Mettere a dimora le rose a radice nuda

Francesca Meinardi
A cura di Francesca Meinardi
Pubblicato il 01/12/2018 Aggiornato il 10/12/2018

Le rose a radice nuda si mettono a dimora nel periodo in cui il terreno può ancora essere lavorato, cioè non deve essere eccessivamente duro e freddo, e le piantine sono nel loro periodo di riposo vegetativo: i mesi più propizi vanno da novembre a febbraio.

Mettere a dimora le rose a radice nuda

Le rose a radice nuda sono quelle che si acquistano senza la zolla di terra intorno; quelle il cui l’apparato radicale è stato ripulito e quindi protetto con ausili temporanei, tipo pacciamatura e teli di nylon. Di solito vengono spedite con l’apparato radicale imbustato in sacchetti di plastica riempiti con trucioli di legno o segatura.

Vantaggi e svantaggi

Il vantaggio di acquistare rose a radice nuda consiste nel fatto che lo sviluppo radicale avviene direttamente nel terreno del giardino, in posizione definitiva, senza bisogno di trapiantare. Inoltre queste piante hanno un costo inferiore perché sono più leggere e maneggevoli, facili anche da spedire per corrispondenza. Infine, se il substrato è lavorato con meticolosità, arricchito con concimi organici che agevolino la radicazione e con elementi che favoriscano il drenaggio e l’aerazione dell’apparato radicale, queste piante saranno sicuramente più ricettive delle altre ad attecchire nel nuovo substrato in cui verranno messa a dimora, anche in vaso.

Lo svantaggio maggiore è che le rose a radice nuda possono essere messe a dimora solamente quando entrano in riposo vegetativo e quindi in autunno. Se si attende troppo tempo prima dell’impianto, le radici possono disidratarsi in modo eccessivo, oppure le temperature invernali prendono rapidamente piede rendendo le condizioni di ambientazione delle piante in terra poco agevoli.

Quando impiantarla

Quando la rosa è stata acquistata o recapitata, l’imballo le consentirà di avere circa trenta giorni di autonomia, in modo da poter consentire a chi la coltiva di scegliere il momento con le condizioni climatiche ideali per metterla a dimora. Per la salubrità futura della rosa, è molto importante aspettare una giornata in cui la temperatura sia stabile, non ci deve essere troppo freddo e neanche un eccessivo caldo, e il cielo sia preferibilmente coperto.

La posizione

La migliore per la messa a dimora deve essere ben soleggiata, dove l’irraggiamento diretto arrivi per circa sei ore al giorno, in modo da far prosperare i fiori, sia in numero che in robustezza. Il terreno più idoneo deve avere un pH compreso tra 5,5 e 7, essere insomma leggermente calcareo, di buon impasto, drenante, fresco e profondo.

Meglio di qualità

Se ci si preoccupa che le rose a radice nuda acquistate abbiano un cartellino di vendita in cui sono specificati nome, provenienza e categoria, la possibilità che la coltivazione abbia successo sarà maggiore. Il rischio è che le piante di origine sconosciuta, di basso prezzo magari, non abbiano un’elevata qualità, e il rivenditore non sia disposto a preoccuparsi di sostituire quelle che non attecchiranno. 

COME SI FA

1. Prima della messa a dimora delle rose a radice nuda, si dovrà rimuovere l’imballo intorno alle radici. Dopo averne verificato l’integrità e aver rimosso le parti eventualmente danneggiate, l’apparato radicale deve essere messo a bagno in una fanghiglia composta da acqua, terriccio universale e stallatico maturo: questa miscela dovrà aderire all’apparato radicale per almeno tre o quattro ore, con lo scopo di nutrirlo e distenderlo. Questa operazione si chiama “inzaffardatura”. Nel momento in cui la rosa verrà spostata dal secchio per essere inserita nella buca di impianto, non si scuota via l’inzaffardatura: è bene che essa rimanga aderente alle radici. Chiaramente la lunghezza e l’imponenza dell’apparato radicale andrà commisurato con quella dell’apparato aereo ed eventualmente potato.

1. Prima della messa a dimora delle rose a radice nuda, si dovrà rimuovere l’imballo intorno alle radici. Dopo averne verificato l’integrità e aver rimosso le parti eventualmente danneggiate, l’apparato radicale deve essere messo a bagno in una fanghiglia composta da acqua, terriccio universale e stallatico maturo: questa miscela dovrà aderire all’apparato radicale per almeno tre o quattro ore, con lo scopo di nutrirlo e distenderlo. Questa operazione si chiama “inzaffardatura”. Nel momento in cui la rosa verrà spostata dal secchio per essere inserita nella buca di impianto, non si scuota via l’inzaffardatura: è bene che essa rimanga aderente alle radici. Chiaramente la lunghezza e l’imponenza dell’apparato radicale andrà commisurato con quella dell’apparato aereo ed eventualmente potato.

2. Mentre si effettua il trattamento radicale, si prepari una buca larga e profonda dai 40 ai 50 cm., abbastanza capiente da contenere le radici della rosa completamente distese. Sul fondo, prima di adagiare l’apparato radicale, si depositino due palate di terra sciolta da coltivo e due manciate di cornunghia. Inoltre il terreno tolto dalla buca deve essere mischiato con uguale volume di sostanza organica.

2. Mentre si effettua il trattamento radicale, si prepari una buca larga e profonda dai 40 ai 50 cm., abbastanza capiente da contenere le radici della rosa completamente distese. Sul fondo, prima di adagiare l’apparato radicale, si depositino due palate di terra sciolta da coltivo e due manciate di cornunghia. Inoltre il terreno tolto dalla buca deve essere mischiato con uguale volume di sostanza organica.

3. Le rose a radice nuda vanno posta nella buca in modo che il colletto rimanga leggermente sopra il piano di campagna, mentre le radici vanno coperte con abbondante terra. Occorre quindi comprimere il terreno senza esagerare, così che non si compatti troppo. Si proceda quindi a un’abbondante annaffiatura.

3. Le rose a radice nuda vanno posta nella buca in modo che il colletto rimanga leggermente sopra il piano di campagna, mentre le radici vanno coperte con abbondante terra. Occorre quindi comprimere il terreno senza esagerare, così che non si compatti troppo. Si proceda quindi a un’abbondante annaffiatura.

4. Si aggiunga ancora terra  attorno al colletto creando una montagnola che copra anche parte dei rami. Questa operazione proteggerà sia l’apparato radicale che quello aereo dal freddo pungente durante l’inverno.

4. Si aggiunga ancora terra attorno al colletto creando una montagnola che copra anche parte dei rami. Questa operazione proteggerà sia l’apparato radicale che quello aereo dal freddo pungente durante l’inverno.