Educare un cucciolo: le prime cose che deve imparare

Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 04/12/2017 Aggiornato il 17/08/2018

Avere in casa un cucciolo è certamente una gioia: vivace e giocherellone porta con sé allegria e un soffio di spensieratezza. Per capire come educarlo, però, è bene sapere quali sono le tappe del suo apprendimento dalla nascita fino ai primi mesi di vita e, soprattutto, quando può essere separato dalla sua famiglia di origine.

Educare un cucciolo: le prime cose che deve imparare

C’è una ragione ben precisa per la quale un cucciolo non dovrebbe mai essere adottato prima del sessantesimo giorno di vita: il suo sviluppo psichico e comportamentale, infatti, dipende dalle relazioni che instaura in questo periodo con la madre e con i fratelli. I rapporti sociali nell’ambiente protetto della famiglia offrono un insegnamento utile per il resto della vita del cucciolo.
Diversamente, se un cucciolo è separato troppo precocemente dalla madre e dai suoi fratelli (prima dei sessanta giorni), da adulto potrebbe manifestare comportamenti aggressivi o paurosi di fronte ai suoi simili, oppure trasformarsi in un cane ipersensibile o iperattivo. Esempi di questo comportamento distorto dovuto a un precoce distacco si manifestano con mordicchiamenti alle mani o ai vestiti, distruttività verso ogni oggetto, incessanti pianti e guaiti, movimento perpetuo e instancabile, incapacità di rimanere da solo.
Capire come si sviluppa l’apprendimento e la socialità del cane nelle diverse tappe di crescita è quindi importante per poter educare un cucciolo.

LE DIVERSE FASI DELLO SVILUPPO

1- Neonato
Le prime due settimane di vita, non si può educare un cucciolo. Il cagnolino è neonato e ha solo due necessità: il ricevimento del cibo e del calore. I cuccioli nascono ciechi e sordi ma già hanno riflessi termotattili che gli consentono di trovare la mammella della madre.
Appena nati non sono in grado di coordinare i movimenti e sostenersi sulle zampe posteriori: infatti strisciano facendo leva sulle zampe anteriori. In questa fase non riescono ancora a fare i bisogni da soli ma vanno stimolati: ecco perché il cucciolo si mette a pancia all’aria e la mamma lecca più volte al giorno la pancia, per stimolare il riflesso perianale.
In questo modo impara la postura di sottomissione che, anche da adulto, sarà utile nella comunicazione con altri cani. Non a caso proprio quando si sottomettono spesso alcuni cani rilasciano piccole gocce di urina.
In questa fase i cuccioli trascorrono la maggior parte del tempo a dormire ammassati gli uni agli altri per scaldarsi o stretti accanto alla madre.
La cagna sviluppa l’attaccamento ai cuccioli entro le prime quarantotto ore, garantendone così la sopravvivenza: nelle prime due settimane di vita si può cercare di accarezzare i cuccioli (se la madre lo consente) delicatamente soprattutto al momento della poppata per trasmettere un primo contatto positivo di conoscenza con l’uomo.

2- La terza settimana di vita
Inizia la fase transitoria della socializzazione primaria cioè il cucciolo inizia a percepire il mondo esterno: schiude gli occhi e le sue pupille reagiscono alla luce anche se non è ancora in grado di vedere gli oggetti o un movimento fino al 21esimo giorno circa. Comincia a sentire i suoni ma ancora non sa stabilirne l’origine.
In questo periodo dorme meno mentre comincia a muovere la coda, ringhiare, abbaiare, leccare, mordere, masticare, fare i bisogni spontaneamente e stare seduto sulle quattro zampe.
Questa è la fase della socializzazione primaria o intraspecifica cioè rivolta a membri appartenenti alla stessa specie: si sviluppa attraverso il gioco con i propri fratelli. È proprio questo il delicato momento in cui il cucciolo ha bisogno di apprendere quei comportamenti che da adulto gli consentiranno di comunicare con i propri simili, imparare i ruoli sociali, sviluppare il carattere. Per questa ragione è importante accarezzare spesso i cuccioli.

