Nel laghetto: pesci e non solo

Chi ha la fortuna di possedere una vasca all’aperto può allestire un laghetto dove far vivere piante e pesci o tartarughe in armonia. È importante però sapere quali animali e vegetali possono convivere e come averne cura nel modo migliore.
Alexandra Griotti
A cura di Alexandra Griotti
Pubblicato il 19/03/2014 Aggiornato il 26/08/2016
pesci in laghetto

I pesci adatti al laghetto

Una vasca senza abitanti non si può dire un vero laghetto: i pesci sono infatti indispensabili poiché costituiscono un importante elemento dell’ecosistema acquatico tenendolo pulito dalle larve di zanzara, fornendo nutrimento alle piante con i loro escrementi e rappresentando un importante indicatore biologico dell’ambiente in cui si trovano. Non richiedono particolare impegno perché, quando ci si deve allontanare per un certo periodo, si possono lasciare da soli senza timori: l’ecosistema fornirà loro infatti il sostentamento di cui hanno bisogno. Non tutti i pesci sono adatti alla vita in un laghetto artificiale. Mentre un normale acquario può ospitare un numero quasi infinito di varietà ittiche, il laghetto è luogo ideale per un numero molto più ristretto. Solo alcune specie sono indicate e vengono prescelte per la loro adattabilità a questo tipo di habitat oltre che per la loro bellezza.

I principali pesci per laghetto sono:

  •  pesce rosso (Carassius auratus): è il più diffuso e il classico pesce da laghetto anche se siamo più abituati a vederlo in una minuscola boccia di vetro. Il colore tipico è rosso-aranciato con riflessi talvolta metallici, anche se esistono esemplari che presentano screziature di colore bianco o nero. È un pesce facilissimo da gestire sia in acquari che all’aperto poiché non richiede particolari accorgimenti. L’unica precauzione che bisogna avere riguarda l’alimentazione: è bene che non fornirgli troppo cibo poiché in laghetto si nutre anche di insetti e larve di zanzare. Il pesce rosso viene allevato sin dai tempi antichi: sembra sia stato addomesticato per la prima volta in Cina durante la dinastia Sung, nel 960 d.C. Ha un carattere socievole e pacioso e si fida talmente dell’uomo da imparare a mangiare dalle mani. Diversamente da quello che si immagina (visto che di solito ha lo spazio limitato a piccole vaschette) può crescere molto e arrivare anche alle dimensioni di 30 cm. Ne esistono moltissime varietà tutte indicate per i laghetti, eccetto Carassi, Oranda, Testa di Leone e Chicchi di Riso da evitare, perché non tollerano le basse temperature degli inverni italiani.
  • carpa giapponese o Carpa Koi (Cyprinus carpio): quelle vere, di qualità superiore, hanno colorazioni molto accese ed appariscenti e sono scelte per i laghetti artificiali proprio per la loro bellezza. Si tratta di una varietà selezionata a partire dalla carpa comune e hanno una livrea che varia nelle tonalità bianco, crema, giallo, rosso, arancione, nero, blu, glicine, marrone, oro. La carpa koi ha un carattere vigoroso e molto socievole al punto che può essere addestrata a mangiare dalle mani. Ha bisogno di un laghetto spazioso senza rive ripide in cui potrebbe incagliarsi perché può raggiungere (o persino superare!) il metro di lunghezza. Rispetto ai pesci rossi le carpe devono avere più ossigeno e una temperatura maggiore. Vanno alimentate con parsimonia: dopo il riposo invernale devono essere nutrite con cibo energetico e di facile digestione mentre in autunno con cibo vitaminico per fare in modo che costruiscano le riserve in vista dell’inverno.
  • gambusino (Gambusia affinis) è un piccolo pesce (3-6 cm) originario dell’America settentrionale. Non richiede particolare attenzione e si moltiplica molto facilmente. Tuttavia può resistere all’inverno solo se il laghetto è sufficientemente profondo: infatti si posiziona sul fondo verso novembre/dicembre per poi tornare attivo verso febbraio/marzo. Può essere alimentato con cibo come quello per pesci d’acqua fredda quali i pesci rossi. In ogni caso si nutre principalmente di insetti e larve di zanzare
  • leucisco (Leuciscus idus): può arrivare anche ai 40-50 centimetri di lunghezza. Di solito è di colore argento con pinne caudali, pari e anali di colore rosso. Tuttavia esistono anche alcune varietà ornamentali completamente gialle o rosse. Si nutre volentieri di larve di zanzara.
  • tinca dorata: variante della tinca comune. Arriva a un a lunghezza di 25-60 cm e ha una colorazione della livrea giallo-rossiccia. Durante il giorno si nasconde nel folto della vegetazione sfuggendo ai raggi del sole. L’alimentazione è varia: comprendente animali di diverso tipo che scova fra le piante o nel fango, oltre che piante acquatiche.
  •  lumache d’acqua dolce (Lymnaea stagnalis, Planorbis planorbis, Planorbarius corneus, Radix ovata, Stagnicola palustris): si tratta di piccoli gasteropodi di forme, colori e dimensioni diversi in base alle specie. Variano da un minimo di 1,4 a un massimo di 5-6 cm. Sono grandi divoratrici di alghe e quindi molto utili per contrastare la crescita di alghe filamentose e verdi: così mantengono l’acqua pulita e trasparente.

