Mille orchidee: un’eredità preziosa che cerca una nuova casa

Ai piedi delle Prealpi bergamasche, una serra con mille orchidee di specie, varietà e ibridi diversi, raccolte e curate con amore da Alfrisio Di Vita, 81 anni. Ma adesso il proprietario è preoccupato per il futuro di queste piante speciali e cerca un ente, un orto botanico, un'associazione che possa prendersene cura.

Vittorio Giannella
A cura di Vittorio Giannella
Pubblicato il 01/06/2019 Aggiornato il 01/06/2019
Mille orchidee: un’eredità preziosa che cerca una nuova casa

Alfrisio Di Vita, 81 anni, toscano di Montecatini ma residente da anni nel bergamasco, nel lontano 1978 fu ammaliato dalle mille orchidee viste in un giardino botanico dello Sri Lanka. Da allora coltiva nelle serre del suo giardino centinaia di specie, varietà ibridi provenienti dai più svariati posti del mondo e ha dato vita a una collezione favolosa. Ma è preoccupato per il loro futuro e cerca qualche ente, orto, associazione che possa prendersene cura.

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  • alfrisio di vita nella serra tropicale e orchidee
  • alfrisio nella serra tropicale
  • alfrisio di vita nella serra
  • alfrisio di vita 80 anni con una sua orchidea
  • eulophia guinnensis
  • paphiopedilum blaze grande orchidea
  • cymbidium iowianum della birmania
  • paphiopedilum hirsutissima dal sikkin e yunnan
  • odontonia fiona issler orchidea tra le preferite da afrisio
  • ogni orchidea è accompagnata da un cartellino
Una collezione di orchidee tropicali… in montagna
Dopo avere lasciato capannoni e piccole fabbriche della ricca pianura bergamasca, si sale curva dopo curva fino a un ambiente quasi selvaggio, tutto boschi praterie e sparute case, per arrivare quassù, a Scanzorosciate (BG) dove c’è la dimora di Alfrisio Di Vita. Qui, ai piedi delle Prealpi Orobiche, Alfrisio, 81 anni, coltiva centinaia di specie, varietà e ibridi di orchidee.

Quarant’anni fa cominciò la sua avventura con questi preziosi e rari fiori che vivono in ambienti tropicali e a molti sembrò pura follia. Ma il tempo gli ha dato ragione e, dagli anni ’80, la serra di Alfrisio, con le sue mille orchidee, è diventata un posto magico per gli appassionati di orchidee.

Oltre alle orchidee, Alfrisio deve potare la vigna, gli alberi da frutto e contenere l’esuberanza del prato fiorito, ma anche badare ai primi acciacchi che l’età comincia a presentargli. “Finora la mia medicina è stata l’aria di quassù, piena di profumi diversi nelle stagioni” confida Alfrisio, “ma ora sono preoccupato per il futuro delle mie mille orchidee perché sento di non poter dedicare più loro il massimo dell’attenzione. Per questo vorrei donare a titolo gratuito tutta la mia collezione a un Orto botanico, un’Università o un Ente che potrebbe prendersene cura quando non potrò più occuparmene a tempo pieno”.

Una serra a diverse temperature

“La scintilla che mi ha fatto perdere la testa per questi fiori è scoccata in Sri Lanka nel 1978 durante una visita in un orto botanico pieno zeppo di orchidee che tappezzavano muri, alberi e rocce”, e da allora Alfrisio non ha mai smesso di meravigliarsi. Ha fatto realizzare una serra in vetro per le piante, non molto grande, divisa in tre sezioni in cui la temperatura varia da tiepida a calda, a molto calda e umida per le specie tropicali. Ed è stata davvero una sfida tenere costante il clima in un posto dove, d’inverno, le temperature scendono abbondantemente sotto lo zero.

Oggi, una collezione ricchissima a disposizione di tutti

Tra le mille orchidee coltivate nella serra ci sono Phalaenopsis che arrivano dal Nepal, altre dalle foreste pluviali dell’Ecuador, una Cattleya rarissima di origine cinese, insomma un enorme patrimonio botanico che Alfrisio mostra e racconta a chi viene a fargli visita di tanto in tanto, come le scolaresche di ragazzi che sgranano gli occhi davanti alle forme strane e bizzarre che alcuni fiori assumono per attirare gli insetti impollinatori.

La prima sfida Alfrisio l’ha vinta, la seconda è appena cominciata. E sta tutta nella comunicazione: far arrivare a qualcuno il suo messaggio perché questo patrimonio non vada disperso, “ma non ho fretta” ci confessa, “resto in attesa proprio come si fa quando si vuole “sorprendere” la natura.

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