Neve e freddo: perché servono alle piante

Con neve e freddo, il bosco e il giardino sembrano scivolati nel sonno. Si tratta di un'importante fase di riposo che aiuta a combattere i parassiti dannosi e a stimolare la ripresa vegetativa, quando arriverà la primavera.
Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 23/01/2020 Aggiornato il 23/01/2020
Neve e freddo: perché servono alle piante

Il bosco sotto la neve riposa, è un tempo di quiete dopo l’affannoso lavorio che a primavera ha fatto riaprire le gemme, spiegare foglie, crescere rami, colorarsi di fiori, prima, e caricarsi di frutti, poi. A metà inverno, la neve abbassa le temperature ma allo stesso tempo protegge dal freddo e impedisce al gelo di entrare a fondo nel terreno. ­­­È un viaggio affascinante scoprire da vicino i benefici delle nevicate invernali che preparano il risveglio.

Un meccanismo di difesa ben collaudato

Pochi sono gli alberi di un bosco che muoiono a causa del freddo, anche in inverni eccezionali. Vuoi perché si tratta di specie autoctone adattate a vivere in un determinato clima, vuoi perché il bosco è un ambiente naturale che si rinnova nel tempo, ma ha meccanismi di difesa propri.

Le foglie cadute al suolo in autunno si decompongono solo nell’anno successivo e, nel frattempo, formano un soffice tappeto paragonabile a una vera e propria pacciamatura, efficace come e più di quelle messe in opera da un esperto giardiniere. Costituiscono un tappeto continuo ai piedi delle piante riparando il terreno dall’acqua battente con effetto dilavante, ma lasciando filtrare la pioggia lentamente. Asciugandosi si scollano una dall’altra riformando una sorta di camera d’aria che protegge il terreno dal freddo proprio come un tessuto non tessuto o come il mantello di un animale.

Su questa prima protezione si deposita la neve. La nostra percezione del clima è legata alla temperatura dell’aria, ma questa è soggetta a fluttuazioni nella stessa giornata molto forti. Il terreno, all’opposto, procede in modo più lineare con fluttuazioni minime, se si escludono i centimetri più superficiali, e si raffredda in modo lento e progressivo, così come altrettanto lentamente si scalda.

Una gelata improvvisa danneggia gli organi epigei (fuori del terreno), ma non quelli ipogei (protetti dal terreno).

La neve depositandosi forma una struttura che potremmo definire “alveolata”, ricca d’aria e in grado di funzionare come un isolante naturale. Protegge il terreno e il piede delle piante dal gelo che non riesce a penetrare all’interno della neve ma solo a formare una dura crosta superficiale.

È proprio quando una spessa coltre di neve si deposita per tempo e resta a lungo, che l’inverno può assolvere nel migliore dei modi il compito assegnatogli dalla natura.

Anche i teneri semi resitono

Anche i semi non temono il gelo. Grazie alla loro concentrazione in sostanze nutritive, allo scarso contenuto in acqua e alla protezione della pacciamatura delle foglie e di altri residui vegetali che cadono al suolo, possono superare bene l’inverno. La loro vitalità, al contrario, è messa a repentaglio da caldo e aria secca piuttosto che dal freddo.

Perché il bosco ama l’inverno

1- Per accumulare sostanze di riserva

In autunno, con l’arrivo dei primi freddi, le piante lentamente aumentano sempre più la densità del proprio succo cellulare, prelevandolo anche dalle foglie prima che queste cadano. Così accumulano negli organi svernanti, prima dell’inverno la massima quantità di sostanze di riserva per poter resistere alle temperature più basse, anche molto al di sotto dello zero termico.

2 – È utile per regolare “la sveglia”

Con il termine “fabbisogno in freddo” si misurano le ore di freddo perché una determinata pianta possa tornare a vegetare e, in termini più semplici, riconosca la primavera. Il fabbisogno di freddo è differente per ogni pianta e determina la ripresa vegetativa più o meno precoce. Le specie meno resistenti al gelo avranno un fabbisogno più elevato perché, riprendendo l’attività in modo ritardato, corrono un minor rischio di incappare in gelate tardive, capaci di falcidiare le nuove gemme o uccidere, in casi estremi, l’intera pianta.

Il freddo svolge una funzione di modulatore chimico consentendo ai meccanismi ormonali di riattivarsi quando è il momento appropriato e non troppo presto o con grande ritardo.

3- Lotta ai parassiti

Insetti e parassiti in inverno entrano in una fase di riposo per superare la stagione fredda. Si rifugiano sotto terra, negli anfratti, nei vecchi tronchi, sotto mucchi di foglie. Per molti il freddo significa la morte di tutti gli individui adulti e la distruzione di parte delle uova e delle larve alle quali è affidata la sopravvivenza della specie e l’avvio di un nuovo ciclo. A inverni molto freddi seguono in genere anni con presenza contenuta di insetti e parassiti. Niente pericolo per gli utili lombrichi: con l’abbassarsi delle temperature a livello del terreno, questi si sono spostati a profondità maggiori dove le temperature sono più elevate e stabili.

4- Aiuta la concimazione naturale

Si dice sempre che, per le nostre piante coltivate, concimare soltanto in primavera è un errore anche se si impiegano fertilizzanti a lento rilascio. Perché i prodotti chimici ad azione più breve non sostengono le piante nella seconda parte dell’estate quando riprendono a vegetare e iniziano ad accumulare sostanze nutritive di riserva necessarie sia per superare l’inverno.

Nel bosco, invece, il naturale ciclo di degradazione della sostanza organica in humus partendo dalle foglie e dagli altri detriti vegetali che restano al suolo per diversi mesi, creano un terreno naturalmente fertile che mette a disposizione degli apparati radicali un flusso regolato e costante di principi nutritivi durante tutta la stagione vegetativa.

Quando la neve diventa pericolosa

La neve diventa un pericolo quando è pesante, intrisa d’acqua, o quando si inzuppa di pioggia fungendo da spugna. Oppure, ancora, quando si sedimenta perché il gelo ha formato una crosta che mantiene la neve ferma sugli alberi e forma una base di appoggio per le precipitazioni successive. Il peso aumenta fino a poter provocare rotture di rami e branche importanti. Il rischio diventa elevatissimo quando le grosse nevicate si verificano fuori stagione quando vi è ancora la presenza di foglie sui rami. In primavera, proprio perché la vegetazione è più tenera e plastica, le rotture possono essere molto numerose.

E al disgelo, che cosa succede?

A primavera la pianta, grazie ai suoi recettori, entra in vegetazione quando il terreno è ancora freddo e gli apparati radicali sono in fase di dormienza. Solo mobilizzando le proprie riserve interne la pianta può “anticipare” i tempi e sfruttare al massimo la breve stagione favorevole. Sciogliendosi gradualmente la neve bagna il terreno lentamente senza provocare erosione da ruscellamento, alimenta le falde e forma un’importante riserva alla quale potranno attingere le radici.

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