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Il rosmarino è una delle piante aromatiche più coltivate negli orti e nei giardini italiani. Resistente, profumato e poco esigente, può essere propagato con estrema facilità attraverso la talea, una tecnica che consente di ottenere nuove piante identiche a quella madre senza ricorrere alla semina.
Chi desidera moltiplicare il rosmarino per talea può ottenere ottimi risultati seguendo pochi accorgimenti. La scelta del momento giusto, del rametto più adatto e del metodo di radicazione influiscono, infatti, sulla percentuale di successo.
Il procedimento è semplice anche per chi ha poca esperienza di giardinaggio e permette di creare nuove piante da utilizzare in vaso, nell’orto o come siepe aromatica.
Quando fare la talea di rosmarino e tutti i vantaggi
Il periodo talea rosmarino ideale è compreso tra marzo e giugno oppure tra settembre e l’inizio di ottobre, evitando sia il caldo intenso dell’estate sia il freddo invernale.
Durante la primavera la pianta riprende la crescita vegetativa e produce numerosi germogli giovani, ricchi di tessuti ancora flessibili, che sviluppano facilmente nuove radici.
Anche la fine dell’estate rappresenta un momento favorevole perché i rametti dell’anno sono ormai semi-legnosi, una condizione che garantisce un buon equilibrio tra vigore e resistenza.
I vantaggi della propagazione per talea sono numerosi:
- moltiplicare il rosmarino per talea consente un risparmio economico, non serve acquistare nuove piantine
- i tempi risultano generalmente più rapidi rispetto alla semina
- produce una copia fedele della pianta originaria.
Come scegliere e tagliare il rametto di rosmarino perfetto
Per radicare rametto di rosmarino è fondamentale partire da materiale vegetale sano.
Il ramo ideale misura circa 10-15 centimetri ed è costituito da una porzione semi-legnosa, cioè non completamente verde ma nemmeno troppo dura.
I germogli molto teneri tendono, infatti, a disidratarsi rapidamente, mentre quelli troppo lignificati richiedono tempi più lunghi per emettere radici.
Il prelievo deve essere effettuato con forbici perfettamente pulite e disinfettate, praticando un taglio netto appena sotto un nodo, ovvero il punto da cui si sviluppano foglie e nuovi germogli. È proprio in questa zona che si concentrano i tessuti più predisposti alla formazione delle radici.
Successivamente è opportuno eliminare gli aghi presenti nella parte inferiore del rametto per circa 4-5 centimetri, lasciando soltanto la vegetazione nella parte superiore. In questo modo si evita che le foglie rimangano a contatto con il terreno o con l’acqua, riducendo il rischio di marciumi.
È consigliabile prelevare diversi rametti contemporaneamente, poiché non tutte le talee riescono a sviluppare un apparato radicale completo.
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Radicamento in acqua o direttamente nel terreno? I due metodi a confronto
Uno dei dubbi più frequenti riguarda la scelta tra talea rosmarino in acqua o terra. Entrambi i sistemi possono funzionare, ma presentano caratteristiche differenti.
In acqua
La radicazione in acqua è molto semplice da osservare. È sufficiente immergere la parte inferiore del rametto in un contenitore con acqua pulita, mantenendo fuori dal liquido le foglie.
L’acqua deve essere sostituita regolarmente per limitare la proliferazione di batteri e mantenere un ambiente favorevole allo sviluppo delle radici.
Nel giro di alcune settimane iniziano generalmente a comparire le prime radichette bianche. Una volta raggiunti alcuni centimetri di lunghezza, il rametto può essere trasferito nel terreno.
Questo metodo permette di controllare facilmente l’evoluzione della radicazione, ma comporta un piccolo periodo di adattamento quando la pianta viene spostata nel terriccio, poiché le radici sviluppate in acqua devono abituarsi a un ambiente completamente diverso.
In terra
La talea rosmarino in terra rappresenta invece il sistema più naturale e spesso quello preferito dai vivaisti.
Il rametto viene inserito direttamente in un substrato molto drenante composto da terriccio universale alleggerito con sabbia o perlite. Il terreno deve rimanere leggermente umido, evitando però qualsiasi ristagno idrico.
Per aumentare significativamente la percentuale di attecchimento, è utile creare un effetto serra. Basta coprire il vaso con un sacchetto di plastica trasparente o una bottiglia di plastica tagliata. Questo accorgimento trattiene l’umidità attorno al rametto evitando che si disidrati prima di produrre le radici, avendo cura di arieggiare ogni tanto per evitare muffe.
La pianta svilupperà immediatamente radici adatte alla crescita nel terreno, senza dover affrontare il successivo stress da trapianto.
In entrambi i casi è importante collocare le talee in una posizione luminosa ma non esposta al sole diretto, con temperature comprese tra 18 e 24 °C, condizioni che favoriscono la formazione del nuovo apparato radicale.
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Come curare il rosmarino dopo il trapianto definitivo
Quando le radici risultano ben sviluppate, la giovane pianta può essere trasferita nel vaso definitivo oppure direttamente in piena terra.
Il rosmarino preferisce un terreno leggero, ben drenato e ricco di materiale minerale.
I ristagni d’acqua rappresentano infatti una delle principali cause di deperimento della pianta.
Nei primi mesi dopo il trapianto è consigliabile irrigare con moderazione ma regolarmente, lasciando asciugare leggermente il terreno tra un’annaffiatura e l’altra.
Una volta ben radicato, il rosmarino diventa particolarmente resistente alla siccità e richiede interventi irrigui limitati.
La pianta cresce al meglio in pieno sole, dove sviluppa un aroma intenso e una vegetazione compatta. In zone particolarmente fredde è opportuno proteggerla durante l’inverno, soprattutto se coltivata in vaso.
La concimazione può essere effettuata soltanto dopo il completo attecchimento, utilizzando prodotti specifici per piante aromatiche oppure compost ben maturo distribuito in quantità moderate.
Infine, leggere potature periodiche favoriscono una crescita più cespugliosa e consentono di mantenere la pianta ordinata e produttiva nel tempo.






































