Come prendersi cura del glicine durante la fioritura

Estremamente romantico, se ben curato, regala scenari di grande impatto, per cui è considerato uno dei rampicanti più eleganti e raffinati, soprattutto quando è all’apice della sua fioritura.

A cura di Francesca La Rana
Pubblicato il 28/05/2026Aggiornato il 28/05/2026
Glicine in fiore

Il glicine, appartenente al genere botanico Wisteria, rappresenta indubbiamente uno dei rampicanti più affascinanti, che si possano coltivare all’interno di giardini, parchi o ampi terrazzi. Caratterizzato da una fioritura generosa e un profumo inebriante, questo vegetale possiede la capacità di trasformare qualsiasi elemento architettonico in una scenografia romantica di grande impatto visivo.

Per preservare la salute della pianta e garantire uno sviluppo armonioso nel corso del tempo, è indispensabile applicare una serie di cure specifiche, dalla necessità di sostegni robusti al posizionamento in pieno sole fino alla potatura del glicine.

Pianta del glicine in primavera e in estate

Durante i mesi caldi, il glicine si risveglia dal riposo vegetativo e muta il suo assetto.

Fioritura primaverile

In primavera si assiste alla spettacolare fioritura del glicine. I tempi di apertura dei boccioli variano in base alla specie botanica di riferimento.

La Wisteria sinensis (comunemente nota come glicine cinese) sviluppa i propri fiori tra i mesi di aprile e maggio, originando grappoli densi prima ancora della completa emissione del fogliame.

Successivamente, tra maggio e giugno, si assiste alla fioritura della Wisteria floribunda (glicine giapponese), i cui racemi fiorali appaiono più lunghi, leggeri e dall’apertura scalare. Durante questo lasso di tempo, l’esemplare convoglia la totalità delle proprie risorse energetiche verso gli organi riproduttivi.

La luce solare diretta e prolungata è il requisito essenziale per garantire l’omogeneità della fioritura e intensificare la fragranza tipica della pianta.

Leggi qui quando e dove piantare il glicine in piena terra

Foglie decidue estive

In estate, invece, il glicine si ricopre di un fitto manto di foglie decidue di forma ovale-lanceolata e tonalità verde brillante, ideali per la creazione di zone d’ombra su pergolati e facciate.

Alcune varietà, tra cui la stessa Wisteria sinensis e la celebre cultivar Wisteria frutescens ‘Amethyst Falls’ (glicine americano), possiedono la capacità di produrre una seconda fioritura estiva. Sebbene questa seconda ondata risulti quantitativamente inferiore rispetto a quella primaverile, richiede comunque un monitoraggio costante.

In estate, l’energia della pianta si sposta verso l’allungamento dei rami dell’anno e degli stoloni vigorosi, da controllare per evitare danni a grondaie, pluviali o recinzioni perimetrali, preparando la struttura per la successiva potatura verde.

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Terreno

L’apparato radicale del glicine richiede un terreno profondo, ricco di sostanza organica e caratterizzato da un ottimo drenaggio.

I ristagni idrici rappresentano la principale causa di asfissia e marciume radicale, oltre a favorire l’insorgenza di patologie fungine.

Particolare attenzione si deve prestare al pH del suolo. Il glicine vegeta in modo ottimale in terreni neutri o sub-acidi. Qualora la messa a dimora avvenga in un terreno calcareo, la pianta manifesta clorosi ferrica.

L’eccesso di calcio attivo nel terreno inibisce l’assorbimento del ferro biodisponibile, compromettendo il processo di fotosintesi clorofilliana. Il sintomo manifesto è l’ingiallimento fogliare internervale (le venature rimangono verdi), seguito da un deperimento organico generale e da una drastica riduzione della fioritura.

Per prevenire bisogna somministrare periodicamente sostanze acidificanti e correttive.

Per la coltivazione del glicine in vaso, è indispensabile comporre una miscela costituita da terriccio universale di qualità, una frazione di sabbia silicea, per favorire la porosità, e uno strato basale di 3-5 centimetri di argilla espansa per ottimizzare il deflusso delle acque di sgrondo.

Annaffiatura

Il regime di irrigazione del glicine deve essere modulato con estrema precisione, poiché il fabbisogno idrico varia sensibilmente in base dell’età dell’esemplare e delle condizioni climatiche.

