Piante grasse: una composizione facile

Una cassetta di legno che confezionava bottiglie di vino prezioso può essere usata come contenitore per una composizione di piante grasse. Facile da fare e da mantenere perché le piante grasse richiedono poca acqua e cure.

Nella nostra cantina c’è di sicuro una cassetta di legno di quelle che confezionavano una bottiglia di vino pregiato, magari in taglia magnum, che non abbiamo gettato perché ci sembrava che potesse avere un riutilizzo. Oggi possiamo trasformarla in una fioriera per piante grasse per la nostra casa o da regalare. Chiusa sembrerà contenere una bottiglia ma, una volta aperta, ecco la sorpresa: apparirà la composizione in tutta la sua spinosa bellezza.

Il vaso dentro la scatola

Il primo passo consiste nel trovare un contenitore della misura giusta da porre all’interno della cassetta così che faccia da vaso alle piante e non permetta all’acqua di bagnatura di spandersi liberamente e rovinare la cassetta di legno. Le piante grasse, proprio perché hanno richieste idriche molto limitate, sono le più indicate per questo tipo di realizzazione.
Chi ha difficoltà a trovare un contenitore di misura può costruirselo utilizzando due vaschette di plastica  tagliate e saldate fra loro con il silicone così che non vi siano perdite, oppure costruite una scatola di cartone robusto e rivestitela con un foglio di materiale plastico continuo per impermeabilizzarla. I più esperti potranno costruirla con ritagli di compensato, sempre da impermeabilizzare all’interno.

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Come regalo: si consegna chiuso

Chi intende utilizzare la cassetta come regalo, e quindi consegnarla chiusa, come se si trattasse davvero di una bottiglia di magnum, deve realizzare un “vaso” non troppo profondo perché altrimenti sarebbe impossibile chiudere il coperchio. Può bastare una profondità di circa 9 cm: così anche con dentro le piante (alte al massimo 16 cm) dovremmo riuscire a chiudere la scatola senza che queste si danneggino.
Le maniglie
Sempre in questo caso, è necessario fissare ai lati corti del vaso due nastri colorati, uso maniglia: serviranno a estrarre il vaso dalla scatola di legno e a posizionarlo correttamente alla giusta altezza, utilizzando due o più spessori da mettere sotto. In questo modo le piante non saranno incassate sul fondo della scatola ma saranno ben visibili.
Il cordino
Da ultimo inseriamo un blocco grazie a un cordino che consente di tenere sollevato, senza che ricada all’indietro, il coperchio della nostra scatola di legno. I più esperti potranno inserirvi uno specchio per creare un effetto di profondità oppure dipingerla a grandi pennellate in un colore che richiami o contrasti con quello della stanza destinata ad accogliere la nostra composizione.

Scegliere e posizionare le piante

Le piante succulente hanno esigenze comuni per quanto riguarda fabbisogni idrici, umidità, substrato ad elevata capacità drenante, apporti di nutrienti sbilanciato a favore di fosforo e potassio. Il tasso di crescita, soprattutto in verticale, e l’attitudine a filare in presenza di scarsità di luce possono essere molto diversi secondo la specie e la tipologia considerata. Scegliamo quindi piante non troppo dissimili per dimensioni, alte circa 10-12 cm, diverse per forma e colore, giocando su questi due elementi per creare un po’ di movimento e contrasto.

Spesa contenuta

Le nostre scelte sono ricadute su piante acquistate nella grande distribuzione. Oggi i negozi di bricolage hanno spesso oltre all’arredamento anche un nutrito settore piante dove è possibile fare acquisti a prezzi modici. Per piante in vaso di 10 cm di diametro abbiamo speso 3 euro l’una, per quelle in vaso di diametro inferiore solo 2 euro.
Il costo del lapillo o della ghiaia è di circa 2,00 euro se non disponete di materiale di recupero.

Queste sono le piante che abbiamo utilizzato nella composizione:

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A- Senecio Kleinia
Ritenuto in passato una specie a se stante questo senecio ha un tronco carnoso che col tempo tende a ramificarsi intensamente. Utilizzato come pianta succulenta da vaso in realtà è pianta indicata per il giardino caldo in cui le piante adulte arrivano a misurare tre metri e portano rosette di foglie caduche. Teme l’eccesso di umidità ed è bene bagnarlo meno delle altre succulente. Prestate attenzione nel maneggiarlo perché le foglie sono morbide e temono lo schiacciamento dal quale non si riprendono.

B- Lemaireocereus marginatus
Si tratta di un cactus colonnare a crescita lenta se coltivato in vaso. Piace per la sua forma definita se pur non perfettamente geometrico perché il numero delle costolature varia da soggetto a soggetto da cinque a otto. Coltivate solitamente in gruppi di tre di altezza diversa hanno un portamento mai perfettamente verticale. Lungo le costolature si trovano tante piccole areole di spine corte e numerose, così ravvicinate da formare una banda, da cui il nome marginata. Il colore del fusto è verde, scuro e lucido. In estate le piante adulte fioriscono in bianco.

C- Sansevieria variegata gialla e verde.

D- Echinocactus grusonii albispina in forma giovanile, a spine piccole, che ha assunto per mancanza di luce una forma allungata come denuncia la colorazione più chiara della parte terminale.

