Piante grasse: problemi ed errori di coltivazione

Le piante grasse sono molto diffuse nelle abitazioni e negli uffici perché presentano forme assortite, sfumature sorprendenti e richiedono poche cure. Però non sempre riescono a sopravvivere. Vediamo quali sono gli errori da evitare e le avversità parassitarie più comuni.
Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 29/11/2020 Aggiornato il 29/11/2020
piante grasse

La diffusione delle piante grasse negli spazi abitativi o lavorativi è in costante crescita, così come il numero di appassionati o collezionisti. Note anche con il termine di piante succulente in virtù della capacità di immagazzinare acqua (genericamente definita “succo”) nei propri tessuti per poter sopravvivere, anche per lunghissimi periodi, in ambienti siccitosi o aridi, queste piante sono apprezzate e scelte in virtù di indiscutibili pregi, quali:

grande facilità di coltivazione e di collocazione negli spazi interni e buona adattabilità a essere mantenute all’aperto durante i mesi più caldi anche nelle regioni settentrionali;

notevole assortimento varietale che si manifesta con estrema diversità di forme botaniche e dimensioni;

grande valore ornamentale, soprattutto per quelle che emettono regolarmente fiori;

limitate esigenze riguardo a fertilizzanti, irrigazione e trattamenti  antiparassitari;

– considerevole longevità;

ampia variabilità di prezzo, correlata alla tipologia e alla grandezza degli esemplari.

Pur essendo resistenti alle avversità, le piante grasse possono subire danni se posizionate  in ambienti non adatti o per attacchi dovuti a parassiti, che si diffondono facilmente in casa se le piante sono mantenute troppo vicine, in gruppi.

Errori di coltivazione e danni ambientali

Scarsa illuminazione

Se posizionate in zone semioscure, o peggio, in ombra piena, le succulente iniziano a rammollire i tessuti; poi le parti verdi, soprattutto quelle agli apici,  ingialliscono, la crescita rallenta e la forma della pianta subisce modificazioni, quali l’incurvatura o l’assottigliamento dei fusti. Nei casi più gravi, si ha il veloce deperimento della pianta. Per rimediare alla situazione, è indispensabile riportare al più presto le piante in luogo pienamente luminoso, ma non a contatto diretto con raggi solari o fonti di luce artificiale.

Più sensibili risultano quelle a portamento colonnare o allungato: Pachycereus, Sansevieria, Euphorbia, Opuntia.

Eccesso di umidità

In presenza di ristagno idrico prolungato, quindi di asfissia radicale, si assiste a un rammollimento, non dovuto a parassiti, dei tessuti. Inizialmente vengono interessate soprattutto le porzioni basali, poi anche quelle poste più in alto. Se i sintomi sono di limitata entità, il problema si può risolvere sospendendo le irrigazioni sino a quando il terriccio non sarà nuovamente asciutto per i primi 4-5 cm superficiali. Non serve concimare.

Tutte le specie sono sensibili, più diffusamente quelle a portamento colonnare, meno quelle a forma sferica o compatta.

Basse temperature

Correnti d’aria fredda invernale che entrano in casa, determinano inizialmente un ingiallimento-imbrunimento dei tessuti, che poi possono diventare bruno-nerastri e seccare. Medio-lunghi periodi di basse temperature possono causare, soprattutto se associati ad eccessi idrici nel substrato, la morte di esemplari anche di grande dimensione.

Più sensibili sono le specie con tessuti più molli: Crassula, Sansevieria, Kalanchoe, Schlumbergera.

Avversità parassitarie: riconoscerle per intervenire 

Cocciniglie

Sono i principali nemici delle piante grasse. Le due più comuni sono la cocciniglia cotonosa, che si presenta come ammassi biancastri cerosi e appiccicosi sotto i quali si nascondono gli insetti adulti, e la cocciniglia a scudetto, visibile sotto forma di piccole incrostazioni circolari, dure e di colore bianco-grigio o bruno-rossastro. Le piante attaccate dalle cocciniglie subiscono prima decolorazioni e ingiallimento delle parti verdi per sottrazione di linfa e poi disseccamenti superficiali dei tessuti e generale deperimento. Secondariamente possono favorire lo sviluppo di melata e di fumaggine. Si sviluppano prevalentemente sulle piante troppo irrigate o in quelle posizionate nei luoghi poco luminosi.

Risultano più sensibili specie quali Parodia, Agave, Mammillaria, Opuntia, Pachycereus, Echinocactus, Crassula.

DIFESA: intervenire tempestivamente contro gli individui non ancora coperti dalle strutture di protezione con insetticidi specifici (oli minerali), che ricoprono gli insetti e li soffocano. Nel caso di attacchi di limitata entità  possono essere utili le irrorazioni con acqua e sapone di Marsiglia, seguiti da risciacqui con acqua. Nel caso di forte infestazione eliminare le porzioni più colpite.

