Tartarughe, criceti, volatili e conigli in inverno

Ecco come comportarsi in questa stagione per evitare problemi agli animali che vivono con noi, in casa o all’aperto. In particolare oggi parliamo di tartarughe, criceti, volatili e conigli.
Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 03/02/2016 Aggiornato il 03/02/2016
Tartarughe, criceti, volatili e conigli in inverno

Che cosa succede agli animali di casa quando le temperature esterne si abbassano? Ogni specie reagisce in maniera diversa. È importante quindi sapere come comportarsi con il proprio piccolo ospite domestico.

Le tartarughe: in letargo o no?

Il letargo non è strettamente necessario per le tartarughe e sicuramente non dove la temperatura non scende sotto i 10°C, per esempio per gli animali che vivono in casa. Inoltre non tutte le tartarughe vanno in letargo: dipende dalla specie (quindi dalla zona di origine) e dalle caratteristiche climatiche del luogo in cui sono tenute.
Per quelle che vanno in letargo, prima che cominci, verso fine estate (fine agosto o settembre), si suggerisce una visita di controllo dal veterinario per stabilire lo stato di salute e quello nutrizionale (che deve essere ottimale) dell’animale e capire se è in grado di affrontare l’inverno. La tartaruga non dovrà avere nessun tipo di malattia o parassiti intestinali (si dovrà quindi effettuare un esame delle feci): in caso contrario dovrà essere sottoposto a una cura antiparassitaria. Durante il letargo i rettili portano il metabolismo a livelli minimi per evitare un consumo eccessivo di energia: le difese immunitarie quindi sono praticamente assenti e non sono in grado di combattere infezioni già in corso.

Le testuggini terrestri comuni in Italia (Testudo Hermanni, Testudo Greca) possono andare in letargo in casa oppure giardino o nel bosco, secondo dove vivono.
Se sono all’aperto, verso fine ottobre, cominceranno a cercare il luogo giusto dove ibernarsi: si possono aiutare smuovendo leggermente la terra nella zona più adatta, secca e riparata dalle piogge. In alternativa si può preparare una zona per il letargo con una cassetta in plastica interrata con un po’ di terriccio e uno strato di foglie morte o erba secca, ben riparata dalle piogge invernali. Per le testuggini di casa bisogna preparare una cassetta di legno o cartone ben protetta con all’interno terriccio pulito leggermente umido ma non bagnato. Il terriccio poi deve esser ricoperto con uno strato di foglie o di giornali o con trucioli di legno La scatola va riposta in un luogo tranquillo, non troppo illuminato e ben riparato dalle correnti d’aria e dalle intemperie dove la temperatura resti tra i 5° e i 10°C. E’ bene evitare soffitte o scantinati dove possano esserci predatori come topi o uccelli. Da evitare anche i garage per la presenza dei gas di scarico.
Prima del letargo le tartarughe dovrebbero fare un bagno per essere ben idratate: poi, una volta interrotta l’alimentazione, bagni regolari in acqua tiepida possono facilitare l’animale nell’evacuazione di qualsiasi avanzo di cibo sia rimasto nel suo apparato digerente.
Quando la temperatura scende sotto i 10°C, verso metà-fine novembre, le tartarughe entrano spontaneamente in letargo e vi restano per circa quattro mesi. È importante controllare a intervalli regolari lo stato di salute e la temperatura.

Per le tartarughe d’acqua il letargo è più difficile. Se sono piccole e malate è meglio non mandarle in letargo; per le più grandi si può tentare di ricreare nella vasca le condizioni ideali, ma è difficile. Il periodo del letargo comincia a ottobre-novembre e termina in marzo-aprile, a seconda delle condizioni climatiche presenti in primavera.
Quelle che vivono all’aperto hanno bisogno di un laghetto naturale o artificiale profondo almeno 1 metro e con un diametro non inferiore ai 2 metri. L’acqua deve raffreddare gradatamente e non gelare; sul fondo deve essere collocato fango o terriccio e foglie in modo che la tartaruga possa nascondersi. La tartaruga andrà in letargo “totale” intorno ai 10°C: quindi la temperatura del fondo non deve scendere mai sotto i 4°C.
Per le tartarughe che vivono in casa il letargo è più complesso: nella vasca l’acqua è poca e la temperatura è soggetta a troppe variazioni. In generale quindi le tartarughe acquatiche tenute in casa dovrebbero restare attive per tutto l’anno: nella stagione invernale avranno un leggero calo dell’attività e dell’appetito e dormiranno un po’ di più. A volte si potrebbe scambiare questo stato di torpore per un letargo che in realtà non è. Infatti mantenendo la temperatura sui 24-30°C e l’irradiazione più o meno ai livelli della stagione estiva con apposite lampade che simulino il ciclo giorno-notte la tartaruga continuerà a nutrirsi come d’abitudine.

Il risveglio delle tartarughe

Non appena i giorni iniziano ad allungarsi e la temperatura comincia ad alzarsi, le tartarughe o testuggini ibernate cominceranno a muoversi. Per aiutarle durante il risveglio possono fare un bagno in una vasca non troppo alta, con acqua tiepida: in questo modo inizieranno a bere per reintegrare le scorte idriche e ripulire tutto l’organismo. E’ fondamentale che la tartaruga beva per reidratarsi. Dopo alcuni giorni dal risveglio dovrebbe ricominciare a mangiare. Quindi bisognerà provvedere a riscaldarla con un riscaldatore o con una lampada a luce calda o, preferibilmente, esponendola alla luce solare diretta.

