Il microchip anche per i gatti

Girovaghi ed esploratori, i gatti non di rado perdono la strada di casa. Ora, però, è più facile ritrovarli, almeno in Lombardia, dove da gennaio 2020 è obbligatorio il microchip.
Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 29/08/2021 Aggiornato il 29/08/2021
Il microchip anche per i gatti

“Sirio, gatto europeo di due anni bianco e nero, si è smarrito. Aiutateci a ritrovarlo”. Quante volte capita di imbattersi in un annuncio simile? I gatti, si sa, amano la libertà e anche in quelli domestici permane l’istinto di caccia e quello di esplorazione che, in un appartamento, non riescono a trovare uno sfogo adeguato. Chi ha la fortuna di disporre di un giardino può far scorrazzare il proprio micio anche all’esterno: in questo modo potrà arrampicarsi sugli alberi, rincorrere gli insetti e simulare agguati tra le siepi.

 C’è, però, un rischio: il prezzo della libertà è legato anche al pericolo di avventurarsi lontano da casa e non ritrovare più la strada. Talvolta, poi, un gatto che vaga ed è socievole, può facilmente essere raccolto da un passante che lo crede randagio e lo porta nella propria abitazione. Il collarino con medaglietta e riferimenti telefonici, può essere di aiuto ma può capitare che il gatto lo perda o, per non rischiare si faccia male rimanendo impigliato, si evita di farglielo indossare. Oggi la soluzione c’è e consiste nel microchip anche per il gatto (per il cane è già noto).

Una soluzione sicura 

Il microchip è un trasponder (da non confondersi con il GPS): una piccolissima capsula di vetro delle dimensioni di un chicco di riso (11×2 millimetri) che viene inserita sottocute nella zona tra collo e spalla sinistra, attraverso l’utilizzo di siringhe monouso sterili. Indolore (viene inserito senza sedare o addormentare l’animale) e innocuo (se non riceve impulsi non emette alcun tipo di onda), può essere identificato solo per mezzo di un lettore attraverso le onde
a radiofrequenza: una sorta di “targa
di riconoscimento” dell’animaleSolo i veterinari abilitati, i canili, i gattili e le Asl, sono in grado di “leggere” il codice di 15 cifre che consente di identificare il nome e i dati del proprietario dell’animale registrato presso l’Anagrafe degli Animali d’Affezione. Le prime tre cifre indicano il Paese di appartenenza dell’animale, mentre le altre 12 contengono sia i dati identificativi dell’animale stesso sia quelli del suo proprietario: in questo modo è possibile risalire al nominativo in caso di ritrovamento. Il microchip viene inserito entro i primi due mesi di vita dell’animale.

Per il micio è una novità

A partire dal primo gennaio 2020 anche i gatti (ma solo quelli in Lombardia) hanno seguito l’esempio dei cani: in base alla disposizione introdotta dal Piano Regionale integrato della sanità Pubblica Veterinaria 2019-2023, infatti, tutti i gatti presenti nella Regione devono essere muniti di un microchip.

L’articolo 37 della legge regionale 6 giugno 2019, n. 9 (che ha modificato l’articolo 105 della legge regionale 33/2009 che si riferiva solo ai cani) sancisce che: “Il proprietario,
il possessore o il detentore, anche temporaneo di un cane o di un gatto, compreso chi ne fa commercio, è tenuto a iscriverlo all’anagrafe regionale degli animali d’affezione, entro quindici giorni dall’inizio del possesso o entro trenta giorni dalla nascita e comunque prima della sua cessione a qualunque titolo. L’identificazione in modo unico
e permanente del cane o del gatto con metodologia indolore, secondo le tecniche più avanzate, è contestuale all’iscrizione nell’anagrafe regionale degli animali d’affezione ed è eseguita dai veterinari accreditati dall’ATS o dai veterinari delle ATS. Il proprietario, il possessore o il detentore di un cane o di un gatto è tenuto a denunciare all’anagrafe degli animali d’affezione entro quindici giorni qualsiasi cambiamento anagrafico, quali cessione, decesso o cambio di residenza ed entro sette giorni la scomparsa per furto o per smarrimento. I medici veterinari, nell’esercizio dell’attività professionale, hanno l’obbligo di accertare la presenza del microchip, o del tatuaggio leggibile, sui cani o sui gatti. Nel caso in cui l’identificazione dovesse risultare illeggibile, il proprietario, il possessore o il detentore è tenuto a provvedere nuovamente all’identificazione degli animali”.

