La stabilità dell’albero: come capirlo

Per capire se l'albero del giardino è instabile, bisogna osservare se presenta anomalie improvvise oppure se lentamente peggiora il proprio aspetto. Se dovesse schiantare a terra (e fare danni), secondo la legge ne risponde il proprietario che non ha vigilato sul suo stato di salute.
Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 26/02/2020 Aggiornato il 26/02/2020
La stabilità dell’albero: come capirlo

Gli eventi meteorici intensi ed eccezionali che da alcuni anni, soprattutto nel periodo estivo-autunnale colpiscono la nostra Penisola, determinano spesso danni ingenti al patrimonio arboreo privato e pubblico. Schianti e abbattimenti di alberi, anche in grande numero e di notevoli dimensioni, causano danni e, in alcuni casi, anche incidenti pericolosi. Nei casi di schianto a terra di interi alberi o di ribaltamento della zolla radicale  o ancora di crolli delle parti aeree di questi, quali sono i soggetti che devono rispondere dei danni arrecati? A chi possono essere chiesti i risarcimenti dei danni patiti? Ma, a monte, esistono dei sintomi da considerare che possano farci capire se un albero è stabile o meno?

Il custode è chiamato in causa

L’Articolo 2051 del Codice Civile (danno cagionato da cosa in custodia) afferma che “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”. Questo significa che quando il danno è causato da una cosa (anche un albero o un vaso), il custode di essa è obbligato al risarcimento; a meno che non si dimostra che il danno è derivato da caso fortuito o da forza maggiore, ovvero che l’evento che ha cagionato il danno abbia caratteristiche di imprevedibilità ed eccezionalità (è questo il caso di eventi meteorici di straordinaria intensità, verificatisi senza alcuna attendibile previsione).  Di qualunque cosa si tratti, il custode, nel nostro caso il proprietario dell’albero o il gestore dello stesso (individuo privato, ente pubblico o condominio di un edificio) ha il dovere e il potere di custodire e di vigilare sulla cosa affinché non rechi danni a terzi. La giurisprudenza in materia è ricca di sentenze della Cassazione che attestano la responsabilità del custode e sanciscono il risarcimento del danno nel caso di comprovata inadempienza. 

Serve la vigilanza 

Nel caso di un albero, il dovere “di custodire e di vigilare” prevede che vengano messi in atto tutti quegli accorgimenti volti a controllarne lo stato di salute e il grado di stabilità dell’albero. Occorre realizzare tutti gli interventi manutentivi ordinari e straordinari mirati a ridurre o eliminare i fattori di rischio che gravano su di esso, sino alla soluzione estrema dell’abbattimento dell’albero. Per tenere sotto controllo le condizioni di un albero, è indispensabile l’osservazione costante e dettagliata delle sue condizioni, particolarmente nei casi di alberi di significativa dimensione o a dimora in aree sensibili, oppure se sono interessati da malattie o avversità di qualsiasi genere. Lo schianto o il crollo parziale di alberi caratterizzati da forte alterazione delle condizioni strutturali (per esempio con il fusto inclinato) o sanitarie (per presenza dei funghi agenti della carie del legno) non rientrano nella casistica imputabile a caso fortuito o forza maggiore, quindi è dimostrata la responsabilità del custode e non la casualità. La valutazione dello stato di salute di un albero e delle sue condizioni di stabilità deve prendere in considerazione alcuni segnali di pericolo, rivelatori di stati di sofferenza capaci, nei casi più gravi, di condurre l’albero a un irreversibile deperimento e improvvisi schianti o crolli. Il corretto riconoscimento di queste anomalie permette una giusta diagnosi e favorisce l’esecuzione di interventi volti a risolvere, laddove possibile, o comunque contenere il problema.

Sintomi da non sottovalutare

Cavità, escrescenze, inclinazioni sospette degli alberi: esistono numerosi segnali di pericolo, che non devono essere minimizzati o trascurati.

