Comprare un albero: le domande da farsi prima

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 12/01/2015 Aggiornato il 12/01/2015

Prima di acquistare un albero occorre porsi alcune domande perché non solo deve piacerci, ma deve adattarsi anche al nostro giardino. Bisogna valutare se ha spazio per crescere, se il terreno è adatto e molto altro.

Comprare un albero: le domande da farsi prima

Prima di acquistare un albero occorre pensarci bene. Un albero è una pianta che, se ben coltivata, ci accompagnerà per molti anni, magari la lasceremo alle generazioni future. Quindi deve rispondere al nostro gusto estetico ma non solo. Bisogna valutare se ha spazio per crescere, se il terreno è adatto e molto altro. Ecco alcune domande basilari da porsi prima di acquistare.  

 
1 – A che cosa mi serve?

Prima di scegliere occorre avere ben chiaro se l’albero dovrà avere solo funzioni ornamentali, oppure dovrà assolvere ad altre funzioni. Se l’albero deve avere funzione esclusivamente decorativa le caratteristiche morfologiche ed ornamentali sono determinanti per la scelta. Il fogliame costituisce uno degli elementi di richiamo più importanti di una pianta. Le foglie si possono differenziare per la forma del lembo (rotonde, ovate, lanceolate, aghiformi, intere, semplici o composte), per il colore (per esempio è molto bello il fogliame estivo di Acer platanoides ‘Drummondii o quello autunnale di Acer rubrum), per la loro staticità (come il cipresso) o dinamismo (come le foglie del pioppo tremulo).

La fioritura può avvenire prima della comparsa delle foglie (es. Magnolia soulangeana) o contemporaneamente (es. Aesculus hippocastanum) o in seguito (es. Koelreuteria paniculata), creando sensazioni diverse.

La pianta sarà valutata anche per il portamento che assume alla maturità, per esempio il faggio pendulo (Fagus sylvatica ‘Pendula’ notevole) . Se richiedo un albero per creare ombra la sua chioma dovrà avere un fogliame abbastanza fitto ed essere impalcato a una certa altezza; si ricorda che l’impalcatura di un albero è il punto, lungo il fusto principale, da cui si dipartono i primi rami. Per esempio Fagus sylvatica “Atropurpurea”, Betula pendula, Quercus palustris.

Se l’albero serve per creare una barriera e nascondere con la sua chioma qualcosa di antiestetico (una brutta vista all’esterno della proprietà, un caseggiato vicino, un edificio industriale) dovrà avere il fogliame fitto e denso, essere di sviluppo notevole, specie se la visuale da nascondere è lontana. Sono adatti: Quercus petraea, Quercus robur, Populus alba, Populus nigra, Populus tremula; oppure sempreverdi come Taxus baccata, Cedrus deodara, Abies nordmanniana.

Se l’albero serve per il consolidamento di una scarpata occorre scegliere specie con apparati radicali fitti ed intricati, non esclusivamente fittonanti e non troppo superficiali. Per esempio: Robinia pseudoacacia, Tilia cordata, Liquidambar.

2 – Lo spazio a disposizione per la crescita della chioma si modifica nel tempo: è sufficiente quello che c’è?

Qualunque sia la funzione che dovrà avere l’albero, è fondamentale conoscere il tipo di portamento che la pianta assumerà nel tempo, le dimensioni in altezza e diametro a maturità, i ritmi di accrescimento: questo serve a verificare che la pianta sia compatibile con gli spazi disponibili e decidere la posizione più corretta. Il portamento di un albero è modificabile soprattutto in fase di allevamento in vivaio, meno negli anni successivi.

Per esempio la lagerstroemia si può allevare in forma arbustiva o in forma di alberello, a seconda che il vivaista lasci vegetare più fusti dalla base oppure un unico fusto che verrà tagliato a una certa altezza e allevato per formare un alberello. Una volta però scelto un esemplare in vivaio già impostato con il suo portamento, è sconsigliabile una volta a dimora in giardino, pensare di modificarlo, per adattarlo magari alle mutate esigenze.

Se una pianta d’alto fusto è allevata in forma conica o piramidale, come per esempio una magnolia sempreverde (Magnolia grandiflora) e quindi viene regolarmente potata ogni anno per mantenerne la forma, è sconsigliato modificarne il portamento. Se si sospendono le potature la pianta assume un portamento innaturale, i rami si allungano velocemente ma rimangono deboli ed esposti a rotture.

