Camelia: tutte le cure

Le camelie sono piante rustiche e ben adattabili ai climi freddi che, durante il periodo invernale, devono essere sottoposte a regolari ed attente cure, al fine di porle nelle migliori condizioni sia per una rapida e rigogliosa ripresa vegetativa successiva alla fioritura invernale (nel caso della specie C. sasanqua), sia per favorire una abbondante e prolungata fioritura primaverile (per la specie C. japonica).

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 22/01/2015 Aggiornato il 22/01/2015
Camelia: tutte le cure

Le camelie sono piante acidofile introdotte in Europa a partire dagli inizi del 1700. Delle circa ottanta specie appartenenti al genera “Camellia” le più note e diffuse da noi sono :

  • Camellia japonica: la più conosciuta, a fioritura primaverile e portamento arbustivo-arboreo vigoroso, in grado di raggiungere i 5-7 metri di altezza.
  • Camellia sasanqua: si presenta sotto forma di arbusto, alto al massimo circa 3-4 metri, capace di schiudere i propri boccioli e di fiorire copiosamente anche quando le temperature si mantengono a lungo prossime allo zero, in un periodo che va indicativamente da novembre a fine febbraio.
  • Camellia reticulata: è un arbusto, o albero, alto sino a 8-9 metri, con fiori di notevole bellezza e grande dimensione (sino a 15 cm di diametro).
  • Camellia sinensis: è la pianta del , che si ricava dai giovani germogli; ha scarso valore ornamentale, in quanto produce fiori meno pregevoli rispetto alle altre specie.
In ambiente fresco crescono bene

Le camelie prediligono i luoghi semiombreggiati ed il clima fresco. In pianura vanno evitati i luoghi soleggiati e caldi, mentre in zone di media montagna possono resistere bene anche in pieno sole. Sopportano egregiamente i freddi invernali e le coperture nevose, ma soffrono le gelate tardive di fine inverno-inizio primavera che possono rovinare i boccioli ancora chiusi o, soprattutto, i fiori in fase di apertura. Nel caso siano previste gelate, è consigliabile, pertanto, proteggere con tessuto non tessuto piante di C. japonica prossime alla fioritura, particolarmente le varietà a fiore bianco, più sensibili al freddo intenso rispetto a quelle a fiore scuro.

Non dimenticare di bagnarle

In inverno le camelie hanno bisogno di poca acqua distribuita regolarmente: in alcune zone possono bastare le piogge, in altre è necessario bagnare il terreno soprattutto nel caso di piante prossime alla fioritura. L’irrigazione è indispensabile per piante in vaso che non in grado quindi di assorbire l’umidità naturale del suolo. Durante gli inverni secchi è fondamentale anche la regolare aspersione di acqua sulle chiome e sui bottoni fiorali : effettuata durante le ore meno fredde della giornata, con acqua non gelida, rende più morbide le squame che racchiudono i fiori, favorisce l’apertura degli stessi e riduce il disseccamento e la caduta precoce dei boccioli.

Sempre in terreno acido

Le camelie devono poter crescere in terra acida, con pH ideale compreso tra 5 e 6. Il substrato deve essere mediamente pesante, ma non asfittico, fertile, ricco di humus e torba: queste condizioni sono indispensabili per ottenere una buona crescita delle parti verdi, un regolare sviluppo dei boccioli, anche durante il periodo freddo, un’intensa colorazione dei fiori e una più prolungata permanenza di questi in pianta. Esemplari di modeste dimensioni possono essere facilmente mantenuti per molti anni in contenitori, purché questi siano ben profondi e sottoposti a regolari (ogni circa due anni) rinnovi del substrato. I terreni poco acidi possono essere corretti con abbondanti apporti di torba pura, a partire da febbraio, quando i boccioli iniziano ad ingrossarsi: tale intervento, che favorisce il regolare sviluppo delle parti vegetative e fiorali, deve essere ripetuto almeno un’altra volta nell’anno, a fine primavera o a fine estate.

Il concime: almeno quattro volte l’anno

Il maggior fabbisogno di elementi nutritivi si verifica nel periodo che precede di alcune settimane la fioritura, anche se, trattandosi di piante sempreverdi, l’assorbimento delle sostanze si ha nell’arco dell’intero anno, con la sola eccezione dei periodi più freddi e più caldi. La concimazione di fine inverno (fine febbraio al Nord) consente alle piante di superare facilmente lo stress successivo alla fioritura (in C. sasanqua) o di prepararsi a una pregevole e duratura fioritura primaverile (in C. japonica). Almeno una seconda concimazione si rende indispensabile, per entrambe le specie, a fine estate: essendo queste piante piuttosto voraci, l’ideale sarebbe comunque poterle concimare 4 – 5 volte all’anno (febbraio–aprile–giugno–settembre ). Le fertilizzazioni vanno eseguite con prodotti specifici per specie acidofile, granulari o liquidi, particolarmente dotati di elementi quali fosforo, ferro, rame e zinco.

Due carenze gravi

La mancata o scarsa somministrazione di concimi determina situazioni di sofferenza a volte anche gravi. Se si nota che le foglie più vecchie ingialliscono, la pianta appare sofferente e la crescita rallenta; si formano pochi fiori e foglie di dimensione inferiore al normale dovrebbe trattarsi di carenza di azoto. In tal caso utilizzare concimi liquidi o in granuli, ricchi in azoto, preferibilmente organici, quale sangue di bue, oppure chimici di sintesi (nitrato ammonico o prodotti più specifici). Se invece si evidenzia ingiallimento del tessuto fogliare compreso tra le nervature che però rimangono verdi, si tratta di clorosi ferrica, un problema frequente in substrati calcarei, poco fertili, con persistenti ristagni idrici o quando la pianta è in contenitore con terriccio vecchio. Se non si interviene subito, la pianta rallenta la crescita e le nuove foglie, già ingiallite, diventano biancastre e seccano; nei casi gravi la fioritura viene bloccata e la pianta muore. Per rimediare bisogna distribuire al terreno prodotti ricchi in ferro, in polvere o liquidi (solfato di ferro, ferro chelato).

C. sasanqua: serve la potatura

Al termine del periodo invernale, si pone frequentemente la necessità di eliminare porzioni di rami disseccati per il freddo, oppure lesionati da eccessivi carichi di neve. Per la Camellia sasanqua, può risultare inoltre necessaria, al termine della fioritura, una potatura volta ad accorciare i rami che hanno perso foglie e quelli eccessivamente indeboliti o rinsecchiti, per facilitare il ricaccio di nuovi germogli da porzioni più basse.

C. japonica: necessaria la sbocciolatura

Per la Camelia japonica prossima alla fioritura può rendersi necessaria una particolare forma di potatura, più tecnicamente definita sbocciolatura che consiste nell’eliminazione di alcuni boccioli fiorali in soprannumero (i più piccoli e malformati), soprattutto quando questi sono raggruppati in numero superiore a 2-3: questo diradamento favorisce l’apertura di un numero ridotto di fiori, ma che risulteranno più grandi ed in grado di mantenersi più a lungo sulla pianta.

 

 

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