I trattamenti invernali nel fruttetto

Durante il mese di febbraio è consigliabile effettuare nel frutteto alcuni trattamenti fitosanitari preventivi, volti a contrastare la diffusione di particolari patogeni, soprattutto di tipo fungino, in grado di rendersi pericolosi a partire dalla fase di germogliamento di inizio primavera. 
Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 19/02/2021 Aggiornato il 19/02/2021
trattamenti invernali frutteto

Le piante da frutto sono diffuse in molti giardini (e si possono mettere a dimora adesso!) sia per il piacere della fioritura precoce sia per raccogliere frutta sana e gustosa. I più diffusi alberi da frutto dal punto di vista botanico sono divisi in due famiglie : le Drupaceae (pesco, albicocco, susino, ciliegio) e Pomaceae (melo e pero). Le prime sono generalmente più soggette a patologie fungine primaverili rispetto alle Pomaceae, ma in generale tutte sono sensibili alle malattie e sono sempre al centro dell’attenzione degli insetti. 

Per prevenire alcune patologie fungine molto diffuse è il momento di agire ora, tra febbraio e marzo, con alcuni trattamenti fitosanitari. Molti funghi infatti possono sopravvivere anche a vari gradi sotto zero e per diverso tempo, sotto forma di spore, originate da organismi che hanno colpito i frutti e il fogliame ilo scorso autunno e che poi hanno trovato protezione nelle fessurazioni della corteccia del tronco e dei rami. I trattamenti di metà-fine inverno hanno lo scopo di disattivare queste spore dormienti e impedire così che possano arrecare successivamente danno alle piante. Ma non solo, nel frutteto a febbraio è anche possibile agire contro un insetto visibile e dannoso: la cocciniglia.

Quando intervenire

I trattamenti invernali devono essere effettuati da metà febbraio al Nord, in concomitanza di temperature diurne che lentamente diventano via via meno rigide, e comunque sempre di alcuni gradi sopra lo zero, su alberi asciutti, durante giornate soleggiate e non umide e meglio se dopo i tagli di potatura.

Questi interventi sono necessari e sono particolarmente efficaci, soprattutto nel caso di fruttiferi che abbiano subito regolarmente nel corso degli anni l’attacco da parte di patogeni fungini primaverili o di cocciniglie che abbiano danneggiato i raccolti.

Nelle situazioni più difficili, i trattamenti invernali preventivi dovranno poi essere seguiti da interventi primaverili curativi, non appena i funghi manifestino i segni della propria azione. Si tenga sempre presente che va evitata la distribuzione di prodotti fitosanitari durante la fase di fioritura, onde evitare di rovinare i fiori e di arrecare danno agli insetti impollinatori.

Precauzioni fondamentali

Prima di intervenire è importante:

individuare correttamente la malattia al fine di impiegare il giusto prodotto, alle giuste dosi.

utilizzare prodotti secondo la loro specifica destinazione, quindi registrati per l’impiego su alberi da frutto. La destinazione d’uso dell’antiparassitario, ovvero l’elenco delle colture per il quale ne è autorizzato l’impiego, è riportata in etichetta.

impiegare dispositivi di protezione per la distribuzione del prodotto fitosanitario e vietare l’ingresso nel frutteto, per almeno 24 ore dopo il trattamento, a persone e animali.

prima dell’uso leggere molto attentamente le indicazioni riportate sull’etichetta relative alla composizione dell’antiparassitario: l’esatta definizione degli elementi chimici in esso contenuti permette un più rapido e sicuro intervento curativo nel caso di contaminazione con il fitofarmaco.

La difesa nei confronti dei nemici delle piante rappresenta un intervento da eseguire con attenzione e professionalità: nel caso di dubbio, è pertanto consigliabile contattare subito un esperto ed evitare di ricorrere a tecniche e metodiche approssimative.

