La zecca dei boschi, parassita pericoloso anche per noi

La zecca dei boschi non attacca solo i cani ma anche le persone che passeggiano sui sentieri erbosi e poco battuti. Per evitare conseguenze, è opportuno seguire alcune norme di profilassi comportamentale. E nel caso si scoprisse una zecca, va eliminata con tutte le precauzioni possibili.

Mara Giombelli
A cura di Mara Giombelli
Pubblicato il 03/05/2019 Aggiornato il 23/05/2019
La zecca dei boschi, parassita pericoloso anche per noi

Una passeggiata nel bosco alla scoperta dei colori e dei profumi di una natura generosa, rappresenta un momento prezioso da vivere soli o in compagnia. Momento che però rischia di essere rovinato da ospiti tanto sgradevoli quanto indesiderati: le zecche. Con la fine del letargo invernale, infatti, questi piccoli artropodi si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare e, da aprile a ottobre, è facile cadere vittima del “morso da zecca”. Il pericolo è presente non solo per i nostri cani, ma anche per le persone. 

Dove si trova

In Italia è molto diffusa la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), capace di attaccare numerose specie animali e anche l’uomo. Presente in tutte le regioni (rare segnalazioni in Sardegna), predilige zone ad altitudini non troppo elevate, caratterizzate dalla presenza di boschi cedui con abbondante sottobosco e terreno ricco di humus in grado di conservare un elevato tenore di umidità ambientale. I rischi maggiori di incontrare il parassita si corrono sui sentieri poco battuti, più frequentati dagli animali selvatici. Poste al suolo (le larve) o su foglie di arbusti e ciuffi d’erba (le ninfe e gli adulti), attendono il passaggio di un ospite al quale attaccarsi.

Attenzione alle femminezecca-femmina

Il ciclo vitale della zecca dei boschi comprende l’uovo, la larva, la ninfa e l’adulto. L’assunzione di cibo condiziona la muta e la riproduzione. Solo le ninfe e le femmine adulte si attaccano sull’uomo. Sono “zecche dure” (così chiamate per la presenza di uno scudo chitinoso che ricopre dorsalmente tutta la superficie del corpo nel maschio e solo la parte anteriore nella femmina), caratterizzate da quattro paia di arti (le larve tre paia), corpo tondeggiante e capo munito di un apparato buccale (rostro) che infiggono nella pelle per succhiare il sangue. Le femmine gravide sono grigio chiaro, lunghe fino a 1 cm, a forma di fagiolo. I maschi misurano solo 2-3 mm, con arti ben distinguibili. Ancora più piccole sono le ninfe (meno di 2 mm) e le larve (meno di 1 mm).

Quali pericoli

La pericolosità per l’uomo è legata principalmente alla capacità della zecca dei boschi di trasmettere microorganismi responsabili di malattie eventualmente assunte da un ospite infetto (agente responsabile della malattia di Lyme e virus della meningoencefalite da zecche-TBE).

E come evitarli

Di seguito sono riportate le misure di profilassi comportamentale indicate dal Ministero della Salute per la prevenzione delle malattie trasmesse dalla zecca dei boschi.

In caso di escursioni in zone ritenute a rischio d’infestazione, è consigliabile:

  • camminare al centro dei sentieri evitando, per quanto possibile, il contatto con la vegetazione;
  • indossare abiti resistenti agli strappi e di colore chiaro, meno attrattivi e sui quali è più facile identificare l’artropode, con maniche e pantaloni lunghi infilati nelle calze, e scarpe alte chiuse alla caviglia;
  • usare i guanti per la raccolta di funghi o bacche;
  • applicare repellenti sulla cute esposta, ad esempio a base di DEET (N,N-dietil-n-toluamide), seguendo le indicazioni del produttore;
  • spruzzare sugli abiti e sullo zaino sostanze ad azione insetticida-acaricida-repellente come la permetrina, sempre seguendo le indicazioni del produttore.

Tornati a casa, dopo aver controllato e spazzolato in luogo aperto i propri indumenti e lo zaino, è utile fare una doccia e procedere a un esame visivo e tattile della cute, soprattutto dove questa è più sottile (gambe, inguine, ombelico, ascelle, collo e testa) e in corrispondenza dell’attaccatura dei capelli.

In caso di attacco

Se per caso in questo controllo si nota un corpuscolo scuro o una piccola crosta attaccato al corpo che non si riesce ad allontanare, occorre procurarsi una lente d’ingrandimento per verificare di che cosa si tratti. Infatti, la zecca dei boschi infissa nella cute va subito estratta, per ridurre le probabilità di trasmissione del patogeno (basse se restano attaccate per meno di 36-48 ore). Prima della rimozione, non applicare sulla zecca sostanze chimiche o calore e non schiacciarla (per evitare che la sofferenza indotta provochi il rigurgito di materiale infetto).

Come si rimuove in modo corretto

zecca-estrarrePer rimuovere la zecca dei boschi bisogna afferrarla saldamente con una pinzetta a punte sottili il più vicino possibile alla superficie della pelle, senza stringere troppo per non rompere il rostro o parte della testa, quindi estrarla tirando dolcemente e cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione. Una parte del rostro può restare nella ferita e deve essere estratta con un ago sterile. Dopo la rimozione, la zecca può essere uccisa bruciandola o immergendola in alcool. Gettarla a terra e schiacciarla è un errore che consente la liberazione delle uova e l’infestazione dell’ambiente (femmina gravida). Durante queste operazioni, proteggere sempre le mani con un paio di guanti. Dopo l’estrazione, lavare la ferita con acqua tiepida e sapone, e poi disinfettarla (non usare disinfettanti che colorano la cute).

Precauzioni necessarie

Sebbene la maggior parte delle punture non abbia nessuna conseguenza, si raccomanda di consultare il proprio medico se:

  • non si riesce a rimuovere il parassita o la testa (non il rostro) è rimasta infissa nella cute;
  • è scaduto il periodo di validità della vaccinazione antitetanica;
  • subito dopo il morso compaiono i sintomi tipici di una reazione allergica o tossica (paralisi ascendente);
  • durante i 30-40 giorni successivi alla rimozione della zecca (periodo di osservazione) si manifestano segni o sintomi d’infezione come febbre, eruzione cutanea in corrispondenza del morso (nella malattia di Lyme il segno iniziale tipico, che compare nella maggior parte dei casi, è rappresentato da un alone rossastro che tende ad allargarsi schiarendo al centro) debolezza, ingrossamento dei linfonodi, dolori articolari.

Durante il periodo di osservazione si sconsiglia l’assunzione di antibiotici perché può mascherare i segni di malattia e complicare la diagnosi. Nel caso in cui, per altri motivi di salute, si rendesse necessario iniziare un trattamento antibiotico, si dovrà prima informare il medico del morso avvenuto.

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