3 – Lo spazio e il tipo di terreno sono adatti?

Due criteri fondamentali sono lo spazio a disposizione per le radici e il pH del terreno. Bisogna valutare la profondità del terreno a disposizione: le radici in genere richiedono ambienti minimamente ossigenati e pertanto se non trovano questo elemento nel sottosuolo, tendono a risalire in superficie per cercarlo, rischiando che sollevino la pavimentazione stessa. Piante che spesso hanno apparati radicali superficiali è il bagolaro (Celtis australis) o la quercia palustre (Quercus palustris), tra le conifere il pino italico o pino domestico (Pinus pinea). Per ovviare al problema piantate questi alberi mantenendo il sottochioma inerbito o inghiaiato, ma mai coprendolo con materiali impermeabili tipo asfalto o cemento.

Anche il pH ha importanza: se il terreno che dovrà ospitare l’albero è, per esempio, a reazione alcalina non è consigliabile mettere un corbezzolo (Arbutus unedo) che è una specie che non tollera il calcare. Meglio assecondare la natura e introdurre una specie che si adatti a quel particolare pH o tessitura del suolo. Altri criteri importanti sono: clima (temperature, pioggia, vento ecc), la vegetazione circostante e l’eventuale inquinamento ambientale.

4 – Si deve acquistare a radice nuda, in zolla o in contenitore? Pro e contro

Zollata: si dice di una pianta che è stata estirpata con un pane di terra attorno alle radici, detto appunto ‘zolla’.
Vantaggi: è di norma il sistema più applicato per il trapianto degli alberi perché l’apparato radicale ha meno probabilità di disidratarsi e di danneggiarsi rispetto alle piante a radice nuda.
Svantaggi: il trapianto si deve effettuare durante il riposo vegetativo e la zolla durante il trasporto deve essere protetta dal disseccamento e dagli urti e soprattutto occorre trattenere la terra attorno alle radici, avvolgendola in tessuti naturali tipo la juta.

In contenitore (vaso o mastello).
Vantaggi: è possibile trapiantarla in tutte le stagioni, anche quando la pianta è in vegetazione, perché nel momento in cui si svasa la pianta non si danneggia minimamente l’apparato radicale dell’albero.
Svantaggi: gli alberi allevati in contenitore hanno un costo maggiore rispetto alla fornitura in zolla.

A radice nuda: sono le piante che vengono estirpate dal terreno senza che rimanga della terra attorno alle radici.
Vantaggi: le piante hanno costo molto basso. Per impianti forestali o per piantagioni su grandi superfici si acquistano piante a radice nuda.
Svantaggi: questo sistema è di solito impiegato per alberi giovani e di piccole dimensioni e specie per quelli a foglia caduca; richiede molta attenzione dal momento dell’estirpazione a quello del trapianto, per evitare qualsiasi danno meccanico alle radici e soprattutto evitare il loro disseccamento mantenendole avvolte in un panno umido. Il trapianto deve essere eseguito necessariamente durante il riposo vegetativo dell’albero.

5 – Meglio grande o piccolo?

La scelta delle dimensioni della pianta da trapiantare è un altro aspetto importante. Spesso si ritiene che acquistando una pianta di dimensioni elevate si abbia subito il pronto effetto. In realtà aumentando le dimensioni dell’albero, crescono anche lo stress da trapianto e le cure di manutenzione. Capita che dopo il trapianto di un grosso albero, si assista a ridotti accrescimenti e formazione di scarse foglie per alcuni anni dopo il trapianto, vanificando così l’acquisto, a costi ben più alti, di un grosso esemplare. La scelta di un albero di dimensioni più ridotte garantisce senza dubbio maggiori percentuali di attecchimento, oltre che minori costi al momento dell’acquisto e un pronto attecchimento, per cui per chi sa aspettare, è senz’altro consigliabile questa seconda soluzione.

Attenzione ai divieti
Vanno osservati eventuali decreti regionali o ministeriali che per esempio vietano la piantagione, anche in giardini privati, di alcune essenze a legno tenero come gli aceri, il faggio comune, il carpino bianco, la betulla e molte altre in alcune regioni del nord d’Italia, per cercare di impedire la diffusione di un nuovo insetto coleottero parassita di recente introduzione, come il tarlo asiatico (Anoplophora chinensis). Per questo è opportuno informarsi dal vivaista di fiducia o sui siti regionali.