3- Il periodo sensibile
Da uno a tre mesi di vita il cucciolo è particolarmente sensibile, ricettivo e subisce un’influenza indelebile dagli stimoli esterni. È un periodo di grande esplorazione, elaborazione e apprendimento delle esperienze e si può cominciare a educare un cucciolo: inizia la conoscenza del mondo esterno e la socializzazione secondaria o interspecifica rivolta ad altre specie animali e verso l’uomo.
Se in questo periodo il cucciolo viene messo a contatto con figure umane diverse per età, sesso e colore della pelle, così come altri animali (es. gatti o cavalli), da adulto non avrà nessun timore o reazione particolare nell’incontrarli.
Anche il contatto con l’ambiente è importante: rumori (come l’automobile, l’aspirapolvere ecc.) e oggetti che impara a conoscere in questo periodo gli saranno poi famigliari anche da adulto.
Soprattutto, però, resta ancora importantissimo il ruolo educativo svolto dalla mamma e dai fratelli: è il momento in cui la cagna insegna ai suoi cuccioli le basi per relazionarsi in maniera corretta sgridandoli o ringhiando se esagerano o se sono irruenti.
In questo modo il cucciolo inizia ad apprendere i concetti di calma e di autocontrollo utilissimi in età adulta.
In particolare questa lunga fase può essere suddivisa in diversi periodi:
– dalla quarta alla sesta settimana di vita c’è la fase della socializzazione “canina“. Il cucciolo mette in pratica la sua mimica, la postura del corpo e la vocalizzazione (abbaio, morso) scoprendo che effetto hanno su madre e fratelli. Vengono attuati giochi di inseguimento e di caccia e il cucciolo apprende il significato della disciplina;
– nel corso della settima settimana in particolare compare la “facilitazione sociale“. Imitando la madre e i fratelli il cucciolo impara che non deve avvicinarsi troppo alla ciotola della madre mentre mangia, apprende le regole gerarchiche tra cani, a mantenere i conflitti al di sotto di una soglia accettabile e a regolare il suo morso. Sono comportamenti che restaranno anche in età adulta e saranno fondamentali nel rapporto anche con il compagno umano.
Infatti, se un cucciolo non ha potuto imparare dalla madre le regole gerarchiche, potrebbe non far avvicinare nessuno alla ciotola o ai propri giochi e non sottomettersi quando viene attaccato rischiando, poi, di avere la peggio.

4- Dal terzo mese
Il cucciolo ha immagazzinato un bagaglio di esperienze fondamentali e può essere adottato da una famiglia. È possibile educare un cucciolo che, adesso, è ricettivo per nuove esperienze, stimoli olfattivi, uditivi, sociali, a memorizzare puntualmente quello che accade.
Tra la 8° e l’11° settimana c’è la fase dell’effetto della paura: si tratta di una fase molto delicata perché in questo momento ogni situazione negativa avrà per il cucciolo conseguenze negative per tutta la vita.
Tra la 7° e la 12° settimana si parla di fase della socializzazione “umana”. Quasi contemporanea alla precedente, è quella che segue direttamente la facilitazione sociale ed è infatti, il periodo più adatto per trasferire il cucciolo nella sua nuova casa e per far conoscere il nuovo ambiente che lo circonderà.
Tra la 13° e la 16° settimana di vita c’è la fase cosiddetta di “classificazione di superiorità”, periodo definito anche di “diminuizione”, in cui il cucciolo cambia i denti da latte e diminuisce la dipendenza dalla madre iniziando a capire la sua posizione nel confronto del leader.

5- La fase del “volo” (4-8 mesi)
Al compimento del quarto mese, inizia la fase del volo che, come chiarisce lo stesso nome, porta con sé una sorta di “ribellione adolescenziale” del cucciolo che cerca di scappare di casa, non ubbidisce più, non ascolta il proprietario; è una fase difficile per educare un cucciolo. Si tratta di un periodo variabile che può durare da pochi giorni a diverse settimane e in generale termina circa a 10 mesi d’età del cucciolo. Il cambiamento dei denti è indicativo del momento di passaggio e, non a caso, il cucciolo ha necessità fisiologica di rosicchiare e mordere qualcosa. Il proprietario può approfittare di questo momento per iniziare un percorso educativo con un istruttore cinofilo.