Cozze o vongole

Anodonta spp. e Unio spp. sono invertebrati d’acqua dolce comunemente chiamate cozze o vongole di acqua dolce. Di colore marrone più o meno scure raggiungono le dimensioni massime di circa 10-11 cm di lunghezza nel caso dell’Unio e di circa 20-25 cm per l’Anodonta. Si nutrono di fitoplancton e zooplancton oltre che di sostanze organiche di vario genere presenti in sospensione nell’acqua. Quindi sono ottimi filtratori d’acqua riuscendo a filtrarne fino a 40 litri all’ora. Hanno bisogno di acque leggermente correnti e di materiale a granulometria fine sul fondo per potersi muovere facilmente.

La tartaruga: si o no?

In alternativa alle specie ittiche è possibile collocare nel laghetto le tartarughe acquatiche: in particolare le più diffuse sono le Trachemys Scripta Scripta e incroci vari. Tuttavia non è così semplice perché sono necessarie determinate condizioni. Il laghetto deve essere grande e la profondità superiore agli 80 cm perché con i climi rigidi, in particolare nel nord Italia, il rischio è che la tartaruga si svegli in inverno, si trovi ricoperta da uno strato di ghiaccio e non riesca più a risalire in superficie e a respirare. La posizione deve essere in ombra parziale per evitare il surriscaldamento in estate ma con zone ben soleggiate per l’inverno. È importante che siano presenti appigli tipo legni, reti, isolette centrali o altro in modo che la tartaruga possa arrampicarsi per uscire a respirare in caso non riesca a nuotare nel periodo di pre e post letargo quando la temperatura dell’acqua inizia a scendere sotto i 10 gradi. Se queste condizioni non sono possibili per qualunque motivo, meglio mettere le tartarughe nel laghetto solo in primavera/estate e ritirarle con l’arrivo dell’autunno in casa. Inoltre si raccomanda di non inserire pesci rossi o carpe di cui le tartarughe potrebbero nutrirsi e prediligere al limite le gambusie che sono veloci e si moltiplicano facilmente, sempre però se si ha un laghetto di grandi dimensioni. Se si tiene all’aspetto ornamentale del laghetto, meglio applicare una recinzione per proteggere la vegetazione acquatica di cui le tartarughe potrebbero nutrirsi. Solo alcune specie vegetali sono compatibili con le tartarughe: la lenticchia d’acqua, che si riproduce velocemente, alcuni iris e i papiri.

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