Orchidee: le risposte ai problemi di coltivazione

Quanta acqua serve alle orchidee? Serve anche il concime? Quando e come si deve rinvasare? Che cosa significa se le foglie ingialliscono? Proviamo a rispondere a tutti i dubbi di coltivazione che queste magnifiche piante ci pongono, soprattutto durante l'inverno.
Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 31/12/2020 Aggiornato il 31/12/2020
Orchidee: le risposte ai problemi di coltivazione

Queste piante ci affascinano da sempre, grazie alle forme bizzarre, ai colori sgargianti delle strutture fiorali e alla conformazione insolita dei loro apparati radicali. Mentre una volta erano coltivate solo da esperti giardinieri nelle serre degli orti botanici oggi la maggior parte delle orchidee può essere facilmente mantenuta in appartamento e, grazie a cure semplici cure, può vegetare in modo eccellente e produrre fiori di grande qualità e pregio. La Famiglia delle Orchidaceae comprende circa 25mila specie spontanee, ma negli ambienti domestici sono cinque i generi più diffusi: Cymbidium, Phalaenopsis, Cattleya, Paphiopedilum e Dendrobium. Sono quelli più facilmente coltivabili e sono tutti piuttosto simili per quanto riguarda le esigenze di luce, acqua e terriccio. Vediamo quali problemi possono avere e quali sono le perplessità più comuni nei confronti di queste piante.

1 – I generi di orchidee sono diversi, ma fioriscono tutti nello stesso momento?

No, fioriscono in periodi diversi:

Cymbidium è in fioritura da fine estate, sino agli inizi della primavera

Phalaenopsis e Paphiopedilum fioriscono da fine estate sino a fine primavera

Cattleya fiorisce tra la fine dell’autunno e la fine della primavera

Dendrobium fiorisce tra la fine dell’inverno e le metà della primavera

Queste sono le epoche di “naturale” fioritura: tecniche specifiche e molto accurate di forzatura, permettono di aver certe orchidee (Cymbidium e Phalaenopsis) presenti sul mercato fiorite pressoché tutto l’anno.

Se poi le orchidee possono fiorire in casa con questa regolarità, dipende soprattutto dalle cure (esposizione e concimazione in primo luogo) alle quali le piante vengono sottoposte: piante trascurate “saltano” il normale periodo di fioritura o emettono fiori di scarsa qualità e in numero ridotto.

2- Come si fa a capire se occorre il rinvaso della pianta ? E come si fa?

Se avete vecchie piante, in cui le radici fuoriescono da sopra e da sotto il vaso e l’insieme sembra poco stabile per il grande sviluppo della chioma, potrebbe essere arrivato il momento del cambio del vaso, che comunque deve essere fatto ogni quattro-cinque anni. Si interviene una volta terminata la fioritura, quindi agli inizi del periodo di riposo tardo primaverile-estivo. Le orchidee generalmente si coltivano in vasi di terracotta oppure in cestelli a rete di ferro plastificato o piccoli recipienti in legno. La Phalaenopsis preferisce il vaso di plastica trasparente, al fine di mantenere il più possibile alla luce le porzioni radicali, che in natura si aggrappano alla corteccia di grandi alberi e non si approfondiscono nel terreno. I Cymbidium sono le orchidee più soggette ai cambi frequenti di contenitore (ogni 2-3 anni).

Per tutti i generi di orchidee, il terriccio universale non è adatto. Il substrato di crescita ideale è costituito da un insieme di corteccia di pino sminuzzata, radici di felce frantumate, sfagno e terriccio torboso grossolano. Per Phalaenopsis utilizzare quasi esclusivamente la corteccia.

3- Di quanta luce hanno bisogno le orchidee?

In appartamento la maggior parte delle orchidee (quella meno bisognosa di luce è la Cattleya, Phalaenospsis è invece quella più esigente) vuole una costante esposizione luminosa, ma la luce non deve essere mai diretta, in quanto i raggi solari (o i faretti unidirezionali) possono far ingiallire le foglie e seccare i fiori. Vanno inoltre evitati i luoghi scuri, nei quali le piante non producono né foglie, né fiori. Durante la fase di riposo (generalmente il periodo estivo), tra una fioritura e l’altra, le orchidee si avvantaggiano di luoghi leggermente più ombreggiati.

4- Quali sono le temperature ideali per coltivarle con successo?

La maggior parte dei generi vuole temperature diurne intorno ai 20-23 °C  durante il periodo di formazione dei fiori, mentre nella fase di riposo estivo è bene che la   temperatura non superi i 25-27°C, al fine di evitare stress fisiologici da eccesso di calore, dannosi per la successiva fioritura. I valori minimi notturni durante l’epoca di fioritura non devono mai scendere al di sotto dei 14-15 °C onde evitare seri danni alle piante e soprattutto ai fiori. Le orchidee non tollerano minimamente le correnti d’aria fredda. Il Cymbidium è l’orchidea con minori richieste termiche, Vanda e Cattleya quelle più esigenti.

