Piante d’appartamento: rimediare ai danni estivi

Quando si rientra a casa è necessaria una verifica dei danni estivi delle piante d'appartamento, perché una cattiva gestione idrica può causare stati di sofferenza pericolosi come l’assalto di parassiti.

Francesca Meinardi
A cura di Francesca Meinardi
Pubblicato il 13/09/2019 Aggiornato il 13/09/2019
Piante d’appartamento: rimediare ai danni estivi

Quando si rientra dalle vacanze è possibile scoprire che qualcosa sia andato storto nella gestione delle irrigazioni dei vasi. La vicina di casa potrebbe aver inavvertitamente esagerato con l’annaffiatoio, o un temporale e la mancanza temporanea di corrente, potrebbero aver fatto saltare la programmazione dell’irrigatore. Si rende così necessaria una verifica dello stato di salute delle piante, per rimediare ad eventuali danni estivi.  Chiaramente a seconda delle esigenze idriche dei vari esemplari, la cattiva annaffiatura viene recepita in modo differente, quindi gli interventi per ravvivare un vaso secco o appassito andranno valutati di volta in volta in base alle piante.

Sofferenza limitata

Quando i danni estivi sono limitati e le piante non appaiono molto sofferenti, le si può semplicemente collocare in una zona in cui si siano ricreate le giuste condizioni di umidità, oppure le si può mettere al buio per qualche tempo perché riconquistino il turgore perso.

Un minimo stato di sofferenza può essere fronteggiato con il semplice asporto dei capolini sfioriti e dei rami secchi, così da stimolare l’immediata ripresa vegetativa.

Condizioni più gravi

Nel caso in cui i danni estivi siano più critici, si può ricorrere a espedienti più importanti come l’immersione completa del vaso, per circa un’ora, in una pentola riempita con acqua a temperatura ambiente, in modo che questa possa penetrare a fondo nel substrato e raggiungere direttamente le radici.

Se sembra morta

Se i danni estivi sono stati pesanti, la pianta fosse in forte stato di sofferenza e nonostante le annaffiature drastiche le foglie ingiallite continuassero ad avvizzirsi, bisognerebbe studiare con cura il vaso prima di decidere di buttarlo via, perché potrebbe rivelarsi un errore. La pianta potrebbe infatti non essere morta, ma semplicemente non rispondere alle bagnature perché il terreno secco è ormai troppo compatto per consentire all’acqua di raggiungere le radici: in questo caso osserverete che il terriccio è staccato dal bordo del vaso. Per salvare la pianta che sembra morta sarà quindi necessario ricorrere a un intervento più drastico.

1. Con un rastrellino, o semplicemente una forchetta, si rompa la crosta formata in superficie dal terriccio compatto; si faccia attenzione a eseguire l’operazione con delicatezza per non rovinare le radici già sofferenti.

1. Con un rastrellino, o semplicemente una forchetta, si rompa la crosta formata in superficie dal terriccio compatto; si faccia attenzione a eseguire l’operazione con delicatezza per non rovinare le radici già sofferenti.

2. Si riempia con acqua a temperatura ambiente un contenitore in cui immergere l’intero vaso per lasciarlo fino a quando le bollicine che fuoriescono dal terreno sul pelo dell’acqua non saranno completamente cessate. Se, nonostante i danni estivi, sulla pianta fossero ancora presenti delle foglie, si provveda a nebulizzarle durante questa operazione.

2. Si riempia con acqua a temperatura ambiente un contenitore in cui immergere l’intero vaso per lasciarlo fino a quando le bollicine che fuoriescono dal terreno sul pelo dell’acqua non saranno completamente cessate. Se, nonostante i danni estivi, sulla pianta fossero ancora presenti delle foglie, si provveda a nebulizzarle durante questa operazione.

3. Una volta estratto il vaso dall’acqua lo si lasci scolare in modo che tutta quella in eccesso defluisca.

3. Una volta estratto il vaso dall’acqua lo si lasci scolare in modo che tutta quella in eccesso defluisca.

 

Diverse necessità idriche

Le piante non sono tutte uguali e ognuna ha le sue esigenze e caratteristiche. Per capire quale sia la necessità idrica di una pianta, bisogna osservarne in modo corretto l’esposizione: il fattore ombra o penombra cambia le condizioni di evapotraspirazione di un esemplare rispetto a uno in pieno sole; la necessità di apporto idrico varia anche in base al tipo di substrato di cui le piante hanno necessità: quelle affondate in terreno con alto potere drenante andranno bagnate più frequentemente di quelle con un deflusso più lento.

Le specie della macchia mediterranea sono più resistenti alla mancanza d’acqua e necessitano di scarse bagnature; un eccesso di acqua causerebbe solamente un processo di asfissia delle radici.

Le erbacee fanno affidamento sulla pressione dell’acqua tra le radici e le foglie per mantenere il loro portamento. Quando l’apporto idrico dovesse mancare, perderebbero il loro turgore afflosciandosi su se stesse molto più velocemente delle piante legnose. Per esempio il basilico appassisce velocemente perché l’apparato fogliare ha un’altissima traspirazione

Le cactacee hanno alta capacità di assorbimento dell’acqua e scarsissima propensione all’evaporazione: per questi motivi le cactacee, anche in caso di mancanza d’acqua, appassiscono molto più lentamente.

 

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