Come preparare l’acqua di San Giovanni e quali fiori ed erbe utilizzare

Un profondo velo di mistero avvolge questo tradizionale rituale: un antico infuso a freddo che, esposto alla rugiada notturna, acquisterebbe straordinarie proprietà terapeutiche, purificatrici e propiziatrici.

A cura di Francesca La Rana
Pubblicato il 22/06/2026Aggiornato il 22/06/2026
Acqua di San Giovanni erbe e fiori

L’acqua di San Giovanni è, secondo la credenza popolare, un antico rituale di purificazione, bellezza e buon auspicio per celebrare l’inizio della stagione estiva. La rugiada della notte tra il 23 e il 24 giugno, possiede una forza rigenerante unica, capace di trasferire ai fiori e alle erbe raccolte una potenza straordinaria.

Lavarsi il viso e il corpo con questa pozione la mattina del 24 giugno serve ad attirare la fortuna, a proteggersi dalle malattie e dalle invidie, e a favorire la fertilità.

Dal punto di vista puramente fitoterapico e cosmetico, può funzionare come tonico naturale per la pelle, grazie alle proprietà lenitive, rinfrescanti e antiossidanti delle piante lasciate in infusione, regalando un colorito radioso e una piacevole sensazione di freschezza.

Quali fiori ed erbe utilizzare per il rituale

La scelta delle piante per l’acqua di San Giovanni risponde a una precisa tradizione, che unisce botanica e simbolismo.

La leggenda vuole che si debbano raccogliere un numero dispari di erbe diverse, di solito 7 o 9, prediligendo le specie spontanee che fioriscono proprio in questo periodo dell’anno.

L’ingrediente sovrano e assolutamente insostituibile è l’iperico, comunemente chiamato proprio erba di San Giovanni. Questa pianta dai caratteristici fiori gialli dorati è nota fin dall’antichità per le sue proprietà cicatrizzanti e l’iperico è un potente antidepressivo naturale. Nel folklore, i suoi petali rappresentano il sole e hanno il compito di scacciare le tenebre e gli spiriti maligni. Attenzione, però, perché l’iperico è anche fortemente fotosensibilizzante. 

Un altro elemento fondamentale è la lavanda, che con il suo profumo inconfondibile dona all’infuso proprietà rilassanti e purificanti per l’epidermide.

A questa si aggiunge tradizionalmente la ruta, considerata una pianta magica per eccellenza, utile a tenere lontane le negatività grazie alle sue doti protettive. Tuttavia, è una pianta tossica se ingerita in dosi eccessive e non va assolutamente usata per infusi da bere. 

Non può mancare la menta, inserita per la sua straordinaria freschezza e per la capacità di stimolare l’energia positiva, insieme alla salvia, che simboleggia la salute e la longevità.

Per arricchire la pozione di colore e virtù cosmetiche, si utilizzano i petali di rosa, preferibilmente selvatiche o canine, che conferiscono un’azione dolcemente idratante e lenitiva, ideale anche per le pelli più delicate.

Ottima è anche la camomilla, celebre per il suo effetto calmante sul rossore cutaneo.

Si possono poi includere anche: fiordaliso, sambuco, papavero, verbena e rosmarino.

L’importante è raccogliere le piante nel pieno rispetto della natura, preferendo zone incontaminate, lontane dal traffico e dall’inquinamento cittadino, per garantire la massima purezza del vostro rimedio.

Scopri qui come coltivare la verbena

Come procedere 

Il procedimento per creare l’acqua di San Giovanni segue un rituale scandito da tempi precisi e gesti lenti, che ricalcano fedelmente le usanze delle nonne.

La raccolta dei fiori e delle erbe deve avvenire durante il tramonto del 23 giugno.

Grazie a una passeggiata tra i campi, si potranno recidere con delicatezza fiori ed erbe.

Una volta tornati a casa, bisogna prendere un contenitore capiente. La tradizione suggerisce di utilizzare una ciotola di vetro trasparente o di ceramica bianca, evitando assolutamente la plastica o il metallo, che potrebbero alterare le proprietà organolettiche e la purezza delle erbe.

Lavare accuratamente i vegetali per eliminare eventuali residui di terra o piccoli insetti, per poi adagiarli sul fondo del recipiente.

Successivamente riempire la ciotola con dell’acqua fredda. L’ideale sarebbe utilizzare dell’acqua di sorgente o, in alternativa, un’acqua minerale naturale di buona qualità.

I fiori devono essere completamente sommersi dall’acqua e disposti in modo da creare un tappeto colorato e profumato sulla superficie.

Il passaggio cruciale avviene durante la notte. Posizionare la ciotola all’aperto, sul balcone, in terrazza o in giardino, esponendola direttamente alla luce della luna e, soprattutto, alla caduta della rugiada mattutina.

Secondo il mito, è proprio la rugiada della notte di San Giovanni a compiere il “miracolo”, attivando i principi attivi delle piante e conferendo all’acqua il suo potere benefico.

La mattina del 24 giugno, prima che il sole sia troppo alto nel cielo, recuperare il contenitore. Filtrare l’acqua utilizzando un colino a maglie strette o una garza di cotone pulita, separando il liquido dai fiori.

L’acqua di San Giovanni è ora pronta per essere utilizzata per un bagno rigenerante o per detergere il viso appena svegli.

Come si conserva 

Trattandosi di un infuso completamente naturale, privo di conservanti chimici o alcolici, l’acqua di San Giovanni ha una durata estremamente limitata.

La tradizione prevede che debba essere consumata interamente nella mattina del 24 giugno, condividendola con i membri della famiglia per un lavaggio purificatore condiviso.

Tuttavia, chi desidera prolungare i benefici di questo elisir, può conservarla in frigorifero all’interno di una bottiglia di vetro scuro, ben sigillata, per un periodo massimo di 2 o 3 giorni. Il freddo aiuterà a rallentare la proliferazione batterica, ma è fondamentale controllare che l’aspetto e l’odore rimangano inalterati prima di ogni applicazione sul viso.

Chi ha raccolto una grande quantità di erbe e vuole conservare lo spirito di questa festa per tutto l’anno, potrà essiccare i fiori avanzati all’ombra e in un luogo ventilato. Si potranno utilizzare durante l’inverno per preparare tisane rilassanti o per profumare i cassetti della biancheria.

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