Aloe: facile, bella e utile

Nel variegato e complesso mondo delle piante grasse, l’aloe è speciale perché piace agli amanti delle succulente e, soprattutto, alla ricerca scientifica: nella polpa delle sue foglie, infatti, sono contenute sostanze importanti dal punto di vista farmacologico.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 24/01/2014 Aggiornato il 24/01/2014
aloe arborescens
Aloe arborescens

Appartenente alla Famiglia delle Aloaceae, il genere annovera diverse specie, tutte caratterizzate da aspetto cespitoso, con una rosetta di foglie più o meno allungate e a sezione triangolare, arcuate od incurvate, a volte dotate di spine. Le specie, quasi tutte originarie delle zone aride dell’Africa meridionale, si distinguono per la differente altezza: si va dai 15-20 cm di Aloe ristata e Aloe variegata, ai 50-60 cm dell’aloe vera, sino ai 2 metri potenziali dell’A. arborescens, dell’A. ferox e dell’A. plicatilis. In genere quando si parla di aloe, si fa riferimento essenzialmente alle due specie in grado di esercitare effetti benefici sulla salute dell’uomo, in virtù dell’abbondante presenza in esse, già a partire dal terzo anno, di molecole bioattive: l’Aloe vera e l’Aloe arborescens.

Aloe: quella VERA

Detta anche Aloe barbadensis, Aloe vera è certamente la specie più nota. Originaria delle Isole Canarie e delle Isole di Capo Verde, Aloe vera si è da tempo naturalizzata nelle regioni costiere del bacino del Mediterraneo, dove cresce spontaneamente nelle zone soleggiate e sabbiose a ridosso del mare. È una pianta priva di fusto, che si presenta sotto forma di rosetta di foglie, lunghe sino a 40-50 centimetri, di colore verde grigio, a volte con screziature più chiare, con piccolissimi denti o spine lungo i margini; in periodo estivo, dal centro della rosetta fuoriesce un’infiorescenza di colore giallo. Aloe vera ha un contenuto in aloine inferiore rispetto ad Aloe arborescens, ma superiore in polisaccaridi ed i preparati da essa derivati sono più indicati per applicazioni esterne.

L’ARBORESCENS

Ben più alta e volumnosa, Aloe arborescens si presenta con fusto ben visibile, sul quale si inseriscono foglie di colore verde scuro, lunghe sino a 40-50 centimetri, dotate di coriacee e fitte dentature lungo i margini; produce un’infiorescenza di colore rosso vivace o giallo-arancione, costituita da fiori tubulari, in primavera-estate o in autunno-inverno nella varietà “Natalensis”. Le foglie, triturate e frullate, costituiscono preparati commestibili.

Pulisce l’aria

Una pianta di aloe in casa è una gioia per gli occhi e può essere d’aiuto per risolvere molti piccoli problemi. Oltretutto Aloe vera contribuisce a mantenere più pulita l’aria degli ambienti in cui si vive o soggiorna, perché assorbe sostanze dannose (in particolare formaldeide) e rilascia ossigeno continuamente, anche durante la notte. Questa caratteristica la rende adatta a tutti gli ambienti della casa, comprese le camere da letto.

Per il benessere: foglie a portata di mano

La sostanza trasparente gelatinosa ottenuta dalla parte centrale delle foglie più esterne, quindi quelle più anziane della pianta, ha molte proprietà curative, efficaci sia per uso interno che esterno. Per raccoglierla il modo più semplice è tagliare la foglia nel senso della lunghezza. Questo gel, esternamente si usa come cicatrizzante, antinfiammatorio, antibatterico, antivirale e antifungino. Se applicato tempestivamente su piccole scottature, il gel puro è spesso in grado di evitare la formazione di vesciche, svolge un’attività antisettica che protegge dalle infezioni, favorisce la cicatrizzazione, limita l’infiammazione e crea un film protettivo sulla lesione cutanea. Il gel si può applicare anche su punture di insetti, per alleviare il fastidio e disinfettare, per le infezioni fungine, le eruzioni cutanee, gli eritemi, l’herpes e le irritazioni della pelle. Per uso interno, assunto come succo o compresse, è depurativo, stimola l’attività del sistema immunitario, contrasta ulcere e gastriti, ma va assunto sotto controllo medico. Per chi non volesse danneggiare troppo la propria pianta di aloe tagliandone le foglie, esistono in commercio diversi prodotti, creme e gel a base di aloe per tutti gli usi.

