Ma i gatti preferiscono le donne?

Sono tante le affinità tra il gatto (maschio o femmina che sia) e la sua proprietaria. Così tante che, tra i due, si stabilisce un legame speciale. Confermato perfino da studiosi e ricerche.

Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 24/09/2022 Aggiornato il 24/09/2022
i gatti preferiscono le donne

Dall’antico Egitto al Medioevo, dalle leggende ai detti popolari, sono innumerevoli gli esempi che raccontano di un binomio unico e particolarissimo, quello esistente tra donne e gatti. Celebre, per esempio, la dea Egizia Bestet, dal volto (e in alcuni casi anche il corpo) felino. Sempre restando in tema di divinità, si può ricordare Freya, il cui carro veniva trasportato da due o più gatti. “Cercate di capire il gatto e capirete la donna”, recita un detto orientale, mentre gli antichi latini dicevano che “il gatto si siede sempre dove era seduta una donna”. Questo rapporto è così particolare e simbiotico che, nella storia, non è mai andato perduto e, ancora oggi, si manifesta nella convivenza tra donna e gatto, semplicemente nelle mura domestiche. A conferma della teoria secondo la quale i mici avrebbero “un debole” per il genere femminile umano (e viceversa), non ci sarebbero solo tanti esempi pratici, visibili della vita quotidiana, ma addirittura ricerche e spiegazioni scientifiche.

L’approvazione è unanime

Se leggende o miti non sono verità scientifiche, una convalida della simbiosi tra donna e gatto arriva da una serie di ricerche. In particolare, sono interessanti i risultati di uno studio elaborato nel 2011 dal Dipartimento di Biologia Comportamentale dell’Università di Vienna. La ricerca, pubblicata sulla rivista Behavioural Processes e condotta dall’équipe guidata dal dottor Kurt Kotrschal della Konrad Lorenz-Research Station (January 2011) ha documentato il rapporto tra 41 gatti e rispettivi umani in 4 diversi periodi. Il risultato è stato incontestabile: osservando i video, gli studiosi hanno potuto evidenziare come i felini domestici siano decisamente più propensi a fusa e coccole con il genere femminile, addirittura quasi tre volte in più rispetto al contatto con gli uomini. Secondo lo studio, inoltre, il livello di empatia si accresce ancor di più con i gattini giovani, che utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione (dal miagolio allo strusciarsi sulle gambe) per ottenere coccole e attenzioni: una vera e propria forma di “seduzione”.
Sulla falsariga di questo studio anche le conclusioni a cui era giunto l’etologo inglese Desmond Morris. Strenuo sostenitore del legame tra donne e gatti (autore di diversi libri tra cui spicca il saggio “Catwatching”), lo studioso attribuisce questa simbiosi a ragioni semplici, ma che tendono a passare inosservate. Prima di tutto l’affinità tra il tono della voce femminile, acuto ma allo stesso tempo dolce e quello felino. E poi la postura: secondo Morris, gli uomini, quando si relazionano con i gatti, tendono a “guardarli” dall’alto, dominandoli e incutendo timore negli animali. Le donne, invece, si chinano al livello dei mici e, in questo modo, avrebbero un atteggiamento più rassicurante.

Alla base l’istinto materno

Insomma, gatti e donne sembrerebbero “parlare” la stessa lingua: ma in che senso? Il linguaggio “comune” sarebbe quello del neonato: i miagolii e le fusa, infatti, riecheggiano il pianto o i vocalizzi del bambino e il gatto sembra anche in grado di modularli in maniera molto simile. In questo modo il felino farebbe leva sull’istinto materno della donna che, di conseguenza, verrebbe attirata positivamente. Non solo: anche il tipo di contatto, le carezze delicate, le coccole, il parlare con voce dolce, ricordano molto il rapporto così esclusivo e unico che si sviluppa tra la mamma e il piccolo. Perfino l’odore femminile, oltre che il tatto, sembra sia decisamente più gradito dal micio rispetto a quello dei proprietari di sesso maschile.
Inoltre, se spesso è l’uomo a portare a spasso il cane creando così con lui un legame di capobranco, in casa è spesso la donna che si prende cura degli animali, offrendo il cibo e occupandosi di tutto il necessario: inevitabilmente, quindi, si crea un circolo virtuoso di ricerca e di offerta ricambiati da coccole ed effusioni. Infine, da non dimenticare, la coincidenza di alcuni tratti caratteristici del gatto (rispetto al cane) comuni a quelli femminili: sinuosità, leggerezza e curiosità, solo per citarne alcuni.

