Come si fa la pulizia delle grondaie

La pulizia delle grondaie è un lavoro importante da affrontare almeno una volta all’anno, anche in prima persona, con le dovute cautele. Solo con la manutenzione, infatti, è possibile garantire il funzionamento ottimale degli scarichi e, sul lungo periodo, il risparmio economico.
Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 13/01/2022 Aggiornato il 13/01/2022
pulire grondaie

Tutti gli anni, l’arrivo dell’inverno ci trova impreparati, nel senso che non abbiamo ancora effettuato tutte le manutenzioni preventive. Abbiamo infatti sempre dato la precedenza a quei lavori che ci sembravano più urgenti, come sistemare la legnaia, riordinare l’orto, ritirare le piante, raccogliere le foglie in giardino. Così, anche a causa delle giornate che si accorciano, a finire in coda nella lista delle priorità è rimasta la pulizia delle grondaie. Nessun pericolo: basterà il primo giorno di sole per porvi rimedio, quando le temperature non troppo rigide, senza gelo, ci eviteranno superfici scivolose e quindi pericolose.

Perché si sporcano

La pulizia delle grondaie spesso è rimandata fino a quando, durante una pioggia abbondante, non si formano vere e proprie cascate di acqua che si riversano a terra, bagnando il cortile, sporcando il muro o filtrando lungo le pareti. Allora è il momento di intervenire. 

Se nella grondaia si accumulano foglie che non permettono lo scorrimento veloce dell’acqua, si formano dei ristagni e, con il sole, si innesca un rapido processo di decomposizione. Si forma una fanghiglia: il materiale più pesante si deposita sul fondo della grondaia e, piano piano si stratifica, aumentando di profondità fino a quando sarà sufficiente per far crescere le piante erbacee infestanti, che ogni tanto si vedono occhieggiare al margine dei tetti. È un processo lento ma irreversibile, perché il vento non riesce a infilarsi nelle grondaie e pulirle e l’acqua solo in parte lo allontana. Nel processo di umificazione, la massa per un certo periodo si acidifica e, proprio in questa fase, aggredisce il metallo delle grondaie.

Per questo, la pulizia è necessaria almeno una volta l’anno, dopo che le foglie sono cadute dagli alberi e la pioggia e il vento le hanno staccate del tutto. La situazione peggiora se il tetto raccoglie frutti come ghiande, castagne, pigne e aghi di conifere o simili. Questo materiale si decompone solo in tempi lunghi, impedisce il deflusso delle acque e, peggio ancora, intasa i pluviali. 

Per evitare che ciò avvenga, è necessario collocare nel punto di innesto del discendente sulla grondaia un particolare accessorio in forma di fungo: è una struttura, in genere in plastica, a gabbia, che impedisce al materiale grossolano di passare, ma lascia fluire l’acqua. Questo accorgimento impedisce che i pluviali si intasino, ma favorisce l’accumulo di materiale nella grondaia.

Si interviene in quota, con attenzione

La pulizia delle grondaie è particolarmente insidiosa perché, se si opera dal tetto, ci si trova su una superficie d’appoggio inclinata nel senso di caduta.

Se, invece, si opera da una scala, i movimenti laterali rischiano di sbilanciare. In entrambi i casi non bisogna mai lavorare da soli e ci si deve muovere sempre con le dovute protezioni. Se si lavora direttamente dal tetto bisogna sempre agire vincolati a un punto in grado di reggere il vostro peso, senza alcun dubbio, e indossando un’imbragatura che possa tenere appesa una persona senza rischio che si apra o si sciolga.

Se si utilizza una scala, questa deve avere una base allargata in grado di dare stabilità. Vincolatela a qualcosa di stabile, così che non possa cadere sfuggendo da sotto i piedi. Chi sceglie questa modalità tradizionale si procuri, per facilitare il lavoro, la paletta, appositamente sagomata, che si inserisce nella grondaia e permette una pulizia efficace.

L’idropulitrice: uno spruzzo d’acqua efficace

Chi preferisce lavorare da terra o tenersi a debita distanza dal margine del tetto, potrà usare un’idropulitrice dotata di un’asta telescopica e di un particolare braccio finale ricurvo, che consente di entrare nella grondaia restandone lontani.

In questi casi, come in tutti gli altri, non si inizia il lavoro da punto più ovvio, cioè da quello più distante dall’innesto del pluviale. Facendo così il materiale smosso deve percorrere tutta la lunghezza della grondaia, incontrando la resistenza dei detriti. Si creano così accumuli e onde di ritorno del liquido che rischia di tracimare. Bisogna sempre iniziare in prossimità del pluviale, pulendo un metro alla volta e fermandosi per tutto il tempo che serve all’acqua per defluire. Non esagerare con la pressione per non creare schizzi o danneggiare la struttura. L’utilizzo dell’idropulitrice è efficace solo se non deve rimuovere uno strato già assestato e profondo di fanghiglia.

Esistono inoltre anche utili accessori specifici, da montare sull’asta delle idropulitrici, come la spazzola per pulire l’interno della grondaia mentre si spruzza l’acqua in pressione.

Come impedire l’accumulo 

Gli stratagemmi per impedire l’accumulo di materiale nelle grondaie  non mancano. Si possono creare delle strutture a tubo con una rete (a maglie di circa 2 cm) del diametro della dimensione della grondaia. Impediscono che le foglie siano raccolte nella grondaia, ma lasciano passare l’acqua. Sono efficaci se l’accumulo stagionale di foglie è limitato e non creano un tappeto impermeabile. Più pratici, i grossi scovolini di materiale plastico non degradabile, che si trovano in vendita e che impediscono alle foglie di accumularsi e decomporsi. Le foglie si fermano sulla spazzola, non restano a mollo e non marciscono, ma si seccano e saranno allontanate dal vento. Questi sistemi consentono di eseguire una manutenzione più diradata nel tempo, anche se un’ispezione annuale è sempre consigliata.

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