Riportare in casa le piante d’appartamento

Lo spostamento in appartamento delle piante ormai abituate a restare all’aria aperta è spesso traumatico. Ecco come evitare tutti i problemi.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 26/09/2013 Aggiornato il 26/09/2013
Riportare in casa le piante d’appartamento

Tra settembre e ottobre rientrano anche loro. Le nostre piante devono essere spostate nella collocazione abituale all’interno delle nostre case, dove le temperature sono più miti e l’ambiente riparato dalle avversità meteorologiche. Molte piante vivranno questo nuovo spostamento con difficoltà: dopo essere state trasferite all’aperto verso fine primavera ed essersi adattate ad un clima ben diverso da quello degli spazi interni, solo dopo pochi mesi si vedono nuovamente costrette a cambiare ambiente, subendo un vero “stress fisiologico da rientro”.

Perché soffrono? Due cause principali

Durante i mesi più caldi trascorsi all’aperto, la pianta ha vissuto in condizioni ottimali, simili a quelli delle zone di origine, grazie soprattutto ad una umidità relativa generalmente mantenuta ad alti valori (70-80 %), sia dalle precipitazioni, sia dalle irrigazioni, che hanno determinato un vigoroso sviluppo vegetativo. La pianta poi si è adattata al clima esterno che, andando verso l’autunno, è divenuto sempre meno caldo e meno secco. Poi, improvvisamente, è costretta al rientro in appartamento dove trova l’aria molto secca (clima caldo-secco, con umidità relativa massima del 40-50 %), poco adatta alla maggior parte delle specie vegetali tropicali. Inoltre nei luoghi interni le fonti di luce artificiale non sono adatte per la migliore crescita e il brusco passaggio da luce naturale esterna, generalmente ben distribuita sulle chiome, a luce artificiale interna, spesso unidirezionale sulla vegetazione, crea ulteriore disagio alle piante.

Le piante più sensibili

Alcune piante entro 2-3 settimane dal rientro manifestano i primi danni: alterazioni della forma della chioma (ad esempio con ripiegamento o curvatura verso il basso di fronde o foglie), perdita di foglie, rallentamenti di crescita e comparsa di ingiallimenti o seccumi.

Tra le più sensibili abbiamo: Ficus benjamina, Howea forsteriana (kentia), Beaucarnea recurvata (pianta mangiafumo), Dracaena deremensis, Dieffenbachia exotica e Spathiphyllum wallisii, Schefflera arboricola, Ficus lyrata, Nephrolepis exaltata (felce), Stromanthe sanguinea (stromante), Adiantum capillus-veneris (capelvenere), Asplenium antiquum (asplenio).

Le più resistenti

Altre piante sopportano meglio i vari spostamenti interno-esterno-interno perché molto più adattabili, già nei luoghi di origine, ad eventuali ed improvvisi cambiamenti di clima. Tra queste vi sono: Aspidistra elatior; Fatsia japonica; Hedera helix (edera); Pilea cadierei (pilea); Chlorophytum comosus (clorofito); Ficus elastica, Monstera deliciosa (filodendro); Syngonium erythrophyllum (singonio); Tradescantia zebrina (erba miseria).

Accorgimenti per evitare traumi

Entro certi limiti è possibile evitare grossi danni grazie ad alcuni accorgimenti, quali:

  • durante la permanenza estiva all’aperto irrigare e concimare la pianta;
  • controllare regolarmente l’eventuale presenza di parassiti;
  • anticipare a settembre il rientro in casa che deve comunque essere fatto prima dell’accensione dell’impianto di riscaldamento al fine di evitare un eccessivo sbalzo termico tra l’esterno (alle cui temperature ormai la pianta si è adattata) e l’interno, molto più caldo e più secco e quasi sempre meno luminoso;
  • le piante non si adattano velocemente alle mutate condizioni ambientali, pertanto non vanno collocate subito nel luogo prestabilito, ma se possibile, vanno posizionate in zone di transizione, dove le condizioni di luce e temperatura siano il più possibili simili a quelle esterne. Dopo questo graduale e temporaneo (2-3 settimane) adattamento, possono essere spostate nel luogo definitivo.
I rimedi ultimi

Una volta che i danni si sono manifestati e la pianta inizia a mostrare una sofferenza più o meno evidente, è importante agire tempestivamente. Ecco gli interventi più indicati:

  • effettuare una leggera potatura dei rami che hanno perso le foglie (tale intervento è assai propizio per una graduale ripresa vegetativa soprattutto in Ficus benjamina);
  • cimare degli apici dei rametti ricurvati e privi di foglie;
  • nebulizzare regolarmente la chioma con acqua per elevare il tenore di umidità relativa e stimolare una nuova emissione di foglie;
  • concimare moderatamente con prodotti liquidi a base di azoto (ideale in questi casi il sangue di bue, purché a dosi contenute) per favorire una pronta ripresa vegetativa;
  • se il vaso è troppo piccolo e limita lo sviluppo della pianta, rinvasare o cambiare il primo strato di substrato.

Va comunque ricordato che nelle piante d’appartamento i tempi di ripresa sono lunghi e non sempre si assiste a un pieno recupero del vigore vegetativo.

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