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Ricevere o acquistare una pianta è frequente, e tra le più apprezzate c’è l’orchidea, nota per le sue linee eleganti e i fiori colorati. Le varietà sono numerose, ma la più diffusa è la Phalaenopsis. Tutte richiedono cure specifiche per mantenersi rigogliose, con foglie compatte, radici sane e vegetazione brillante.
L’orchidea, come ogni pianta fiorita, perde i fiori ma non muore. Per favorire una nuova fioritura ogni anno è fondamentale una corretta gestione: annaffiature adeguate, luce sufficiente e una posizione ottimale.
Altrettanto importanti sono la scelta del vaso, del substrato e del concime adatti, elementi decisivi per una crescita equilibrata e duratura.
Principali problemi
Come tutte le piante, anche le orchidee possono essere colpite da problematiche, che bisogna tempestivamente riconoscere, per risolverle e salvare la pianta.
Foglie gialle
In caso di foglie ingiallite, probabilmente c’è qualcosa di sbagliato nell’uso del fertilizzante o del tipo di acqua. Meglio preferire acqua piovana o demineralizzata, anche quella che si ottiene dal condizionatore.
Anche l’illuminazione potrebbe essere una delle cause delle foglie gialle: bisogna allora spostare la pianta in una zona dove la luce è meno forte e diretta.
Foglie accartocciate
Il problema dell’orchidea con foglie molli o accartocciate non dipende dalla luce, ma da uno squilibrio idrico. In genere, è il segnale che la pianta è disidratata: o perché riceve troppa poca acqua, o perché le radici sono marcite (per troppa acqua) e non riescono più a bere. In questo caso, controlla subito lo stato delle radici prima di bagnare ulteriormente.
Parassiti e malattie
L’orchidea è una pianta resistente, in genere non ha problemi di parassiti ed eventuali malattie. Ciononostante è possibile osservare marciume, come macchie nere su foglie e fiori, causato da un fungo: è necessario eliminare le parti infette.
Anche la botrite è una malattia fungina che può colpire la pianta, che mostrerà macchie marroni e grigie. Questa dipende da un’elevata umidità. Bisogna rimuovere le parti colpite e bagnare con minor frequenza la propria orchidea.
Sfiorite
Dopo che l’orchidea è sfiorita, puoi scegliere tra due strade. Se preferisci che la pianta riposi e produca una fioritura più vigorosa l’anno successivo, taglia lo stelo alla base. Se invece vuoi una fioritura più rapida, puoi accorciare lo stelo sopra il secondo o terzo nodo: in questo caso, la pianta potrebbe emettere un nuovo ramo laterale dai nodi rimasti.
Tuttavia, la comparsa dei nuovi fiori richiederà mediamente dai 2 ai 4 mesi, non poche settimane.
Come far rifiorire ogni anno le orchidee
Far rifiorire ogni anno un’orchidea, soprattutto la Phalaenopsis, è possibile se si ricreano luce, temperatura e umidità simili al suo ambiente tropicale naturale. Il punto chiave è garantire una pianta in salute: radici sode, foglie turgide e nessun ristagno d’acqua.
Per stimolare la rifioritura, posiziona l’orchidea in un punto molto luminoso, con luce filtrata, evitando sempre il sole diretto che può bruciare foglie e radici. Mantenere temperature intorno ai 20–24 °C di giorno e creare un leggero sbalzo termico notturno di circa 5–7 °C, spostando il vaso in un ambiente più fresco ma non sotto i 15–16 °C. Questo piccolo cambiamento di temperatura agisce come segnale naturale e favorisce la formazione di nuovi steli floreali.
L’annaffiatura deve essere moderata: bagnare solo quando il substrato è quasi asciutto, evitando ristagni nel sottovaso che causano marciume radicale. Usare un vaso trasparente con corteccia (bark) per garantire aerazione alle radici e imitare il loro ancoraggio agli alberi in natura. Per nutrire l’orchidea, somministrare un concime specifico a basso dosaggio ogni 2–4 settimane durante la crescita.
