Capire il linguaggio dei gatti

Non sono rari i film in cui si scherza nel far parlare gli animali. In realtà i nostri amici possiedono un modo di comunicare ben preciso fatto di gesti, atteggiamenti e vocalizzi: sta quindi al proprietario imparare a decifrarlo per migliorare il rapporto con il proprio gatto.
Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 31/10/2014 Aggiornato il 31/10/2014
Capire il linguaggio dei gatti

Indipendente, solitario, secondo alcuni perfino un po’ menefreghista: il quadro che viene fuori da queste caratteristiche farebbe pensare al gatto come a un animale lontano da qualsiasi forma di comunicazione con l’uomo e gli altri animali. Niente di più sbagliato: anche se più silenzioso e discreto del cane, il gatto è un gran comunicatore. I suoi messaggi in parte ci vengono trasmessi dalla voce (miagolii e ringhi) e in parte dall’atteggiamento posturale e dai gesti. All’inizio sembrerà strano e non facile, ma con un po’ di esperienza sarà possibile imparare quello che vuole comunicare il nostro amico felino.

Le parti del corpo dei gatti

Coda

I movimenti della coda del gatto possono trarre in inganno ed è bene controllarli sempre per capire il suo stato d’animo ed evitare di essere graffiati.

  • Se è tenuta alta: il gatto saluta o cerca di capire la situazione;
  • se viene mossa lentamente da destra a sinistra: il gatto è indeciso;
  • se si muove come una frusta a scatti: il gatto è nervoso, infastidito e certamente non vuole le coccole (contrariamente al cane). Può anche significare che il gatto è eccitato per qualcosa che ha visto, per esempio un uccellino fuori dalla finestra oppure che avverte la presenza di una preda o di una minaccia e si prepara ad attaccare;
  • se è fremente: non è un segnale ben chiaro, secondo molti questo è un segno di grande affetto per le persone preferite;
  • se è abbassata o stesa a terra: il gatto è attento e sta per cacciare.

Orecchie

  • Se sono all’indietro ripiegate e la postura è ferma: il gatto sta riflettendo e sta pensando alla prossima mossa;
  • se sono all’indietro ma il corpo è abbassato, di solito ha combinato qualche guaio;
  • ritte: significa che il gatto è interessato a ciò che sta succedendo attorno a lui. Tuttavia se anche la testa è ritta ha un atteggiamento di dominio, se è bassa di sottomissione, mentre se è incassata nelle spalle il gatto è annoiato;
  • abbassate che arrivano ad appiattirsi sulla testa: il gatto è spaventato e pronto ad attaccare.

Occhi

  • Se sono aperti: il gatto è rilassato,
  • se ha la pupilla dilatata: ha paura
  • se ha lo sguardo fisso su una “preda”: ha appena individuato una preda e assume questo atteggiamento da cacciatore.

Baffi e vibrisse

  • Se sono in avanti: il gatto è incuriosito;
  • se sono all’indietro: è spaventato.

Pelo

  • Se è sollevato in parte: il gatto ha paura e cerca di sembrare più grande e minaccioso;
  • se è sollevato su tutto il corpo: il gatto è spaventato;
  • se si rizza solo una striscia sulla schiena (in corrispondenza della spina dorsale e della coda): è pronto ad attaccare.

Zampe

  • Anteriori piegate: non cerca la zuffa ma è pronto a difendersi;
  • tese: è pronto ad attaccare;
  • posteriori piegate: è indeciso e insicuro.

I vocalizzi dei gatti

Le fusa

È un suono da secoli considerato misterioso e affascinante, simile a un brontolio che il gatto riesce ad emettere con la contrazione del diaframma. Esprime serenità e contentezza e, solitamente, è accompagnato da un atteggiamento rilassato con gli occhi socchiusi, magari mentre il proprietario sta facendo le coccole. Tuttavia non è solo questo il significato delle fusa: i gatti utilizzano questo inebriante “ron ron” anche per cercare di tranquillizzare se stessi magari in una situazione di stress o nel corso di una malattia. Non è raro, infatti, sentire gatti in fin di vita fare le fusa.

I miagolii

Ogni miagolio ha un’intonazione diversa e non è semplice interpretarlo: alcuni servono a richiamare l’attenzione, altri per chiedere cibo. Il gatto può miagolare quando è insoddisfatto oppure se ha dolore o per cercare una sorta di dialogo con il proprietario: in questo caso emette un piccolo suono, che è lo stesso usato da mamma gatta per chiamare i cuccioli. Invece un suono basso e ticchettante tipo “me-e-e-e” viene emesso dal gatto quando ha avvistato una preda, magari un uccellino o una farfalla.

Ringhi e soffi

In generale il gatto soffia o, ancor peggio, ringhia se è spaventato e vuole difendersi o, magari, sta per attaccare.

Postura e movimenti

  • Se ha la schiena arcuata e il pelo è ritto: è meglio lasciarlo tranquillo perché è nervoso. Nei gattini, invece, può essere un invito al gioco.
  • Se “fa la pasta” con le zampe: secondo alcuni è una forma di conforto ma in generale è un ricordo di infanzia di quando il micio ciucciava il latte dalla mamma.
  • Se si strofina contro la gamba del proprietario: sta marcando il territorio con i propri feromoni prodotti dalle ghiandole del muso e cerca di lasciare il suo odore. Di solito lo fa per affermare l’affetto ma anche il senso di possesso del proprietario: un comportamento di solito rinforzato da quest’ultimo che tende a coccolare il gatto.
  • Se strofina il muso a chi gli sta vicino o lo lecca: esprime forte amicizia con un altro gatto ma può farlo anche con una persona.
  • Se ha un’espressione corrucciata o distoglie lo sguardo dando l’impressione di tenere il broncio: semplicemente non vuole zuffe, non vuole essere coinvolto e cerca di tenersi da parte.
  • Se si rotola per terra sulla schiena scoprendo il ventre: sta mostrando una parte “debole”. Quindi in questo modo vuole dire che si fida di quella persona e gli vuole bene. Attenzione però: una carezza sulla pancia potrebbe essere interpretata come un tradimento della sua fiducia e farlo reagire con una zampata di rimprovero.
  • Quando tiene il corpo schiacciato a terra o carponi sta per attaccare: lo può fare anche per giocare, magari attaccando la gamba del proprietario come se fosse una preda.
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