Malattie del cipresso: il fungo fitoftora

Da qualche anno i nostri cipressi, anche grandi esemplari, possono essere colpiti da una nuova malattia che arriva a causare la morte delle piante: si tratta dei funghi appartenenti al genere Phytophthora (fitoftora).
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 22/09/2016 Aggiornato il 22/09/2016
Malattie del cipresso: il fungo fitoftora

Se il vostro cipresso presenta parti secche, appassite e decolorate e vedete le radici superficiali arrossate è malato e, molto probabilmente, è stato colpito da una malattia fungina, la fitoftora. Le piante colpite dai funghi appartenenti al genere Phytophthora (fitoftora) sono soprattutto quelle della famiglia delle Cupressaceae: Cupressocyparis leylandii, Thuja occidentalis, Chamaecyparis lawsoniana e, in particolare, Cupressus sempervirens (il cipresso). Tuttavia questo fungo può anche attaccare saltuariamente piante ornamentali arbustive (specie acidofile quali rododendro, azalea, camelia, erica) o arboree (quercia, castagno, ontano).

Appassimenti sospetti

Le piante attaccate dal fungo fitoftora presentano necrosi e disfacimento dei tessuti del colletto e delle radici: si può verificare perché scortecciando il colletto o le radici superficiali più grosse si notano arrossamenti e rammollimenti dei tessuti legnosi.
cipresso colpito da fungo fitoftora
Il sintomo più evidente però è sulla vegetazione, dove si notano aree prima decolorate, poi appassite e da ultimo disseccate completamente: quando appaiono i sintomi sulle chiome, l’infezione delle porzioni radicali è da ritenersi già significativa.
Nei casi di marcata intensità degli attacchi la pianta muore.
I disseccamenti della chioma all’inizio possono fare pensare a un appassimento attribuibile a cause ambientali o manutentive (carenza idrica, difficoltà di radicazione per le piante da poco messe a dimora, mancata concimazione, inquinanti ambientali). Se questi problemi vengono affrontati e la pianta non accenna miglioramenti, occorre rivolgersi a un esperto (agronomo o professionista di un vivaio) che, attraverso opportune analisi di laboratorio, individui il responsabile.

Rimane per anni nel terreno

Se la pianta effettivamente risulta colpita dalla fitoftora, occorre sapere la malattia si propaga facilmente nel terreno tramite le acque della pioggia o di irrigazione. La contaminazione è più facile e rapida in autunno, nel caso di piante in siepe, molto ravvicinate tra loro. Infatti il fungo può sopravvivere per numerosi anni nel terreno, sotto forma di spore, sui residui radicali di piante morte. Può quindi attaccare nuove piante sensibili messe a dimora nei pressi del focolaio precedente, penetrando attraverso lesioni o ferite su radici o colletto. Lo sviluppo delle infezioni è favorito da temperature ottimali attorno ai 18°-20°C e da una umidità elevata attorno al colletto.
Nel caso dei cipressi, piante ben resistenti a una moderata siccità, le infezioni si possono manifestare a seguito di eccessiva irrigazione o di piogge continue, senza rapida percolazione in profondità dell’acqua.

Difesa mirata

Prima di agire occorre riscontrare con certezza la presenza della fitoftora. Quindi occorre effettuare trattamenti curativi su tutto il terreno, precedentemente lavorato, attorno alla base della pianta con il fosetil di alluminio, principio attivo indicato contro tale patogeno. Questa sostanza va sciolta in acqua e distribuita al terreno fine di favorire la percolazione verso le radici. Possono risultare utili, ma non risolutivi, distribuzioni di prodotti a base di rame sulle chiome.
La pianta e il terreno circostante vanno trattati al primo apparire dei sintomi sulla chioma (che generalmente iniziano a manifestarsi verso metà primavera) e poi per almeno 2-3 volte nell’arco di un paio di mesi.
È indispensabile inoltre controllare attentamente l’irrigazione: il cipresso è pianta che tollera una moderata carenza idrica, perlomeno in fase adulta, e pertanto è indispensabile non eccedere con i quantitativi di acqua.
Se il suolo è stato infestato dal fungo è consigliabile valutare attentamente la posa a dimora di specie suscettibili e, in tal caso, effettuare un trattamento preventivo distribuendo il fosetil di alluminio nel terreno.  

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