I lavori sul balcone da fare in inverno

I lavori di manutenzione da effettuare durante i mesi invernali sono molteplici, dalla pulizia dei vasi al rinnovo del terriccio, e consentono di garantire piante sane e pronte a crescere e fiorire in vista della primavera prossima.

A cura di Francesca La Rana
Pubblicato il 05/01/2026Aggiornato il 05/01/2026
lavori sul balcone in inverno

Il periodo invernale rappresenta una fase fondamentale per la cura e la manutenzione del balcone, del terrazzo e delle piante coltivate in vaso. Durante i mesi più freddi, quando l’attività vegetativa rallenta o si arresta, è possibile dedicare tempo e attenzione a una serie di interventi indispensabili, spesso trascurati durante la stagione estiva, ma determinanti per garantire uno sviluppo sano e vigoroso delle piante nella successiva ripresa primaverile.

Le attività da svolgere sono fortemente influenzate dalle condizioni climatiche e dalla collocazione geografica: nelle regioni alpine sarà prioritario gestire neve e gelo, mentre nelle aree meridionali molte piante restano in vegetazione attiva, pronte a sfruttare anche lievi innalzamenti di temperatura.

Pulizia e disinfezione dei vasi

I vasi non utilizzati durante il periodo invernale devono essere accuratamente puliti e disinfettati, al fine di eliminare residui di terra, sali minerali e potenziali agenti patogeni. L’inverno è il momento ideale per svolgere questa operazione con la dovuta attenzione, evitando di rimandarla alla primavera, quando la necessità di rinvasare rapidamente porta spesso a trascurare una corretta igienizzazione.

Per la disinfezione si può ricorrere all’utilizzo di candeggina (50 cc in un secchio d’acqua), un prodotto economico e altamente efficace. L’ipoclorito di sodio contenuto nella candeggina è in grado di distruggere la sostanza organica e inattivare funghi, batteri e spore, ma proprio per la sua aggressività deve essere maneggiato con cautela, adottando adeguate misure di sicurezza. È essenziale applicarlo esclusivamente su superfici già pulite, poiché la presenza di terra ne riduce significativamente l’efficacia. Inoltre, è importantissimo risciacquare abbondantemente. Se restano residui di cloro nei vasi di terracotta (che sono porosi), questi possono danneggiare le radici delle nuove piante. Per un approccio più ecologico, l’ammollo in acqua e aceto o una soluzione di acqua e percarbonato di sodio è altrettanto efficace contro i sali minerali (il calcare bianco sui vasi).

I vasi in terracotta, essendo porosi, devono restare in ammollo per almeno tre giorni, mentre i vasi in plastica necessitano di una sola notte. Al termine del trattamento è opportuno lasciarli asciugare completamente prima di riporli. La stessa procedura deve essere applicata anche a sottovasi, annaffiatoi e strumenti per l’irrigazione, spesso trascurati ma potenziale veicolo di contaminazioni.

Rinnovare il terriccio delle fioriere

Nei contesti urbani è sempre più diffuso l’utilizzo di grandi fioriere fisse in muratura, impiegate in sostituzione dei tradizionali vasi. Dopo alcuni anni di coltivazione, tuttavia, queste strutture tendono a manifestare un progressivo impoverimento del substrato, con conseguente rallentamento della crescita delle piante e perdita di vigore vegetativo.

Il terriccio non rinnovato tende infatti a compattarsi, a perdere fertilità e ad accumulare calcare, trasformandosi in un ambiente poco favorevole allo sviluppo radicale. Considerata la profondità delle vasche, non risulta praticabile una sostituzione completa del substrato ogni anno; è tuttavia possibile intervenire in modo mirato.

Nelle fioriere destinate a piante annuali da fiore, si consiglia di rimuovere lo strato superficiale di terreno, eliminando i residui radicali, e di lavorare i primi 20 cm di substrato, integrandoli con terriccio nuovo, torba e sabbia, al fine di migliorare struttura, drenaggio e aerazione. Durante questa operazione è opportuno eliminare eventuali larve di insetti, coleotteri o lumache, che utilizzano il terreno come rifugio invernale.