Infine, dopo la fioritura, si può accorciare lo stelo sopra un nodo ben visibile per favorire una nuova spiga oppure reciderlo alla base se è completamente secco. Con queste semplici attenzioni, l’orchidea avrà l’energia necessaria per rifiorire regolarmente ogni anno.
La nostra guida su come curare e potare le orchidee sfiorite
Sbalzo termico
In natura molte orchidee avviano la formazione dei boccioli quando percepiscono un calo di temperatura tra giorno e notte, segnale di cambio stagione verso il periodo di fioritura. Riprodurre questo meccanismo in casa significa dare alla pianta il segnale giusto per rifiorire ogni anno.
Per le orchidee da appartamento più comuni, come le Phalaenopsis, è consigliabile uno sbalzo termico di circa 7–10 °C tra il giorno e la notte. La pianta dovrebbe stare in ambiente luminoso e caldo di giorno (18–25 °C) e più fresco di notte, senza scendere sotto i 15–16 °C per non stressare eccessivamente radici e foglie.
Per simulare l’escursione termica, si possono sfruttare finestre, balconi e cambi di stanza durante la giornata, sempre proteggendo l’orchidea da colpi d’aria diretti e freddi eccessivi. L’obiettivo è ottenere una differenza di temperatura graduale e costante, non uno shock improvviso che potrebbe bloccare la fioritura invece di stimolarla.
- Di giorno posizionare il vaso vicino a una finestra luminosa con luce filtrata, mai sotto il sole diretto che brucia foglie e radici. Le esposizioni est o ovest sono spesso le più adatte per garantire alcune ore di buona luce diffusa.
- Di notte spostare l’orchidea in un punto più fresco, ad esempio vicino a una finestra leggermente meno riscaldata o su un balcone riparato se le temperature restano sopra i 15 °C. Bastano 2–3 settimane di sbalzo termico regolare perché molti esemplari inizino a mostrare nuovi steli floreali.
Habitat naturale
Le orchidee tropicali epifite, come molte Phalaenopsis, in natura vivono ancorate ai tronchi degli alberi in foreste calde, umide e luminose ma con luce filtrata dalle chiome. Questo habitat è caratterizzato da temperature generalmente comprese tra 20 e 35 °C, alta umidità (60–70%) e costante circolazione d’aria.
Per riprodurre questo ambiente in casa occorre lavorare su quattro elementi: luce, umidità, substrato e aerazione delle radici. Un vaso trasparente con bark (corteccia) permette alle radici di respirare e di partecipare alla fotosintesi, imitando l’ancoraggio sugli alberi del sottobosco tropicale.
Luce abbondante ma non diretta è essenziale per stimolare la formazione di nuovi steli e boccioli. Per questo è ideale un davanzale molto luminoso schermato da una tenda leggera, evitando sempre raggi diretti nelle ore centrali.
Per l’umidità puoi usare un sottovaso con argilla espansa e un filo d’acqua, facendo attenzione che il fondo del vaso non resti mai immerso, così da aumentare l’umidità senza rischiare marciumi. Ambienti come il bagno, se luminosi, sono spesso perfetti per le orchidee perché naturalmente più caldi e umidi rispetto al resto della casa.
Irrigazione, concime e cicli di fioritura
Un’orchidea che rifiorisce ogni anno ha radici sane, irrigazione equilibrata e nutrimento costante ma non eccessivo. È importante lasciare asciugare quasi completamente il substrato tra un’annaffiatura e l’altra, evitando ristagni nel sottovaso che causano marciume radicale.
L’uso di un concime specifico per orchidee, somministrato ogni 2–4 settimane in fase di crescita, sostiene la formazione di nuovi steli e fiori duraturi. Con queste condizioni stabili – escursione termica, luce corretta e habitat ricreato – la tua orchidea può rifiorire regolarmente e mantenersi vigorosa negli anni.