Secondo Desmond Morris, i gatti preferiscono le donne anche per l’associazione che farebbero tra gli uomini e il ricordo del veterinario. Ma questa ipotesi oggi è ormai superata in quanto i due generi tendono a equivalersi in questa professione.

Sembra che i gatti percepiscano la gravidanza

Assodato, quindi, che il legame tra donne e gatti affonda le radici in tempi remoti ed è legato a mito, cultura e affinità comportamentali, la relazione non si ferma qui. Se, un tempo, infatti, entrambi erano “accusati” di stregoneria, è indubbio che questo rapporto sia caratterizzato anche da un aspetto che potremmo definire “magico”. Sembra, infatti, che la sensibilità così particolare del gatto sia in grado di percepire la gravidanza della sua proprietaria, ancora prima che quest’ultima se ne accorga: più che altro, l’atteggiamento del micio tenderebbe a mutare proprio perché percepisce un cambiamento nella donna.
Certamente, ancora una volta, la scienza viene in soccorso per spiegare questo comportamento: i gatti, infatti, grazie alla loro estrema sensibilità e all’olfatto, riuscirebbero da subito ad avvertire il cambiamento ormonale che avviene in gravidanza con la maggiore produzione di progesterone, estrogeni, gonadotropina corionica umana (ormoni hCG).
Anche la variazione della temperatura corporea potrebbe essere percepita dal micio che, in questa situazione, inizia a sua volta a modificare il comportamento, strofinandosi e facendo le fusa con maggiore insistenza.
Non solo, con l’avanzare della gestazione, l’atteggiamento del micio potrebbe progressivamente mutare: mentre la donna modifica la sua postura, i movimenti rallentano e le attività si riducono, il gatto può diventare più affettuoso o, al contrario distaccato e infastidito, forse proprio perché avverte che qualcosa sta cambiando e non sarà più il “re” della casa. Si tratta di un comportamento da non sottovalutare, soprattutto se in precedenza il legame con la proprietaria è sempre stato molto forte: per questa ragione il micio non va assolutamente escluso e trascurato nel corso dei 9 mesi di gravidanza ed è importante abituarlo poco per volta alla nuova situazione in atto. Il rischio, infatti, è che alla nascita del piccolo il gatto non accetti di buon grado l’arrivo del bebè e inizi a fare bisogni o dispetti per attirare l’attenzione. 

Rischio toxoplasmosi: che fare?

Ancora oggi, purtroppo, uno dei motivi per cui un gatto viene allontanato dalla famiglia è l’arrivo di un bimbo. Le ragioni sono spesso legate all’incapacità di occuparsi di entrambi ma, frequentemente, anche al timore legato al rischio di toxoplasmosi in gravidanza.
La toxoplasmosi (causata dal Toxoplasma gondii, un protozoo parassita) è una malattia che può essere trasmessa al feto dalle feci del gatto: è bene sapere, però, che le feci devono essere infette (con oocisti non sporulata) e non è detto che tutti i gatti abbiano questo problema.
Il rischio toxoplasmosi è legato esclusivamente alle feci del gatto: è sufficiente, quindi, che nel periodo della gravidanza non sia la donna a occuparsi della pulizia della lettiera. Se, questo, è impossibile, basterà indossare sempre i guanti mentre si effettuerà quell’operazione.
Va ricordato, inoltre, che la toxoplasmosi si può contrarre anche ingerendo carne cruda o poco cotta, salumi, frutta e verdura cruda non ben lavata nel corso della gravidanza.

 

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