Arte in giardino: tre proposte

Alla scoperta di tre parchi particolari, luoghi magici che ospitano non solo le magnifiche opere della natura ma anche quelle dell'uomo.

Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 17/01/2018 Aggiornato il 17/08/2018
Arte in giardino: tre proposte

Sparsi sul nostro territorio, al nord come al sud, i giardini d’arte sono un po’ un mondo a se stante che attira in egual misura gli appassionati di entrambi i generi: il giardino e l’arte. Sono un’esperienza da fare, almeno da provare perché un’opera d’arte, parafrasando un detto conosciuto, è come un fiore che non può appassire. Vi proponiamo tre giardini molto interssanti: uno in Toscana, uno in Emilia Romagna e uno in Sicilia. Se vi piacciono e volete andare di persona a vederli, vi raccomandiamo di controllare aperture e orari sui siti internet oppure telefonando.

In Toscana, il Giardino di Daniel Spoerri

È fra i giardini d’arte quello che i più almeno una volta hanno visto in foto. Lo stormo di oche dell’opera “Dies Irae” dell’artista svizzero Oliver Estoppey è l’immagine più conosciuta e forse quella che più colpisce il grande pubblico perché in questa realizzazione l’arte moderna non si è ancora completamente disgiunta dalla raffigurazione naturalistica. Nel paesaggio delle colline toscane, a sud di Siena, circa 80 km, ma già nelle vicinanze del Monte Amiata e delle sue pendici boscate, l’artista svizzero Daniel Spoerri a partire dagli anni novanta dà vita al suo progetto di portare nel parco le proprie creazioni artistiche. Col tempo a fianco delle sue compaiono anche quelle di altri artisti e oggi si contano oltre cento opere di cinquanta artisti diversi disseminati su un terreno di circa sedici ettari. Una lunga camminata che per circa tre ore porta i visitatori di opera in opera senza mai stancarli, anzi stupendoli a ogni sosta per l’ispirazione sempre diversa che anima le realizzazioni.

A fianco delle oche incalzate dai suoni di tamburi che sembrano davvero evocare uno stormo schiamazzante, realizzata nel 2001, si trova l’opera fulcro di tutta la “Unicorni -L’ombelico del Mondo”, realizzata dallo stesso Spoerri, nel 1991. Si tratta di nove pezzi in bronzo patinato disposti lungo una circonferenza di otto metri di diametro. Le teste di cavallo sovrastate dal dente di narvalo formano una sorta di ara pagana naturalistica dalla quale il visitatore può accedere a una visione superiore.

Da questo punto la veduta abbraccia tutto il paesaggio circostante dalla cima del Monte Amiata fino al mare, e sorge forse sulle rovine dell’antica sede di Seggiano, paese che oggi troviamo più spostato.

Lungo il percorso tra pendii, discese, macchie di olivi, lentischi e rovi di more, possiamo vedere “la piramide della donna sul bastone nodoso” e il “corridoio di Damocle” di Spoerri, la “Fontana di Hermes” di Meret Oppenheim e, sulla conclusione, il “Sentiero murato labirintiforme”, che ci ricorda un petroglifo precolombiano.

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“La fontana di Hermes” di Meter Oppenheim 1999 (foto Franco Mapelli)

Oggi il patrimonio di opere appare concluso (ovviamente, delle eccezioni sono sempre possibili) e Daniel Spoerri ritiene che sia arrivato il momento di arricchire il Giardino ospitando una sede di studio e ricerca sulle piante: questo non potrà che ravvivare e consolidare l’interesse per il Giardino, aperto al pubblico già dal 1997.

Info: biglietti 10 euro; aperto sempre su appuntamento al tel. 0564 950026, www.danielspoerri.org

 

In Sicilia, il parco di sculture Fiumara d’arte

La Fiumara d’arte è un museo all’aperto costituito da una serie di sculture di artisti contemporanei ubicate lungo gli argini del fiume Tusa, oggi a carattere torrentizio, sfocia nella costa tirrenica della Sicilia nei pressi di Castel di Tusa, frazione del municipio di Tusa (Messina). Interessa anche il territorio dei comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo e Reitano.