Potatura
La potatura dell’orchidea avviene quando la pianta sfiorisce. Bisogna eliminare il gambo, così da favorire la ricrescita di un nuovo germoglio floreale.

Rinvaso
Se la pianta inizia a mostrare segni di cedimento, conviene rinvasare. Tuttavia è utile sapere che il periodo migliore per farlo è nella fase successiva alla sua fioritura.
Attenzione: se l’orchidea è in fiore, non va toccata.
Moltiplicazione
Il modo più semplice per ottenere una nuova pianta non è la talea (che non funziona con le Phalaenopsis), ma il distacco dei keiki. I keiki sono piccole piante “figlie” che nascono spontaneamente lungo lo stelo floreale o alla base della pianta madre. Quando il Keiki ha sviluppato almeno due o tre radici lunghe circa 5 cm, può essere staccato e rinvasato autonomamente.
Scopri come moltiplicare l’orchidea efficacemente
Come annaffiarle
Innanzitutto, per curare un’orchidea sin dal primo momento, è essenziale sapere quando bisogna innaffiarla.
Vale la regola generale: quando il substrato di corteccia (non la terra comune) è asciutto, è necessario bagnarla. È utile sapere che l’orchidea non ha bisogno di essere innaffiata a calendario, ma in base all’osservazione: le radici sono il miglior indicatore. Se sono grigie o argentee, serve acqua; se sono verde brillante e turgide, la pianta è idratata.
Ma come si innaffia l’orchidea? Il metodo dell’immersione è quello vincente. Estrarre dal portavaso l’orchidea, metterla in una bacinella o un lavello riempito di acqua, lasciarla in ammollo per circa 15 minuti, estrarla e farla scolare. È importante non lasciare acqua in eccesso, c’è il rischio di ristagni, che possono far marcire la pianta.
La nostra guida su come annaffiare correttamente le orchidee
Dove posizionarle
L’orchidea ama la luce ma non i raggi diretti del sole. Per garantirle il giusto benessere, serve scegliere una posizione in cui possa ricevere molta luce, così da farla rifiorire. Vicino a una finestra è la posizione ideale.
Un altro importante fattore per far stare bene questa pianta è l’umidità, di cui l’orchidea ha bisogno. Si tratta di una pianta tropicale, quindi per fiorire richiede un ambiente umido (50-80%).
Questo livello di umidità è molto comune in casa, ma se l’ambiente risulta più secco, è sempre possibile inumidire la pianta vaporizzando dell’acqua ma solo sulle foglie, mai suoi fiori. In alternativa un piattino d’acqua sotto la pianta può aiutare, ma non deve entrare in contatto con le radici.
Che vaso scegliere
Spesso proposta in vasi di plastica trasparente, anche le radici dell’orchidea hanno bisogno di ricevere luce. Basta questo per capire che la scelta del vaso è fondamentale per garantire buona salute alla pianta. Il vaso potrà essere anche in vetro purché trasparente o chiaro, così da consentire alla luce di raggiungere le radici.
Ciononostante è possibile usare varie tipologie di portavaso, anche soluzioni di design o che si adattino meglio all’arredamento. Il consiglio è però quello di utilizzare sempre quello trasparente, da collocare all’interno del portavaso, così da monitorare facilmente la propria orchidea e verificare se necessita di acqua e cure extra.
Terriccio e concime
L’orchidea richiede un substrato specifico, solitamente composto da corteccia di pino (bark) o fibra di cocco, per permettere alle radici di respirare.
Per quanto riguarda il nutrimento, evitare l’eccesso di azoto durante la fase di fioritura. Per stimolare la nascita di nuovi boccioli, è meglio utilizzare un concime specifico per orchidee che abbia un buon contenuto di fosforo e potassio.
Durante la fioritura vera e propria, è consigliabile ridurre o sospendere le concimazioni per non stressare i fiori già aperti e prolungarne la durata.

































