Talpe in giardino: che fare?

Le talpe si ripresentano in superficie a primavera, rovinando il prato con brutti cumuli di terra. Cacciarle non è una soluzione: meglio rendere meno gradito il nostro spazio e farle spostare altrove.
Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 29/05/2015 Aggiornato il 29/05/2015
talpe in giardino buche

Dopo un’assenza di mesi le talpe ricompaiono puntuali e, come ogni anno, ci si chiede se le talpe vivano tutte nei nostri orti e giardini, senza quasi distinzione fra pianura, collina e montagna, mentre con totale noncuranza snobbano aree verdi, parchi e aiuole pubbliche.
A questo comportamento esiste una spiegazione semplice e logica: nessun terreno è migliore di quello di orti e giardini. Le concimazioni mantengono inalterata o accrescono la fertilità del terreno e spesso ne migliorano la struttura, le lavorazioni impediscono compattamenti e ristagni, le regolari annaffiature stabilizzano il grado di umidità a livelli ottimali. In altre parole si creano tutte le condizioni migliori perché nel nostro terreno la vita pulluli e non solo quella vegetale, ma anche quella animale ed è proprio questa, poco visibile e sotterranea, che tanto attira le talpe.

Sempre attive, anche d’inverno

Le talpe si cibano di una gran quantità di prede diverse, tutte animali e vive. Predano lombrichi, larve d’insetti, insetti adulti, molluschi, piccoli anfibi e piccoli rettili. Il loro metabolismo, come quello d’altri mammiferi insettivori di piccole dimensioni (ad esempio il toporagno), è molto elevato e devono cacciare continuamente. Bastano solo dodici ore di digiuno per condurre una talpa alla morte per inedia. Questo metabolismo così elevato impedisce alle talpe di entrare in letargo, trascorrendo l’inverno fra lunghi sonni e cacce. Con l’arrivo del freddo, infatti, sia gli insetti, sia le talpe (nonostante siano ben protette dal freddo dalla folta pelliccia), per mantenere costante la temperatura corporea scendono a una maggiore profondità. In questo modo la loro attività diventa invisibile e si ripresenta in superficie quando il terreno si scalda, a primavera, in concomitanza dei primi trapianti.

Un reticolo di gallerie sotterranee

Questi animali quindi non si nutrono di tessuti vegetali ma solo di insetti, alcuni utili (i lombrichi) ma anche moltissimi dannosi. Per cacciare scavano un complesso sistema di gallerie che si può estendere per uno sviluppo di diverse centinaia di metri, in costante rinnovamento. Da una galleria principale, non segnalata in superficie, di media profondità (50-100 cm) si diramano le gallerie secondarie che salgono verso la superficie e da queste, quelle di caccia. Le gallerie di caccia sono quelle che smuovono il cotico erboso o la superficie lasciando un segno inconfondibile: così scalzano le radici, le troncano, stracciano la sottile trama dei capillizzi radicali ma non se ne nutrono. Spesso sono usate una sola volta e quindi richiuderle non serve perché saranno presto sostituite da altre. Sono i vari topi campagnoli che hanno l’abitudine di usare le gallerie di caccia delle talpe per raggiungere senza faticare gli organi ipogei delle piante di cui si cibano esito quasi sempre letale. Allora, che cosa possiamo fare per tenerle lontane dal nostro spazio?

Come dissuaderle

Spesso dare la caccia alle talpe è del tutto inutile perché i giovani in fase di dispersione occupano i territori lasciati liberi da altri individui. Quindi uccidere la talpa che scava in giardino è solo liberare un territorio che presto potrà essere rioccupato e non difenderlo da nuove colonizzazioni. Molto meglio è cercare di dissuaderne l’ingresso: sia con i soliti metodi tradizionali, sia con prodotti repellenti di nuova generazione la cui efficacia negli ultimi anni è sicuramente migliorata.

I disabituanti

Oggi sono definiti così i prodotti che creano una barriera odorosa che induce gli animali ad abbandonare il territorio. Si tratta di sostanze aromatiche fatte assorbire su una matrice inerte come le argille, sotto forma di prodotto a pronto uso da maneggiare sempre con un apposito dosatore, da introdurre direttamente nelle gallerie con regolarità fino a risultato raggiunto.

I metodi tradizionali

Fra i metodi tradizionali alcune sono le scelte possibili che è possibile utilizzare insieme:

1- utilizzare come ammendante la calciocianammide che mostra, almeno nel primo anno, una forte azione repellente nei confronti delle talpe, mescolata al terreno e non solo sparsa in superficie;

2- infiggere nel terreno fino a una profondità di 50 cm tondini di ferro da cantiere che al termine della parte libera portano infilate delle bottiglie di vetro. La bottiglia esercita un’azione di pendolo così che colpite dal vento trasmettono al terreno vibrazioni che mettono in allarme le talpe;

3- coltivare estesamente Euphorbia lathiris, catapuzia, una pianta della famiglia delle Euforbiaceae che ha un’azione “antitalpa” dovuta probabilmente al lattice biancastro, caustico e velenoso in essa contenuto;

4- consentire a un piccolo cane di scorrazzare in giardino. I suoi passi disturbano le talpe allontanandole, poche volte i cani cacciano le talpe. Più attiva è la predazione dei gatti anche se minore è l’effetto dissuasivo;

5- utilizzare trappole per animali vivi per catturare le talpe da liberare in un territorio diverso.

Animale solitario ed efficiente

La talpa ha zampe anteriori sono molto forti, adatte allo scavo, con unghioni sviluppati e cuscinetti palmari solo parzialmente induriti, dotati di grande sensibilità perché aprire gallerie non è soltanto un lavoro di forza, ma richiede anche precisione e capacità nel discernere le caratteristiche che influenzano la tenuta del terreno. Le talpe, ad esempio, evitano i terreni sabbiosi dove non è possibile mantenere aperte nel tempo gallerie con funzioni diverse e tane. Le gallerie, infatti, servono alla talpa anche come condotti di areazione del sottosuolo. Il muso è appuntito dotato di vibrisse molto sensibili, gli occhi sono parzialmente chiusi e consentono all’animale soltanto una visione indistinta dei campi di luce. Una ricerca condotta in collaborazione da studiosi israeliani e svizzeri ha scoperto come le talpe, animali fossori e privi di una vista efficace, si orizzontano per spostamenti su lunghe distanze e nella fase di scavo facendo riferimento al campo magnetico terrestre. La pelliccia ha la particolarità di non essere orientata, ma si può pettinare in entrambe i sensi senza incontrare resistenza, caratteristica questa comune a un altro mammifero che visita i nostri giardini: il pipistrello. Questo particolare si rivela di grande importanza quando l’animale deve arretrare precipitosamente lungo i tunnel e non vi è spazio per girarsi e fuggire. Una pelliccia normale opporrebbe resistenza, sfregando contro la parete delle gallerie, e si riempirebbe di terra. Animale con costumi solitari incontra i propri simili solo nel periodo degli amori. La femmina alleva da sola la cucciolata che appena pronta si disperderà nel territorio circostante.

Le talpe salgono in superficie molto di rado e nella maggior parte dei casi solo quando costrette. Nell’attraversamento di una zona rocciosa che non è possibile aggirare, quando il terreno si allaga e non è possibile trovare rifugio o in periodi di siccità così spinta che gli animali non trovando prede nel terreno sono costrette ad avventurarsi all’esterno, nel caso di ricerca di una nuova zona di caccia.

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