Coltivare i gerani di pregio

Chi sceglie gerani ricercati e particolari può conservarli negli anni, ma deve garantire loro cure appropriate.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 04/06/2016 Aggiornato il 04/06/2016
GERANIO

I gerani, pelargoni per essere corretti, sono fra le piante intramontabili. Oggi l’offerta è molto ampia e la prima domanda da porsi è: acquistiamo pelargoni da conservare o piante da cassetta da buttare a fine estate? La differenza è che la cassetta da balcone, di volume sempre modesto perché deve essere appesa, ospita piante che in una stagione dovranno sviluppare una massa di vegetazione considerevole, le radici occupano tutto lo spazio disponibile e si esauriscono a fine stagione.
Il geranio di pregio, quello scelto per una caratteristica, dalla forma del fiore al colore al profumo, merita di essere posto in vaso, sempre sul balcone, ai piedi della ringhiera, in un contenitore voluminoso e profondo che gli garantisce le migliori condizioni.
Per questo la prima operazione, una volta giunti a casa, dopo l’acquisto, è il rinvaso scegliendo un volume (quindi espresso in litri e non in centimetri di diametro) almeno doppio rispetto a quello iniziale.

Esposizione e contenitori

Non tutti i gerani sono piante da pieno sole come il loro utilizzo potrebbe far credere, ad esempio quelli a foglie colorate in toni chiari, dove i pigmenti coprono la clorofilla, sono piante da mezz’ombra perché rischierebbero di ustionarsi.
I gerani da pieno sole non temono di restare su balconi assolati purché si garantisca un apporto d’acqua continuo, sufficiente ed equilibrato nel tempo, i gerani da ombra, nemmeno se bagnati tutti i giorni, possono sopportare un’esposizione così intensa.
La scelta del contenitore riveste un’importanza non secondaria, specie per i gerani posti sui balconi, in pieno sole, a temperature elevate o elevatissime.
I vasi di plastica sono leggeri, duraturi ed economici, difficili da rompere e resistenti al gelo, difficilmente alterabili per colore e lavabili. Come difetto hanno la capacità traspirante e un’inerzia termica nulle, in altre parole l’acqua data in eccesso resta tutta all’interno del vaso e se lo sgrondo sul fondo non è garantito si favoriranno fenomeni di ristagno, e la temperatura del terriccio all’interno del vaso rischierebbe di salire troppo.
I vasi di coccio sono pesanti, fragili, difficili da movimentare, s’incrostano di sali di calcio, anche se lavati restano facilmente macchiati, e sono di costo maggiore. Come pregio presentano una buona inerzia termica impedendo al terriccio di surriscaldarsi e consentono di traspirare. La traspirazione previene il ristagno ma provoca una più rapida perdita d’acqua così che le bagnature dovranno essere più ravvicinate.
I pregi di entrambi i materiali si possono ritrovare nei vasi di resina che hanno nel prezzo ancora elevato un freno alla loro diffusione.

Acqua e nutrimento

I pelargoni, pur avendo esigenze diverse da specie a specie, devono essere bagnati con moderazione ma in modo continuo per garantire un’umidità costante. Temono il ristagno più della carenza perché il primo provoca marciumi dell’apparato radicale che si diffondono rapidamente a tutta la pianta provocandone la perdita, mentre la seconda causa disidratazione che potrà essere recuperata riprendendo le bagnature.
Le piante si bagnano al piede senza spruzzare le foglie che con acqua calcarea si macchierebbero facilmente. Utilizzare acqua fresca ma non fredda, possibilmente non calcarea. Visto la natura del terreno, sempre molto permeabile, è naturale che l’acqua distribuita percoli nel sottovaso, non è corretto se vi ristagna e la pianta non riesce a riassorbirla nel giro di pochi minuti.
I gerani per rimanere fioriferi, sani e vitali nel tempo hanno bisogno di essere nutriti e sostenuti con fertilizzanti organici da distribuire due volte l’anno mescolati a terriccio fresco in sostituzione del primo strato ormai dilavato ed esausto. Ad accomunare i fertilizzanti organici è la lentezza di cessione, fra tutti la cornunghia e il cuoio torrefatto sono quelli più equilibrati, mentre il letame e i suoi terricciati sono in grado di migliorare la struttura del terriccio mantenendolo soffice, ben areato e facilmente esplorabile dalle radici.
Una volta il mese per sostenere un’abbondante fioritura utilizzate un prodotto liquidi specifico al dosaggio consigliato, oppure, meglio tutte le settimane a un quarto del dosaggio indicato per ottenere un flusso continuo e non eccessivo di nutrienti.

Terriccio e rinvaso

Il terriccio ideale per gerani deve possedere due caratteristiche inderogabili: drenaggio efficiente e struttura soffice.
Per ottenere un terriccio ben drenato a un prodotto generico per fiori si potrà aggiungere sabbia a granulometria grossa, così da ridurre il rischio di ristagno. A questo scopo sul fondo del contenitore si porrà uno strato di due centimetri di argilla espansa. Le radici in genere non oltrepassano lo strato di argilla e così non raggiungono il sottovaso dove ristagna l’acqua.
Per ottenere un terreno soffice, aggiungere torba per correggere un’eventuale basicità del substrato favorendo al contempo un rigoglioso sviluppo dell’apparato radicale.
Il terreno deve avere un pH neutro e dove si utilizza acqua calcarea nel tempo, per piante destinate a restare in vaso diversi anni, questo valore tenderà ad alzarsi.
Al momento del rinvaso, utilizzare contenitori di due misure superiori.

Attenzione alla farfallina

In genere i gerani sono resistenti alle avversità. Temono però la farfallina del geranio, un insetto capace di distruggere completamente le piante dall’interno, così, quando ce ne accorgiamo, è troppo tardi. Si chiama Cacyreus marshalli, la farfallina del geranio, una piccola farfalla di origine sudafricana segnalata per la prima volta in Italia alcuni anni fa. Ha un’apertura alare di circa 2-3 cm, con ali di colore bruno e riflessi bronzei. Compie sino a 4-5 generazioni all’anno, dalla tarda primavera a fine estate. I danni sono causati dalle larve: le uova vengono deposte su fusti e foglie del geranio. Quando nascono, le larve di colore giallo-verde penetrano all’interno dei boccioli fiorali o dei fusticini dove scavano gallerie; raggiunta la fase adulta fuoriescono dai tessuti e iniziano a divorare foglie e boccioli fiorali. Nel caso di attacchi prolungati le piante deperiscono velocemente e muoiono.
Rimedi: i più comuni insetticidi sono solo parzialmente efficaci, soprattutto se l’infestazione è in stadio avanzato. È indispensabile utilizzare insetticidi specifici, intervenendo tempestivamente alla prima comparsa dei danni. Buona norma è l’eliminazione delle piante più gravemente colpite e il ricovero invernale solo degli esemplari sani e privi di danni evidenti.

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