Cane: come proteggerlo da zanzare, serpenti, volpi & Co.

Lunghe passeggiate in campagna, in montagna o al mare sono gradite al cane e al padrone. Per rendere sicuri eventuali “incontri” con insetti e animali diversi, è necessario sapere quali pericoli esistono, quali malattie trasmettono e come proteggerlo.

Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 25/07/2013 Aggiornato il 26/08/2016
Cane: come proteggerlo da zanzare, serpenti, volpi & Co.

D’estate si trascorre molto tempo all’aria aperta con il cane e più numerose sono le occasioni in cui è facile fare incontri pericolosi. Oltre alle classiche pulci, alle punture di zecca, calabroni, api e vespe (di cui abbiamo già parlato), è possibile che il cane entri in contatto con insetti e animali che possono causare malattie e disturbi al cane. Tra questi le comuni zanzare, oltre a serpenti, volpi e topi. Per questo è opportuno essere informati e attuare tutta la prevenzione possibile.

Zanzare: attenti alla filariosi

Se si passeggia in campagna, in particolare in pianura Padana e in generale nel centro-nord Italia, una delle eventualità più frequenti è che il cane venga punto da una zanzara e quindi, in alcuni casi, possa incorrere nella filariosi cardiopolmonare una malattia che può essere molto rischiosa. La filaria è causata da un parassita, il nematode Dirofilaria immitis, di cui il cane è l’ospite ideale (ma che colpisce in misura minore anche gatti e furetti): il vettore della malattia è la zanzara che con la sua puntura trasmette da un cane malato a uno sano il parassita. La malattia se non diagnosticata e curata in tempo può anche causare la morte dell’animale. La stagione a rischio è quella che intercorre tra la comparsa delle prime zanzare (tarda primavera/estate) fino alla loro scomparsa (autunno inoltrato).

I sintomi

Si manifestano purtroppo quando la malattia è già in uno stadio avanzato con: tosse, affaticamento, difficoltà respiratorie, ascite (ossia accumulo di liquido nell’addome) tutti segnali di gravi problemi al cuore e polmoni che se non curati possono portare alla morte dell’animale.

La prevenzione con compresse o l’iniezione

Chi ha intenzione di portare il cane in campagna o montagna, prima di ricorrere alla profilassi, deve fare effettuare al cane un test con un prelievo del sangue. Se l’esito del test è negativo, la prevenzione va effettuata con somministrazione mensile di compresse o tavolette per bocca oppure applicando prodotti spot-on fra le scapole, mensilmente con la stessa periodicità delle pastiglie: l’ideale è cominciare ad aprile fino a dicembre. Una novità è l’iniezione sottocutanea che conferisce una copertura di dodici mesi e si effettua di solito ad aprile/maggio solo ad opera di medici veterinari e solo per la specie canina. Essendo adesso luglio, se la prevenzione della filariosi non fosse stata ancora iniziata, il consiglio è di richiedere al veterinario la profilassi per via iniettiva che ha una retroattività di tre mesi, coprendo così abbondantemente i mesi a rischio appena trascorsi. Se ciò non fosse possibile, iniziare con la profilassi tradizionale per via orale che ha una copertura retroattiva di un mese, e proseguirla fino al mese di dicembre. Se, invece, purtroppo il test è positivo e quindi il cane risulta affetto da filariosi dovrà essere avviata una procedura lunga e complessa per tentare la cura in accordo con il proprio veterinario.

Vicino al mare, occhio ai pappataci

Se il cane va in vacanza nelle zone costiere, è importante proteggerlo con appositi prodotti anche dai flebotomi, detti pappataci, insetti simili alle zanzare ma silenziosi, pericolosi perché responsabili della trasmissione della leishmaniosi. Esistono in commercio prodotti appositi sia sotto forma di collari che di prodotti spot-on. Questi vanno applicati direttamente sulla cute, fra le scapole o più in generale sul dorso; non vanno mai applicati a ridosso del bagno con shampoo, ma dopo quattro, cinque giorni per permettere l’adeguata rigenerazione delle sostanza grasse cutanee entro le quali il prodotto si deposita. I principi attivi una volta adesi alle sostanze grasse dell’epidermide non vengono rimossi né dai bagni in mare, né dall’acqua piovana.

