La siepe di pittosporo

Pianta facile da coltivare, resistente al caldo e al sole, ci regala foglie lucenti e fiori profumati. Ecco come coltivare una siepe di pittosforo.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 30/03/2015 Aggiornato il 30/03/2015
La siepe di pittosporo

Ampiamente diffuso nel giardino mediterraneo e negli ambienti naturali costieri del Sud Europa, il genere Pittosporum (Famiglia delle Pittosporaceae) è originario e spontaneo nelle regioni a clima subtropicale di Africa, Asia ed Oceania. Annovera circa 150 specie di piccoli alberi o arbusti sempreverdi. Attualmente la specie più diffusa ed utilizzata anche nel nostro Paese è Pittosporum tobira originaria di Cina e Giappone. Il pittosporo è una pianta sempreverde di buon valore ornamentale, apprezzata per le foglie lucenti e per l’intensità del profumo dei piccoli fiori bianchi. È anche di facile coltivazione, purché si rispettino appieno le sue specifiche esigenze ambientali. Nei giardini trova collocazione in gruppi oppure come elemento singolo nei casi di soggetti di grande dimensione o anche nella costituzione di siepi, allevate generalmente in forma libera, dato che è poco incline a subire tagli di potatura volti a sagomarlo in forma geometrica. Si adatta benissimo anche ai terrazzi purché in fioriere di grossa capienza. È specie adatta anche al consolidamento di terreni in pendenza, sabbiosi e pietrosi, situati in località marine.

Come coltivare il pittosporo

Esposizione

Predilige zone soleggiate, tollera discretamente quelle semisoleggiate, ma non sopporta quelle in ombra, nelle quali cresce stentatamente, non fiorisce ed è soggetto all’attacco di parassiti.

Terreno

Vuole terreni ben drenanti, moderatamente sabbiosi e non eccessivamente argillosi, mostrando tuttavia le più regolari crescite in quelli fertili e parzialmente calcarei. Le varietà a taglia ridotta possono facilmente essere coltivate in contenitori (vasi, fioriere) profondi almeno 40 centimetri.

Clima

Resiste molto bene in climi caldi e asciutti, trovando nel nostro Paese le condizioni migliori per lo sviluppo vegetativo e la diffusione nelle zone costiere centro-meridionali ed insulari ed in quelle adiacenti ai grandi laghi del Nord. Pur essendo considerato specie mediterranea, il pittosporo resiste generalmente bene alle basse temperature invernali, soprattutto nel caso di piante adulte: le due specie più rustiche sono P.tobira e P.tenuifolium, capaci di sopportare temperature anche di alcuni gradi sotto zero senza mostrare particolari sofferenze o danni. Danni da freddi tardivi primaverili si possono verificare su germogli o foglie giovani. Il pittosporo mostra grande resistenza nei confronti dei venti salmastri o salini di mare al punto che nelle zone costiere trova grande impiego quale specie frangivento. Notevole è la sua adattabilità alle alte temperature estive, particolarmente nel caso di esemplari di buona dimensione, mentre quelli più giovani possono manifestare ingiallimenti fogliari per colpi di calore e stress idrico.

Acqua

Non richiede eccessive irrigazioni, bastando generalmente l’acqua piovana; tuttavia, durante i mesi più caldi e soprattutto nel caso di piante coltivate in vaso o in presenza di recenti impianti, è bene non trascurare apporti idrici aggiuntivi e regolari.

Concime

È poco esigente in elementi nutritivi:la concimazione si esegue fondamentalmente al momento della messa a dimora, aggiungendo alla terra di coltivazione fertilizzanti organici ricchi in azoto(stallatico); nei primi 2-3 anni può essere utile concimare agli inizi della primavera con prodotti chimici in granuli, ricchi soprattutto in azoto e fosforo.

Potare e moltiplicare

Le potature si eseguono anche 2-3 volte all’anno, in periodo compreso tra metà primavera e inizi autunno.
Il pittosporo si moltiplica tramite talea semiliegnosa estiva; in natura si diffonde facilmente e spontaneamente tramite seme.

Le specie di pittosporo più diffuse

Pittosporum tobira

Comunemente definito “pittosporo giapponese”, è la specie più comune, capace di naturalizzarsi facilmente nelle zone mediterranee. Pregevole per il lucente fogliame, costituito da foglie obovate, può raggiungere i 4-5 metri di altezza. Emette abbondanti infiorescenze color crema, da aprile a luglio, intensamente profumate, con aroma che ricorda quello dell’arancio, che successivamente si trasformano in frutti verdi carnosi, contenenti semi arancione molto decorativi. La varietà “Variegatum” presenta foglie verdi con striature biancastre sui margini; la varietà “Nanum” ha portamento basso, forma rotondeggiante compatta, fogliame di colore verde chiaro brillante ed è la più adatta alla coltivazione in contenitore.

P. tenuifolium

Specie a portamento semiarboreo, che può raggiungere i 5-6 metri di altezza, originaria della Nuova Zelanda; presenta foglie di colore verde chiaro, fusti quasi neri e fiori di color bruno-porpora in estate, dal profumo di vaniglia. Le fronde recise vengono usate come elemento decorativo per mazzi floreali. Tra le varietà :

  • “Aureo-variegatum” con foglie verdi macchiate di giallo;
  • “Garnettii” a foglie grigio-verdi marginate di bianco;
  • “Irene Patterson” con chioma semisferica e foglie con macchie color crema;
  • “Silver Sheen” con foglie piccole verdi e margini increspati, bordati di bianco.

P. crassifolium

Arbusto alto sino a 3-4 metri, con lamine fogliari verde cupo sopra, biancastro o rossicce sotto; emette fiori di colore marrone in aprile-maggio.

P. heterophyllum

Alto sino a due metri, può avere anche portamento prostrato. Presenta rami molto fitti, coperti da foglie lanceolate od obovate; produce fiori gialli molto profumati in aprile-maggio; resiste bene al freddo.

P. daphniphyllum

Originaria della Cina, è la specie più delicata e meno diffusa di quelle presenti in Europa, adatta all’aperto solo in zone con clima invernale mite. Alto sino a 2-3 metri, emette fiori verde-giallo in maggio-giugno, riuniti in pannocchie globose, che in settembre divengono frutti sferici rossi molto decorativi.

Che cosa temere

Il pittosporo è pianta robusta in grado di ben resistere a molte malattie, tuttavia non è indenne dall’attacco di patogeni fungini o parassiti animali, che si insediano sulla pianta soprattutto quando questa è posta a dimora in condizioni pedologiche ed ambientali non idonee. Quindi attenzione alla carenza di azoto (che fa ingiallire le foglie), oltre a cocciniglie, afidi e patologie fungine: tutto da trattare con prodotti specifici.

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