Il criceto dorme di più

Durante la stagione invernale il criceto rallenta i suoi ritmi e va in una sorta di “semiletargo”: in pratica si addormenta per alcuni giorni e poi ha brevi risvegli durante i quali mangia qualcosa.
In natura il criceto come tutti i roditori accumula cibo che gli sarà utile per quando la temperatura scende al di sotto dei 5°C. Quindi si rifugia nella tana e inizia il semiletargo: le sue funzioni vitali rallentano fino al minimo fisiologico con battito del cuore lento, respirazione lieve, temperatura corporea bassa.
Nella vita domestica invece il criceto può non accorgersi dell’arrivo dell’inverno a causa delle alte temperature elevate il casa: tuttavia, qualche volta, alcuni lo avvertono ed entrano in un semiletargo, diventano meno attivi o addirittura vanno in uno stato di totale abbandono. Può accadere ad esempio nel tardo inverno-inizio primavera, quando vengono spenti i termosifoni. Per risvegliarlo è sufficiente prendere delicatamente il criceto, porlo in una scatolina o altro contenitore e posarlo su un calorifero o altra fonte di calore non troppo elevato.
Altri accorgimenti per la stagione invernale:
non mettere mai i criceti fuori casa
non lasciarli troppo vicino al termosifone
per aiutarli si può usare la lanetta per criceti (anche se da alcuni è sconsigliata) oppure stoffa carta.

Canarini & Co.: attenzione agli sbalzi di temperatura

La maggior parte degli uccellini in vendita (esotici, canarini, pappagalli ecc…) provengono da zone calde del pianeta, dove il clima è quasi sempre mite. Possono quindi risentire molto degli sbalzi di temperatura della stagione fredda. Se gli animali vivono all’interno, l’unica attenzione è non collocare le gabbie o le voliere in piena corrente.
Per gli uccelli che vivono all’aperto bisogna fare più attenzione e regolarsi a seconda della specie. Per tutti questi l’alimentazione deve essere modificata: durante i mesi freddi, hanno bisogno di più calorie per grammo di peso per mantenere la propria temperatura corporea ideale. È opportuno quindi aumentare soprattutto i carboidrati complessi, di assorbimento lento e, in minor misura, i semi ad alto contenuto oleoso (girasole, arachide, canapuccia..) e frutti secchi.

Pappagalli

Per quelli che vivono nei recinti all’aperto, è importante distinguere due grandi gruppi:
animali acclimatati: uccelli nati in cattività ed adattatisi a voliere esterne nella nostra latitudine, o animali di importazione che hanno passato già il secondo inverno in cattività nel nostro paese. Questi hanno bisogno solo di una zona protetta, libera da correnti e al riparo dal vento e della pioggia.
animali non acclimatati: pappagalli appena importati originari generalmente della Guyana, Zaire, Camerun e di alcuni paesi del Sud-est Asiatico, o animali nati in cattività ma abituati a vivere in interno con un ambiente controllato. In questi casi il pappagallo deve poter accedere dalla voliera a una zona di “rifugio” completamente chiusa dove si possa riscaldare in caso di necessità. Durante il primo inverno è fondamentale tenere sotto controllo gli animali e trasportarli all’interno in caso di discese brusche o prolungate di temperatura, o se manifestano segni di malattia o inattività.

Canarini e altri volatili esotici

Se vivono in una veranda o in un ambiente ben coibentato, non esposto al vento o alla pioggia e in cui la temperatura non scenda sotto i 10-15 °C possono restare all’aperto. Viceversa se la temperatura è più bassa rischiano di morire congelati, specie nelle notti più fredde. Come regola per i volatili che vivono all’aperto si consiglia di non esporli mai al vento, una delle principali cause di morte o malattia. Per proteggere la voliera si può coprirla su 3 lati con pannelli di plexiglass o con tavole di legno. Se l’uccellino è nuovo, si consiglia di attendere almeno la primavera inoltrata (aprile/maggio) prima di inserirlo nella voliera in modo che possa ambientarsi gradualmente al clima esterno.

I conigli: temono più il caldo del freddo

I conigli che normalmente vivono all’aperto possono trascorrere senza problemi l’inverno sul balcone perché temono meno il freddo del caldo. È importante però verificare che l’acqua a disposizione non congeli e fornirgli una gabbia spaziosa e ben isolata (in materiale coibentato che mantenga il calore) per trovare riparo dalla pioggia e dal vento.
Se il coniglio è abituato a vivere in casa dovrà continuare a trascorrere l’inverno in appartamento. In questo caso bisogna fare
attenzione agli spifferi ed evitare improvvisi sbalzi di temperatura (differenza maggiore di 6-7°).

La muta

In natura i conigli fanno le mute del pelo più intense in primavera e in autunno: la lunghezza delle giornate infatti è uno dei fattori che influisce sulla muta. Se però un coniglio vive in casa ed è esposto alla luce potrebbe non iniziare la muta prima di dicembre o gennaio.

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