6- La nuova fase della paura (6-11 mesi)
Il cucciolo prima vuole fuggire, poi attraversa un nuovo momento di timore: è la seconda fase della paura di fronte alle situazioni nuove e si manifesta poco prima dell’anno di età. È importante, in questo momento, non obbligare il cane ad affrontare luoghi o persone che non se la sente di affrontare: la costrizione può impaurire ancora di più il cucciolo. Al contrario, per educare un cucciolo, è molto meglio accarezzarlo e lasciare che sia lui a decidere se avere il confronto con l’oggetto delle sue paure o no per rafforzare la sua sicurezza.

L’ARRIVO A CASA: COSA PUÒ IMPARARE

Dopo aver lasciato la sua famiglia, il cucciolo (che, come detto, deve aver compiuto almeno due mesi) arriva nella nuova casa e deve apprendere tutta una serie di comportamenti legati al nuovo ambiente. La sua educazione sarà facilitata, se il cane avrà avuto modo di apprendere una serie di regole sociali con i suoi simili che saranno utili anche in casa. Ecco allora come insegnare tutto quello che avrà a che fare con la sua nuova vita.

Le prime uscite
È importante non rinchiudere il cane in casa per il timore dei contatti con altri cani. Se adeguatamente vaccinato e controllato, il cucciolo deve iniziare da subito a frequentare l’ambiente esterno, evitando temporaneamente i luoghi superaffollati (aree cani) solo se non ha completato la profilassi vaccinale.
In questo periodo della vita, privare un cucciolo di stimoli ambientali (strade, macchine, moto, persone, rumori ecc.) o sociali (altri cani) può spingerlo a crescere pauroso o aggressivo.

L’uso del guinzaglio
Per il cane il guinzaglio è un elemento estraneo che, quindi, non va imposto con durezza ma fatto accettare gradualmente e in maniera positiva. Il cucciolo, quindi, non va tirato da tutte le parti ma va assecondato con calma nella sua esplorazione di luoghi e odori. Eventualmente si può sollecitare con un giochino o un bocconcino e, in ogni caso, accarezzandolo spesso a conferma che la passeggiata con il compagno umano è un momento divertente e gratificante.

I bisogni fuori casa
Non esistono dispetti o cattiva educazione da parte del cucciolo quando si tratta di bisogni: inutile, quindi, punirlo o rimproverarlo se sporca in casa. Per un cane sporcare significa marcare il territorio, dichiarare cioè apertamente al mondo la sua presenza: è del tutto normale che il cucciolo preferisca sporcare dove si sente più tranquillo e dove non sente gli odori degli altri cani. Inoltre bisogna tenere presente che un cucciolo comincia ad avere un controllo dei suoi sfinteri verso il terzo mese, e lo perfeziona anche di notte solo verso il quarto mese.
Che fare quindi? I primi tempi è meglio portare il cane a spasso a lungo in prati abbastanza puliti in cui la frequenza dei vari cani è bassa e premiandolo con un bocconcino, lodi e molte carezze se fa i bisogni. Viceversa, se sporca in casa va ignorato cercando di non farsi notare mentre si pulisce dove ha fatto i bisogni.
L’ideale è portarlo fuori frequentemente, anche ogni due o tre ore, dopo mangiato, al risveglio da ogni riposino e dopo aver giocato.

I rapporti con gli altri cani
In città, spesso, l’unico luogo dove i cani possono davvero interagire tra loro sono le aree cani. Non si può, quindi, prescindere da questi luoghi per garantire al cucciolo un’adeguata socializzazione.
Soprattutto le prime volte è bene verificare che non ci siano all’interno cani pericolosi o eccessivamente materiali: una volta accertato, il cucciolo andrà sempre liberato dal guinzaglio lasciandolo giocare. Se il cane si avvicina al padrone e si nasconde tra le sue gambe è sempre meglio spostarsi e comportarsi serenamente come nulla fosse, evitando tassativamente di prenderlo in braccio: si potrà tranquillamente giocare con lui lasciandogli lo spazio per conoscere e comunicare con gli altri cani quando vorrà.

I giochi e la manipolazione
È importante che il cucciolo si abitui da subito a essere toccato: inizialmente si può giocare con lui accarezzandolo e a volte trattenendolo dolcemente. Quando piove andrà asciugato con delicatezza con un asciugamano parlandogli con voce calma. Anche le pulizie sono fondamentali: mettendo una mano sul petto si abituerà a essere spazzolato sempre più a lungo, ripetendo il rituale di pulizia che effettuava un tempo la madre.