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Le ortensie (Hydrangea, dal greco “vaso d’acqua”) sono piante dalle fioriture generose, molto decorative e di grande impatto visivo. Si presentano come cespugli ornamentali, che fioriscono per tutto il periodo estivo, quando si ricoprono di voluminose e appariscenti infiorescenze. In particolar modo la Hydrangea Macrophylla, l’ortensia più diffusa, presenta dimensioni contenute, steli eretti con foglie e, all’apice, grosse infiorescenze globose, rosa o azzurre.
Si presenta come una pianta rustica, cresce preferibilmente in piena terra, anche se tollera discretamente lo sviluppo in vaso, purché questo sia molto capiente, profondo e largo.
Coltivazione in vaso
La coltivazione delle ortensie in vaso è possibile, ma difficile: ecco perché di solito è sconsigliata. In questo caso le piante necessitano di attenzioni maggiori rispetto a quelle in giardino, si commettono più frequentemente errori e la scelta del contenitore è cruciale.
Al di là dell’estetica, bisogna tenere conto di alcuni fattori per la scelta del vaso, a cominciare dai materiali.
- Terracotta: è traspirante, evita il marciume radicale, ma asciuga il terreno molto velocemente.
- Resina o plastica di alta qualità: trattiene l’umidità molto più a lungo della terracotta, ma deve essere resistente ai raggi UV per non surriscaldare le radici.
- A doppia parete: eccellenti perché creano un’intercapedine d’aria, che isola le radici dagli sbalzi termici.
Dovrà avere, in termini di dimensioni, un diametro minimo di 50 centimetri e una profondità di almeno 40 centimetri, per garantire maggiore riserva idrica alla pianta.
Non devono mancare fori di drenaggio, per evitare i ristagni, e un sottovaso capiente, che contenga acqua fondamentale per il nutrimento idrico dell’ortensia nelle ore più calde.

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Errori comuni
Tra gli errori più comuni c’è quello di versare troppa acqua e rapidamente, che causa spesso un dilavamento delle sostanze nutritive solubili del terreno. Per questa ragione è necessario distribuire, mescolandolo al terriccio, un fertilizzante a lento rilascio specifico per acidofile ad inizio stagione, come sostituzione del primo strato di terreno ormai vecchio, tolto con le mani fino a che non si scoprono le primi radici. Oltre a questo, ogni due settimane si dovrà aggiungere all’acqua delle annaffiature un fertilizzante per piante da fiore.
Un altro problema da considerare è la posizione: non è facile trovare la giusta collocazione alle ortensie in vaso. Le piante hanno bisogno di un’illuminazione intensa, ma allo stesso tempo occorre evitare l’esposizione diretta al sole, specie nelle ore più calde della giornata e durante la fioritura.
All’arrivo dell’inverno i vasi devono essere ricoverati in un luogo freddo e luminoso (sempre che si riesca a spostare gli enormi contenitori), e le piante vanno potate e bagnate con moderazione, ma con continuità, circa ogni dieci giorni.
Per queste ragioni è meglio puntare su altre acidofile, più adatte alla coltivazione in vaso e in terrazzo: ad esempio, azalee, gardenie e camelie andranno benissimo per abbellire il balcone di casa.
Ortensie in giardino: cura e coltivazione
Longeva e dalle radici robuste, deve essere messa a dimora in uno spazio adeguato e molto spazioso per svilupparsi in modo appropriato.
Per interrarla, si deve praticare uno scasso, che abbia dimensioni minime di 50 x 50 x 50 cm fino ad arrivare, se possibile, a una buca di 80 x 80 x 80 cm.
Dal momento che con il tempo il terreno si compatterà abbassandosi, è consigliabile mettere a dimora la pianta lasciando il colletto a un’altezza di 4 cm dal livello del suolo: in tal modo l’ortensia non sprofonderà dopo le prime bagnature. Il momento migliore per piantarla è la primavera, dopo l’ultima gelata, oppure l’autunno, prima della prima gelata.
L’ortensia è una pianta acidofila, per cui il substrato non deve essere argilloso; vanno evitati i substrati calcarei, ovvero quelli con pH superiore a 7,5 poiché questi risultano poveri in microelementi (particolarmente ferro) indispensabili per una rigogliosa crescita delle parti verdi e, soprattutto, dei fiori. Se lo fossero, la terra rimossa andrà scartata e sostituita con un terreno per acidofile arricchito con abbondante cornunghia.