5 – Con quale frequenza devono essere bagnate?

Prima e durante tutto il periodo di fioritura, le piante necessitano di regolari irrigazioni, che devono mantenere il substrato e le eventuali radici aeree, sempre leggermente inumiditi. Terminata la fioritura, quando cioè prende avvio la fase di riposo, le annaffiature vanno ridotte. Non esiste grande differenza di esigenza idrica tra i diversi generi. L’acqua non deve mai ristagnare nel sottovaso, o nel portavaso senza foro, tranne che nel caso di piante in piena fioritura, collocate in ambiente molto caldo. Durante la fase di riposo vegetativo sono consigliate regolari nebulizzazioni fogliari. I fiori non vanno mai nebulizzati.

6- Il concime è indispensabile ? 

Le orchidee richiedono un costante apporto nutritivo, dal momento che crescono in un substrato inerte, privo pertanto di elementi fertilizzanti. Vanno concimate ogni circa 10-15 giorni non appena iniziano a comparire gli scapi fiorali e così fino all’inizio dell’avvizzimento fiorale; nei mesi che seguono la fioritura, solo ogni 30-40 giorni. Vanno utilizzati fertilizzanti liquidi specifici per orchidee, ricchi in azoto, fosforo, ferro e altri particolari microelementi. È meglio non impiegare fertilizzanti in granuli, se non in presenza di contenitori molto grandi. La non regolarità, o addirittura la completa mancanza di fertilizzazione, causano riduzione, quantitativa e qualitativa, della produzione fiorale o persino assenza completa di fioritura.

7- Sulle foglie della mia orchidea sono apparse piccole protuberanze circolari: che cosa sono?                       

La pianta è stata attaccata dalla Cocciniglia a scudetto: questo insetto parassita, il più frequente per le orchidee, si manifesta sulle foglie, generalmente le più vecchie, sotto forma di scudetti giallo-bruni o bruno-nerastri, duri; quando gli insetti sono numerosi, si vengono a formare consistenti incrostazioni.  Le cocciniglie sottraggono la linfa e le foglie infestate ingialliscono; nei casi di gravi e prolungati attacchi, si assiste al deperimento di ampi settori della vegetazione e al blocco della fioritura. Si sviluppa preferibilmente su esemplari vecchi e poco curati. Alla prima comparsa dei danni, intervenire tempestivamente con insetticidi a base di oli minerali, che ricoprono i parassiti e li soffocano. Nel caso di forte infestazione, eliminare le porzioni più colpite.

8 – Sono comparse delle macchie giallo-bruno sulle foglie più vecchie. Che cosa significa? 

Le macchie fogliari potrebbero essere causate dall’attacco da parte di funghi, le cui spore si sono attivate a seguito di ambiente caldo e molto umido. Nella fase avanzata della malattia, le macchie si estendono e le zone colpite vanno incontro a marciume. In caso di prolungati attacchi, i danni si possono diffondere anche ai fiori, che non si schiudono e marciscono. Se gli attacchi sono poco estesi, può bastare rimuovere le foglie e ridurre le irrigazioni, in alternativa è consigliabile effettuare trattamenti con prodotti a base di rame o tebuconazolo (nei casi più gravi). E’ comunque opportuno tenere isolata la pianta da altre al momento indenni, onde evitare diffusione della malattia.

I generi più diffusi

CYMBIDIUM-Sono probabilmente le orchidee più spettacolari per quanto riguarda l’abbondanza di rami fiorali che ogni esemplare, anche di piccola dimensione riesce a produrre e per l’enorme numero delle varietà costituite dai floricoltori. Sono anche le più facili da coltivare e quelle che garantiscono la maggior durata dei fiori, sia in pianta, sia recisi. I fiori, dalla classica consistenza cerosa, hanno dimensioni variabili, da 5-6 centimetri, sino a 12-13 centimetri.

PHALAENOPSIS-Nota anche come “orchidea farfalla”, le varietà di questo genere sono quelle attualmente più presenti negli appartamenti, anche per la ridotta dimensione degli esemplari. Sono estremamente decorative per la forma dei fiori e per la loro armonica disposizione lungo un flessuoso stelo.

CATTLEYA– Da sempre considerata la regina delle orchidee per merito dei suoi fiori, appariscenti, eleganti e dal delicato profumo. Sempre presenti nelle collezioni degli appassionati, sono tuttavia tra quelle meno facili da coltivare e da indurre alla fioritura.

PAPHIOPEDILUM-Detta anche “scarpetta di Venere” per la forma del fiore, che richiama quella di una pantofola, questa orchidea ben si presta alla permanenza in appartamento, sia per la ridotta dimensione della pianta, sia per la facilità di coltivazione. I suoi fiori hanno durata eccezionale, sia in pianta, sia recisi.

DENDROBIUM-Dalle dimensioni limitate, ma non molto facile da coltivare, è capace di produrre abbondanti fiori, dalla forma delicata e leggera e dai colori vivaci, riuniti lungo steli fiorali flessuosi.

 

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