Serpenti: morso velenoso

In generale se un serpente non viene disturbato, molestato o minacciato non ha la tendenza ad aggredire. Il morso delle vipere, contrariamente a quanto si crede, non è mortale, se non per soggetti deboli: solitamente provoca un dolore locale abbastanza intenso e gonfiori, oltre a una sensazione di malessere, diarrea e una caduta di pressione. Prima di avventurarsi tra i boschi sarebbe meglio quindi avere almeno una minima conoscenza dei serpenti e delle loro differenze per poterli riconoscere.

Si dividono essenzialmente in due famiglie:

  • i colubri: hanno pupilla rotonda, corpo relativamente affusolato e coda piuttosto lunga e filiforme. I serpenti di questa famiglia non hanno zanne velenifere e uccidono le loro prede per costrizione (soffocandole) o ingoiandole vive.
  •  i viperidi: hanno una pupilla più alta che larga (simile a quella del gatto), corpo piuttosto tozzo e coda corta. Le vipere hanno due zanne poste anteriormente sulla mascella superiore che sono in grado di iniettare nelle prede il veleno prodotto da apposite ghiandole.

La vipera: come riconoscerla e intervenire

Se il cane viene morsicato inizia subito a manifestare il disagio con gemiti e ululati, con sincopi e fatica a respirare. La gravità dipende da numerosi fattori: dalla sede colpita, in cui la circolazione sanguigna può essere più o meno abbondante, dalla quantità del veleno inoculato, dalla specie cui appartiene la vipera, dalla stagione, dall’ipersensibilità individuale al veleno e dall’età e dalla taglia del cane. Sulla parte morsa si evidenzia subito un rigonfiamento soprattutto se sono stati colpiti la testa oppure il collo: la zona appare tumefatta, calda, dolente e sono visibili due forellini lasciati dai denti della vipera, distanziati di circa 6-8 mm, da cui fuoriesce sangue misto a siero, circondati da un alone rosso. Una volta individuata la sede del morso occorre correre subito dal veterinario per impedire che il veleno si diffonda nell’organismo e perché il cane deve essere ricoverato.

Le volpi: trasmettono la rabbia

Nei boschi in montagna non è raro l’incontro con altri animali selvatici come le volpi che sono i principali vettori di trasmissione al cane di una malattia pericolosa: la rabbia. La rabbia è una malattia che colpisce tutti i mammiferi e se non trattata è mortale nel 100% dei casi. I sintomi sono: comportamenti mansueti da parte di animali selvatici o viceversa episodi di aggressività da parte di animali domestici, paralisi della mandibola e perdita di grande quantità di saliva (che trasmette il virus), paralisi degli arti posteriori e morte. La trasmissione avviene per morsicatura, graffio, leccamento di cute con ferite. Il trattamento consiste nella vaccinazione post contagio (la rabbia è l’unica malattia per la quale è possibile essere sottoposti a vaccinazione anche dopo il contagio) e nella somministrazione delle immunoglobuline: per questo se c’è il sospetto che il cane sia stato morsicato da animali a rischio è necessario rivolgersi immediatamente ai servizi veterinari delle Asl o presso gli ambulatori veterinari presenti sul territorio. In particolare è diffusa in Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, regioni in cui è obbligatoria la vaccinazione antirabbica da attuarsi almeno 21 giorni prima della partenza.

Pericolo leptospirosi: i topi

Se le passeggiate avvengono in campagna è possibile che ci si imbatta in topi o ratti e in luoghi da loro frequentati come fossati o canali dove magari il cane va a nuotare o intrufolarsi. Ecco perché in questo caso è particolarmente importante la vaccinazione contro la leptospirosi, vaccinazione che in genere viene effettuata di routine su tutti i cani. La leptospirosi è una malattia causata dalle leptospire, microrganismi eliminati con le urine dai roditori (topi e ratti) in grado di sopravvivere a lungo in ambiente acquoso (come acque di fossi, canali) soprattutto in estate e inizio autunno. Nel cane che si infetta, per contatto con acqua contaminata attraverso piccole ferite della mucosa orale, la malattia è estremamente grave e causa insufficienza epatorenale acuta con mortalità elevatissima. La protezione del vaccino copre circa sei mesi: è quindi fondamentale effettuare il richiamo nei tempi previsti.

 

 

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