La mimosa: fiori gialli da fine febbraio

Da metà febbraio fiorisce la mimosa, conosciuta da tutti perché simbolo della festa della donna. La pianta si coltiva in zone mai troppo fredde, dal clima mediterraneo, e raggiunge velocemente i 10 e più metri di altezza. Vediamo come deve essere potata dopo la fioritura.
Francesca Meinardi
A cura di Francesca Meinardi
Pubblicato il 28/02/2022 Aggiornato il 28/02/2022
mimosa

La mimosa, genere Acacia, è conosciuta come simbolo della festa dedicata alle donne, l’8 marzo, e per la fioritura gialla e delicatamente profumata che ricopre tutta la chioma durante l’inverno, da febbraio alla seconda metà di marzo, prima dell’emissione delle foglie. La specie più diffusa è Acacia dealbata, la mimosa comune, ma esiste anche Acacia retinoides, mimosa delle 4 stagioni. Si tratta di un albero imponente, che raggiunge rapidamente i 10 metri d’altezza e oltre, facile da coltivare. Tuttavia, richiede potature molto attente perché sui rami primari, a metà del tronco, si sviluppano rami divergenti che, come delle “fiammate”, fuoriescono dalla sagoma. 

Teme solo il freddo

La mimosa è un albero sempreverde che regala fronde leggere e mosse, ma teme il freddo e già a -5 °C può morire. La sua coltivazione è pertanto consigliata solo dove il gelo è un evento eccezionale, nelle zone costiere e calde. In giardino, deve essere posta al sole, al riparo da vento e correnti d’aria; l’ideale è vicino a un muro che possa riflettere il calore.

La pianta adulta è molto resistente alla siccità, ma le annaffiature non vanno tralasciate nei primi due anni di vita, ovvero fino a che l’esemplare non abbia attecchito completamente.

Bisogna ricordare che l’apparato radicale della pianta si sviluppa radente la superficie del terreno e va quindi protetto sia dagli agenti atmosferici, sia dai lavori di pulizia e aerazione del terreno. Solo così non si rischia di spezzare le radici e incentivare la crescita dei polloni.

A che cosa serve la potatura 

La crescita rigogliosa non sviluppa la pianta solo in altezza ma anche in larghezza: la chioma si appesantisce facilmente per l’emissione di rami laterali che, oltre a conferirle un aspetto disordinato, ne compromettono la stabilità, soprattutto in caso di piogge e forti venti. La crescita fitta di nuovi rami, oltre a pesare sull’apparato radicale, non consente alla luce e all’aria di penetrare la chioma, soprattutto nella parte inferiore, favorendo così la diffusione di malattie comuni come la cocciniglia. Entrambi questi problemi possono essere gestiti ed evitati con una corretta potatura.

Come potare dopo la fioritura

Ci sono due tipologie di potatura della mimosa: la prima è quella di formazione e serve per conferire all’albero la forma desiderata, che solitamente è rastremata in alto e più rigonfia ai lati.

La potatura di mantenimento invece deve essere successiva alla fioritura: questo intervento consente di favorire lo sviluppo copioso di fiori l’anno successivo, di rendere armonico il suo aspetto e di darle una maggiore stabilità. Fondamentale è ricordare che gli strumenti da utilizzare devono essere ben puliti e disinfettati per evitare malattie, e che bisogna fare attenzione alle spine che a volte porta, 

albero mimosa

1. Dopo la fioritura i rami sfioriti vanno accorciati della metà della loro lunghezza o di almeno 1/3 nei pressi dei nodi.

2. Dopo aver sterilizzato la lama passandola sulla fiamma, ci si limiti a praticare un’incisione netta sui rami.

3. Mentre per i tagli più piccoli le ferite si cicatrizzeranno in fretta, per quelle più estese sarà consigliabile provvedere a un trattamento antibatterico, di disinfezione generale, a base rameica o a base di propoli, da effettuare dopo il taglio, che poi andrà ripetuto a circa due mesi di distanza dalla potatura, tempo in cui le difese naturali della pianta faranno il loro corso.

La propoli, un disinfettante naturale

Le potature sono sempre operazioni traumatiche per le piante. Qualunque taglio, anche quello effettuato al  meglio (netto, senza schiacciamenti del ramo, praticato obliquamente, senza sfilacciature ed eseguito alla giusta altezza), apre la via a una serie di spore e insetti che possono essere potenzialmente dannosi o addirittura mortali per la pianta. Per evitarlo, soprattutto sui tagli più estesi, si possono effettuare dei trattamenti antibatterici, che aiutano la cicatrizzazione delle ferite, per esempio utilizzando la propoli.

Di che cosa si tratta

La propoli ha poteri altamente benefici sull’organismo umano, ed è impiegabile anche in natura, in campo agricolo. È una sostanza resinosa prodotta dalle api e si presenta con una consistenza vischiosa e appiccicosa. Il prodotto va diluito in acqua per poter essere nebulizzato all’occorrenza, ma nei garden center si possono trovare flaconi con soluzioni liquide pronte e miscelate.

Effetti benefici

Questa sostanza è un disinfettante naturale che contrasta gli agenti patogeni ad ampio spettro. È adatta quindi per tutte le specie vegetali che si coltivano in giardino, nell’orto e nel frutteto. Nel caso della potatura, il trattamento con la propoli stimola una rapida cicatrizzazione e fa diminuire il rischio causato dagli agenti patogeni. Se la pianta dovesse avere qualche patologia, i trattamenti andrebbero intensificati oppure ridotti a favore di prodotti più specifici per il problema in corso.

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