Le cure alle piante grasse

Per farle durare molti anni, si dice, “bisogna dimenticarle”, ovvero dare loro un minimo di acqua, rinvasi molto saltuari, concimazioni rare e pochissime altre cure. Ecco quali sono necessarie.

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 18/08/2014 Aggiornato il 18/08/2014
Le cure alle piante grasse

Con il termine cactus o piante grasse, intendiamo impropriamente tutte le specie succulente che devono essere protette dal freddo nella fascia climatica della pianura Padana, escludendo così quelle che disseccano la parte aerea come i sedum da fiore, i sempervivum e tutte quelle piante tappezzanti di piccola taglia, spontanee o coltivate, rustiche. Si tratta di piante esotiche che si sono naturalizzate in alcune zone del nostro Paese per esempio nel clima temperato delle fasce costiere (carpobrotus) oppure che possono resistere in esposizioni particolarmente riparate (delosperma). E che, con le cure giuste, possono anche fiorire.

Si coltivano così

Esposizione

I cactus devono essere posti sempre in piena luce, non temono il sole diretto, ma se ne avvantaggiano. Solo la luce intensa consente alle piante mature di fiorire, a quelle in fase di crescita di incrementare il diametro e mantenere spine robuste e di un colore deciso. Per verificare se la luce è sufficiente osserviamo le spine, quando il colore perde d’intensità la pianta inizia a soffrire. Durante la buona stagione possono essere portati all’esterno purché siano sempre riparati da un tetto per evitare che il terreno si inzuppi per una pioggia improvvisa, e sempre senza sottovaso per dare modo all’acqua in eccesso di spandersi senza essere riassorbita. All’aperto si coltivano solo dove vi sia un clima davvero mite tutto l’anno predisponendo per tempo coperture di fortuna in materiale isolante da utilizzare al bisogno senza dover improvvisare.

Substrato

Il terriccio deve essere povero e sabbioso. Non improvvisate mai utilizzando terriccio normale da fiori di recupero preso da un vecchio vaso perché in mano, perfettamente secco, può sembrarvi rispondere alle caratteristiche richieste, ma una volta bagnato non sgronda a sufficienza e trattiene l’umidità troppo a lungo. Nel dubbio aggiungete sempre sabbia, almeno un terzo, oppure, ancora meglio, acquistate terriccio specifico per succulente e crassulacee.

Acqua e concime

Per questo tipo di piante vale la raccomandazione “scordatevi di loro”. In questo modo si è sicuri di non arrecare danni e, tutt’al più, la piante non cresceranno. Per le piante coltivate all’aperto sospendere le irrigazioni nel periodo autunno-invernale, già da settembre. Non utilizzare acqua fredda e preferire quella non calcarea. La concimazione non è strettamente necessaria se si provvede al rinvaso annuale. Per piante che debbano ancora riempire il vaso somministrare solo da maggio a settembre un prodotto specifico per cactus ad alto contenuto di potassio.

I fiori: dipendono dall’età e dal rispetto del ciclo stagionale

Anche i cactus possono fiorire tenendo presenti due fattori: l’età e il rispetto del ciclo stagionale. Il primo fattore si rende evidente non tanto in piante semplici e di piccola taglia come i delosperma e le altre “margherite” succulente ma, ad esempio, nei cactus sferici o colonnari. Un esempio su tutti, il grusone. Raggiunta una certa età, ma anche una certa taglia (che corrisponde alla maturità) e a un buon stato trofico, la pianta inizia a fiorire e ogni anno, se non intervengono stati di crisi, continuerà a fiorire finché vivrà. Il secondo fattore si rende evidente nei cactus allevati in casa tutto l’anno. I soggetti tenuti in casa non subiscono variazioni di clima significative per tutto l’anno e finiscono per destagionalizzarsi, vivendo in una sorta di limbo favorevole alla crescita e al mantenimento ma privo di stimolazioni che non li porta fiorire. Le stesse piante ricoverate nei mesi invernali in un locale freddo e luminoso, come potrebbe essere una scala vetrata, non più bagnate già da settembre, stimolate con nuove bagnature e fertilizzazioni a base di fosforo e potassio all’innalzarsi delle temperature, se vengono spostate all’esterno quando le minime notturne non scendono più sotto i 10°C, saliranno a fiore con regolarità e copiosamente, presentando, secondo la specie, una rifiorenza quasi continua per diversi mesi, grazie all’elevato numero di boccioli sviluppatisi in successione, o in più cicli “esplosivi”. Questo è il modo corretto di rispettare il ciclo biologico della pianta rendendolo il più simile possibile a quello che avrebbero in natura. Piante selezionatesi in climi aridi ed estremi salgono a fiore solo quando le condizioni sono ottimali, idonee anche alla riproduzione, operazioni queste (fioritura e sviluppo semi) assai dispendiose in termini di acqua e nutrienti.

Tre problemi frequenti

I cactus sono estranei nel nostro ambiente e, tranne poche eccezioni e in condizioni particolari, non si adattano alla vita all’aperto: devono essere protetti da diverse insidie. In particolare sono tre i problemi più frequenti.

Il freddo

I cactus temono il freddo e la temperatura minima non deve scendere mai sotto ai 5°C, la temperatura limite sale a 7°C se le piante sono state bagnate. Per non correre rischi mantenere la temperatura sopra i 10°C. I danni da freddo si possono presentare come un cambiamento di colore anche molto esteso che fa sembrare la pianta secca oppure localizzato in macchie scure che col tempo diventando necrotiche. Anche l’area circostante ne soffre, decolorandosi fino a ingiallire.

Il troppo caldo

Le piante in vaso, e questo sembra un paradosso, soffrono anche per il caldo eccessivo. È il terriccio che si riscalda più di quanto faccia il suolo, e in estate si consiglia di riparare dal sole i contenitori quando la temperatura sale sopra i 38°C.

I parassiti

Le cocciniglie restano però di gran lunga i peggiori nemici dei cactus. Possono restare lontane per anni e poi arrivare a frotte, portate da piante acquistate, dai limoni, dagli agrumi, o senza che sia possibile individuarne il vettore. La rimozione manuale, che resta la più efficace, può essere ostacolata dalle spine e da una struttura a costole appressate. Si impieghi un prodotto sistemico, tipo quello in grandi compresse da porre nel terriccio, così che sia assorbito con l’acqua di bagnatura. Si intervenga dall’esterno con un prodotto specifico ripetendo più volte l’applicazione per essere certi di eliminare il problema. Manualmente utilizzare un bastoncino di cotone imbevuto nell’alcol per intervenire ed un pennello per rimuovere i parassiti morti. È una lunga battaglia e in piante come la Crassula ovata, specie se di grandi dimensioni, vede spesso i parassiti trionfare, tanto da indurre a scartare la pianta per non diffondere ulteriormente il contagio.

 

 

 

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