I danni da funghi: sono i più pericolosi

I funghi che colpiscono gli alberi da frutto in epoca primaverile e contro i quali pertanto risultano assai efficaci i trattamenti invernali preventivi, attaccano prevalentemente foglie e germogli e secondariamente i fiori. Le parti verdi invase dai funghi riducono l’attività fotosintetica, quindi diminuisce la quantità di zuccheri trasferita verso i frutti in fase di ingrossamento: come conseguenza si ha riduzione quantitativa e qualitativa di produzione. Quando vengono colpiti i fiori, si assiste ad aborti fiorali, quindi a diminuita formazione di frutti. Due sono i patogeni fungini più diffusi: la Cilindrosporiosi e la Monilia.                                       

Cilindrosporiosi: le macchie fogliari

La Cilindrosporiosi è diffusa soprattutto su ciliegio, albicocco e pesco, particolarmente nelle piante più vecchie e poco curate. Sulle foglie compaiono numerose piccole tacche circolari rosso-violacee che si allargano sino a qualche millimetro di diametro; successivamente le zone infette disseccano e si staccano dalla lamina, che assume aspetto estesamente bucherellato. Le foglie colpite non cadono anticipatamente, ma possono rimanere sulla pianta sino all’autunno inoltrato. Le lesioni circolari rossastre appaiono anche sui frutti, che spesso si ricoprono di sostanze gommose. In caso di attacchi estesi e prolungati si possono avere gravi perdite di raccolto.

Difesa: intervenire con prodotti a base di prodotti rameici (ossicloruro di rame, idrossido rameico, poltiglia bordolese-lotta biologica) o a base di dodina (lotta chimica) nei casi più gravi.

Monilia: le mummie dei fruttiferi

In epoca autunno-invernale risultano ben visibili sui rami di varie specie, i frutti rinsecchiti in precedenza colpiti da marciume causato da patogeni fungini, soprattutto dalla Monilia. L’attacco autunnale da parte del fungo è favorito da alta piovosità, alternata a temperature medio-alte, e inizia a partire dall’inizio della maturazione del frutto, quando la polpa tende a rammollire. I frutti colpiti imbruniscono rapidamente e successivamente marciscono, ricoprendosi di piccole e numerose sfere di muffa, di 2-3 mm di diametro, di colore grigio-bruno o giallo ocra, disposte sulla buccia secondo circoli concentrici. I frutti danneggiati possono cadere, oppure rimanere attaccati ai rami durante il periodo autunno-invernale e rinsecchire, venendo a questo punto definiti “frutti mummificati”. La conservazione dei frutti sui rami rappresenta un grave fattore di rischio per la salute della pianta, in quanto le spore in essi contenute, potendo facilmente sopravvivere anche durante il periodo invernale, sono in grado di germinare all’arrivo dei primi tepori primaverili e di colonizzare, infettandola, la pianta stessa e quelle vicine, sulle quali vengono facilmente trasportate dal vento. 

Difesa– L’asportazione dei frutti rinsecchiti rimasti appesi sui rami e la loro bruciatura, rappresenta il più valido metodo preventivo, volto ad evitare la diffusione del patogeno. I frutti lesionati posti sui rami più alti e non facilmente raggiungibili, devono essere trattati con prodotti a base di prodotti rameici (ossicloruro o idrossido di rame, poltiglia bordolese-lotta biologica) da distribuire comunque su tutte le porzioni legnose.

Anche contro le cocciniglie

I trattamenti invernali contro gli insetti nocivi del frutteto consistono pressoché esclusivamente nella lotta contro le cocciniglie. Questi insetti, infatti, d’inverno sono generalmente inattivi, ma diffusamente presenti come forme di sopravvivenza (uova e adulti) e vanno contrastate al fine di ridurne gli attacchi primaverili con opportuni trattamenti a base di oli minerali.

Eliminare le foglie cadute 

Le foglie secche cadute di alberi che colpiti da patogeni nel corso dell’anno passato e che spesso permangono sul terreno sino a primavera inoltrata, rappresentano una facile fonte di infezione, in quanto forniscono riparo e protezione dal freddo alle spore di molti funghi o alle larve e uova di insetti.

Un sistema efficace, in grado di ridurre sensibilmente la percentuale di infezione da parte di questi patogeni consiste nell’asportazione e bruciatura con il fuoco di tutte le foglie presenti sul terreno. Questo suggerimento è ancora più importante in caso di temperature invernali costantemente oltre le medie stagionali e quindi non in grado di disattivare le spore.

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