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Offrono splendide fioriture, seppur brevi, e vantano una chioma folta e composta da foglie di consistenza cuoiosa e colore verde lucente, che permangono sulla pianta per tutto l’anno. I rododendri (Rhododendron spp.) sono piante estremamente scenografiche, non richiedono troppe cure ma regalano immense soddisfazioni: ecco spiegato il motivo per cui sono spesso i protagonisti sul terrazzo primaverile.
Chi ha una pianta particolarmente bella e di pregio, può riprodurla facilmente per via vegetativa, così da ottenere un esemplare identico a quello di origine, con identiche caratteristiche morfologiche, colore e forma dei fiori e delle foglie.
Il nostro approfondimento sul rododendro a foglie variegate
La tecnica della margotta
Una delle tecniche più comuni per la riproduzione del rododendro è la margotta, in alternativa alla talea. Si evita, invece, la riproduzione per seme perché troppo lenta e porta a rimescolamenti genetici.
La margotta sfrutta la capacità dei giovani rami di emettere radici avventizie, se ricoperti di terra.
Bisogna scortecciare parte di un ramo, o di un tralcio, e circondarlo di terra. Va poi messo in un contenitore, che potrà essere di metallo o di plastica purché scuro, perché le radici amano il buio; eventualmente, si può schermare il recipiente con carta stagnola o nastro isolante nero.
Successivamente, quando il ramo avrà emesso radici, si potrà tagliare la nuova pianticella, da porre al di sotto del punto margottato.
Periodo
Il periodo migliore per eseguire la propagazione per margotta è la fine dell’inverno, quando il rischio di gelate è scongiurato e le piante sono ancora in fase di riposo vegetativo ma prossime al risveglio.
In alternativa, chi vorrà eseguire la propagazione per talea legnosa, dovrà attendere l’estate, tra fine luglio e agosto. In questo caso le talee andranno riposte in un substrato di torba e sabbia, coperte – meglio se sotto vetro, per favorire l’umidità – a una temperatura di 22-24°.
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Come si procede

1. Scegliere un ramo giovane della pianta madre, di circa un anno, del diametro di circa 3-4 mm, semilegnoso e sufficientemente flessibile, quindi facile da curvare evitandone la rottura. Il rametto deve essere privato di eventuali rametti secondari e delle foglie (si lasciano solo quelle situate in posizione apicale).

2. Nel punto in cui si desidera che vengano emesse le radici avventizie, solitamente subito al di sotto dell’inserzione di una foglia, si esegue un’incisione con un coltello dalle lame ben pulite ed affilate e si distacca una piccola porzione di corteccia. In questa zona di tessuto si applica dell’ormone radicante, in polvere o in formato liquido, seguendo le dosi indicate sull’etichetta del prodotto acquistato: servirà a stimolare lo sviluppo delle radici in maniera più veloce ed efficace.

3. Una volta applicato l’ormone radicante, si procede creando una sorta di manicotto in plastica. Procurarsi un foglio di plastica leggera, di colore nero, di circa 20 cm x 20 cm. Versare sul foglio un po’ di terriccio composto da torba e perlite (un paio di manciate), leggermente inumidito. Quindi il ramo, in corrispondenza della zona scortecciata, viene appoggiato delicatamente sul terriccio e poi avvolto con la plastica creando una sorta di manicotto, da chiudere con dei legacci ai bordi inferiore e superiore. Praticare 2-3 forellini sulla plastica, con un coltellino: serviranno a far asciugare il terriccio se è troppo bagnato e, allo stesso tempo, ad inserire acqua con una siringa nel caso opposto, ovvero se si sarà asciugato troppo. Allo stesso scopo, invece del manicotto con il foglio di plastica, si può utilizzare una bottiglia di plastica tagliata, delle dimensioni sufficienti ad avvolgere il ramo scelto, solitamente quelle da mezzo litro.

4. Le radici verranno emesse nel giro di circa uno-due mesi. Quando queste saranno abbastanza sviluppate, generalmente a fine estate, si potrà procedere asportando il manicotto e recidendo dalla pianta-madre il ramo attecchito, con le sue radici: messo a dimora in un vaso separato, con il medesimo tipo di terriccio, darà origine a una nuova pianta.
Tutte le cure successive
Il rododendro è una pianta rustica, di facile coltivazione, che può essere collocata sia in vaso sia in giardino.
Tuttavia, ha comunque delle esigenze: necessita di apporti di fertilizzanti durante la messa a dimora e il ciclo di crescita. Da prediligere i prodotti organici (letame bovino maturo, stallatico) o chimici solidi, ricchi in azoto, fosforo e ferro specifici per acidofile.
Preferisce i luoghi freschi e semi ombreggiati, irrigazioni frequenti, soprattutto quando fa più caldo e le gemme si ingrossano notevolmente, e potature dopo la fioritura, ma solo sugli esemplari di grandi dimensioni, per contenerne la chioma.
Nonostante tutte le accortezze, il rododendro può essere colpito da diverse malattie e problematiche, come afidi, acari, e malattie fungine, ma anche carenza di azoto e ferro.
Per evitare che ciò accada, si consiglia di mantenere il substrato sempre ben acido ed evitare troppa acqua e concime.
Una pianta sana e ben mantenuta, darà vita a nuove piantine da margotta belle e resistenti.
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