Fare durare le piante natalizie

Dopo aver dato il meglio di sé, ora albero di Natale, ciclamino e poinsettia cominciano a ingiallire e perdere le foglie. Non bisogna trascurarle: se ben tenute potranno accompagnarci ancora per molto tempo e rifiorire al termine dell'anno.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 10/01/2014 Aggiornato il 10/01/2014
Fare durare le piante natalizie

Le piante che ci hanno regalato o che abbiamo acquistato nel periodo natalizio per abbellire le nostre case, adesso hanno già perso parte del loro splendore: alcune hanno perso fiori e foglie, altre appassiscono e presto finiranno per essere buttate. In parte questo deperimento è inevitabile perché si tratta di specie chiamate “natalizie” che sono poste in commercio a dicembre e sono programmate per essere al massimo del loro splendore per il limitato periodo delle festività. In parte invece si tratta di incuria. Trattandosi quasi sempre di specie perenni, però, è possibile intervenire correttamente, prolungare loro la vita e preservarle per un eventuale riutilizzo il Natale successivo.

Quali problemi in casa?

In genere le piante subiscono danni a causa delle inospitali condizioni in appartamento: l’eccessivo livello termico, la secchezza dell’aria e l’insufficiente illuminazione. Basta trasferire le piante in luoghi con caratteristiche ambientali ottimali per far loro recuperare le migliori condizioni vegetative. Se invece, oltre alle avversità di tipo climatico, si manifestano anche attacchi da parte di parassiti (prevalentemente cocciniglie tra gli insetti e marciumi causati da funghi) la situazione è più difficile da gestire e spesso l’unica valida soluzione consiste nell’eliminare la pianta, anche per evitare che diventi fonte di infezione per le vicine. In base ai sintomi è possibile capire quale sia il problema e come intervenire.

Abete di Natale

L’inesorabile deperimento dell’abete di Natale mantenuto in casa, quello denominato “rosso” (Picea excelsa) e l’abete bianco (Abies alba), è dovuto principalmente alle inadatte condizioni ambientali degli ambienti interni, troppo caldi e secchi per la sopravvivenza di questa pianta, tipica delle zone montane fresche, umide e ben illuminate.

Capire le condizioni attuali

La struttura e le caratteristiche della pianta acquistata influenzano in modo considerevole il suo futuro destino. Se l’esemplare ha la zolla, è integro e non monco, presenta fogliame vigoroso e di colore verde intenso sarà più facile garantirne la sopravvivenza. Gli alberi di piccola-media dimensione (130-180 centimetri) hanno più possibilità di sopravvivere rispetto ad abeti di altezza superiore. Se invece l’abete è ingiallito per più del 40-50% della chioma o si è avuta abbondante caduta di aghi, le possibilità di salvaguardarne l’integrità risultano assai scarse.

Che cosa fare

In ogni caso, si consiglia di trasferire al più presto l’abete all’aperto, in posizione ben illuminata e di bagnarlo regolarmente: l’acqua va distribuita non solo sul substrato, ma anche sulla chioma, al fine di reintegrare lo stato idrico nelle foglie ed evitarne l’ingiallimento.

Verso la fine dell’inverno, concimare con prodotti organici ricchi in azoto (stallatico, sangue di bue), per stimolare l’emissione di nuove germogli e l’allungamento dei rami. La concimazione andrà ripetuta verso la fine della primavera.

Agli inizi della primavera, se in condizioni vegetative accettabili e dopo aver eliminato eventuali porzioni secche, l’abete potrà essere svasato e collocato in piena terra, in posizione mediamente soleggiata, in terreno fertile e ad opportuna distanza da altre piante. Oppure si può mantenere in vaso, se questo risulta capiente: il consiglio è di interrarlo con il suo contenitore, in attesa poi di toglierlo nuovamente da terra il Natale successivo per riportarlo in appartamento.

Stella di natale o Poinsettia

Euphorbia pulcherrima è la più tipica pianta natalizia e anche quella che deperisce più in fretta al termine delle festività. Generalmente si mantiene in buone condizioni sino verso metà gennaio, quando inizia a perdere le foglie, a partire da quelle più basse, sino a presentarsi dopo altre due-tre settimane solamente con le brattee apicali colorate. Questa cascola fogliare, tipica della specie anche negli ambienti naturali, viene resa più rapida dalle inadatte condizioni ambientali degli spazi interni. Solamente in condizioni di elevata luminosità e con temperature mai inferiori ai 20-22 °C la pianta può prolungare sensibilmente il periodo di permanenza delle foglie, destinate comunque a cadere in buona parte. Nonostante la grande perdita di foglie, la pianta tuttavia può essere salvata e ricostituita con semplici interventi.

