Anthurium: 5 regole per non sbagliare

Specie d’appartamento per eccellenza, Anthurium è presente da anni sul mercato senza cedimenti. I motivi sono tre: la bellezza del fiore, la durata della fioritura e la longevità della pianta. Ecco le regole per coltivarlo senza sbagliare.

Foto A&M Studio
A cura di Foto A&M Studio
Pubblicato il 16/11/2014 Aggiornato il 03/08/2018

anthurium

 

Poche piante da interno hanno avuto un successo paragonabile a quello dell’Anthurium, sia per volumi di vendita, sia per durata. Da ormai tre decenni occupa un posto di spicco fra le piante regalo anche perché l’immagine è stata rinnovata dall’introduzione di nuove specie, ibridi e varietà che ne hanno ampliato la gamma di possibili scelte, per colore, dimensioni e portamento. Il tutto mantenendo invariato il tratto principale dell’anthurium: una fioritura talmente prolungata da far pensare che la pianta non abbia altro stadio vegetativo. Oggi l’anthurium è tutto una festa di colori a dimensioni diverse: da esemplari piccoli per composizioni a quelli più grandi dalla vegetazione ricca da far pensare a una specie lussureggiante delle foreste equatoriali, in ogni caso è pianta capace di adattarsi a situazioni e arredamenti diversi. Inoltre, pur essendo quello rosso il più diffuso e conosciuto, esistono varietà di Anthurium rosa, bianchi, verdi o anche screziati, bicolor, ottenuti per ibridazione da vivaisti floricoltori, prevalentemente olandesi, specialisti in questo campo. Gli stessi hanno lavorato molto anche sulla forma: generalmente è cuoriforme ma può essere più o meno allungata, a ventaglio o arricciata.  Il lungo stelo sul quale è portata l’infiorescenza a volte necessita di un tutore per evitare di curvarsi sotto il suo peso.

È piaciuto subito

Originario delle foreste della Columbia, Anthurium andreanum, famiglia Araceae, è stato introdotto in Europa come pianta ornamentale circa cento anni fa. La sua fortuna è dovuta alla grande durata, al colore e alla particolare forma dei fiori, oltre che alla longevità della pianta. Le foglie dell’Anthurium andreanum portate su lunghi piccioli hanno portamento eretto, sono brillanti e di colore verde intenso, quasi scuro, consistenti, cuoriformi e pesanti. La pianta col tempo può perdere la forma raccolta e i piccioli delle foglie periferiche formano angoli di 45° gradi o, se la pianta è tenuta su di un porta vaso, possono arrivare all’orizzontalità. La struttura che noi chiamiamo fiore è composta da due parti distinte: la spata e lo spadice. La prima è la brattea, o foglia trasformata, colorata alla base dell’infiorescenza vera e propria, costituita dallo spadice, struttura carnosa e cilindrica che sostiene i veri fiori, di dimensioni molto piccole. Il colore tipico è il rosso corallo della spata a contrasto del giallo dello spadice. È coltivato non solo come pianta da vaso, ma anche per la produzione di fiori recisi.

Cinque regole per coltivarlo bene

Un tempo considerata pianta difficile da coltivare, oggi è largamente diffusa. Gli insuccessi, ancora frequenti, sono dovuti nella maggior parte dei casi a due errori: temperatura ed umidità insufficienti. Ecco qualche regola da seguire per non sbagliare.

  1. La posizione ideale è davanti alle finestre in casa, dove la luce non manca. La luce deve essere diffusa, mai diretta e costante nell’arco dell’anno. L’anturio resiste molto bene anche nelle zone poco luminose, ma la fioritura sarà minore. Evitate sempre le correnti d’aria. In estate la pianta può essere spostata all’aperto, ma mai in pieno sole. Un portico o un terrazzo coperto possono essere la migliore sistemazione.
  2. Per annaffiare usare possibilmente acqua dolce e non fredda, si può utilizzare l’acqua piovana. Il terriccio non deve mai diventare asciutto, meglio impiegare poca acqua e spesso. In estate bagnare ogni tre giorni e ogni sei durante l’inverno. L’anthurium, per prosperare vuole un’umidità molto elevata. Per ottenerla mettere nel sottovaso uno strato di ghiaia o di argilla espansa di 2 cm almeno da mantenere bagnato in ogni stagione. Per la stessa ragione è consigliato nebulizzare le foglie ogni giorno, anche più volte, e mantenere umido il muschio a protezione delle radici.
  3. Il terriccio potrà essere ottenuto mescolando insieme in parti uguali, sabbia, torba e terra da giardino. Aggiungiamo qualche pezzo di carbone di legna. È necessario un buon drenaggio sul fondo del vaso con ghiaia, costituito da cocci o da argilla espansa. Il rinvaso si effettua in inverno, ogni due anni o tre anni, e la base della pianta deve sporgere dal terreno di 5 cm, le radici andranno protette con muschio. Per ottenere buone fioriture mantenere uno squilibrio fra dimensioni del vaso e vegetazione a favore della seconda.
  4. La concimazione va effettuata dalla primavera all’autunno, quando la pianta è in vegetazione, impiegando un fertilizzante liquido per piante da fiore ogni 15 giorni. Per i soggetti mantenuti a temperatura costante con fioritura continua non sospendere le somministrazioni. Quando la concimazione è insufficiente i fiori non si aprono o la pianta produce soltanto nuove foglie.
  5. L’Anthurium è molto esigente in fatto di temperature. Teme il freddo, gli sbalzi termici e le correnti. La temperatura minima consigliata è di 16°C durante l’inverno. Può resistere fino a 10°C. Il classico sintomo da freddo è la caduta delle foglie e l’imbrunimento delle spate. Per ottenere le migliori fioriture la temperatura deve mantenersi costante intorno ai 20°C, in queste condizioni la fioritura può essere continua per tutto l’arco dell’anno. La fascia di benessere è compresa fra i 20 e i 27°C. La temperatura massima sopportata è di 29°C, ma solo ad un elevato tasso di umidità.
Pochi nemici

Cocciniglia: è il problema più frequente e si manifesta con fioccosità biancastre sotto la foglia e alla sua intersezione. La cocciniglia può essere combattuta, in una pianta “comoda” come l’anturio con steli che possono essere divaricati fino alla base senza arrecare danno, con batuffoli di cotone o pennelli imbevuti in alcool, così facendo si rimuove l’insetto nascosto in mezzo alle fioccosità. Questi insetti Omotteri appartenenti alla famiglia dei Coccidi sono parassiti vegetali con femmine prive di ali, in caso di attacco isolate subito la pianta così da non diffondere alle vicine l’infestazione.

Tripide: è il nemico più insidioso, un insetto beige di piccolissime dimensioni, che “punge” la foglia, sottraendo linfa e deformando la lamina. Il danno più grave è a carico dei fiori, sui quali provoca malformazioni e screziature di colore. Il tripide è insidioso poiché la lotta può essere solo preventiva. In appartamento, per evitare prodotti chimici distribuiti senza motivo, sono utili le trappole cromatiche. I tripidi sono sensibili al colore azzurro intenso: basta infilare nel vaso o in mezzo alla vegetazione alcuni cartoncini azzurri spalmati di colla per intrappolare l’insetto indesiderato.

In fotografia Anthurium Sommer Love. Foto di Alessandro Mesini

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