Funghi della carie del legno

Si tratta di un problema grave, una necrosi scientificamente definita “carie del legno”. Questa rappresenta un processo di disgregazione dei tessuti legnosi interni e si riscontra in numerose piante arboree, ornamentali e forestali, soprattutto in quelle di una certa età. In pratica, alberi che all’aspetto esterno appaiono sani e integri, se colpiti dalla “carie del legno” possono improvvisamente schiantare a terra, a causa della mancanza di sostegno delle strutture legnose, rese più o meno cave dall’azione di pericolosi parassiti. Questa patologia è causata da funghi appartenenti a diversi generi (Fomes, Stereum, Ganoderma e Phellinus), ciascuno dei quali è caratterizzato dal possedere ben evidenti corpi fruttiferi (chiamati carpofori), di consistenza coriacea e di forma assai varia (a mensola, a ombrello, a orecchietta), che si formano sui tronchi o alla base di alberi affetti dalla carie. Questi corpi fruttiferi rappresentano, pertanto, il solo segno visibile esterno di una grave alterazione della struttura interna della pianta (marcescenza dei tessuti legnosi e successiva formazione di cavità). I funghi responsabili di tale alterazione sono per lo più parassiti da ferita, che si insediano nella pianta attraverso errati ed estesi tagli di potatura, lesioni meccaniche (a livello di radici, colletto, tronco), rotture prodotte da avversità atmosferiche o erosioni dovute a insetti.

Chiome alterate

Quando le piante presentano un’alterazione della chioma, devono essere tenute sotto controlloLa chioma alterata può essere: diradata internamente (detta chioma “trasparente”) o squilibrata, oppure asimmetrica per maggior sviluppo di un settore rispetto all’altro, aperta (con rami divaricati tra loro) oppure compressa (impossibilitata a svilupparsi secondo la forma tipica a causa della vicinanza di altre piante o edifici).    

Ferite nei tronchi

Attenzione anche a lesioni o ferite su tronchi o rami principali che possono avere cause diverse: traumi per urto da parte di veicoli alla base del fusto; potature di rami di grande diametro con conseguenti ferite di vasta area; rottura di rami per carichi di neve o venti impetuosi; danni da fulmine; rosure nel legno operate da insetti (tarlo vespa e asiatico, rodilegno) o animali (picchio, roditori, piccoli mammiferi).

Fusti inclinati

Non si tratta necessariamente di un fattore che predispone al cedimento dell’intera pianta, tuttavia l’inclinazione del fusto deve essere costantemente tenuta sotto controllo. Diventa condizione anomala e pericolosa quando il baricentro del tronco si situa al di fuori della superficie individuata dalla base del tronco stesso e quando l’angolo di inclinazione supera i 15-20 gradi. L’inclinazione del fusto può essere originata da diverse cause: cedimento del terreno; azione persistente del vento sulla chioma; perdita di sostegno da parte delle radici colpite da marciumi o tagliate a seguito di scavi; scarsa capacità ancorante delle radici per presenza di acqua in eccesso nel terreno.

Cavità nel tronco

Aperture o ferite anomale alla base dei fusti, originate prevalentemente dall’azione dei funghi della carie oppure da urti accidentali, possono determinare situazioni di grave precarietà nella stabilità della pianta. Si consiglia un’indagine strumentale accurata.

Radici scoperte

La presenza di radici scoperte sulla superficie del terreno è condizione frequente in alcuni alberi con età avanzata (Pinus pinea, Tilia cordata, Celtis australis e Acer saccharinum). Rappresenta quasi sempre un’anomalia e un segnale di pericolo la cui causa può essere l’erosione dello strato superficiale del terreno, il sollevamento della ceppaia dovuto alla spinta del vento, da tensioni interne all’albero o da falda superficiale. Se poi ci sono anche i funghi (vedi foto sotto), la situazione è più grave.

Due termini diversi

PERICOLO: con questo termine si intende la propensione al cedimento dell’albero o delle sue parti, oppure la probabilità che ciò accada. Il livello di pericolosità viene valutato con attenta e rigorosa analisi visiva o strumentale della stabilità di un albero, classificabile secondo diversi gradi di intensità: trascurabile – bassa – moderata – elevata – estrema (gli alberi che appartengono a quest’ultima classe devono essere abbattuti con urgenza).

RISCHIO: questa parola considera sia la pericolosità insita nella pianta, cioè la sua propensione al cedimento, sia la tipologia del luogo di potenziale caduta dell’albero: è altamente vulnerabile, quindi più pericoloso, un parco o giardino pubblico frequentato da numerosi individui. È scarsamente vulnerabile un bosco di alta montagna. Il rischio pertanto correla la probabilità del verificarsi di eventi pericolosi ai danni che questi eventi possono provocare a persone e beni.

Se serve l’agronomo

Chi ha un albero che presenta una o più delle alterazioni elencate, per evitare situazioni pericolose deve effettuare una diagnosi delle condizioni di salute e di stabilità dell’albero. Questa può essere condotta secondo diverse modalità di intervento, partendo dall’analisi puramente visiva sino ad arrivare alle indagini strumentali. In ogni caso, occorre rivolgersi a un agronomo preparato per questa valutazione, che possa stendere una certificazione scritta di cui è responsabile.

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