E – Cotyledon undulata
Cactus a foglia larga e ondulata, è pianta originaria delle regioni semi aride dell’Africa. Il fusto è carnoso ed eretto. Porta foglie grandi in forma di ventaglio con il margine riccamente ondulato. Il colore di fondo verde chiaro è coperto dallo spesso rivestimento pruinoso che conferisce alle piante una tonalità grigio argentea. Pianta robusta quando ben tenuta diventa delicatissima, capace di perdere le foglie al minimo urto, se si trova da tempo in sofferenza.

F- Haworthia fasciata
Originaria dello stesso areale, questa succulenta in forma di agave con foglie ascendenti e acute presenta sulla pagina esterna una preziosa zigrinatura bianca che valorizza il verde scuro di fondo. Pianta vivace, ma da maneggiare con cura per non rompere gli apici fogliari che sono privi di spine, e crescendo evidenzierebbero una forma tronca e un margine secco. Tende a formare alla base un gran numero di figli che è possibile dividere quando raggiungono un’altezza di circa tre centimetri.

G- Mamillaria
La classificazione delle mamillarie è oltremodo complessa e si complica via via per la spiccata capacità di questo genere di produrre nuove forme ibride. La struttura è quella classica di un cactus subsferico con sviluppo in altezza e larghezza comparabili. A identificarlo sono le sottili spine scure e lucide che si origino da ogni areola con setole bianche e contrastano piacevolmente. La forma scelta non presenta come spesso accade una grande proliferazione di altri individui alla base perché per ogni specie e varietà l’inizio della moltiplicazione agamica dipende dal raggiungimento di una determinata età e/o dimensioni.

H- Peperomia
Di forma “arbustiva” con le foglie portate in verticilli da quattro-cinque unità lungo fusti di colore rosato.

Come procedere
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Impermeabilizziamo la cassetta che farà da vaso con un foglio di plastica tagliato a misura. Poi disponiamo le piante all’interno partendo dagli estremi: sul lato destro ponete la peperomia e sul sinistro il senecio. Sono le piante più alte e più cespugliose che formano una cornice all’interno della quale creare la composizione. La linea di sfondo è stata creata affiancando nella parte centrale l’Echinocatus allungato verde smeraldo alla grigia Cotiledon e al verde scuro del Lematreocereus; ai lati peperomia e senecio.

 

 
Sul fronte per creare un contrasto di forme e di colori inseriamo l’Haworthia, la mamillaria e la sansevieria (2).
Chi vuole può aggiungere un minerale o un piccolo sasso negli spazi rimasti liberi per completare l’ambientazione.

Sul fronte per creare un contrasto di forme e di colori inseriamo l’Haworthia, la mamillaria e la sansevieria. Chi vuole può aggiungere un minerale o un piccolo sasso negli spazi rimasti liberi per completare l’ambientazione.

 
Abbiamo versato il lapillo o l’inerte (3) preferito fino all’altezza richiesta per posizionare allo stesso livello anche quelle in vaso più piccolo. In questo modo tutti i vasi sono fra loro allineati nel bordo superiore.
Si termina il riempimento con il lapillo cercando di farlo assestare così che col tempo non si creino dei vuoti causati dal movimento degli elementi sferici. La sabbia non pone tale problema, nemmeno il ghiaino fine. Con un ultimo strato abbiamo nascosto il bordo dei vasi così che le nostre piante emergono dal lapillo come se radicassero in un’unica zolla di terreno.

Abbiamo versato il lapillo o l’inerte preferito fino all’altezza richiesta per posizionare allo stesso livello anche quelle in vaso più piccolo. In questo modo tutti i vasi sono fra loro allineati nel bordo superiore.
Si termina il riempimento con il lapillo cercando di farlo assestare così che col tempo non si creino dei vuoti causati dal movimento degli elementi sferici. La sabbia non pone tale problema, nemmeno il ghiaino fine. Con un ultimo strato abbiamo nascosto il bordo dei vasi così che le nostre piante emergono dal lapillo come se radicassero in un’unica zolla di terreno.

 
Qualsiasi pianta può essere indicata purché non sia troppo dissimile dalle altre per dimensioni e rapporti fra le dimensioni della stessa. Potete utilizzare anche le piccole agavi che si formano alla base di piante vecchie o rami di calancola messi a radicale, un sempervivum di buone dimensioni, un sedum a sviluppo verticale come il sedum acre.
 
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Perché le teniamo in vaso?

La ragione per cui le manteniamo in vaso è piuttosto semplice. Il substrato è formato per buona parte da sabbia così da garantire un drenaggio efficiente. Svasandole rischiamo che tutto il terriccio si sfaldi e lasci scoperte e libere le radici, fini e sottili, rendendo non sempre facile un loro trapianto e un loro attecchimento.
Il vaso in questo caso rappresenta una protezione ma anche un limite. Quando bagneremo le piante dovremo farlo in modo mirato, sempre con parsimonia e con un getto piccolo da indirizzare alla base così da essere sicuri che percoli all’interno del contenitore.

Luce e acqua: fattori discriminanti

Le piante succulente tenute in casa devono ricevere sempre tutta la luce possibile per mantenersi sane, colorate e crescere in modo completo e armonico.
Il consiglio è di bagnarle poco, senza lasciare trascorrere troppo tempo fra un intervento e l’altro. Non è vero che le piante grasse devono essere dimenticate bagnatele ogni due settimane utilizzando poco meno di una tazzina da caffè per ogni vaso.
L’acqua potrà sembrarvi troppo ma il substrato sabbioso di coltivazione consentirà un drenaggio quasi immediato. L’acqua che resterà sul fondo della cassetta, pochi millimetri, sarà presto evaporata perché la struttura porosa del lapillo non la trattiene.

Foto di Alessandro Mesini