Una potatura per salvarla

In febbraio-marzo, quando in genere sono rimaste solo le brattee colorate, si tagliano gli steli più robusti e solidi, lasciandoli ad un’altezza pari a circa un terzo di quella originaria; quelli deboli o marcescenti vanno recisi alla base. La pianta così impostata va mantenuta in ambiente semiluminoso, a temperature mai inferiori ai 18-20 °C, irrigata con esigui dosaggi e non concimata. Nelle condizioni ottimali, dopo due-tre settimane si assiste a un ricaccio di foglie da parte di gemme latenti presti sulle porzioni di fusto rimaste: a partire dalla emissione dei primi germogli, risulta di fondamentale importanza iniziare a concimare, con prodotti liquidi per piante fiorite (meglio se quelli specifici per stelle di Natale) ogni due-tre settimane. Prima dell’estate, se serve, si può procedere a un cambio di vaso, utilizzando un substrato fertile e ben drenante, formato da terriccio di foglie sminuzzate, torba e sabbia. In estate può essere mantenuta all’aperto, in posizione semiombreggiata e sottoposta a frequenti irrigazioni.

Ottenere ancora le “foglie” colorate

Il principale fattore ambientale che induce la stella di Natale a colorare le proprie brattee è l’oscuramento prolungato: per ottenerlo si deve riportare in casa la pianta agli inizi di settembre, mantenendola a temperature minime non inferiori ai 15-18 °C e poi porre la pianta in luogo fortemente ombreggiato per 8-9 settimane, per almeno 14 ore al giorno, dal tardo pomeriggio alla mattina: questo oscuramento si può ottenere anche avvolgendo per le ore necessarie la pianta con un sacco di polietilene nero forato.

Ciclamino

Cyclamen persicum è reperibile in commercio per buona parte dell’anno, anche se gli esemplari più belli e ricchi di fiori si trovano in epoca autunno-invernale e si acquistano molto a Natale. La pianta si sviluppa da tuberi sotterranei perenni e, se ben coltivato, può vivere anche per 4-5 anni e ogni anno riprendere a produrre fiori, seppur in misura progressivamente minore.

L’ideale è sulle scale

Questa pianta vuole molta luce, ma non troppo diretta, irrigazioni moderate e soprattutto temperature medio-basse: quelle ottimali per lo sviluppo vegetativo e per la fioritura sono comprese tra 15 e 18 ° C. Se è posto costantemente in ambiente molto caldo e secco, come gli appartamenti, il ciclamino ingiallisce le foglie, allunga e poi ripiega i peduncoli fiorali e blocca la fioritura. Solo il mantenimento in ambiente fresco, permette il prolungamento della fase fiorale, che comunque, anche per i ciclamini natalizi meglio conservati, si conclude indicativamente nel mese di febbraio. Al termine della fioritura, questa pianta si presenta con foglie generalmente poco vigorose e spesso scarse. A questo punto è indispensabile mantenerlo sino a fine aprile-inizio maggio in ambiente mediamente luminoso, a temperatura compresa tra 15 e 20°C, irrigandolo poco per evitare di far marcire il tubero sottostante. Successivamente può essere trasferito all’aperto, mantenendolo in ambiente ombreggiato sino a fine agosto-inizi settembre, quando deve essere riportato all’interno.

Poche le cure necessarie

Durante il periodo primaverile-estivo, il ciclamino va irrigato con molta attenzione, con dosaggi scarsi, intervenendo solo quando il terriccio è ben asciutto nei primi 2-3 centimetri superficiali. Le concimazioni, utili per favorire l’emissione di nuove foglie e fiori, devono iniziare indicativamente quando viene trasferito all’aperto e continuare con cadenza regolare ogni circa 15 giorni con fertilizzanti liquidi per piante fiorite.

Solo in vaso

Le varietà in commercio non sono generalmente adatte alla piantumazione in terra pertanto ci si deve limitare a conservare il ciclamino, anno dopo anno, in contenitore. Generalmente la pianta non richiede rinvasi, in quanto è in grado di svilupparsi bene anche in vasi di limitata capienza. Può tuttavia servire un rinnovo di substrato prima del rientro autunnale in appartamento: per lo scopo si deve usare un substrato fertile e ben drenante (50 % terra di foglie di faggio; 40 % torba bruna o bionda, piuttosto grossolana; 10 % sabbia di fiume) con valore di pH intorno a 6.

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