POCHE ESIGENZE DI COLTIVAZIONE

Come le più diffuse piante grasse, anche l’aloe si caratterizza per alcune indiscutibili pregi, quali:

  • grande facilità di coltivazione in contenitore; in piena terra prospera solamente nei luoghi più caldi della Penisola;
  • limitata esigenza riguardo a fertilizzanti, irrigazione e trattamenti antiparassitari;
  • notevole longevità;
  • prezzo contenuto, comunque proporzionale alla grandezza degli esemplari.

LUCE

Originaria, come tutte le altre piante grasse, di zone calde e semidesertiche, completamente esposte all’insolazione diretta, l’aloe vuole ambienti pienamente illuminati: in appartamento va quindi collocata nei punti di massima luminosità, ad esempio a ridosso di una finestra esposta a sud. Può essere coltivata in giardino solo nelle zone costiere meridionali, dove comunque va posta in posizioni soleggiate, ben al riparo dei venti. Piante cresciute in ambienti con scarsa luminosità, rapidamente deperiscono e riducono fortemente la produzione delle sostanze bioattive. Le temperature ottimali di crescita per l’aloe sono comprese tra 22 e 26 °C. Tra le piante grasse, è una di quelle che meno sopporta le basse temperature del periodo invernale, pertanto deve essere garantita una temperatura minima di 5-7 °C.

SUBSTRATO

Il terriccio deve essere mediamente fertile, ma soprattutto leggero e ben drenante, in grado cioè di permettere il rapido sgrondo dell’acqua in eccesso, che deve essere favorito anche dal posizionamento, sul fondo dei contenitori, di materiali inerti (argilla espansa, pietra pomice, ghiaietto). È di fondamentale importanza tener presente che i danni maggiori per l’aloe, come per tutte le piante grasse, si hanno quasi sempre a seguito di un accumulo di acqua nel substrato. La composizione di una corretta miscela è la seguente: 50% terriccio universale (costituito prevalentemente da torba bionda finemente sminuzzata ); 30 % sabbia di fiume, non calcarea; 20% materiale minerale finemente triturato (perlite, brecciolina, pietrisco).

RINVASO

L’aloe, particolarmente in fase giovanile (1-5 anni), cresce rapidamente, pertanto diventa necessario effettuare ogni anno un cambio di vaso, che deve essere sempre più alto che largo, vista la tendenza dell’apparato radicale, pur poco ramificato, a spingersi in profondità.

CONCIMAZIONE

Le esigenze non sono elevate, tuttavia i fertilizzanti devono essere distribuiti regolarmente, specialmente nel caso di esemplari di considerevole età e dimensione, allevati in contenitore, al fine di promuovere la nuova emissione di foglie ed il loro corretto sviluppo, quindi l’accumulo in esse delle sostanze farmacologicamente utili. È consigliabile concimare una-due volte in primavera ed una a fine estate, impiegando fertilizzanti liquidi specifici per piante grasse, ben dotati, oltre che in azoto, fosforo e potassio (macroelementi), anche con buone percentuali di particolari microelementi, richiesti dalle succulente, quali ferro, manganese, rame e zinco. Durante il periodo di riposo autunno-invernale è opportuno non effettuare alcuna concimazione.

IRRIGAZIONE

La richiesta di acqua è modesta. Non bisogna comunque pensare che l’aloe possa crescere bene senza essere bagnata: la carenza idrica anzi determina disidratazione dei tessuti fogliari, quindi riduzione delle sostanze bioattive. Si deve intervenire diversamente a seconda del periodo:

  •  in primavera-estate irrigare con una certa frequenza (indicativamente una volta ogni 7-10 giorni ) e comunque non appena il terriccio risulti asciutto nei primi 1-2 cm superficiali;
  •  durante l’autunno – inverno bagnare una volta ogni 20-30 giorni, con dosaggi minori rispetto a quelli primaverili-estivi. Distribuire l’acqua sul substrato e mai sulle parti verdi: i tessuti che permangono umidi potrebbero essere colpiti da marciumi e, qualora fossero esposti al sole (anche quello che filtra attraverso una finestra aperta), rischierebbero di subire scottature per “effetto lente” delle gocce colpite dai raggi solari.
  • Non irrigare con acqua fredda: la temperatura ottimale dell’acqua dovrebbe essere compresa tra 15 e 20 °C.
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