La Lombardia, quindi, fa da apripista per questa nuova normativa che, tuttavia, riguarda solo i cuccioli o i gatti adottati o acquistati a partire dalla data di entrata in vigore della misura e non ha quindi carattere retroattivo. In ogni caso resta a discrezione del proprietario se microchippare anche il proprio micio già presente in famiglia.

È indispensabile solo in alcuni casi

Attualmente, in tutte le altre Regioni italiane, i gatti devono essere muniti di microchip e iscritti dall’Anagrafe Felina solo in caso di passaporto valido per viaggiare all’estero (come già avviene per cani e furetti) oppure se di razza o, ancora, se fanno parte di una colonia felina (quindi sterilizzati e rimessi in libertà in base alla legge 281 del 1991 sul randagismo).

L’anagrafe nazionale felina: che cos’è?

Contestualmente all’inserimento del microchip, il gatto può essere registrato all’Anagrafe Nazionale Felina: si tratta di un database (analogo a quello per i cani) promosso dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari in cui vengono inseriti tutti i dati relativi all’animale
e al suo proprietario. In questo modo, in caso di ritrovamento, sarà molto rapido risalire al legittimo proprietario evitando che il micio vaghi alla ricerca della casa, rischiando la sua incolumità o, al contrario, che possa esserci un contenzioso su chi debba tenerlo.
A differenza di quella canina, l’iscrizione all’anagrafe felina è facoltativa, non c’è alcuna legge che obbliga il proprietario a iscrivere il gatto, nonostante l’iscrizione sia riconosciuta dal Ministero della Salute italiano. Se un proprietario sceglie di iscrivere il proprio gatto, potrà farlo presso qualsiasi ambulatorio veterinario abilitato (praticamente tutti gli ambulatori) e quest’ultimo inserirà il microchip. Verranno in questo modo registrati tutti i dati anagrafici e di residenza del proprietario nella banca dati nazionale (a cui solo i veterinari possono accedere) insieme alle caratteristiche del gatto, come la razza, il colore e le caratteristiche del mantello e degli occhi.

In caso di ritrovamento

Se incontrare un cane vagante per strada mette subito in allarme, è decisamente più consueto imbattersi in un micio da solo, che magari fa parte di una colonia felina accudita da qualche “gattara” e preventivamente sterilizzato e microchippato dai veterinari dell’ASL.

Tuttavia, come per il cane, può trattarsi di un micio abbandonato o, più facilmente di un gatto che, avventurandosi in giardino, abbia magari seguito un suo simile e poi abbia smarrito la strada di casa. Non sempre, quindi, è facile capire come agire in questi casi. Innanzitutto è bene verificare lo stato di salute del gatto: se malato, denutrito, sofferente o ferito. Questo potrebbe già fornire indicazioni se si tratta di un gatto randagio o solo un po’ vagabondo.

Talvolta, anche un gatto miagolante davanti a una porta o una finestra non è necessariamente abbandonato: può essere solo curioso oppure smarrito. Al contrario, è più verosimile che un micio randagio tenda a isolarsi e ad avere paura, mentre un gatto che è abituato a uscire di casa è tranquillo e più socievole con gli estranei.

Se il gatto dovesse risultare smarrito, la procedura ideale da seguire è questa:

segnalare il ritrovamento al gattile e alle associazioni che si occupano di gatti randagi;

portare il micio da un veterinario per verificare la presenza di eventuale microchip che potrebbe risolvere subito il problema del ritrovamento del proprietario;

provare a chiedere informazioni nel quartiere se qualcuno dovesse aver smarrito il proprio gatto, affiggere qualche volantino con la foto del micio e i propri dati per il contatto, pubblicare anche l’appello su siti internet specifici.

Ci sono le sanzioni

In caso di trasgressione da questa normativa, se quindi il proprietario non provvede a far microchippare il gatto, potrà essere sanzionato. Il costo medio dell’inserimento di un microchip si aggira sui 30-50 euro (come una visita veterinaria).

 

Come valuti questo articolo?
12345
Valutazione: 0 / 5, basato su 0 voti.
Avvicina il cursore alla stella corrispondente al punteggio che vuoi attribuire; quando le vedrai tutte evidenziate, clicca!
A Cose di Casa interessa la tua opinione!
Scrivi una mail a info@cosedicasa.com per dirci quali argomenti ti interessano di più o compila il form!