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Durante le annaffiature l’acqua andrà acidulata altrimenti con il progredire delle irrigazioni il terreno diventerà eccessivamente basico. L’apparato radicale dovrebbe sempre essere ricoperto con una pacciamatura acidogena composta da corteccia o aghi di pino. Gli aghi sono preferibili dal momento che, grazie alla loro struttura, creano una barriera protettiva più continuativa.
Esposizione e clima
Hydrangea predilige luoghi freschi, moderatamente umidi e semiombreggiati. Una sufficiente dose di luminosità naturale è comunque indispensabile al fine di stimolare e mantenere una rigogliosa fioritura.
Alcune varietà possono tollerare esposizioni soleggiate, se poste a dimora in terreni profondi, freschi e ricchi di sostanza organica. Poiché è una pianta spogliante, è particolarmente resistente al freddo: teme solo le precoci gelate autunnali, quando non è ancora a riposo, e quelle tardive primaverili, quando è già in fase vegetativa avanzata. Soffre inoltre l’esposizione ai venti freddi.
Le fertilizzazioni devono essere regolari: ogni due/tre settimane, a partire dall’inizio della vegetazione e sino alla comparsa delle infiorescenze, vanno distribuiti prodotti specifici per acidofile. Le ortensie si moltiplicano tramite talea di stelo tra agosto e settembre.
Annaffiature
L’ortensia necessita di frequenti e abbondanti irrigazioni, soprattutto a partire dall’inizio della fioritura e in periodo estivo, quando anche solo modesti deficit idrici possono causare vistosi e rapidi appassimenti.
È fondamentale procedere all’irrigazione preferibilmente nelle prime ore del mattino, somministrando l’acqua direttamente alla base della pianta per preservare l’integrità del fogliame.
Si raccomanda di mantenere il substrato uniformemente umido, evitando tuttavia ristagni che potrebbero compromettere l’apparato radicale.
Per contrastare l’alcalinità dell’acqua domestica, è consigliabile l’uso di acqua piovana o decantata, garantendo così il mantenimento del pH ideale per la fioritura.
Quale concime usare per le ortensie
La fioritura rappresenta, per qualsiasi specie, un periodo di notevole dispendio energetico. La fertilità del terreno è più che mai importante per poter fornire gli elementi nutritivi sufficienti a garantire un risultato pregevole.
Per avere piante rigogliose e vigorose, è bene nutrirle somministrando, a partire dall’inizio della primavera fino alla fine dell’estate, un fertilizzante.
L’ideale è scegliere un prodotto specifico per ortensie, la cui composizione è formulata appositamente per soddisfare le esigenze nutrizionali di questa pianta. A inizio stagione fornire un prodotto a lenta cessione, generalmente in forma granulare.
In estate, invece, ogni 10 giorni circa, è necessario somministrare un prodotto liquido, sempre specifico per ortensie, diluito nell’acqua dell’irrigazione alle dosi indicate in etichetta.
La somministrazione di un concime granulare a lenta cessione in primavera, o concimazioni periodiche ripetute ogni 2-3 settimane (in primavera-estate) con un prodotto liquido da diluire nell’annaffiatoio, aiuta ad avere piante forti e rigogliose per tutto il periodo vegetativo.
Per quanto riguarda la concimazione in vaso, questa deve essere frequente e rapida. In piena terra, invece, può avvenire sporadicamente e gradualmente, perché il terreno trattiene le sostanze molto più a lungo.

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Moltiplicazione per talea
Il periodo migliore per riprodurre l’ortensia attraverso talea di fusto è l’autunno.

Prelevare la mattina presto alcune talee apicali dalle ortensie della lunghezza di 10-15 cm e immergerle immediatamente in un contenitore pieno d’acqua fino al momento del trapianto per evitare di disidratarle. Per tagliare, utilizzare un paio di forbici affilate per non sfilacciare i tessuti vegetali.

