulata sugli alberi non è un’operazione semplice e potrebbe fare danni. Sottoposti all’azione del freddo invernale, penetrato in profondità, le strutture delle piante, dal tronco ai rami, sono più fragili e predisposte a rotture improvvise.

 

utilizzare canna bambù per togliere neve dagli alberi

Non agite con forza sul tronco principale. Per le piante alte dotatevi di una pertica sottile, una canna di bambù è perfetta, facile da indirizzare per agire con delicatezza e precisione, e fasciatene l’estremità con uno straccio, un pezzo di gomma o di spugna così da poter appoggiarla alla corteccia senza danneggiarla. Iniziate dai rami esterni, quelli più sottili, e spostatevi progressivamente su branche più grosse.

Non percuotete direttamente la neve dai rami, ma appoggiate la pertica sotto questi e iniziate a muoverli delicatamente

Non percuotete direttamente i rami, ma appoggiate la pertica sotto questi e iniziate a muoverli delicatamente in modo che si scarichino come se fossero mossi dal vento.
È un lavoro lungo nel quale non bisogna avere fretta e che si esegue sempre partendo dai rami più bassi. Scuotendo quelli più alti può succedere che la neve cada su quelli sottostanti provocandone la rottura.

Per le piante sepolte nella neve non esercitate una trazione dei rami agendo alla base ma agire direttamente alla base dei rami che partono dal tronco.

Per le piante sepolte nella neve non esercitate una trazione dei rami agendo alla base perché è possibile romperne la parte apicale. Questa deve essere considerata come un punto di rottura ad alta probabilità se è stata intrappolata nella prima neve, magari bagnata o ghiacciata, perché più giovane, più sottile, meno ricca di elementi meccanici. Meglio agire direttamente alla base dei rami che partono dal tronco.

Eliminare la neve dai vialetti con gli attrezzi meccanici

Prima che dalle piante, la neve in giardino deve essere tolta dai vialetti. Qui più che spalare, cioè alzata di peso, deve essere spostata.

La pala da neve

Questo attrezzo deve essere sempre presente in una casa. Le caratteristiche sono diverse perché dipendono dall’uso.

Quella che sposta: è la pala più comune. In genere deve essere larga per poter spingere, spostandola, quanta più neve possibile, e leggera per ridurre lo sforzo. Deve avere un manico lungo e di un profilo convesso così che si possa agire quasi si trattasse di spingere una slitta.

Per sollevare: se la necessità è di sollevare il manto nevoso per aprire una traccia, in caso di forti precipitazioni, o per aprire un camminamento di accesso ad una zona del cortile o del giardino, la pala dovrà essere sagomata in modo diverso. Deve essere più stretta, con i bordi rialzati e dotata di una maggiore robustezza perché la neve bagnata o compressa diventa pesante e il materiale plastico può snervarsi. Deve avere uno sviluppo lineare per essere utilizzata “come coltello” per tagliare le zolle di neve e muoverle con maggiore facilità. Queste pale hanno un manico più corto perché i movimenti dovranno essere raccolti, mai troppo distanti dal corpo, per ridurre gli sforzi e per non sollecitare troppo muscoli e tendini.

Interessante per spostare la neve su lunghe distanze è una pala dotata di ruota che consente di minimizzare lo sforzo. Le pale da neve possono avere un profilo in metallo sul fronte così da tagliare meglio la neve. Se però vengono usate per rompere il ghiaccio, le pale rigide che non si deformano possono provocare micro-fessurazioni nelle pavimentazioni sottostanti.

Le turbine

Sono mezzi potenti con un motore che garantisce di avanzare a fronte di un manto nevoso importante. La turbina raccoglie la neve con un sistema a spirale e poi la getta in una direzione che possiamo scegliere, di fronte o sui lati, così da farla cadere fuori dall’area di interesse. La cascata di neve che le turbine “sparano” è da paragonare, per la forza d’urto che esercita, a un forte getto d’acqua. Il consiglio è quello di dirigerlo in modo che descriva una parabola abbastanza accentuata così che la neve, pressata dal passaggio nel sistema di raccolta e di lancio, possa, per quanto possibile, sgranarsi. Prestate sempre attenzione che il getto di neve non abbia sdraiato le piante così che risultino sepolte. Fate attenzione anche a dove passate la turbina. Questa non distingue fra neve e arbusti e ha una potenza sufficiente per tritare rami del diametro di 2-3 cm senza che l’operatore avverta un’ anomalia. Può capitare con le siepi basse ascendenti e i rami che ricadono verso il basso.

Attenti al sale, dannoso per il terreno

Il sale, il normale cloruro di sodio, è ancora il più diffuso mezzo per contrastare la formazione di ghiaccio lungo rampe e vialetti, e favorirne nelle ore più calde il suo scioglimento. Lungo le nostre strade, da sempre si spargono in previsioni di forti gelate, o su un fondo di neve battuta, sale e ghiaino per migliorarne la sicurezza. Il sale però non resta nell’alveo stradale ma una volta sciolto, raggiunge e supera il bordo strada. Il sale è da sempre considerato un potente diserbante (lo usarono anche i romani sul suolo di Cartagine) e, penetrando nel terreno, altera la capacità di assorbimento delle piante, inattiva o uccide buona parte della microflora del terreno, raggiunge le falde e quindi ritorna in circolo diffondendosi capillarmente sul territorio. Chi possiede un giardino spesso non è a conoscenza di questi problemi e ne fa sui vialetti largo utilizzo. Esistono oggi in commercio prodotti capaci di sciogliere ghiaccio e neve a base di sali d’urea, quindi di azoto solubile che hanno anche una valenza fertilizzante. Costano più del normale sale ma per il vostro prato e per le siepi che fiancheggiano i vialetti la scelta è assolutamente la scelta migliore. Il vecchio cloruro di sodio è consigliato per chi deve trattare rampe o superfici che non interessano il verde, e per chi vuole limitare la spesa. Acquistato presso i consorzi agrari, in grandi confezioni (da 25 kg di peso) il sale o salgemma ad uso zootecnico o alimentare costa dai 20 ai 40 centesimi al kg. Però non ha nessuna scadenza.

A nostra protezione

Spalare la neve è un lavoro faticoso che mette in moto fasci muscolari poco utilizzati da chi conduce una vita sedentaria.

Il consiglio è di non esagerare, procedendo a piccoli turni, riposandosi spesso. Non copritevi troppo perché a causa dello sforzo potreste presto trovarvi completamente zuppi di sudore. Utilizzate abbigliamento tecnico traspirante.

Quando la neve è alta utilizzate stivali, anche quelli di gomma da giardinaggio, avendo l’avvertenza che sulle superfici lisce come il granito ceramico da esterno non danno sufficiente aderenza.

Non dimenticate i guanti e un poco di allungamenti a fine sessione di lavoro.

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