Seminare le piante grasse

La semina è un metodo riproduttivo praticabile con successo anche per le piante grasse. Occorrono solo alcune attenzioni rispetto a contaminazioni, luce e umidità. Gli esemplari ottenuti ci stupiranno, anche per la loro velocità di crescita.

Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 21/04/2022 Aggiornato il 21/04/2022
Seminare le piante grasse

Gli appassionati di piante succulente sono forse i più numerosi dopo gli appassionati delle rose; in entrambi i casi, la maggior parte di loro non parte dalla riproduzione, ma acquista soggetti giovani da crescere e ambientare nella propria realtà. Se per le rose la semina è un procedimento insolito e si moltiplicano in genere per talea, per le succulente la semina è una realtà possibile, alla portata più di quanto si possa credere. Questo è il momento giusto per procedere: seminare adesso significa poter spostare all’esterno le giovani pianticelle in un periodo favorevole, che consentirà di farle crescere e rinforzarle prima del rientro autunnale. Servono pazienza e attenzioni costanti, che restano la migliore cura per piante che, quando sono giovani, hanno una capacità e una velocità di sviluppo superiori a quelle che i principianti si attendono. Non è comunque una pratica elementare ma, seguendo in modo preciso le indicazioni, i risultati potrebbero essere incoraggianti.

Dove procurarsi il seme

Il seme delle piante succulente non è più una rarità e si può trovare anche nei garden con un buon assortimento, in particolare se tengono piante curiose e facili, come le lithops. I semi si possono acquistare anche sul Web, dove la scelta è molto estesa e si può trovare il cactus preferito. È importante che i semi abbiano un’età di uno o due anni, e non siano più vecchi.

Il terriccio

Dopo la scelta del seme, il terriccio giusto è il segreto del successo. Se la coltivazione avviene in un substrato specifico, non può essere diversamente per la semina. Bisogna partire da un terriccio specifico per cactacee non utilizzato in precedenza, vagliato per eliminare la parte più grossolana, a cui aggiungere lapillo e pomice fine per migliorare il drenaggio e ridurre lo sviluppo di marciumi, muffe, alghe e muschi. Il substrato ottenuto sarà un terriccio minerale con un limitato contenuto di sostanza organica, per lo più apportata da torba. Un contenuto elevato in sostanza organica e le contaminazioni (batteri e spore fungine) del terriccio, degli strumenti e degli ambienti, favoriscono la comparsa di problemi fungini. Per eliminare possibili fattori di contaminazione, si può procedere alla “cottura” del terreno, ovvero si mette in forno per un’ora a una temperatura di 70-80 °C oppure nel microonde per dieci minuti al livello massimo.

Il vaso

Per la semina, inizialmente si possono utilizzare i vasi. Se, poi, ci si appassiona, si potrà acquistare un germinatore che potrà servire anche per sementi di altre piante. I vasi andranno lavati per eliminare quanta più sostanza organica possibile e poi passati con acqua e ipoclorito di sodio, la normale candeggina, per disinfettarli. Preferire vasi in materiale plastico di profondità limitata, sempre scuri, perché la luce favorisce lo sviluppo di muschi e alghe.

Come procedere con la semina

Riempire i vasi con il terriccio preparato, spianarlo, pressarlo leggermente e coprirlo con un sottile strato di materiale inerte (lapillo o pomice fini e ghiaietto di quarzo o sabbia). Poi spargere i semi: quelli più piccoli (diametro inferiore a un millimetro) non andranno ricoperti, mentre quelli più grossi andranno parzialmente ricoperti con lo stesso materiale inerte, per uno spessore paragonabile a quello del seme. Si procede adesso a bagnare il vaso, sempre dal basso, ponendolo in un contenitore dove sarà presente una soluzione di acqua demineralizzata (preferibilmente bollita) e, per ridurre rischi di infezioni fungine, un prodotto anticrittogamico (da utilizzare secondo le indicazioni del produttore). Può anche essere aggiunto un attivatore della germinazione, da acquistare presso rivenditori specializzati. Basterà lasciare il vaso nel contenitore con acqua e si vedrà l’umidità risalire per capillarità.

La fase della germinazione

Il seme, a contatto con l’acqua, l’assorbe e iniziano due serie di processi: uno fisico e uno chimico-biologico. Assorbendo acqua il seme si rigonfia e questo contribuirà alla rottura dei tegumenti, permettendo all’embrione di uscire. L’acqua assorbita avvia un processo di attivazione degli enzimi e, a caduta, la lisi (la dissoluzione) delle sostanze di riserva che consentono lo sviluppo dell’embrione. A questo punto bisognerà porre il contenitore nel germinatore, oppure ricoprire il vaso con un materiale trasparente, tipo un vetro, un sacchetto di plastica o con pellicola da cucina. Questo isolamento permette di mantenere un’umidità dell’aria prossima alla saturazione e consentirà alla luce di passare. I semi delle piante succulente hanno un elevatissimo bisogno di luce, che varia secondo le specie da un minimo di undici ore fino a quattordici ore il giorno, sempre non diretta. Quando questo non è possibile, la luce naturale potrà essere integrata con l’illuminazione artificiale, ricorrendo alle lampade (sono preferibili quelle specifiche per le piante). L’escursione termica gioca un ruolo importante e dovrà essere intorno ai 18 °C di notte e più alta, al massimo 25-26 °C, durante il giorno.

L’attesa è variabile

I tempi di germinazione sono piuttosto elastici e dipendono da più fattori: si va dai soli quattro giorni per gli Astrophytum a circa due settimane; per alcune specie, poi, sono del tutto imprevedibili. Per tutte, se dopo un mese non è comparso nulla, si può dire che la semina è fallita e bisogna riprovare, prestando maggiore attenzione a tutti i passaggi. Se il seme non germoglia, i fattori responsabili potrebbero essere imputabili alla qualità del seme, alla scarsa intensità luminosa, alle temperature troppo alte o troppo basse o a errori commessi nella procedura.

Il periodo più critico

La fase che segue la germinazione è la più difficile, perché le giovani pianticelle sono molto delicate. L’umidità del substrato andrà progressivamente ridotta, iniziando ad alzare la copertura per arieggiare una volta al giorno o bucherellando il film plastico, cercando di spostare l’umidità verso un tasso del 50-60%.  Le bagnature devono sempre avvenire dal basso, utilizzando una volta al mese anche il prodotto fungicida. Si iniziano a bagnare dall’alto quando avranno un’età di 150 giorni, perché a questo punto avranno sviluppato radici sufficienti a tenerle ancorate al terreno. L’esposizione al sole dovrà essere graduale. Un viraggio di colore verso il rosso indica un’esposizione eccessiva; piante filate e deboli, di colore chiaro, una insufficiente. Fra il quarto e il quinto mese si può iniziare a fertilizzare con prodotti liquidi specifici per cactacee a un terzo del loro dosaggio, distribuendoli ogni due settimane. Un eccesso di nutrienti in questa fase può favorire la comparsa di forme patologiche. Procedendo nel tempo si diradano gli interventi e si aumenta il dosaggio. Le piantine si possono spostare in un contenitore diverso quando avranno raggiunto dimensioni tali da consentire l’operazione senza problemi, oppure si lasciano nel vasetto originale fino al rinvaso vero e proprio. Il primo rinvaso, per la maggior parte delle Cactaceae, può essere effettuato dopo 8 e 14 mesi.

Attenzione !

Chi raccoglie la semente da una pianta succulenta, previa estrazione dal frutto, con lo scopo di utilizzarla per la semina, deve ricordare che i semi devono essere lasciati maturare: freschi non germinano.

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