Asportare le foglie basali delle ortensie e immergere il fusto in ormone radicante. Sistemare quattro talee in un vasetto di 15 cm di circonferenza riempito con sabbia e torba in parti uguali. Annaffiare e ricoprire ogni vaso con un sacchetto di plastica trasparente. Collocare in un luogo protetto.
L’emissione delle radici avviene dopo circa 4-6 settimane. Il segnale è dato dallo sviluppo di un nuovo germoglio apicale. A questo punto, rinvasare ogni singola talea in vasi di 10 cm di diametro riempiti con una miscela formata da torba, terriccio universale e sabbia in parti uguali.
Sistemare i vasi in posizione riparata e protetti dal gelo (cassone vetrato). Mantenere controllata l’umidità del terreno anche durante l’autunno e l’inverno, soprattutto se è siccitoso.
Le giovani piante andranno interrate, in vaso o in piena terra, in primavera. Le ortensie crescono al meglio in una posizione luminosa ma non al sole diretto, in un terreno fresco e fertile arricchito con stallatico ben maturo e torba.
Per ottenere piante più vigorose, cimare i germogli quando si sono formate tre paia di foglie. In estate bisogna annaffiare tutti i giorni. Ma attenzione: le ortensie soffrono l’acqua troppo calcarea. Dalla primavera successiva, concimare una volta l’anno, in aprile, interrando concime organico (stallatico) alla base della pianta.
Potatura
Ogni anno bisogna procedere con la potatura, ma bisogna tenere conto di alcune accortezze. Il genere macrophylla fiorisce sui rami che si sono formati l’anno precedente, ovvero su quelli che hanno un anno di età, e non su quelli nuovi, come avviene in molti altri arbusti ornamentali. Se si tagliano quindi i rami vecchi, si eliminano anche i fiori in via di sviluppo.
Il taglio deve essere eseguito subito al di sopra di una gemma rivolta verso l’esterno della chioma (così il nuovo germoglio si svilupperà verso l’esterno), incidendo il ramo in senso obliquo. Così facendo, si permetterà all’acqua di non soffermarsi sulla superficie di taglio, ma di scorrere via.
La nostra guida su come e quando potare le ortensie per farle rifiorire
Come cambiare colore alle ortensie
Le ortensie classiche, rosa o azzurre, possono cambiare il colore dei fiori in base al terreno in cui si trovano: se da blu diventano rosa, è “colpa” dell’eccesso di calcare nell’acqua delle irrigazioni. Basta un prodotto “azzurrante” per riportarle alla tonalità originale.
Prodotti
Per far sì che l’ortensia blu mantenga il suo colore brillante, si possono usare specifici prodotti. Questi contengono solitamente alluminio (sotto forma di solfato di alluminio), ferro (chelato di ferro) e altri microelementi non disponibili nel terreno. Bisogna diluire in acqua seguendo le dosi consigliate in etichetta e distribuire nel terreno nel periodo precedente la fioritura.
Chi invece vuole ortensie rosa, deve evitare i prodotti azzurranti e utilizzare acqua calcarea per bagnarle.

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Rimedio fai da te
Un rimedio fai da te per cambiare il colore delle ortensie in blu, senza dover ricorrere all’acquisto di prodotti, è quello di procurarsi dei chiodi di ferro, o della limatura di ferro presso un fabbro, da distribuire nel terreno, alla base dell’ortensia.
Il ferro rilasciato nel suolo ne modificherà la composizione influenzando il colore delle ortensie, che diventeranno azzurre. Si tratta comunque di una modalità non sempre del tutto efficace poiché poco duratura. In alcuni casi la pianta inizierà a produrre fiorellini di colore variabile, alcuni rosa e altri azzurri, anche sulla stessa infiorescenza; dipende dalle caratteristiche della pianta e dalla sua capacità di assorbire i nutrienti dal terreno.
Malattie e insetti
L’ortensia può subire diverse avversità di origine fisiologica, fungina o parassitaria, che ne compromettono il vigore e la fioritura.
Carenza di ferro
La clorosi ferrica causa l’ingiallimento delle foglie estive, mantenendo verdi solo le nervature, a causa di suoli calcarei o ristagni idrici. Se trascurata, la crescita rallenta e i germogli deperiscono. Si interviene somministrando ferro chelato o solfato di ferro tra aprile e luglio, aggiungendo torba e moderando le irrigazioni per favorire l’assorbimento radicale.
Cosa fare se l’ortensia ingiallisce? I nostri consigli
Muffa grigia
Questa patologia fungina attacca in estate le zone più interne e ombreggiate, manifestandosi con marciumi bruno-grigiastri e muffa bianca. Colpisce duramente le piante fitte e i fiori bianchi durante periodi caldi e piovosi. Per prevenirla, occorre diradare gli steli in aprile ed evitare rigorosamente l’irrigazione a pioggia sopra la chioma.
Maculature fogliari
Si manifestano con macchie ovali rossastre o brune dal centro secco, comuni soprattutto in autunno a causa dell’umidità. La prevenzione richiede trattamenti primaverili ed estivi a base di rame, come la poltiglia bordolese, per proteggere il fogliame prima che l’infezione si diffonda.
Oziorrinco
Questo coleottero nero erode i bordi delle foglie durante la notte. La difesa più efficace prevede la distribuzione di nematodi nel terreno tra aprile e maggio per eliminare le larve, ripetendo l’operazione a fine estate. Durante i mesi caldi, è possibile rimuovere manualmente gli adulti attivi sulle foglie nelle ore serali.
Tripidi
Questi minuscoli insetti pungono le foglie giovani tra aprile e maggio, causando accartocciamenti, bordi secchi e striature bianche sui petali scuri. In caso di infestazioni gravi, si interviene con insetticidi specifici a base di Spinosad o Abamectina, diversi dai comuni prodotti per afidi.
Cocciniglia farinosa
Riconoscibile dagli ovisacchi bianchi e cotonosi, sottrae linfa causando deformazioni, melata e fumaggine. Poiché ama il caldo-umido e la scarsa ventilazione, è fondamentale arieggiare la pianta con potature di diradamento in aprile e utilizzare oli minerali specifici non appena si notano i primi esemplari.
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