Glicine adulto

Un glicine adulto e strutturato, impiantato in piena terra, sviluppa un apparato radicale profondo, che conferisce alla pianta un’eccellente resistenza alla siccità. In tali condizioni, le precipitazioni atmosferiche risultano generalmente sufficienti, limitando l’intervento umano ai soli periodi di siccità prolungata durante i mesi estivi.

Glicine giovane

Al contrario, per il glicine giovane, o in vaso, (nei primi 2-3 anni dall’impianto) bisogna prestare massima attenzione alla gestione idrica.

In questi casi il volume di terreno limitato è soggetto a un rapido prosciugamento. Durante la primavera, in concomitanza con lo sviluppo dei boccioli fiorali, lo stress idrico deve essere tassativamente evitato: la carenza d’acqua provoca l’interruzione del flusso linfatico, determinando la caduta precoce dei fiori prima della loro schiusura.

In estate, a causa dell’elevata evapotraspirazione, le annaffiature devono essere abbondanti ma con frequenza ridotta, privilegiando un intervento profondo settimanale rispetto a somministrazioni quotidiane e superficiali.

Una norma tecnica fondamentale per prevenire l’insorgenza del mal bianco (oidio) prevede l’erogazione dell’acqua esclusivamente al piede della pianta, evitando il contatto diretto con l’apparato fogliare.

Per preservare l’umidità del suolo, si consiglia la predisposizione di una pacciamatura organica a base di corteccia di pino o paglia alla base del tronco.

Concimazione

Appartenendo alla famiglia delle Leguminosae (Fabaceae), la Wisteria vive in simbiosi con batteri azotofissatori presenti a livello radicale. Di conseguenza, un eccesso di azoto svilupperà foglie e biomassa verde, inibendo quasi totalmente lo sviluppo dei tessuti riproduttivi.

Il piano di concimazione ideale deve prevedere la somministrazione di formulati a basso titolo di azoto e ad alto contenuto di fosforo e potassio. Questi elementi sono i diretti responsabili della lignificazione dei tessuti, del rinforzo strutturale e, soprattutto, dell’induzione floreale.

Il periodo ottimale per l’apporto dei nutrienti coincide con il tardo autunno o l’inverno, fasi in cui è consigliabile distribuire sulla proiezione della chioma del letame maturo o dello stallatico sfarinato, utili anche per il miglioramento della struttura fisica del terreno.

Per gli esemplari coltivati all’interno di contenitori o per i soggetti in fase di accrescimento, è preferibile utilizzare un concime granulare a lento rilascio specifico per piante fiorite, da applicare all’inizio della primavera.

Quando e come potare il glicine

La potatura del glicine è l’intervento colturale più importante e determinante per il successo della coltivazione.

In assenza di tagli regolari, la pianta tende a sviluppare una massa vegetale disordinata, riducendo progressivamente la produzione di fiori.

Il protocollo d’intervento standardizzato prevede due interventi annuali.

Potatura estiva

La prima fase è rappresentata dalla potatura estiva, da effettuarsi tra i mesi di luglio e agosto, ovvero al termine della fioritura principale. L’obiettivo di questa operazione, eseguita sui rami dell’anno flessibili e vigorosi, consiste nell’accorciare la nuova vegetazione lasciando una lunghezza di circa un metro, corrispondente a circa 5-6 foglie dalla base.

Questa tecnica interrompe la dominanza apicale, inducendo la pianta ad accumulare sostanze di riserva e favorendo la trasformazione delle gemme vegetative in gemme a fiore per l’annata successiva.

Contestualmente, si deve procedere alla rimozione totale dei polloni basali e degli stoloni nati dal colletto o dalle radici superficiali, in quanto elementi parassitari, che sottraggono energia.

Potatura invernale

La seconda fase coincide con la potatura invernale, da eseguirsi nei mesi di gennaio o febbraio, durante il periodo di pieno riposo vegetativo, prima del rigonfiamento delle gemme.

Bisogna accorciare ulteriormente i rami già trattati in estate, riducendoli a una lunghezza minima che includa soltanto 4 o 5 gemme. Saranno proprio queste porzioni accorciate a dare origine ai grappoli colorati primaverili.

Durante la sessione invernale, si esegue inoltre la rimozione dei rami secchi, malati o deboli, effettuando tagli netti e inclinati a circa un centimetro sopra la gemma prescelta, al fine di favorire il deflusso dell’acqua piovana e prevenire l’insorgenza di infezioni da patogeni da ferita.

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