Piante grasse minuscole: come curarle

Piante grasse alte fino a 19 cm in vasi di 4 cm di diametro: piacciono a molti ma non sono facili da curare. Ecco come farle vivere bene in casa.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 18/01/2015 Aggiornato il 18/01/2015
piante grasse piccole

Gli amanti del verde che non hanno una particolare inclinazione per le piante grasse in vaso guardano sempre con sospetto quelle proposte nei garden in vasi di taglia ridottissima. Eppure questa tipologia di piante succulente è diffusa in tutti i garden e ha diversi estimatori: i collezionisti inconsapevoli che in poco tempo ne accumulano qualche decina e continuano ad acquistare le novità che incontrano; i curiosi attirati da forme e colori strani che si lasciano tentare per l’economicità dei vasetti; chi desidera avere piante a bassa manutenzione e di dimensioni davvero contenute da tenere un davanzale o sulla scrivania dell’ufficio; i bambini che vogliono una curiosità. Tutti costoro acquistano una pianta in un vaso di 4-6 cm di diametro, alta fino a 10 cm, ma non la degnerebbero di uno sguardo se fosse posta in un vaso di 12 cm di diametro con un’altezza 20 cm o una massa importante. Il gusto per il piccolo resta un fattore determinante.

Facili da curare? Non è vero

Le piante succulente sono considerate erroneamente facili. Anzi. Più i soggetti sono di piccole dimensioni, più è difficile coltivarle; ed è facile capire il perché: il sistema pianta, inteso come insieme di organismo e terreno, è in balia degli degli interventi esterni, possedendo riserve e capacità di reazioni minime. Applicate la matematica a due piante succulente sferiche. Aumentando di taglia la parte traspirante della pianta aumenta secondo uno sviluppo al quadrato. Il parenchima interno, quello di accumulo dell’acqua e delle sostanze nutritive, aumenta secondo uno sviluppo al cubo, cento volte maggiore, trattandosi di un volume. Questa considerazione ci spiega come mai di fronte a un forte stress idrico le piante più piccole sono le prime, a parità di resistenza, a morire.

Allora, perché non metterle in un contenitore più grande?

Le ragioni sono fondamentalmente tre:

  • in un contenitore più grande perderemmo quel rapporto dimensione vaso/pianta che rappresenta uno dei punti di forza e di fascino di queste piante,
  • in vasi più grandi la loro crescita risulterebbe favorita perché non sempre si tratta di piante “nane” ma di piante giovani messe in condizioni tali da crescere con grande lentezza per la scarsità di nutrienti,
  • un maggiore volume del contenitore si tradurrebbe in maggiori rischi di marciumi perché è facile incorrere nell’errore di somministrare acqua non sulla base delle reali necessità della pianta ma in funzione delle dimensioni del vaso. Il substrato, per quanto ben drenato, resterebbe bagnato troppo a lungo e l’acqua effettivamente assorbita dalla pianta non contribuirebbe ad asciugarlo. Il perdurare di queste condizioni, unito a temperature non ottimali, si rivela spesso letale. I tessuti divengono molli e spesso, raggiunto questo stadio, è solo questione di tempo per arrivare alla fine anche se la pianta per mesi non cambia colore o forma.

Necessità proporzionate

Un vaso piccolissimo, se correttamente collocato in modo che non possa riassorbire l’acqua di bagnatura, è una scelta che ci pone al riparo dal rischio marciumi e ci consente di bagnare con regolarità. La zolla è piccola e in parte anche occupata dalle radici. Questo ci assicura che la poca umidità trattenuta sarà sfruttata per intero dalla pianta senza correre rischi. Gli apporti nutrizionali saranno veicolati dall’acqua di bagnatura utilizzando un fertilizzante specifico in forma liquida o solubile. Ricordate che se anche mostrano una certa resistenza si tratta di piante amanti del caldo e in caso di assenza prolungata con abbassamento della temperatura a circa 8°C, sospendete le bagnature almeno una settimana prima perché a 10°C il consumo d’acqua di queste piante è praticamente nullo. Prima di assentarvi ponetele sempre in posizione rialzata, su un tavolo ad esempio, perché questo piccolo accorgimento è spesso bastante a farvi guadagnare un grado centigrado, ed esposte alla luce così che l’irraggiamento diurno possa alleviare questa situazione.

Segnali di rischio

Un buon osservatore capirà subito se le sue piante succulente micro sono in salute. Anzitutto controllandone le dimensioni. Al primo segno di regresso rivedete le vostre pratiche: aumentate senza esagerare le bagnature, passando nello stesso arco di tempo da due a tre, e utilizzate un fertilizzante specifico a dosaggio basso ma continuo, un quarto di quello indicato, per almeno tre interventi consecutivi. Spostatele in un luogo più luminoso per favorire la fotosintesi e riattivare un bilancio positivo negli accumuli di sostanze di riserva. Le piante succulente hanno bisogno di tutta la luce possibile, anche il pieno sole. La cascola delle foglie vi spinga controllare l’assenza di correnti fredde o di spifferi. La comparsa di ferite o annerimenti indica la possibilità di urti ripetuti nel passaggio o a causa di animali domestici.

Quando rinvasare

Il rinvaso è una pratica necessaria quando la pianta tende a forzare il vaso (cioè ha occupato tutto lo spazio e ormai preme sui bordi), quando è da anni nello stesso contenitore, quando si vuole fornire un terriccio più adatto o con più nutrienti. Un buon modo per capire se la pianta acquistata ha bisogno di essere rinvasata è osservare i fori alla base del vaso: se le radici fuoriescono si provveda subito al rinvaso. Si può anche sfilare con facilità, data la scarsa umidità del terriccio, il pane di terra dal vaso per verificare che le radici non abbiano ormai sfruttato tutto il terriccio ingabbiandolo in un fitto reticolo. Effettuare il rinvaso a primavera o all’occorrenza, ma mai durante la fase di riposo vegetativo. Eliminare il vecchio terriccio dalle radici e dopo aver rinvasato attendere alcuni giorni prima di bagnare dando così il tempo alla pianta di asciugare e chiudere le eventuali ferite, riducendo i rischi di marcescenza. Meglio preferire vasi di coccio e forme poco profonde.

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