Afidi

Poco diffusi e scarsamente pericolosi, generalmente si insediano sulle piante grasse provenendo da altre piante da interno. Sono di colore verde o bruno, si sviluppano alimentandosi dei succhi cellulari della pianta, causando deformazioni delle parti verdi più tenere, rallentamento di crescita nelle giovani piante. Possono inoltre trasmettere virus.

Più sensibili sono: Crassula, Kalanchoe, Echeveria.

DIFESA: solo in caso di rilevanti presenze trattare con insetticidi a base di piretro o deltametrina.

Larve di nottue

Attive soprattutto in primavera e inizi autunno, fuoriescono dal substrato generalmente durante le ore serali ed erodono tessuti carnosi e teneri.

Più sensibili sono le specie dotate di foglie, quali Crassula, Kalanchoe, Schlumergera, Sempervivum, Aloe.

DIFESA: la loro presenza è dovuta all’impiego di terricci non di qualità, spesso derivanti dallo svaso di altre piante, nel quale le  larve erano presenti allo stadio di uova. La ricerca sulla pianta delle larve e la loro eliminazione rappresenta il sistema di contenimento più efficace.

Avvizzimento

In presenza di ristagno idrico prolungato, quindi di asfissia radicale, si assiste a un avvizzimento o rammollimento delle parti verdi, a volte seguito da un  rapido ripiegamento verso il basso.

Risultano più sensibili specie quali: Espostoa, Cereus, Opuntia, Stenocactus, Trichocereus, Euphorbia, Aloe.

DIFESA: eliminare l’eventuale acqua che ristagna nel sottovaso e sospendere le irrigazioni sino a quando il terriccio non sarà nuovamente asciutto per i primi 4-5 cm superficiali. Non serve concimare. In fase avanzata qualsiasi intervento curativo con prodotti fitosanitari risulta spesso inutile, mentre nelle fasi iniziali possono risultare efficaci trattamenti con prodotti a base di rame o fosetil di alluminio, registrati per piante ornamentali.

Marciume  radicale

I primi sintomi appaiono nelle porzioni della pianta a contatto con il substrato, che ingialliscono e diventano molli; successivamente l’intera pianta  assume aspetto stentato, perde colore e consistenza, in quanto le radici non riescono più ad assorbire dal substrato elementi nutritivi da inviare verso i tessuti aerei. Nella fase finale della malattia, tutta la pianta rammollisce e si affloscia  a terra, oppure raggrinzisce  e facilmente si stacca dal substrato, in quanto le radici, ormai degenerate, non ne consentono più l’ancoraggio.

Risultano più sensibili specie quali: Rebutia, Opuntia,  Echinocactus, Mammillaria, Notocactus.

DIFESA: come per l’avvizzimento, anche se i marciumi radicali sono molto più difficilmente curabili rispetto a questo, soprattutto in fase avanzata.

Muffa grigia

Sulle parti verdi si notano delle aree di marciume molle e bruno che in presenza di elevata umidità relativa si ricoprono della caratteristica muffa grigia. Si ha il disfacimento dei tessuti verdi e il rapido deperimento degli esemplari piccoli. Il fungo si sviluppa in condizioni di clima caldo umido.

Risultano più sensibili specie quali: Opuntia,  Echinocactus,  Mammillaria, Notocactus. Crassula,  Euphorbia,  Haworthia, Sansevieria, Schlumbergera.

DIFESA: ridurre le irrigazioni, mantenere  in posizione luminosa e ben arieggiata, trattare, solo in caso di grave attacco, con prodotti fitosanitari a base di tebuconazolo. 

Fumaggine

I funghi della fumaggine proliferano sui residui zuccherini (melata) secreti da afidi e da cocciniglie e attaccano le piante indebolite per scarsa nutrizione o quelle troppo ombreggiate. I sintomi sono caratteristici: formazione di coperture nerastre e polverose sulle porzioni verdi; deformazione delle parti verdi, soprattutto quelle giovani, che, nel caso di attacchi prolungati, non ricevendo la luce necessaria, ingialliscono e si ripiegano verso il basso.

Risultano più sensibili specie quali: Crassula,  Echeveria,  Aloe, Lithops, Kalanchoe.

DIFESA: in caso di forti incrostazioni lavare le parti colpite con una soluzione di acqua e sapone di Marsiglia e successivamente risciacquare abbondantemente.

Acari o Ragnetti

Si rinvengono solo su quelle succulente dotate di foglie carnose sulle quali, specialmente in quelle più giovani, si vedono piccole punteggiature argentate o brune. In caso di attacchi pesanti e ripetuti, le strutture verdi subiscono decolorazioni e deformazioni, con generale deperimento vegetativo, particolarmente grave sulle piante giovani.

Risultano più sensibili specie quali: Crassula,  Aloe, Kalanchoe.

DIFESA: utilizzare prodotti chimici specifici (acaricidi) registrati per piante da interni.

 

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