Mettere a dimora l’albero di Natale

Chi ha scelto un abete con apparato radicale integro come albero di Natale si trova, al termine delle festività, a doverne pianificare la corretta destinazione. La soluzione più indicata è il trapianto in un ambiente montano, che rappresenta il suo habitat naturale, avendo cura di collocarlo lontano da pinete esistenti per evitare la diffusione di parassiti come gli scolitidi. Tuttavia, bisogna tenere conto che non si può trapiantare un albero di Natale in un bosco pubblico o in montagna senza autorizzazione, in quanto è considerato inquinamento genetico. Inoltre, il passaggio dal salotto riscaldato all’esterno gelato deve essere graduale. Prima di metterlo fuori, l’abete dovrebbe sostare qualche giorno in un garage o in un vano scale non riscaldato. 

La messa a dimora in giardino comporta spesso una crescita molto rapida, soprattutto se l’albero beneficia delle irrigazioni e delle concimazioni destinate al prato, con il rischio di superare rapidamente gli spazi disponibili. La coltivazione in vaso, nel lungo periodo, risulta difficilmente gestibile.

Chi ha invece optato per una conifera nana può collocarla stabilmente in una fioriera capiente, preferibilmente in posizione luminosa ma non esposta al sole diretto per l’intera giornata. Tra le varietà più apprezzate si distingue l’abete nano del Colorado (Glauca globosa), caratterizzato da aghi di tonalità azzurrata e da una crescita estremamente contenuta: in circa trent’anni raggiunge i due metri di altezza, con un incremento medio annuo di soli 10 cm.

Adatto a giardini rocciosi, grandi vasi e vasche, richiede un terreno soffice, ben drenato e privo di accumuli di calcare, mantenuto fresco anche durante i mesi estivi.

Rinvasare i piccoli alberi a foglia caduca

La presenza di piccoli alberi ornamentali o da frutto coltivati in vaso rappresenta una tendenza sempre più diffusa nei balconi contemporanei. Grazie a potature regolari, queste piante possono essere mantenute in dimensioni contenute, pur esprimendo appieno il proprio potenziale ornamentale, produttivo e cromatico.

La nostra guida sul foliage degli aceri

Durante l’inverno è consigliabile sospendere le irrigazioni, intervenendo solo in caso di temperature insolitamente miti e prolungata assenza di precipitazioni, sempre con estrema moderazione, per evitare ristagni idrici responsabili dell’insorgenza di patologie fungine.

Quando la caduta delle foglie è completa e le radici iniziano a fuoriuscire dai fori di drenaggio, è il momento idoneo per procedere al rinvaso, evitando rigorosamente i giorni di gelo. L’operazione risulta più agevole se svolta da almeno due persone: una sostiene la pianta afferrandola al colletto, l’altra mantiene il vaso per consentire l’estrazione della zolla.

Le radici spiralizzate lungo i margini devono essere districate manualmente e accorciate con forbici ben affilate, pulite e disinfettate, in modo da favorire l’emissione di nuove radici. La pianta va quindi collocata in un vaso più grande di circa 10 cm, operazione da effettuare mediamente ogni tre anni, aggiungendo terriccio fresco e di qualità.

Proteggere le camelie sfiorite

Le camelie sasanqua si distinguono per l’elevata precocità della fioritura, che può iniziare già prima dell’inverno. Si tratta di piante particolarmente robuste, tra le più tolleranti nei confronti di terreni non perfettamente acidi e di esposizioni luminose. Le foglie, di un verde intenso e brillante, sono coriacee e rivestite da una sottile patina cerosa.

Il nostro approfondimento sulle camelie che fioriscono in inverno

Durante la stagione invernale è opportuno proteggere le piante dalla neve, coprendole con tessuto non tessuto o appositi ripari quando sono previste precipitazioni nevose. Il peso della neve, seguito da gelate, può infatti danneggiare rami e gemme.

Al termine della fioritura è fondamentale procedere con la potatura, poiché i boccioli dell’anno successivo si formano sui rami giovani. Un intervento tardivo comprometterebbe la fioritura futura. La potatura ha lo scopo di eliminare rami danneggiati o disordinati, contenere un eccessivo sviluppo vegetativo, modellare la chioma e stimolare la produzione di nuova vegetazione nella parte bassa della pianta, rendendola più compatta e armoniosa.

Le camelie risultano particolarmente adatte alla coltivazione in vaso anche per lunghi periodi, purché vengano utilizzati contenitori adeguati, terriccio acido, acqua priva di calcare e una collocazione in piena luce, evitando l’esposizione diretta al sole nelle ore più calde e prevedendo un’ombreggiatura estiva.

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