Ha una storia particolare e non certo lineare. Tutto inizia quando nel 1982 Antonio Presti commissionò a Pietro Consagra una scultura. “La materia poteva non esserci”, questo è il titolo dell’opera realizzata quattro anni più tardi in cemento armato e alta diciotto metri, in memoria del padre. Negli anni successivi, 1988,1989, e 1990 vengono realizzate altre sei opere, molti sono i progetti in cantiere, ma iniziano anche le dispute legali. Per un quarto di secolo fra minacce di abbattimenti, accuse di abusivismo edilizio e appropriazione del demanio, Presti combatte a più livelli istituzionali fino ad ottenere il riconoscimento di percorso turistico culturale.

Le ultime opere che si sono aggiunte alla collezione sono piuttosto recenti: tra le più scenografiche, del 2010, la “Piramide – 38º parallelo” dello scultore Mauro Staccioli. Si tratta di un tetraedro titanico cavo, realizzato in acciaio Corten, affacciata sul mare di fronte agli scavi dell’antica città di Halaesa. Come suggerisce il nome il punto in cui viene costruita, la Piramide è in asse col 38º parallelo.

La collezione raggiunge la spiaggia di Tusa, vicino all’Atelier sul mare, l’hotel realizzato da Presti nel 1991 con le stanze decorate da uno o più artisti contemporanei.

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“Piramide 38° parallelo” di Mauro Staccioli (archivio fotografico Fondazione Antonio Presti)

Oggi Fiumara d’arte è una collezione conosciuta ben oltre i confini del nostro paese ed è considerata uno dei parchi di sculture più grande d’Europa.

Info: il parco con le sculture all’aperto è sempre visitabile gratuitamente; tel. 0921 334295, www.ateliersulmare.com

 

In Emilia Romagna, il Labirinto della Masone

A Fontanellato (PR), le due passioni di Franco Maria Ricci, quella per l’arte e quella per il giardino, raggiungono la piena fusione nella realizzazione di un grande labirinto, visto e vissuto come metafora della condizione umana. Ideato da Franco Maria Ricci, insieme a Jorge Luis Borges, il labirinto è il più grande mai realizzato e diventa una sorta di mondo a parte, un piccolo universo culturale. Accanto e dentro al labirinto, si trovano la biblioteca, il museo che custodisce la vasta collezione d’arte di Franco Maria Ricci, la sede della casa editrice FMR.

Il bambù, spesso guardato con sospetto in giardinaggio per il suo rigoglio che può divenire invadenza, qui è protagonista indiscusso: si possono contare circa 200.000 piante di 20 specie diverse. Molti dimenticano i pregi di questa pianta: è in grado di assorbire grandi quantità di anidride carbonica ed è straordinariamente resistente agli agenti atmosferici. Il labirinto si articola su un disegno a stella già caro all’antichità, basti pensare agli accampamenti dell’esercito romano o alla pianta di alcune città come Palmanova. Per gli appassionati di giardino ricordiamo che le tre specie più utilizzate nel disegnare il labirinto sono:

Phyllostachys bissetii dal fogliame denso e morbido. Adatto ai climi rigidi.

Phyllostachys vivax “Aureocaulis”, bambù gigante (alto fino a 15 metri), riconoscibile dal culmo dorato che presenta delicate e rare striature verdi.

Phyllostachys aureasulcata “Spectabilis”, alto fino a 8 metri, con culmi che alla base hanno spesso un curioso andamento a zig-zag.

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Il Labirinto della Masone (foto M. Davoli)

Il labirinto, lungo ben tre chilometri, attira grandi e bambini e il percorso, facile, con alcune indicazioni per raggiungere la meta, diventa anche occasione per avvicinarsi anche all’arte raccolta nelle costruzioni centrali dai profili neoclassici, opera dell’architetto Pier Carlo Bontempi. In una abbiamo la galleria vera e propria dove il padrone di casa ha raccolto con il gusto del meraviglioso centinaia di opere diverse così da ricreare quel bello e magnifico che possono sedurre e sospingere ad una diversa percezione dell’opera. L’altra ospita la più grande raccolta di opere stampate con i caratteri “Bodoni”, una passione che ha portato Franca Maria Ricci a riproporle e a collezionarle.

Info: è aperto tutti i giorni, inclusi i festivi, escluso il martedì dal 10 febbraio. Il biglietto costa 18 euro. Tel. 0521 827081, www.labirintodifrancomariaricci.it

 

 

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