Piante grasse senza problemi

Le piante grasse sono tra le piante preferite da tenere in casa perché disponibili in tante forme e dimensioni, perché costano poco e, soprattutto, richiedono pochissime cure. Basta un bicchiere d'acqua ogni tanto e un'esposizione luminosa.

Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 08/01/2019 Aggiornato il 08/01/2019
Piante grasse senza problemi

Tra le specie da interni vendute ogni anno nel nostro Paese, le piante grasse occupano sempre le prime posizioni: la loro diffusione negli spazi abitativi o lavorativi è in costante crescita, così come il numero degli appassionati o collezionisti.

Le piante grasse sono apprezzate soprattutto perché facili di coltvare e ben adattabili alle condizioni ambientali presenti nelle nostre case.

In più sono longeve e hanno limitate esigenze riguardo a fertilizzanti, irrigazione e trattamenti antiparassitari.

Infine, le piante grasse sono disponibili in un vasto assortimento varietale e quindi con forme botaniche e dimensioni molto diverse, alcune anche di grande pregio, soprattutto le specie in grado di emettere fiori. E il prezzo può spaziare da meno di un euro fino a diverse centinaia, in base alla tipologia e alla grandezza degli esemplari.

Il posto preferito

Quasi tutte le piante grasse sono originarie di zone caldo-aride semidesertiche, pienamente esposte all’insolazione diretta: in appartamento vanno quindi collocate nei punti di massima luminosità, per esempio a ridosso di una finestra ben illuminata, possibilmente priva di tendaggi.

Le temperature ottimali di crescita per la maggior parte delle succulente sono comprese tra 23 e 27 °C; deve essere inoltre garantita una temperatura minima di 5-7 °C.

Le piante grasse sopportano discretamente bene il freddo, purché l’umidità dell’aria sia decisamente bassa, così come la quantità di acqua presente nel substrato.

Il substrato drenante

Le piante grasse vogliono terriccio mediamente fertile, ma soprattutto leggero e ben drenante, in grado cioè di permettere il rapido sgrondo dell’acqua in eccesso, che può essere favorito anche dal posizionamento, sul fondo dei contenitori, di materiali inerti (argilla espansa, pietra pomice, ghiaietto). È di fondamentale importanza tener presente che i danni maggiori per le piante grasse si hanno quasi sempre a seguito di un accumulo di acqua nel substrato.

La composizione di una corretta miscela è la seguente: 50% terriccio universale (costituito prevalentemente da torba bionda finemente sminuzzata ); 30 % sabbia di fiume, non calcarea; 20% materiale minerale finemente triturato (perlite, brecciolina, pietrisco). Circa la metà in peso o volume deve quindi essere costituita da materiale inerte, avente come unica funzione quella di favorire lo sgrondo dell’acqua in eccesso verso il fondo del contenitore.

I contenitori

Per le piante grasse i migliori sono quelli in terracotta, porosi, quindi in grado di far evaporare l’eventuale acqua presente in eccesso nel substrato.

Quelli in ceramica, plastica o altro materiale devono necessariamente essere forati sul fondo, al fine di permettere la fuoriuscita dell’acqua in eccesso, che non va mai lasciata nel sottovaso, di per sé scarsamente utilizzato per queste piante.

Le piante grasse si prestano a realizzare composizioni miste in un unico contenitore (formazione di terrari).

Concimazione: sì, quando serve 

Le esigenze delle piante grasse sono modeste, tuttavia i fertilizzanti devono essere distribuiti regolarmente, specie nel caso di presenza contemporanea di più piante in un unico contenitore. Si consiglia di distribuire i fertilizzanti secondo due modalità:

  • -concimazione d’impianto: prima di invasare le piante (o di porle in piena terra), miscelare al substrato un concime chimico in granuli, particolarmente ricco in fosforo, come il perfosfato minerale, per favorire il rapido sviluppo delle radici. Dosaggio: 5-7 grammi di concime per ogni litro di terriccio.
  • -concimazione di mantenimento: si esegue una volta in primavera e una a fine estate, impiegando fertilizzanti (preferibilmente liquidi) specifici per piante grasse, ben dotati sia in azoto che fosforo. Durante il periodo di riposo autunno-invernale è opportuno non effettuare alcuna concimazione.
Irrigazioni minime

Le piante grasse sono note anche con il termine di “succulente” in virtù della capacità di immagazzinare acqua (genericamente definita “succo”) nei propri tessuti per poter sopravvivere, anche per lunghissimi periodi, in ambienti siccitosi o addirittura aridi. La loro richiesta di acqua è pertanto molto contenuta, ma non bisogna pensare che le succulente possano crescere bene senza essere bagnate.

Si deve intervenire diversamente a seconda del periodo:

  • in primavera-estate irrigare con una certa frequenza (indicativamente ogni 4-5 settimane), solo se il terriccio risulti asciutto nei primi centimetri superficiali;
  • durante l’autunno-inverno bagnare indicativamente ogni 7-8 settimane.

Distribuire l’acqua sul substrato e mai sulle parti verdi: i tessuti, di per sé carnosi e già ricchi di acqua, permanendo umidi potrebbero essere colpiti da marciumi. Non irrigare con acqua fredda: la temperatura ottimale dell’acqua dovrebbe essere compresa tra 15 e 20 °C.  

DANNI AMBIENTALI

Pur essendo resistenti, le piante grasse possono subire danni a seguito di collocazione in ambienti non adatti. Vediamo le condizioni da evitare.

Scarsa illuminazione

Se posizionate in zone semioscure, o peggio, in ombra piena, le piante grasse iniziano a rammollire i tessuti; poi le parti verdi, soprattutto quelle agli apici, ingialliscono, la crescita rallenta e la forma della pianta subisce modificazioni, quali l’incurvatura o l’assottigliamento dei fusti. Nei casi più gravi, si ha il veloce deperimento della pianta. Per rimediare alla situazione, è indispensabile riportare al più presto le piante in luogo pienamente luminoso, ma non a contatto diretto con raggi solari o fonti di luce artificiale.

Più sensibili risultano quelle a portamento colonnare o allungato: Pachycereus, Sansevieria, Euphorbia, Opuntia.

Eccesso di umidità

In presenza di ristagno idrico prolungato, quindi di asfissia radicale, si assiste a un avvizzimento, seguito da rammollimento dei tessuti e a un loro rapido ripiegamento verso il basso. Inizialmente sono interessate soprattutto le porzioni basali, poi anche quelle poste più in alto. Se i sintomi sono di limitata entità, il problema si può risolvere sospendendo le irrigazioni sino a quando il terriccio non sarà nuovamente asciutto per i primi 4-5 cm superficiali. Non serve concimare.

Tutte le specie sono sensibili.

Basse temperature

Correnti d’aria fredda invernale che entrano in casa, determinano inizialmente un ingiallimento-imbrunimento dei tessuti, che poi possono diventare bruno-nerastri e seccare. Medio-lunghi periodi di basse temperature possono causare, soprattutto se associati agli eccessi idrici nel substrato, la morte di esemplari anche di grande dimensione.

Più sensibili sono le specie con tessuti più molli: Crassula, Sansevieria, Kalanchoe, Schlumbergera.

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